Appunti Liberalismo Materialismo Empirismo e Positivismo

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Appunti Liberalismo Materialismo Empirismo e Positivismo

Liberalismo: dottrina che si  assunse  la difesa  e la realizzazione della libertà nel campo politico. Tale dottrina nasce e si afferma nell’età moderna e può essere considerata divisa in due fasi:

  • prima fase (settecento)in cui si riconoscono all’individuo diritti originari ed inviolabili (il singolo essere umano ha un fine superiore alla comunità di cui fa parte); si riconosce la società umana e lo stato come frutto di una convenzione tra individui; si ritiene che lo stato non debba intervenire nelle faccende economiche. In una battuta : l’interesse privato coincide con l’interesse pubblico. Secondo Bentham è sufficiente seguire il proprio piacere per perseguire il piacere di tutti. D’altro canto secondo Adam Smith, il benessere economico del singolo coincide col benessere economico della società (inziativa ECONOMICA DEL SINGOLO).
  • Seconda fase  (ottocento) in cui entra in crisi il postulato della coincidenza  -interesse privato interesse pubblico – e la presenza dello Stato viene ritenuta più determinante nella condotta nel singolo.

 

Materialismo: l’uomo ed il mondo può essere interpretato in termini di quantità misurabili e quantificabili. In questo senso i fenomeni mentali ossia i processi mentali posono essere spiegati in termini di processi fisicochimici. Ancora,  la mente viene ridotta a cervello indagato dalla fisologia e neurologia mentre il comportamento è compreso a partire dagli stimoli cerebrobiologici che ne spiegano il funzionamento.

Empirismo: l’unica esperienza è l’esperienza sensoriale. In questo senso, il pensiero associa (secondo la causa, la somiglianza, etc.) le diverse sensazioni che costituiscono il materiale grezzo dell’esperienza per arrivare a determinare la realtà esterna.

Positivismo: indirizzo filosofico sorto in Francia nella prima metà del diciannovesimo secolo e poi sviluppatosi in tutti i paesi europei.  Comte intende, con questo termine, designare il valore scientifico del sapere umano, in contrapposizione al sapere teologico e metafisico. Il vero sapere positivo, o la filosofia positiva, è quello scientifico che indaga le leggi naturali (Newton); leggi che assicurano la capacità di conoscere e pre-vedere i fenomeni. In sintesi le tesi del positivismo sono:

  • La scienza è l’unica conoscenza possibile ed il metodo scientifico è l’unico  valido: il ricorso a cause  e princìpi che non sono accessibili al metodo  scientifico non dà origine a conoscenze; la metafisica è quindi priva di valore
  • Il metodo della scienza è puramente descrittivo, nel senso che descrive i fatti e mostra quei rapporti costanti  tra i fatti espressi dalle leggi
  • Il metodo della scienza, come unico valido, va esteso a tutti i campi d’indagine dell’attività umana, singola ed associata;

 

Metodo: termine che può significare sia orientamento di ricerca (indagine o dottrina); sia una particolare tecnica di ricerca o procedimento d’indagine ordinato, ripetibile  e autocorreggibile;

Teoretico: con questo aggettivo (speculativus)  ci si riferisce sia a ciò che è puramente conoscitivo e si oppone al pratico; sia a ciò che non è riducibile all’esperienza  e si oppone ad empirico. Nel primo caso si parla di scienza teoretiche; nel secondo di concetti teoretici.

Strutturalismo: disciplina psicologica che nasce in germania in un clima di stampo positivista (metodo delle scienze naturali) i cui aspetti principali:

  • coscienza intesa come somma (modalità di combinazione – secondo leggi - degli elementi semplici) di elementi semplici (atomismo): elemento sensitivo ed emozionale. Es. mangiare un gelato: - freddo, dolce (soggettivo), piacevole (soggettivo); ancora se un elementista osserva una penna dirà che proverà sensazioni visive elementari di colore, intensità, peso,etc..Non dirà però che si tratta di una penna: dire che è una penna significa prescindere dalle proprie sensazioni elementari.
  • metodo introspettivo come modalità di analisi della coscienza: lo sperimentare è allenato a riconoscere gli elementi semplici che osserva all’interno della sua coscienza.

 

Funzionalismo: disciplina psicologica che orienta la propria indagine sul senso delle diverse funzioni mentali (persistenti e non transeunti) dell’individuo utili (orientate ad un fine) al processo di adattamento all’ambiente. In questo senso i processi mentali sono funzioni  mentali identiche a sé ed orientate ad un fine : memorizzare, apprendere, etc.. La coscienza allora non è più analizzabile in elementi semplici bensì ritenuta un fiume, una  corrente di pensiero: mangiare un gelato non è più riducibile alla sensazione di freddo più quella di dolce. In effetti, se sommo il freddo al dolce non ottengo quella esperienza complessa  del mangiare un gelato vista nella sua continua dinamica processuale (in cui le diverse parti\oragani dell’organismo sono in continua relazione  tra loro). Quella esperienza non è  riducibile a somma di parti.
Facciamo un altro esempio: se voglio scomporre l’esperienza di allungare una mano verso un oggetto,  è arbitrario separare la sensazione visiva del veder la mia mano (sensazione 1) dal sentire il movimento della mia mano (sensazione2): la mano che si muove riceve continue informazioni dall’apparato visivo che controlla l’azione (ossia è grazie al vedere la mia mano che posso muoverla) per cui non esiste un movimento come elemento semplice a cui sommo un vedere come elemento semplice: il vedere è altrettanto complesso quanto il muoversi della mano.

In buona sostanza, non stiamo dicendo che non posso pensare al movimento della mia mano destra: ma un conto è pensarci, un conto è capire come stanno le cose dentro di me. E dentro di me, se aggiungo\sommo il movimento della mia mano al vedere la mia mano non riesco ad ottenere per nulla quel movimento complesso che consiste nel movimento della mia mano destra teso verso un oggetto: troppo complesso ed articolato, troppi aspetti relati tra loro, tali che senza uno solo di loro tutto viene meno. Di  nuovo, senza una visione della mia mano (che osservo quando si muove) quel movimento non sarebbe tale. Il movimento come elemento semplice, senza legami che rendono ragione della sua esistenza, non esiste. Quel movimento è tale grazie alla percezione visiva della mano in movimento. Come posso dunque trovare qualcosa di semplice ?

Per altro verso, facciamo un altro ragionamento: potremmo affermare che  un qualsiasi movimento non è nient’altro che  la risposta ad   uno stimolo: stimolo\risposta, tutto qui. Ma, e qui veniamo al secondo ordine di ragionamento, il movimento della mia mano destra è solo una risposta  ad una sollecitazione dell’ambiente? Forse no. Vediamo: se seziono la mia mano destra e misuro la velocità assonale dello stimolo, del livello di soglia di attivazione neuronale, ottengo quel movimento complesso della mia mano destra?NO,io qui , davanti a me come oggetto da misurare ho un pezzo (e non una parte) del mio corpo  di cui misuro certe funzioni mediante strumenti.  Ma queste velocità misurate, queste intensità di risposta, non sono, non costituiscono a pieno titolo,  il movimento della mia mano destra, sono solo un fatto, importante ben inteso, uno stato di cose indagato dalla fisiologia (che ha profonde ragioni a misurare mediante strumentazioni).
Il mio movimento infatti ha un senso, è rivolto ad un fine, e solo questo distingue il mio movimento da un semplice movimento esteriore. Io sono  questo movimento rivolto ad un fine, e solo contemplando in questo modo il mio movimento si spiega ed è tale. Senza questo senso, i movimenti non si distinguono tra loro; senza un fine, il movimento è qualcos’altro; tutto il processo del muoversi infatti, nelle complesse articolazioni e relazioni, nella postura assunta a livello globale, nel continuo scambio di informazioni e relazioni tra i diversi organi di senso,  è orientato al prendere qualcosa, al toccare un altra persona etc..
Ora, Il gesto , non è la reazione nervosa ad uno stimolo, ma la risposta di un corpo ad un mondo che lo impegna. Quando il bambino vuole accarezzare il volto della madre non guarda la sua mano, ma quel volto.  Le vie nervose e le tensioni muscolari che sostengono il movimento della mano verso il volto sono diverse a seconda che la mano, all’inizio del movimento, sia distesa verso destra o sinistra , e questa diverso modo di inizare il movimento è una scelta dettata dal volto della madre più o meno distante dal bambino. Come dire che per capire il gesto come tale non posso ridurre il corpo alla pura anatomia ma lo devo intendere come impegnato in una situazione.
Ancora, come posso distinguere una risata isterica da un riso beffardo solo riferendomi al processo neuomuscolare che è , in buona sostanza, identico? Se l’aspetto neuronale è lo stesso solo l’intenzione che caratterizza i due gesti, le due azioni, manifesta la differenza che fa di quel processo neuromuscolare non un fatto ma un gesto che ha senso. E come posso distinguere un movimento da una carezza se non per l’intenzione che lo anima? Posso pensare che accarezzare qualcuno sia come accarezzare un divano? E come posso pensare che il piacere di un bacio sia ri-ducibile alla processo neurofisiologico come una somma di microsensazioni neuronali? Evidentemente, al di là dall’aspetto organico in cui L’Io è un organismo come insieme di parti che collaborano, quel bacio è altro: il Corpo si identifica il quel bacio che non è solo una mucosa che re-agisce ad uno stimolo.

 Ancora, la coscienza non è più l’oggetto di studio del funzionalismo.

Cognitivismo: Corrente psicologica  che, in opposizione al comportamentismo, concepisce la mente non come un recettore passivo di informazioni che giungono dagli stimoli ambientali ma come un elaboratore attivo che di continuo verifica la congruenza tra il proprio progetto comportamentale e le condizioni  oggettive esistenti , filtrando le informazioni ed autocorregendosi come accade con i meccanismi di tipo cibernetico.

 

Empirico: questo aggettivo ha i seguenti significati principali:

  • esso designa quella specie di sapere che si acquista attraverso la pratica, ossia attraverso la ripetizione e la memoria;
  • esso significa “intuitivo” o “sensibile” e si dicono empirici gli elementi semplici di cui è costituita la conoscenza sensibile o intuitiva;
  • esso significa o si riferisce a quella conoscenza valida, e quindi verificabile e certa, che si contrappone alla conoscenza metafisica
  • in questo senso empirico si contrappone a sperimentale per indicare quell’esperienza grezza e non controllata in opposizione all’osservazione controllata dell’esperimento
  • in questo senso, con empirico, ci si riferisce a qualcosa di fattuale, ad esempio un enunciato empirico si riferisce a stati di fatto. In questo senso gli enunciati empirici non sono enunciati analitici, che esprimono semplici rapporti concettuali o linguistici

 

Per scienza si intende un complesso organico di conoscenze ottenuto con un processo sistematico (afferente un metodo di indagine) di acquisizione delle stesse allo scopo di giungere ad una descrizione precisa della realtà fenomenica .  Le regole che governano il processo di acquisizione delle  conoscenze sono   precisate   dal  metodo sperimentale. Le fasi successive   del metodo sperimentale  sono:

  • l'osservazione  di un evento o di un fenomeno che costituisca un problema  (naturale o sociale),
  •  la formulazione di un'ipotesi generale  che spieghi il perché del darsi del fenomeno
  • le conseguenze dell’ipotesi
  • l’allestimento di un esperimento
  •  la possibilità di verifica dell'ipotesi mediante osservazioni successive che considerino la presenza di una variabile indipendente che sia causa della variazione della variabile indipendente

Uno degli elementi essenziali affinché un complesso (limitato o meno) di conoscenze possa essere ritenuto "scientifico" è la sua possibilità di essere falsificabile  (Popper: una  teoria  è vera sino a quando non se ne verifica la sua falsificazione) mediante una opportuna procedura. V’è da dire che, in realtà, alcune scoperte scientifiche sono in realtà intuitive   sebbene  altre no.  Molti preconcetti sul funzionamento dell'universo  sono stati messi in discussione da scoperte scientifiche, altri sono stati invece sorprendentemente confermati. Per quanto riguarda il termine “intuizione” L'intuizione in  filosofia indica quel tipo di conoscenza immediata ossia non mediata  da nulla, da nessun processo razionale,  che non si avvale del ragionamento o della conoscenza sensibile. Rappresenta una forma di sapere non spiegabile a parole, che si rivela per lampi improvvisi, e sulla cui origine i pareri sono discordi: secondo il meccanicismo  l'intuizione sarebbe riconducibile a processi meccanici che agiscono a livello cerebrale ,  di causa –effetto. Secondo i neoplatonici  il modo in cui l'intuizione si produce nella mente umana non è spiegabile razionalmente, trattandosi di un sapere  trascendente  che è all'origine della stessa logica  di causa-effetto, un sapere non acquisito ma innato  sin dalla nascita. Per Platone ed Aristotele era la percezione immediata dei princìpi primi, e dunque espressione di una conoscenza certa perché basata sull'identità di soggetto  e oggetto , i quali pur contrapposti risultano complementari e dialetticamente  legati tra loro.

Positivismo:   linea metodologica che cerca di descrivere (osservare) i fatti ma soprattutto di spiegarne il senso secondo la ricerca di un nesso di causa \effetto che ne evidenzi il perché del loro darsi.

Comportamento: insieme stabile di azioni e reazioni di un organismo ad una stimolazione proveniente dall’ambiente esterno (stimolo) o dall’organismo stesso (motivazione o bisogno) il termine è stato introdotto da Watson che, nell’intenzione di rendere la Psicologia una branca sperimentale oggettiva delle scienze naturali  affermò che tale disciplina ha come unico oggetto  le manifestazioni direttamente  osservabili dell’organismo e come obiettivo il controllo del comportamento. Costitutive del comportamento sono:

  • le relazioni  temporali che si raccolgono intorno alla memoria senza la quale il comportamento non avrebbe il senso della continuità (il comportamento è definito dalla durata)
  • le relazioni di conoscenza . Il comportamento è un fenomeno osservabile per cui è necessario un soggetto che compia l’osservazione ; in questo senso il comportamento può dirsi tale solo all’interno della relazione conoscitiva  tra il conoscente (soggetto) e il conosciuto (comportamento).  L’ osservatore  ha il compito di definire la causa del fenomeno osservato (il comportamento è spiegato dalla causa ipotetica che lo motiva )e la  sua differenziazione rispetto ad uno standard comportamentale precedentemente definito
  • le relazioni spaziali per cui il comportamento è definito dalla mediazione che sussiste tra lo spazio esterno (dimensioni) e quello interno ( quella cosa mi è vicina o lontana; il cielo è sopra di me; etc.)

 

Il behaviorismo (o comportamentismo) è stata la corrente che fin dagli inizi del secolo ha visto registrare i maggiori consensi e i più interessanti sviluppi in rapporto al metodo, ai campi di ricerca, alle applicazioni. In tema di educazione la figura di maggior interesse è certo quella di Skinner.
Il punto di partenza della teoria di Skinner è la critica alla tesi che il pensiero ha un modo di funzionare autonomo, con proprie strutture, processi evolutivi, modalità di raccordi e di organizzazione dei dati dell'esperienza; in realtà il pensiero (come del resto anche il linguaggio e le altre funzioni superiori) è una forma di comportamento che non possiede una propria autonomia interna e di cui pertanto occorre conoscere le componenti. Skinner rifiuta la posizione degli attivisti che postulano una serie di motivazioni, bisogni, interessi immediati nel fanciullo. Partendo dal presupposto invece che determinati eventi (detti rinforzi) abbiano un valore particolare per gli individui in quanto il loro prodursi riduce o aumenta lo stato di tensione interna, il modo più efficace per promuovere un certo tipo di condotta mentale sta nel mettere a punto rinforzi con caratteristiche contingenti (contingenze di rinforzo) tali da esercitare un controllo positivo del comportamento.
Metodo osservativo:  il termine “osservare” deriva dal latino “observare” di cui il prefisso “ob” indica il verso , il rivolgersi a, del soggetto che osserva,   mantenendo – “serbare”  o custodendo ciò che si sta  attentamente percependo. L’intenzionalità del soggetto che osserva è un aspetto essenziale del processo osservativo.  Nello specifico, il metodo osservativo della Psicologia scientifica :

  • è finalizzata ad una ricerca  il cui scopo è descritto anticipatamente: osservare sistematicamente i comportamenti di attaccamento del bambino alla madre, permette  di verificare le ipotesi che descrivono i diversi modelli di attaccamento alla madre. In buona sostanza, il metodo sperimentale dice cosa osservare, il metodo osservativo come osservare (in quale modo, con quali strumenti, secondo quali modalità)
  • è programmata sistematicamente: l’osservazione dei diversi comportamenti, ad esempio del bambino con  madre, mon è casuale bensì programmata. Esempio: prima osservazione quantificata nei modi (età del bambino) e  e nei tempi (durata dell’osservazione e strumenti impiegati):  madre con bambino; seconda osservazione: madre con estraneo e bambino, poi bambino da solo.
  • è registrata in modo sistematico: descrizione accurata del comportamento, numero delle registrazioni, durata, momento in cui accade, etc..
  • l’osservazione è sottoposta a prove: per verificare l’attendibilità del procedimento osservativo, l’osservazione si ripeterà più volte, nelle medesime condizioni. Inoltre si procederà ad osservare, ad esempio il bambino,  anche in condizioni naturali e non solo in laboratorio così da confermare i dati raccolti in precedenza.

 

Il metodo dell’inchiesta:  le inchieste, il cui principale strumento è il questionario, costituiscono uno dei metodi scientifici di ricerca delle scienze sociali.
- Uso descrittivo: inchiesta che mira a fotografare un fenomeno senza fornire alcuna spiegazione. Ad esempio un censimento che mira a rilevare (dati) il numero di studenti maschi e femmine della scuola italiana.
- Uso esplicativo: i dati raccolti sono messi in relazione per evidenziarne dei rapporti di condizionamento o altro. Esempio: età del reddito e opinioni politiche. Nello specifico esiste un coefficiente di correlazione per comprendere se, e in che misura, due fenomeni siano relati. In buona sostanza, per vedere se due variabili sono relate (al variare di una varia contemporaneamente l’altra) è possibile produrre un grafico dove al variare di un elemento in ascissa si manifesterà un identica variazione in ordinata. (tipo linea retta a 45° che manifesterà una forma correlativa  assai alta). La scienza che opera sulla correlazione dei dati è la statistica, i dati raccolti vanno codificati, trascritti e memorizzati, al fine di ottenere tabelle e grafici che ci consentono di spiegare i fenomeni che stiamo osservando.

Fr. Galimberi, Il corpo, Feltrinelli

 

Fonte: http://filosandrea.altervista.org/home/wp-content/uploads/2010/07/appunti-quarta-sociale.docx

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