Appunti Degas

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EDGAR DEGAS

Studiando le opere di Degas ci si può rendere conto che nell’arte le regole condivise da un gruppo di artisti possono essere superate:

  1. a Degas la pittura en plain air non interessa, egli dipinge in atelier;
  2. gli impressionisti aboliscono il disegno e la fase progettuale, invece Degas è stato un grande disegnatore, non ha mai abolito il disegno come fase propedeutica all’opera. Le sue composizioni, percepite come istantanee, in realtà nascono dopo un lunghissimo studio, dopo una lunga meditazione, infatti egli definisce la sua pittura come una spontaneità ragionata.
  3. Il suo interesse era focalizzato sulla rappresentazione del movimento, quindi su un aspetto della realtà circostante.

Nel suo percorso esistono delle fasi di cui la più famosa e conosciuta è  quella delle opere del periodo impressionista (sul mondo della danza, del teatro) La sua è una pittura colta e raffinata. Nel suo sviluppo, nella fase postimpressionista, si apre a quelle esperienze che implicano appunto il superamento della pittura impressionista. Questa svolta si rileva a partire dagli anni ’80, e tale superamento riguarda non solo il campo della pittura ma anche quello della scultura, in cui Degas è stato un grande innovatore.

Degas nasce a Parigi nel 1834, è figlio di un banchiere (di origine italiana). Cresce in una famiglia ricca, il padre gli impartisce un’educazione raffinata, facendogli studiare musica, arte, non ostacolando quindi l’inclinazione del figlio. Egli lo spinge anzi ad intraprendere questa carriera, facendogli frequentare corsi tradizionali (Scuola di belle arti) che però Degas non porterà a termine. Egli viaggerà, giungendo anche in Italia, dove verrà più di una volta (1854,1856). Durante questi soggiorni e anche in seguito, egli approfondisce gli studi sull’arte classica e rinascimentale  che lo affascinavano molto. Gli piacciono molto Mantegna, Veronesi e Delacroix.

RITRATTO DELLA FAMIGLIA BELLELLI

Nel 1856 soggiornò a casa degli zii e fu in questo periodo che inizia un dipinto famoso, il Ritratto della famiglia Bellelli (appunto i suoi parenti), un dipinto datato 1858, esposto nel saloon del 1867, che ha dimensioni ragguardevoli (2 m x 2,5 m) ed è conservato in un museo francese (d’Orsay). Siamo in un interno borghese, di una famiglia agiata, la cui abitazione è confortevole e possiede un salotto. Sono rappresentati gli zii e le due cugine. E’ un ritratto collettivo ma anche un’occasione per fare osservazioni sul contesto sociale. Nell’ambiente si osservano carta da parati alle pareti, un quadro incorniciato che racchiude un disegno, un camino con sopra la specchiera e un orologio; seduto di spalle vi è lo zio, mentre ben visibili vi sono la zia, con un aspetto un po’ severo ed arcigno, e le due cugine. Gli abiti sono semplici, di colore scuro; le cugine indossano grembiulini inamidati e le cuffiette. La zia ha lo sguardo sfuggente e altero; una delle bambine è molto compita, con le braccia un po’ più conserte; l’altra è un po’ più vivace, infatti ha la gamba piegata sotto la sedia (per dare appunto idea di una maggiore vivacità). Colpisce la luce molto limpida che c’è nell’interno, con una prevalenza di toni freddi. Questo dipinto ha uno stampo di tipo realista poiché rappresenta la realtà così com’è.

Ritornato a Parigi in modo stabile, egli frequenta i luoghi dove gli impressionisti si ritrovano, soprattutto il Cafè Guerbois, allontanandosi dagli ambienti borghesi dove è cresciuto per avvicinarsi ad una realtà per lui diversa. A Degas piacevano Courbet e Manet, preferì essere definito un realista. Nel 1874 partecipa alla prima mostra degli impressionisti, ma quell’anno muore il padre e la famiglia affronta un tracollo finanziario, quindi la sua vita cambia radicalmente. Negli ultimi anni della sua vita ha vissuto in grandissime ristrettezze economiche, sfrattato dagli studi in cui abitava e quando morì gli amici dovettero fare una colletta.

 

LA LEZIONE DI DANZA (1873-1875)

L’interesse che Degas ha verso il mondo della danza è legato non alle ballerine ma allo studio del movimento del corpo, che non è spontaneo ma è un movimento armonico che si acquisisce con lo studio e l’esercizio. La scena riproduce un interno dove si sta svolgendo una lezione di danza. Il dipinto è realizzato in atelier (non en plain air), senza modelli di fronte, ma lavorando a memoria (la quale trattiene gli elementi più significativi). Vi è il maestro, appoggiato ad un bastone, che osserva una ballerina che sta provando un passo di danza; attorno a lei si dispongono una serie di altre ragazze che chiacchierano o fanno altro: la figura in primo piano di una ballerina sventola un ventaglio, quella seduta inarca la schiena e si gratta, ce ne sono altre che conversano, altre sedute vicine si pettinano a vicenda. A Degas piace cogliere aspetti della realtà particolari, come se egli stesse osservando “dal buco di una serratura”. Tutte le composizioni di Degas hanno un taglio di tipo fotografico. Una differenza rispetto agli altri impressionisti è l’uso della prospettiva. Egli usa la prospettiva accidentale (punto di fuga esterno all’opera): si rileva dalle assi del parquet, disposte diagonalmente. Per quanto riguarda la luce, vi sono due sorgenti luminose: una esterna al dipinto (cono di luce sul pavimento), un’altra interna, cioè la finestra nella stanza contigua, che fa entrare la luce da sinistra. Degas usa colori non usati dagli impressionisti: il bianco e il nero. Nei vestiti delle ballerine vi sono i riflessi dei colori dei nastri. La stesura del colore avviene con pennellate veloci, con il pennello non carico, quindi senza spessore materico; la quantità del colore del pennello non è eccessiva e questo viene scaricato tutto prima di riintingerlo nuovamente, il chè crea un effetto di velatura (creando una sensazione quasi tattile). Le pennellate non sono virgolettate, ma il colore viene steso in modo più uniforme. Non si può dire se egli mescolava i colori nella tavolozza.

STUDIO DI BALLERINA CHE SI GRATTA LA SCHIENA

Straordinaria sintesi del tratto della matita. Quadrettatura del foglio che evidenzia lo studio e la volontà di riprodurre la ballerina con una certa proporzione.

L’ASSENZIO (1875-1876)

Si rappresenta un bar (Cafè Nouvelle-Athènes), al cui interno vi sono due figure, una femminile (per la quale usa una modella) e una figura maschile (un suo amico), che impersonifica un clochard (il tipico barbone parigino, dall’aria burbera e trasandata). La prima recita invece la parte di una prostituta vestita in modo appariscente. Il locale non è di prima categoria. I due sono seduti vicini ma rappresentano due mondi non comunicanti, in quanto ognuno è chiuso nella sua solitudine, nella sua fissazione, dando un senso di desolazione ed un evidente incomunicabilità; di fronte hanno un bicchiere, lui con del vino, lei con l’assenzio (una pianta da cui si ricava un liquore con gradazione alcolica molto forte). L’assenzio era bevuto perché costava poco, ma causava danni fisici ed assuefazione veloce, tant’è che le autorità parigine ne avevano vietato la vendita. La composizione ci appare come un’istantanea fotografica, ma è in realtà studiata con estrema precisione, usando la prospettiva accidentale, che serve a dare alla composizione spontaneità ed immediatezza. Il punto di vista è anche qui quello alto e decentrato di un osservatore invisibile che potendo vedere senza essere visto può cogliere la spontanea naturalezza di ogni gesto. E’ come se l’osservatore fosse un avventore del locale  e potesse cogliere quell’aspetto. La prospettiva obliqua secondo cui sono disposti i tavolini, quasi che l’artista volesse introdurci nel locale seguendo il loro allineamento. Si osserva un taglio particolare del tavolo in basso, con sopra un giornale e altri oggetti. Anche in questo dipinto c’è uno specchio, alle spalle delle due figure, che ne riproduce in modo appannato le sagome. Il pennello scarica il colore fino ad usare la superficie della tela per questo scopo.

PICCOLA DANZATRICE DI QUATTORDICI ANNI

A partire dagli anni ’80 Degas si interessa anche alla scultura, con uno spirito nuovo. Per la quinta mostra degli impressionisti egli annuncia la presentazione di quest’opera, che però non era pronta, per cui la presentò nelle esposizioni successive. Il corpo è in cera rossa, la pettinatura è in crini di cavallo raccolti in una treccia, il corsetto, abbottonato davanti, è giallo pallido; le scarpette sono rosso chiaro, quindi ogni elemento è rivestito da cere di colori diversi. Il gonnellino è ricoperto con del toole, per fare il fiocco che lega i capelli ha usato un fiocco, ossia egli usa degli elementi reali. Gli oggetti che dalla realtà sono trasferiti alla rappresentazione impersonificano solo loro stessi e non perdono la loro identità: Degas afferma che non c’è bisogno di riprodurre alcune cose dalla realtà ma queste possono essere trasferite all’opera d’arte senza perdere il loro significato e la loro funzione. La cera è un materiale che si usa tradizionalmente ma soprattutto con una finalità di tipo propedeutico, che serve per realizzare lo stadio intermedio di un’opera destinata ad essere realizzata in genere in bronzo. Tuttavia, già nel 1600, la cera era usata per creare sculture anatomiche, quindi con finalità scientifiche. Degas usa la cera per la sua duttilità ma anche perché crea una superficie non perfettamente levigata; nella sua finissima elaborazione presenta una miriade di piani che riflettono in vario modo la luce. La sua è un’operazione straordinariamente innovativa, rompendo uno schema tradizionale (scultura rifinita con patinatura della superficie, solo in bronzo o in marmo). L’esperienza di Degas non rimane isolata (Medardo Rosso).

CAVALLO E MONDO DELL’IPPICA: è un altro tema che gli interessa per lo studio del movimento spontaneo del cavallo. A tal fine usa delle foto scattate da un fotografo dell’epoca, che scompone il movimento dell’animale con una serie di fotogrammi.

PASTELLI: sono quasi tutti incentrati sulla figura femminile, a volte nude a volte vestite, donne che si pettinano o fanno la toeletta, o si lavano in una tinozza o stirano, riprodotte con dei colori che perdono progressivamente il loro uso naturalistico assumere sempre di più una funzione di tipo espressivo (cioè il colore esprime qualcosa dell’artista, quindi l’opera non è una pura fotocopia della realtà ma vuole esprimere le emozioni). Il colore è steso con tratti molto precisi.

 

 

 

 

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