Appunti Manzoni

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Appunti Manzoni

MANZONI

Manzoni  nasce nel 1795 da Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria (Dei delitti e delle pene), uno dei più famosi illuministi del tempo, e Pietro Manzoni. Cresce in una famiglia illuminista, secondo gli ideali della rivoluzione francese. Giulia lascia il marito, anche se probabilmente Alessandro Manzoni era figlio del fratello di Pietro Verri, e va Parigi, quando A. ha sei anni; lo lascia in un convento dei  padri Scolopi, per studiare. Gli Scolopi erano gli antagonisti storici dei gesuiti per ciò che concerne l’educazione. E’ un ragazzino ribelle, litiga con i rettori dell’istituto per affermare le sue idee sulla rivoluzione. A 15 anni va a Parigi dalla mamma e comincia a frequentare i salotti illuministi e si intride degli ideali della rivoluzione francese. Queste idee non lo lasceranno mai più, anche se muterà la prospettiva sulla concezione dell’uomo.

Idee dell’Illuminismo:

  • Libertà
  • Uguaglianza
  • Fratellanza

A Parigi in quegli anni c’era Napoleone; in questo periodo si assiste ad una lenta crisi dei valori illuministi.

Comincia a ragionare sulle idee romantiche, (il senso della storia, il valore delle culture nazionali, la religione come valore  non più come superstizione) per cui l’Illuminismo di base si contamina con altre e nuove idee. Ne consegue una crisi esistenziale che lo porterà ad abbracciare la religione cristiana (si converte al cattolicesimo). Di fronte al naufragio della rivoluzione francese, si converte al cattolicesimo; tuttavia non abbandona tutte le idee precedenti; si insinua un velo di pessimismo che lo porterà a ripensare al significato della storia umana (prima pensava che la storia fosse il luogo in cui l’uomo può cambiare il proprio destino, con la ragione. La storia era intesa come progresso dell’umanità. In seguito, invece, con il fallimento degli ideali rivoluzionari, si insinua il pessimismo, per cui la storia non è più intesa come processo progressivo e liberatore).

Nella conversione, un ruolo importante riveste la prima moglie, Enrichetta Blondel, che si era convertita al cattolicesimo dal calvinismo.

Nel 1806 si trasferiscono a Milano.

Si manifestano i primi sintomi nevrotici (agorafobia, meticolosità –estrema precisione-, balbuzie).

Avrà moltissimi figli, molti dei quali moriranno, morirà anche la moglie (1833) e, successivamente anche la seconda moglie.

Quando si trasferisce a Milano, la sua casa diventa luogo di incontro di molti scrittori della corrente romantica.

Il resto della sua vita la passerà sempre a Milano.

 

Pensiero:

In Manzoni non ci sono temi fantastici come nel romanticismo europeo, ma ci sono idee illuministe che coabitano con le idee romantiche (anche in Leopardi sarà così).

Gli esordi letterari avvengono presto (1801), con Il trionfo della libertà, operetta di stampo illuministico e classico. In quest’opera esalta gli ideali della rivoluzione francese, con un linguaggio che risente della tradizione neoclassica, così come i contenuti, che risentono della lezione del Monti.

Altra opera importante è l’Inno in morte di Carlo Imbonati; scritta intorno al 1805, è sempre di stampo neoclassico, ma risente di una maturazione in atto.

Scrive poi un’opera in cui esalta il tentativo di dare uno statuto di nazione.

Manzoni è il primo intellettuale che si rende conto che l’intellettuale non può semplicemente criticare il presente ma deve dotarsi di strumenti che gli consentano di spiegare agli altri ciò che non va; si pone il problema del superamento del modo e degli stili della classicità per approdare ad una letteratura moderna, cioè strumento di comunicazione con il popolo (la lingua deve essere quella d’uso, cioè quella parlata. A farsi promotori della lingua d’uso non sono i romantici, ma gli illuministi). Questa idea è illuminista, ma la trasforma facendola diventare romantica quando sceglie di utilizzare temi condivisi dalla stragrande maggioranza del popolo, cioè che appartengono alla tradizione popolare.

 

Riflessioni sulla storia:

Tutta la riflessione sulla storia si avvale degli strumenti dell’illuminismo, ma anche delle riflessioni cristiane. La commistione dei due elementi è originale (cfr. Promessi Sposi: accanto alla descrizione minuziosa, analitica e scientifica della storia del ‘600, unisce un giudizio morale. Tali elementi, però non sono mescolati, ma sovrapposti, si individuano facilmente).

Come si fondono i due elementi?

Per Manzoni parlare di liberazione significa inserire il concetto nel discorso della Provvidenza divina.

Parlare di libertà, uguaglianza, fratellanza, che sono ideali illuministi, per Manzoni significa inserirli in un discorso più ampio di Provvidenza cristiana.

Per Manzoni rifarsi al cattolicesimo significa riprendere la tradizione e la cultura italiana; da questo punto di vista è romantico.

Nel romanticismo ci sono due posizioni possibili in merito all’adesione al cristianesimo:

  • utilizzare il cristianesimo per giustificare il potere (Congresso di Vienna),
  • aderire al cristianesimo per promuovere gli ideali  democratici.

Manzoni pensa che la storia sia dominata da forze strane, che nella storia dell’umanità ci sia sempre stato qualcuno che abbia oppresso qualcun altro; la storia è una continua lotta tra oppressi e oppressori, senza alcuna possibilità per gli oppressi di ottenere la libertà sul piano storico. La sua visione della storia è decisamente pessimista (quando un uomo ha raggiunto il proprio obiettivo si trasforma in oppressore. Riflette sugli esiti della rivoluzione francese).

Che margine di manovra hanno gli uomini su questa ricaduta del potere? Come possono liberarsi da questa forma mostruosa di dominio? Questa riflessione lo accompagna dall’arrivo a Parigi fino alla conversione.

[Cercare il concetto di visione provvidenziale della storia e rapporto tra grazia e libero arbitrio].

Per Manzoni l’unica forma possibile di salvezza è smettere di considerare l’azione umana come qualcosa che possa prescindere dall’azione divina e pensare al disegno provvidenziale di Dio. Chi comprende che nella vita c’è qualcosa che lo trascende, può intraprendere un cammino di liberazione, perché nelle sue scelte segue la Grazia divina.

 

Visione provvidenziale = si prevede un inizio e una fine della storia.  Manzoni intende che nella storia agiscono forze al di sopra degli esseri umani; chi comprende questa forza, riesce a raggiungere il proprio obiettivo; chi invece crede che può fare da solo, è destinato al fallimento. La Provvidenza guida l’azione degli uomini, che hanno libertà di scelta. Il pessimismo iniziale viene temperato da questa visione.

Tuttavia, perché le cose possano cambiare, occorre l’impegno di ciascuno; perché ciò accada, occorre che gli italiani abbiano gli strumenti per poter contrastare l’ingiustizia. Fornisce gli strumenti  intellettuali per il Risorgimento italiano.

Si interroga su quale tipo di scrittura sia più adatta per comunicare queste idee.

Deve trovare la lingua, che al momento non esiste; deve trovare dei contenuti che abbiano la possibilità di colpire chi leggerà; deve trovare forme narrative e poetiche che permettano a chi legge di riconoscersi in quello che sta leggendo.

Tali problemi non appartengono solo a Manzoni, ma alla classe intellettuale di questo periodo.

Il primo tentativo di approdare ad una letteratura e ad una scrittura nazionale consiste nel valutare la cultura popolare italiana; ha chiaro che la lingua letteraria che imperava fino a quel momento non andava bene: bisognava rifiutare l’imitazione classica e purista, perché nessuno la comprendeva. Rifiuta anche i contenuti di natura classica (la mitologia, modello capace di esprimere verità assolute).

Il patrimonio della cultura popolare italiana coincideva con il cristianesimo; Manzoni scrive gli Inni sacri, un progetto che coniuga il modello dell’inno cristiano (canti che i fedeli conoscevano) con i valori delle principali festività cristiane.

 

 

CORO DELL’ATTO III  DELL’ADELCHI

E’ il coro più politico dell’Adelchi.

Scelte stilistiche di un autore (nel caso del coro si tratta di dodecasillabi o doppi senari; si tratta di un verso parisillabo. Nel verso parisillabo la struttura degli accenti è rigida, ha la stessa musicalità ripetuta. La musicalità costante somiglia ad una sorta di cantilena. Siamo di fronte ad un componimento di origine popolare. I versi imparisillabi permettono di spostare l’accento nel verso, dando maggior movimento alla musicalità. La scelta del verso è intenzionale: Manzoni si rivolge al popolo, vuole dotare l’Italia di una letteratura nazionale e popolare).

Strofa: sestina di dodecasillabi (o doppi senari)

Prima strofa: denuncia la decadenza del popolo romano, attraverso la descrizione degli antichi palazzi, le rovine dell’antica grandezza romana.

Fori cadenti: il popolo ha perso anche i punti di riferimento geografici, che testimoniano la perdita della grandezza culturale e politica.

Solchi bagnati di servo sudor: si fa riferimento al presente. Domina l’antitesi (mostra immagini per contrapposizione): fa vedere il passato e il presente. Il passato è la decadenza, il presente è servitù e miseria.

Volgo disperso: è il popolo che improvvisamente è come illuminato di qualcosa di nuovo, da un rumore che arriva da lontano.

Novo crescente romor: indica l’arrivo dei Franchi, che sono visti come potenziali liberatori.

 

Seconda strofa: viene tratteggiata l’immagine dell’italiano del tempo. Dà l’idea del desiderio, della preoccupazione e del timore di un popolo che avverte il cambiamento.

la fiera virtù de’ padri: si riferisce all’epoca romana e alle grandi imprese degli antenati. La storia del passato viene presa dal Romanticismo come esempio di liberazione.

Contrasto all’interno della strofa: paura e desiderio, speranza e vita difficile, lampi di grandezza e miseria morale presente.

 

Terza strofa: descrizione dei Longobardi: sono visti come animali impauriti che cercano un rifugio.

Ansanti: sono impauriti, ma dimostrano la loro paura dimostrandosi ancor più minacciosi.

Covo: posto sicuro in cui rifugiarsi, come fanno gli animali quando sono braccati.

Le donne superbe..: mostra l’altro aspetto della storia, ovvero i sentimenti dei Longobardi. Al vero storico si somma il vero poetico, che rende ragione dei sentimenti che hanno animato una vicenda storica. La vicenda umana non viene svelata dalla storia, ma dall’arte letteraria.

Quarta strofa: lo sguardo del volgo ora si concentra sull’arrivo dei cavalieri Franchi.

Rapito d’ignoto contento: c’è la dimensione di una speranza, di un possibile cambiamento.

 

Quinta strofa: la differenza tra Franchi e Latini consiste nel fatto che mentre gli Italici stanno a guardare, i Franchi invece vanno a combattere per rispettare i loro doveri. C’è in atto il dissidio tra l’essere e il dover essere. I Franchi erano comodi nei loro palazzi, ma hanno attraversato mille pericoli per venire in Italia a combattere; gli Italici invece non fanno nulla. La libertà bisogna conquistarla, assumendosi la responsabilità del libero arbitrio, di una decisione che ciascuno deve prendere. C’è il senso del dovere, la scelta del dovere morale. Il cambiamento può avvenire solo attraverso l’agire di ciascuno, seguendo le indicazioni morali della Provvidenza.

Udite!: figura retorica dell’apostrofe. C’è tutta l’indignazione del Manzoni. Dobbiamo ricordare che il coro ha una funzione specifica: spiega cosa stanno facendo i Franchi.

 

Tre strofe successive:

Domina la figura dell’antitesi: Manzoni spiega il rapporto tra il dovere e il piacere. E’ NECESSARIO DIMENTICARSI DELLA VITA COMODA PER CONQUISTARSI LA LIBERTA’.

 

Nona strofa: Ancora una volta Manzoni apostrofa il suo pubblico, questa volta con una domanda: è possibile che i Franchi abbiano affrontato tutto questo semplicemente per liberare un altro popolo, cambiandone il destino, cioè che questo sia il premio che si aspettano? Alla domanda segue un invito al popolo italiano: tornare alle usate abitudini, sapendo che nessuna libertà potrà mai giungere dallo straniero.

 

Decima strofa: l’esito finale non sarà altro che una dominazione congiunta tra l’antico dominatore e il nuovo invasore su un popolo che, in questo modo, non otterrà mai la libertà, né giungerà mai ad unità.

 

 

PROMESSI SPOSI

Nei Promessi Sposi si incontrano presente (il riferimento implicito alla situazione attuale), passato (la storia del ‘600) e futuro. Elemento del futuro è la Provvidenza (possibilità per l’Italia di affrancarsi dalla situazione politica dell’800; la lingua, come strumento di unificazione sociale).

[Dimensione utopica della scrittura manzoniana: rispondere per casa].

Lettura delle due fotocopie.

Capitolo XVII:  Renzo fugge, ha soggiornato nella locanda di Gorgonzola, dove sente raccontare dei fatti di Milano e si identifica nel personaggio di cui stanno parlando gli avventori. Lo dipingono come una spia dei Francesi. Sta cercando di raggiungere Bergamo perché c’è suo cugino Bortolo che lo può ospitare e lì non poteva essere perseguito, perché si trovava in un altro stato (Repubblica di Venezia).

Noioso: condizione di peccato; la noia manzoniana somiglia molto alla noia di Dante. Renzo è arrivato al punto più basso del suo percorso, ha perso la Grazia divina.

Renzo è disperato; due elementi vanno presi in considerazione: i pensieri e l’ambientazione notturna e l’assenza di altre persone. Questi elementi hanno a che fare con il Romanticismo? La notte era il luogo chiave del Romanticismo; Renzo è disperato, in fuga, braccato dalla sua falsa coscienza. Straordinaria capacità di Manzoni di far emergere l’inconscio del protagonista. La paura che prova è strettamente legata alla perdita di Grazia. Dall’attraversamento dell’Adda comincia il percorso di redenzione.

Sta attraversando i sentieri incolti: il personaggio sta precipitando verso l’abisso.

Il bosco cupo è un saggio di paesaggio romantico, di cui Manzoni capovolge il simbolismo (in questo caso positivo), riprendendo la tradizione cristiana (Dante Alighieri e il viaggio come redenzione dal peccato).

[Confrontare i paesaggi notturni della letteratura (Dante, Tasso, Foscolo, Manzoni, Leopardi)].

 

Valore della città: una delle condizioni che ci dicono che Renzo si è smarrito è la perdita della relazione col prossimo, la solitudine. Il fatto che Manzoni lo sottolinei deve far pensare all’idea che il romanzo serve a ridestare il popolo italiano dal suo sonno.

L’Adda segna il confine tra Ducato di Milano e Repubblica di Venezia; è come il Lete per Dante, serve a purificarsi dal peccato (l’acqua come purificazione, rinnovamento dell’uomo). Renzo ripete il meccanismo del battesimo che si conclude con la carità che farà ad un povero (rito riparatore del peccato, che gli permette di tornare puro, in stato di Grazia).

 

Diversi livelli di significato dei Promessi Sposi:

  • Se leggiamo il romanzo la prima cosa che si incontra è una vicenda esemplare che si svolge tra il 1628 e il 1632, in cui si racconta la storia di un ragazzo e una ragazza che vogliono sposarsi ma non possono perché alcuni potenti locali si oppongono (Don Rodrigo e il Conte Attilio).

Il protagonista è Renzo e insieme a lui Lucia.

A livello della storia o del livello letterale ci sono dei protagonisti che riesco ad individuare, buoni e cattivi, questi ultimi connotati come cattivi, che rappresentano il potere dell’Ottocento e i buoni sono quelli che cercano di liberarsi dal giogo dei potenti.

Ma se confrontiamo i P. S. con altri romanzi dell’epoca, troviamo che gli eroi dei P.S. sono personaggi umili, appartenenti al popolo. Manzoni è il primo autore moderno a far diventare eroi i rappresentanti del popolo, umili, semplici, che col loro impegno sostengono l’intera società. Si rompe la tradizione del romanzo per cui il protagonista era sempre un uomo eccezionale, capace di modificare le sorti della storia. 

La forma del romanzo: nasce nel 1500, anche se il primo viene scritto tra il 1500 e il 1600. Il primo romanzo è Don Chisciotte di Cervantes, anche se il primo è il Lazarillo de Tormes, in cui si raccontano le vicende dei picari.

Il romanzo per Manzoni è la forma d’arte che serve a raggiungere il maggior numero di persone, rinnegando tutta la sua attività poetica precedente, in cui secondo lui mancava lo strumento linguistico per parlare a tutti, perché la poesia ha una serie di strutture comunicative che la gente comune non comprende.

Scrive poi due tragedie: il Conte di Carmagnola e Adelchi.

Ma anche le tragedie non lo soddisfano, perché contengono strutture linguistiche che non le rendono comprensibili alla gente.

Tra il 1821/22 comincia a prendere in considerazione l’idea di scrivere un romanzo.

  • L’altro strato dell’opera si trova analizzando in profondità la storia in cui si trovano personaggi occulti:
  • La lingua;
  • Il popolo;
  • La Provvidenza;
  • La storia.

 

a) La lingua:

Manzoni si pone l’obiettivo di unificare la lingua italiana, per potersi rivolgere a tutti. Aveva ereditato il dibattito familiare nell’opposizione tra lingua letteraria e lingua d’uso. C’era chi sosteneva che la lingua letteraria fosse quella tradizionale (quella di Petrarca, Ariosto etc.), ma questa lingua non veniva compresa da nessuno; altri pensavano che ci si dovesse adeguare ad un nuovo strato sociale, quello della borghesia nascente. Questa posizione era sostenuta da un gruppo di intellettuali che faceva capo al Romanticismo, i quali sostenevano che la cultura vera era quella che stava circolando all’epoca in Europa. Manzoni si faceva promotore di un abbassamento della lingua al livello del popolo, perciò ha bisogno di un sistema di comunicazione per raggiungere il maggior numero di persone. Il problema della lingua in Italia era che i Romantici volevano promuovere la lingua d’uso di contro a quella letteraria, ma in Italia all’epoca non esisteva UNA lingua, ma esistevano forme di italiano regionale che cambiavano da zona a zona. Quindi scrivere nella lingua d’uso significava fare una sintesi tra tutte le forme regionali e molto spesso gli autori romantici si limitavano a scrivere le loro opere nella lingua della loro regione, col risultato che potevano essere comprese solo dai suoi conterranei. Questo è il problema in cui si imbatte Manzoni

Quindi il valore dei P.S. è fondamentale, perché serve a contribuire alla creazione dell’Italia: tale opera serve a promuovere il Risorgimento più di tante azioni politiche. Se non esiste un’unità linguistica, non esiste nemmeno un’unità politica.

Manzoni comincia a scrivere il romanzo nel 1821. Il romanzo ha una struttura linguistica e letteraria più comprensibile, meno complessa, quindi fruibile dal popolo. Sa però che c’è la difficoltà della lingua da utilizzare. Esistono 3 edizioni:

  • 1824, e il titolo dell’opera è Fermo e Lucia;
  • 1827, dal titolo I Promessi Sposi;
  • 1840, sempre con il titolo I Promessi Sposi.

Tra la seconda e la terza passano 13 anni; nel 1827 Manzoni rielabora l’opera da un punto di vista linguistico, attingendo un po’ alla lingua letteraria e un po’ alla lingua popolare lombarda; solo nel 1840 darà vita alla lingua italiana, che dal 1861 si studierà in tutte le scuole italiane. Per arrivare alla forma linguistica definitiva Manzoni fa questa operazione; dice che hanno ragione i Romantici quando affermano che bisogna adeguarsi alla lingua presente, ma ammette anche che hanno ragione coloro che sostengono che la lingua letteraria deve essere mantenuta, perché la tradizione è ciò che ha permesso agli italiani di sentirsi parte di una stessa cultura. La lingua portante della letteratura italiana tradizionale era stato il fiorentino, perciò Manzoni riconosce che l’asse portante della cultura italiana è questa lingua. Si trasferisce per questo in Toscana e usa il fiorentino dell’800 fondendo la tradizione letteraria con la lingua d’uso fiorentina. La lingua che ne esce sarà l’italiano dell’Italia unita. A Manzoni interessava fornire all’Italia una lingua che facesse sentire agli italiani l’appartenenza ad un’unica nazione.

Nel 1840 i P.S. vennero pubblicati a puntate su un giornale. Manzoni è un artista impegnato, cioè oltre a scrivere opere artistiche, inserisce elementi extra-artistici contesta le scelte politiche del tempo e il potere costituito.

Risorgimento: periodo che va dal 1815 al 1861, caratterizzato dalla partecipazione politica del popolo per l’unificazione d’Italia. Questo processo aveva come scopo l’unificazione dell’Italia, ma perché vi sia vera unità occorre che ci sia condivisione di una identità culturale, data principalmente da una lingua comune. Manzoni col romanzo si pone l’obiettivo di dare la lingua che sarà strumento per l’unificazione.

Manzoni nella definizione della nuova lingua sceglie di escludere i restanti dialetti a favore del fiorentino, a differenza di Dante, che aveva dato vita ad una lingua inclusiva.

Nella seconda metà dell’ ‘800 molti autori italiani rifiuteranno la scelta di Manzoni: Verga, Svevo e altri si ribelleranno alla lingua manzoniana, perché era escludente rispetto alla varietà linguistica presente in Italia.

L’operazione di Manzoni risponde ad un’urgenza storico politica (il processo di unificazione italiana) che lo induce a dare una lingua italiana in fretta; di qui la scelta del fiorentino.

Col romanzo Manzoni vuole partecipare al processo risorgimentale.

[Risorgimento: periodo che va dal 1815 al 1861, caratterizzato dalla partecipazione politica del popolo per l’unificazione d’Italia. Questo processo aveva come scopo l’unificazione dell’Italia, ma perché vi sia vera unità occorre che ci sia condivisione di una identità culturale, data principalmente da una lingua comune. Manzoni col romanzo si pone l’obiettivo di dare la lingua che sarà strumento per l’unificazione.]

b) il popolo:

I Promessi Sposi sono il primo romanzo dopo molti anni che ha per protagonisti uomini e donne che non sono eroi straordinari. La presenza di persone normali, umili, chiama in causa la concezione politica manzoniana: per Manzoni i protagonisti della storia sono le persone comuni, di cui la storia non riporta nulla. Quando parla delle grandi figure della storia sono sempre tratteggiate negativamente, benché con qualche eccezione. La penisola italiana era allora frammentata ed eterodiretta (cioè governata da chi italiano non era). Nascevano allora le prime rivolte contro il regime. Manzoni comprende che per trasformare l’Italia sia fondamentale coinvolgere il popolo, la gente comune, per poter cambiare le sorti del paese.

Per Manzoni la storia è un processo dialettico di oppressi e oppressori: per far scomparire gli oppressori si deve innescare un processo in cui il popolo diventi consapevole di poter intervenire a modificare la storia. Chi sono gli oppressi per Manzoni? tutti quelli che nella storia subiscono la forza del potere. Per potersi liberare dagli oppressori gli oppressi devono organizzarsi e metter in campo un processo di azione democratica per sostituire il potere vigente. Democrazia: dal greco, “governo del popolo”, che significa partecipazione alla vita politica, coscienza di quello che si fa. Questo presuppone una maturità delle persone che si devono attivare nella storia. Fino ad allora era successo che chi era stato oppresso, dopo aver rovesciato il potere, era diventato oppressori.

Esempio: popolazioni germaniche che erano state per secoli oppresse dai romani, causano il crollo dell’impero romano, diventando a loro volta oppressori. Altro esempio: la rivoluzione francese: si depone la nobiltà e prende il potere il popolo, che a sua volta diventa oppressore. Manzoni non accetta questa dinamica, questo processo dialettico tra oppressi e oppressori. Secondo Manzoni è necessario che le persone che partecipano alle azioni storiche siano consapevoli che non basta liberarsi dei potenti, ma occorre affrancarsi dal potere, che impedisce agli uomini di essere realmente liberi. Ogni uomo, per lui, ha la possibilità di scegliere e chi non lo fa conferma le strutture del potere e si oppone al cambiamento.

Per Manzoni, dunque, occorre formare e cambiare il popolo italiano.

Manzoni fa diventare protagonisti gli umili perché pensa che la nascita dell’Italia debba passare proprio dagli uomini comuni, dal popolo.

c) La Provvidenza:

Su questo discorso si innesta la Provvidenza, che dirige il romanzo e lo guida alla conclusione. La Provvidenza è quella forza che interviene nella storia e la guida ad un esito positivo. La Provvidenza è l’intervento di Dio nella storia e presuppone che la storia abbia un esito positivo, con il ritorno di Cristo sulla terra. Manzoni da buon cristiano mette come protagonista la Provvidenza. Egli ritiene che i protagonisti siano gli uomini, ma gli uomini da soli non possono cambiare la storia, perciò devono essere illuminati da Dio, per poter cambiare in maniera retta le condizioni della storia. Come sostiene Sant’Agostino, l’uomo è dotato di libero arbitrio, ovvero l’uomo ha una libertà che esercita nella storia, nonostante sia spesso vittima del peccato; egli però si avvale di un aiuto esterno, la grazia divina, che gli permette di scegliere tra bene e male. L’uomo senza la grazia è un essere destinato al peccato e alla dannazione. La grazia, ovvero l’illuminazione divina, permette all’uomo di liberarsi dalla tendenza al peccato. Agostino ritiene che l’uomo sceglie autonomamente se fare il bene o il male. Insieme alla grazia c’è un’altra forza, una sorta di grazia collettiva, che è appunto la Provvidenza, cui l’uomo deve saper corrispondere. La Providenza è sentita come DEUS ABSCONDITUS (Dio nascosto), cioè come illuminazione interiore che interpella continuamente l'uomo, lasciandogli però tutta la responsabilità della scelta (e Gertrude dirà no, come don Rodrigo, mentre l'Innominato dirà sì come fra Cristoforo).

Nei P.S. coloro che riescono a cambiare la storia sono gli umili, perché si lasciano guidare dalla Provvidenza senza farsi giustizia da soli. Il rischio per loro è quello di agire come i potenti, trasformandosi da oppressi in oppressori (cfr. l’episodio dei tumulti di Milano). La posizione di Renzo di fronte alla rivolta milanese è la posizione di Manzoni, che vede nella violenza popolare la stessa forza che viene esercitata dai potenti; deve essere la Provvidenza a sistemare le cose. Quando Renzo agisce nell’episodio di Milano, all’inizio rappresenta il campagnolo che applica il buon senso del cristiano (se bruciano tutti i forni, chi farà il pane?); quando va nell’osteria e si ubriaca, allontanandosi dalla retta via, comincia a delirare e il risultato è che rischia l’arresto, deve fuggire da Milano ed è costretto a rifugiarsi a Bergamo, che si trovava nelle Repubblica di Venezia e non era più sotto la giurisdizione di Milano, governata all’epoca dagli spagnoli.

La Provvidenza è la forza che gli uomini devono assecondare per cambiare in maniera corretta la storia.

Come si manifesta la Provvidenza nella storia?

C’è una situazione emblematica della manifestazione della Provvidenza nella storia: la peste, che rappresenta l’intervento divino della storia e permette a Lucia e a Renzo di liberarsi dei loro oppressori.

La Provvidenza si manifesta soprattutto attraverso la grande peste, eliminando tutti coloro che avevano osteggiato Renzo e Lucia, come Don Rodrigo.

d) la storia:

L’altro protagonista è la storia del ‘600. I P.S. mettono in evidenza un contrasto storico, quello tra dominatori e dominati. Chi sono gli oppressori dentro i Promessi Sposi? Gli spagnoli che governavano in Italia; gli oppressi sono coloro che appartengono alla cultura italica. Dietro questo conflitto si cela la condizione dell’Italia al tempo di Manzoni Gli oppressori erano gli austriaci, gli oppressi i lombardi. I P. S. sono un’opera intrisa di spirito risorgimentale e serve a Manzoni per spiegare ai suoi contemporanei come si può uscire dalla dominazione straniera. Dalla storia si imparano le cose necessarie per modificare il presente e liberarsi dal potere. La storia che sceglie di rappresentare è la storia degli uomini e gli permette di far capire in che direzione deve andare l’azione che porta alla nascita di uno stato italiano, cioè attraverso l’intervento del popolo.

Personaggi dinamici e statici:

Protagonisti sono Renzo e Lucia.

Renzo è un personaggio dinamico: la sua caratteristica psicologica cambia nel corso del romanzo e per lui si può parlare di “romanzo di formazione” (con le esperienze della vita si cambia, nel bene o nel male).

Per Manzoni Renzo ha fatto un errore, quello di farsi giustizia da solo; quando tira fuori il coltello è una cosa che Manzoni non perdona al suo personaggio, perché ha cercato di farsi giustizia da solo e si allontana dalla retta via. Egli deve compiere un percorso di redenzione; questo percorso lo porta a Milano, dove sprofonda ancora di più nel peccato (la città per Manzoni è la perdita d’identità, al contrario della campagna; la figura più interessante in questo senso è il vecchio che vuole crocifiggere il vicario di provvigione. Per Manzoni i vecchi erano depositari della saggezza cristiana, quindi in questo caso c’è un sovvertimento dei valori, determinato dagli spazi urbani, che distruggono l’identità degli uomini e li inducono al peccato); a quel punto, quando scappa da Milano, ha raggiunto il livello di maggior degradazione umana. Il momento chiave è l’episodio della notte all’Adda: quando arriva nel fiume, quel momento rappresenta la sua purificazione e redenzione. Il cambiamento di Renzo si evidenzia nell’episodio di carità verso un povero che incontra mentre va a Bergamo. Così anche la pioggia al termine del romanzo rappresenta la purificazione dal male nella storia.

Lucia è un personaggio statico, sembra il più inutile del romanzo, ma non è così, perché L. rappresenta il motore dell’opera, in quanto ha già dentro di sé i segni della grazia divina. Nel romanzo, pur non facendo nulla, muove tutto; è il corrispettivo della Provvidenza nella storia. Manzoni se ne serve per far capire che nella storia c’è la grazia che muove il mondo verso il bene, bisogna soltanto riconoscerla e seguirne le indicazioni.

Fra Cristoforo muore di peste perché deve purificarsi per il male commesso in gioventù.

L’Innominato è storicamente esistito; personaggio al di sopra della legge, conosciuto col nome di Conte del Sagrato, perché aveva ucciso un uomo di fronte ad una Chiesa. Rappresenta l’umanità che agisce in barba alla legge e ad ogni regola. Perciò si capisce la grandezza dell’azione di Lucia che riesce a farlo convertire.

Don Ferrante rappresenta la cultura accademica e sterile del Seicento, una cultura di tipo nozionistico, esteriore e inutile, incapace di prendere una posizione propria di fronte alle situazioni (il giudizio dei più è il giudizio di Don Ferrante), inetto al ragionamento e alla vera comprensione di ciò che legge e vive (Don Ferrante morirà di peste, sostenendo sillogisticamente che essa, non essendo né sostanza né accidente, non esiste!), la cui mentalità è arretrata rispetto ai tempi, conservatrice e timorosa del nuovo, come dimostrato dalle sue letture.

 

 

Fonte: http://www.diversamentesocial.it/pluginfile.php/158/mod_folder/content/0/MANZONI.doc?forcedownload=1

Sito web da visitare: http://www.diversamentesocial.it/

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