Appunti ecologia domestica

Appunti ecologia domestica

 

 

Appunti ecologia domestica

APPUNTI DI ECOLOGIA DOMESTICA

Come cambiare le nostre abitudini per rispettare la natura e noi stessi

E' ormai impellente cambiare direzione. Se vogliamo godere di tutto quello che il creato ci ha messo a disposizione é necessario pensare sempre più  a salvaguardare l'ambiente che ci ospita, ci nutre e ci permette la vita.
Il punto fondamentale però, non é parlare o, ancora peggio, credere in tutto questo; é necessario invece materializzare questo nostro pensiero in un atteggiamento concreto, positivo, reale e non pessimista e critico. E'  l' ora di passare ai fatti.
E' sempre più frequente sentire previsioni allarmanti per il nostro futuro da parte di scienziati e ricercatori, ma se noi continuiamo nella vita di tutti i giorni a ripetere grossolani errori come si può invertire la rotta ? 
Ogni giorno usiamo inconsapevolmente una notevole quantità di sostanze chimiche la maggior parte delle quali non é stata sperimentata e non conosciamo quindi i suoi effetti sull'ambiente e sull'uomo.
Siamo guidati dalla pubblicità a scegliere alcuni prodotti invece di altri e, presi vuoi dalla pigrizia che dal ritmo frenetico di vita, riempiamo il carrello della spesa senza nemmeno leggere l' etichetta. In questo modo permettiamo l'uso indiscriminato di sostanze che non hanno niente a che fare con il nostro organismo, il quale deve mettere in moto tutta una serie di meccanismi di difesa.
Le organizzazioni ecologiste e molte persone comuni si stanno facendo degli sforzi per far prendere coscienza sulla necessità di far cambiare direzione.
Si parla dei grandi problemi dell'ambiente, delle piogge acide, dell' emergenza rifiuti, ma se non iniziamo  a cambiare le nostre abitudini in seno alla nostra famiglia non potremo mai rimuovere questo stato di cose.

Non possiamo immaginare quanto potere può avere la casalinga nel modificare le scelte dell'industria; se un numero crescente di casalinghe prende coscienza della necessità di usare prodotti naturali e si orientasse su scelte di questo genere, le industrie sarebbero costrette a modificare le loro produzioni.
Occorre la volontà di cambiare il nostro pensiero profondo in un pensiero che vada al di là del nostro piccolo interesse ma che si apra a guardare avanti, verso ampi orizzonti.

Nella nostra cultura  troppo poco spazio é stato dedicato alla salvaguardia  ed al rispetto della natura: questo ha portato a comportamenti sprezzanti come l'abbandono dei rifiuti senza scrupoli: ho visto delle stupende scogliere a picco sul mare imbrattate dai resti delle vernici usate dalle stesse persone che proprio lì avevano costruito la casa, 

Dr. Antonio Agostini Biologo ed Eurobiologo

 

 

 

BREVE STORIA DELLA DETERGENZA DOMESTICA

NEL PASSATO                    

Il sapone era conosciuto dagli Egizi,dai                                                                                          

Greci e dai Romani; poi gli Arabi hanno    fabbricato sapone duro a base di soda  marina.

1371                                       A Marsiglia nasce l’industria saponiera.

XV - XVI Secolo                   Nascono le saponette profumate.

1907                                       La HENKEL lancia sul mercato il primo  vero e proprio detersivo: il Persil.

Nel dopoguerra                      Al posto delle scaglie di sapone nel   detersivo, si immettono i tensioattivi sintetici derivati dai sottoprodotti della   lavorazione del petrolio.

Negli anni “60                        Si aggiungono i fosfati, che aumentano il potere lavante e abbassano la durezza dell’acqua.

Negli anni “70                        Grandi problemi di schiume ed eutrofizzazione dei corsi d’acqua. I detersivi si moltiplicano ed inizia la corsa al bianco più bianco con gli   sbiancanti ottici.

Negli anni “80                        Diminuisce l’uso dei fosfati ritenuti colpevoli del problema  dell’eutrofizzazione; si impiegano sostituti dei fosfati quali Zeoliti, NTA,   Citrato di Sodio.

Negli anni “ 90           Compaiono detersivi ecologici con   diverse formulazioni più o meno attente  alla salute ed all’ambiente. Occorre una grande attenzione nel saper leggere le etichette.

Nel  2004                                Emanata normativa europee più restrittive sull’uso dei tensioattivi.

 

            ALLA RICERCA DEL BIANCO IMPOSSIBILE

L’impiego di prodotti chimici nella pulizia del vestiario e dell’ambiente domestico é cresciuto in modo vertiginoso negli ultimi venti anni. I detergenti si sono diversificati, moltiplicati e , in maniera silenziosa, hanno arricchito le nostre case di sostanze chimiche che oltre a rappresentare un pericolo per la nostra pelle , sono causa frequente di intossicazione per ingestione.
Lo stimolo pubblicitario quotidiano ha permesso alle industrie chimiche di sviluppare un notevole giro d’affari ed ha mostrato solo i vantaggi dei prodotti, evitando elegantemente di fare una esposizione chiara dei contenuti. Il risultato é stato che sempre un maggior numero di persone soffrono di problemi alla pelle quali disidrosi, dermatiti ed allergie.
Nel 1907 la Henkel lanciò sul mercato il primo detersivo, il Persil, che conteneva come tensioattivo il sapone; nel dopoguerra invece si iniziò ad usare nella formulazione dei detersivi dei tensioattivi di sintesi derivati dal petrolio. Questi  avevano l’unico pregio di costare poco ma avendo una molecola complessa erano poco biodegradabili , erano completamente estranei per la nostra pelle, e creavano un grosso accumulo di schiume negli scarichi e nei fiumi. Un tensioattivo simile che ancora oggi si trova nei nostri detersivi é l’Alchilbenzensolfonato di Sodio.
In un secondo momento sono stati aggiunti i fosfati che aumentavano il potere lavante dei detersivi anche in presenza di acque dure, ma che creavano un aumento di nutrienti nelle acque contribuendo al fenomeno dell’eutrofizzazione ossia un forte aumento della crescita algale nei fiumi e nei laghi con conseguente asfissia delle acque.
Per rendere più bianchi i tessuti si é aggiunto il perborato di sodio che ha una forte azione sbiancate e candeggiante; questo però é attivo a temperature superiori a 60 ° C ed allora si é aggiunto un attivatore (TAED ossia la Tetraacetiletildiamina) per fare in modo che il perborato fosse attivo a temperature inferiori. Ma nella corsa verso il bianco impossibile questo non era sufficiente; così sono stati aggiunti gli sbiancanti ottici. Questi sono coloranti che aderiscono alle fibre, assorbono la radiazione ultravioletta e riemettono per fluorescenza luce visibile blu. La luce blu fluorescente fa scomparire l’ingiallimento delle fibre ed in questo modo l’occhio umano percepisce il colore del tessuto candeggiato otticamente più bianco del bianco. Ci sono diversi tipi di sbiancante adatti ai diversi tipi di fibra: quello adatto per il cotone é il DASC ( acido 4, 4’- bis-triazinilammina-stilben-2-2’-disolfonico).
Negli anni 80, visto l’aumentare del problema dell’eutrofizzazione, il legislatore ha iniziato a diminuire le quantità di fosfato ammesso nei detersivi fino ad arrivare all’attuale 1%; il problema é che sono stati usati dei sostitutivi dei fosfati come l’ NTA (acido nitrilotriacetico)  che poi é stato tolto perché  accusato di essere cancerogeno, ma che ha fatto parte del nostro bucato quotidiano per almeno 5 anni. Altri componenti dei nostri più reclamizzati detersivi sono gli enzimi, in genere proteasi ed amilasi, che favoriscono l’eliminazione delle macchie ma che possono essere attivi anche con l’albumina della nostra pelle.
Negli anni 90 ci siamo avvicinati ad una coscienza ecologica maggiore  e sono entrati sul mercato dei prodotti più attenti alla salvaguardia della nostra salute; inoltre se la spinta dei consumatori é diretta verso prodotti ecologici anche le grandi aziende sono costrette a rivedere la loro politica per non avere un calo di vendite.
Comunque se sull’etichetta é scritto “ecologico senza fosfati” questo non vuol dire che un detersivo sia veramente ecologico: quindi senza dover diventare per forza dei chimici forse vale la pena documentarsi in merito e diventare degli attenti consumatori.

Nel 21 Secolo cosa vogliamo fare? Oggi abbiamo a disposizione una ottima tecnologia e gli studi si possono indirizzare verso l’utilizzo di prodotti ecocompatibili e formulati nel rispetto della natura e dell’uomo. Occorre veramente cambiare “Le regole del gioco”.

 

 

IL SAPONE DI MARSIGLIA

La storia

Secondo  Plinio il Vecchio , l’invenzione e l’uso del sapone  risalgono ai Celti che lo preparavano per tingere di rosso i capelli biondi. Il sapone molle veniva elaborato su una base di grasso di capra saponificato da ceneri marine o forestali provenienti da faggi e betulle.
La tecnologia del sapone era nota anche nell’antichità, quando si preparavano liscivie alcaline da cenere di legno che venivano usate per la saponificazione di sego e di scarti di grassi animali o di oli vegetali.
Gli Egizi preparavano il sapone miscelando un alcali con un olio e tale metodo di fabbricazione era noto in Palestina in epoca biblica; I Greci usavano liscivie sodiche per saponificare oli vegetali; per il lavaggio della lana usavano, come in tutto l’Oriente, la terra da follone o terra dei "lavandai",che altro non era se non una argilla: i Greci infatti usavano l'argilla per sbiancare le lane e Plinio racconta che i Romani avevano due censori addetti ad ispezionare i folloni ove era obbligatorio usarla.   I popoli antichi si servivano di piante, dalle radici delle "saponarie" e  pure della bile impastata con cenere. Si può ritenere che l’origine tecnica del sapone sia gallica, ma la sua industrializzazione sia romana: due resti di saponifici sono stati portati alla luce a Pompei.
I Romani fabbricavano sapone con un grasso animale e liscivie potassiche. Nel medioevo il monopolio della fabbricazione del sapone era detenuta da Marsiglia e Savona, in seguito da Venezia e Genova.
Gli Arabi furono i primi a sviluppare la saponificazione nel bacino del Mediterraneo; essi fabbricarono sapone duro a base di soda marina nell’Africa del Nord ed in Spagna. E’ nel 1371 che a Marsiglia si trova per la prima volta traccia di un’ industria saponiera.
Tuttavia é nel Rinascimento, con il concorso dei profumieri italiani, che si svilupparono le fabbricazioni di lusso e la moda delle saponette profumate.
A metà del XX secolo i saponieri del Nord della Francia svilupparono l’industria del sapone a base di acidi grassi d’origine animale, mentre i marsigliesi si rifiutarono di abbandonare l’uso degli olia vegetali. Questa concorrenza fece declinare l’industria marsigliese, in quanto il costo delle materie prime di origine animale era molto più basso rispetto a quelle di origine vegetale.

Caratteristiche

Il sapone di Marsiglia é un  sapone duro, sodico, un tempo prodotto soltanto con olio di oliva, e oggi anche con oli di semi (arachide, cotone, sesamo). Il nome si deve al grande sviluppo che l’industria del sapone ebbe a Marsiglia nei secoli XVII e XVIII.
E’ ottenuto con la tecnica della levata sopra liscivia e della liquidazione.
L’operazione consiste nel riscaldare a vapore la miscela di oli introdotta in una caldaia e nell’immettere poi una liscivia di soda caustica. Quando gli oli sono totalmente saponificati, l’aggiunta di una soluzione salina, provoca la separazione del sapone, che rimane nella parte superiore della caldaia. La successiva liquidazione porta il sapone a una consistenza pastosa. Il sapone di Marsiglia è perfettamente bianco, mentre saponi similari, prodotti con oli di semi scadenti, presentano una colorazione giallastra, che peraltro può essere eliminata con una operazione di sbianca a mezzo di persolfato potassico. E’ di solito messo in commercio sotto forma di pani o di scaglie.
Deriva dal latino sapo-onis che significa una miscela di cenere e sego per tingere i capelli. E’ un sale metallico di un acido grasso naturale a lunga catena, di solito compreso tra l’acido laurico e l’acido arachidico.

 

 

Produzione

Le materie prime per la produzione del sapone sono gli acidi grassi contenuti nel sego, nell’olio di  palma, di cocco, ecc. sotto forma di esteri della glicerina. Gli acidi grassi che presentano un particolare interesse sono quelli con numero di atomi di carbonio compreso tra 12 e 18, poiché quelli a numero inferiori danno saponi irritanti per la pelle, mentre quelli a più alto numero di atomi di carbonio formano saponi difficilmente solubili. In pratica si utilizzano gli acidi miristico, palmitico, stearico, oleico e linoleico. La reazione su cui si basa la produzione di sapone é la seguente:

R-COOCH2                                       CH2OH
I                                                                     I
R-COOCH + 3Na OH  =   3R-COONa + CH OH
I                                                                     I        
R-COOCH2                                                 CH2OH
Grasso + Idrossido di Sodio= Sapone sodico + glicerina

Il sapone é quindi un sale, nell’esempio precedente sodico, di un acido grasso.
Industrialmente il procedimento si realizza introducendo i grassi nella caldaia; quando la massa ha raggiunto la temperatura di 80° C, si immette lentamente idrossido di sodio, mentre il calore che continua ad affluire nella caldaia mantiene l’ebollizione.
Quando la soluzione saponosa ha raggiunto una certa consistenza e pastosità si aggiunge sale in modo da separare il sapone che viene a galla, mentre la soluzione alcalina e salata contenente glicerina viene scaricata dal fondo. L’operazione di immissione di idrossido di sodio e sale può essere ripetuta più volte così da assicurare una completa saponificazione.
Prima dell’immissione sul mercato sotto forma di saponette o di polvere, al sapone vengono aggiunti pigmenti, profumi ed eventualmente cariche inerti, oltre a sostanze che impediscono l’irrancidimento come l’acido etilendiamminotetracetico.
Le saponette vengono prodotte per trafilatura, taglio, stampaggio e impressione del marchio; il sapone in polvere é ottenuto per atomizzazione a spruzzo sotto pressione in una torre ad aria calda. I saponi liquidi,compresi gli shampoo, sono prodotti con olio di oliva o di cocco e vengono saponificati con idrossido di potassio o di ammonio; le creme da barba sono prodotte con olio di cocco e acido stearico con idrossido di potassio; i saponi trasparenti sono ottenuti  bloccando il processo di completa saponificazione con l’introduzione di alcool o soluzioni zuccherine che conferiscono un aspetto vetroso.
Negli usi domestici il sapone  é stato sostituito in gran parte dai detersivi sintetici, ma in campo industriale la sua importanza é ancora notevole: per esempio nell’industria tessile il sapone é usato per asportare le impurità dai filati; nell’industria chimica é utilizzato nella polimerizzazione in emulsione oppure per rendere più viscosi gli oli minerali per la produzione di grassi lubrificanti.
I saponi artigianali, invece, sono realizzati a seguendo l'antica tradizione della  Saponeria , eseguita a bassa temperatura perché tale processo non altera i principi attivi, gli oli pregiati e le essenze, somministrati all'impasto a base rigorosamente vegetale del sapone.
Durante il processo di saponificazione si forma naturalmente la glicerina che è fondamentale ai fini della emollienza di un sapone. La presenza di glicerina nei  saponi è evidenziata dal fatto che possono essere tagliati nettamente con una lama, a differenza dei saponi industriali e sintetici, contenenti grassi animali (detti a caldo per l'alta temperatura di cottura) facilmente riconoscibili perché si presentano duri e pietrosi e si scheggiano al taglio proprio in quanto viene loro sottratta la glicerina che impasterebbe i macchinari di lavorazione.

 

 

DETERGENZA ED AMBIENTE

Nel corso dell’evoluzione l’uomo non  ha conosciuto molte sostanze chimiche. Negli ultimi 50 anni però l’inquinamento atmosferico è aumentato rapidamente grazie all’ entrata sul mercato di 80 mila nuove sostanze chimiche. La conseguenza è stata un drastico aumento di allergie e malattie della pelle; annualmente vengono introdotte circa 2000 sostanze chimiche nuove nei generi alimentari, nei cosmetici, nei detersivi ecc..
In questo modo il nostro sistema immunitario viene sempre più sollecitato da sostanze di sintesi estranee che possono provocare allergie e dermatiti.
Ci sono diversi modi di introdurre nel nostro corpo sostanze chimiche:

1. Attraverso la pelle con l’uso di detersivi, prodotti per l’igiene, cosmetici, bagni schiuma, medicinali ecc..

2. Attraverso i polmoni. Insieme all’aria introduciamo numerose sostanze nocive.

3. Attraverso l’intestino con alimenti, medicinali, bevande ed anche acqua potabile.

 

I PRINCIPI DELLA DETERGENZA

COMPOSIZIONE DEI DETERSIVI CONVENZIONALI

 

L’acqua è l’elemento indispensabile per lavare ma da sola non è sufficiente.
L’acqua ha una tensione superficiale ossia una forza di superficie che è quella che permette, per esempio, ad un piccolo insetto di spingersi sul pelo dell’acqua, ed alle gocce d’acqua di mantenere la forma sferica.
Per poter lavare bisogna togliere all’acqua la sua tensione superficiale e quindi devono essere aggiunte delle sostanze attive detergenti: i tensioattivi.
Ci sono circa 100.000 tipi di tensioattivi noti, di cui 2500 -3000 vengono usati per detersivi e prodotti di pulizia; gli altri si usano ad esempio come emulsionanti nelle creme o nelle pitture. Infatti ogni pittura è composta da una parte di tensioattivi che permettono al colore di restare fisso alla parete e di rimanere amalgamato all’acqua.

Struttura dei Tensioattivi

La struttura chimica di un tensioattivo presenta due parti distinte: una è amante del grasso e dell’aria (lipofila), l’altra dell’acqua (idrofila). I tensioattivi si distinguono per la loro carica elettrica: infatti in base alla loro dissociazione ionica si distinguono in: anionici, non ionici, cationici e anfoteri.
Il sapone appartiene al gruppo dei tensioattivi anionici. Nei detersivi comuni sono usati per lo più tensioattivi a buon mercato, che sono anche i più dannosi per l’ambiente e possono provocare allergie.
Le preparazioni commerciali contengono dal 10% al 20% di tensioattivi “forti ” che sono difficilmente biodegradabili e dall’80%-90% di tensioattivi più facilmente biodegradabili.

 

BIODEGRADABILITA'

La biodegradabilità si riferisce solo ad un componente dei prodotti per la pulizia siano essi detersivi, shampoo o bagni schiuma: il tensioattivo.
Non si può quindi usare questo termine per altre sostanze in quanto non sarebbe corretto sul piano scientifico e legislativo.
La biodegradabilità é definita come il tempo necessario affinché una sostanza complessa, sottoposta all'azione dei decompositori che agiscono nei corpi idrici come batteri, funghi e alghe, ed altri fattori abiotici come la luce ed il calore, si scomponga in una serie di sostanze più semplici.
La legge italiana ha fissato, in conformità alle Direttive CEE,(legge n° 36 del 26 Aprile 1983) una percentuale di biodegradabilità superiore al 90% .

La biodegradazione può essere definita come la distruzione di composti chimici a carico di una azione biologica proveniente da organismi viventi. In questo contesto i più importanti microrganismi implicati sono i batteri capaci di utilizzare come cibo una infinita varietà di composti. Questa straordinaria adattabilità è il risultato della loro semplice struttura e organizzazione unitamente alle loro grandi capacità metaboliche. Organismi di tipo superiore avrebbero difficoltà nel trovare una stessa nicchia ecologica. Grazie al processo di acclimatazione o adattamento i batteri riescono a vivere e riprodursi utilizzando come cibo composti anche tossici come ad esempio gasolio, benzene, fenoli.
Il processo metabolico alla base di tutto é rappresentato dall'ossidazione biologica che rende possibile la decomposizione, in tempi brevi, della sostanza organica fino a semplici molecole riutilizzabili in natura.
La demolizione dei tensioattivi a mezzo di una biomassa acclimatata segue in linea di principio la stessa strada di una generica molecola organica.

I tensioattivi si chiamano in questo modo per le loro proprietà tensioattive e quando perdono queste caratteristiche é possibile affermare che si é avviata una biodegradabilità primaria ovvero un attacco batterico che ha alterato la molecola in modo tale da farle perdere le principali caratteristiche o da non poter più essere identificata con il metodo analitico dedicato (Biodegradability Sub commitee of WPCF- 1967 ).
Poiché i processi biologici, in genere, sono lunghe sequenze di reazioni in ciascuna delle quali la molecola cambia a poco a poco, non possiamo aspettarci una risposta on/off rispetto alla tensioattività o alla rispondenza del metodo in quando tutto dipende dal grado di degradazione e soprattutto dalla sua velocità.

Il concetto di biodegradazione appare quindi carente da precisione in quanto dipende da criteri arbitrari siano essi analitici o funzionali.


Tuttavia la presenza o meno di schiuma é un concetto semplice e molto usato per una prima valutazione della presenza o meno di tensioattivi nei corpi idrici superficiali.
Si definisce biodegradabilità finale la decomposizione dell'intera molecola ad anidride carbonica, acqua, sali minerali e semplici composti associati al normale metabolismo cellulare ( es. amminoacidi o acidi grassi più o meno complessi ).Questo valore é misurato con determinazioni analitiche standardizzate in accordo con le Associazioni internazionali dei produttori di saponi e detergenti.
La valutazione sulla biodegradabilità riguarda solo la perdita del potere detergente dei tensioattivi o degradazione primaria; non vengono presi invece in considerazione gli effetti della degradazione secondaria ossia la produzione di prodotti intermedi di degradazione che non sono conosciuti.

Comunque, per fare un esempio, la biodegradabilità di certi tensioattivi derivati dal petrolio come gli ABS (Alchilbenzensolfonati) si aggira mediamente intorno al 21.5%, mentre quella di certi LAS (Linear Alkylate Sulfonate) arriva fino al 99.5%.(dati presi dal Journal of the American Oil Chemist's Society).

Comunque la biodegradabilità del 100% non esiste in quanto é il risultato di una serie di trasformazioni biochimiche che il tensioattivo subisce una volta immesso in un ambiente idrico e nessuna reazione in natura ha un rendimento del 100%.
E' come dire che non si può fare una frittata senza rompere l'uovo! Allo stesso modo non si può pensare di lavare senza interferire con l'ambiente: ma un conto é immettere un tensioattivo che impiega moltissimo tempo per degradarsi e alla fine non raggiunge i valori sperati, e un altro é quello di usare tensioattivi lineari che fanno presto a degradarsi in molecole innocue.

Certo un messaggio promozionale che afferma "BIODEGRADABILE AL 100%" può colpire l'attenzione del consumatore, ma ne ferisce anche l'intelligenza giocando sulla sua buona fede.

Quando allora ci si accinge ad acquistare un detersivo, sia esso per bucato, per piatti, per superfici o per l'igiene personale, sarebbe buona norma assicurarsi della qualità del tensioattivo, non fermandosi a sapere se appartiene alla numerosissima famiglia dei tensioattivi anionici, ma cercando di sapere la sua natura precisa informandosi presso il rivenditore o, meglio ancora, presso l'azienda produttrice.

In un detersivo ecologico il tensioattivo deve essere di derivazione naturale, avere una biodegradabilità elevata ed essere dermocompatibile. Tali tensioattivi semisintetici derivano da oli e grassi vegetali e quindi da una fonte inesauribile; comunque bisogna dire che, anche fra questi c'é una scala di qualità dal punto di vista dell'impatto ambientale e della dermocompatibilità e spesso purtroppo i tensioattivi migliori sono i più cari e quindi anche i meno usati.

 

Comportamento in acqua del tensioattivo

 

I tensioattivi rendono l’acqua fluida riducendo la tensione superficiale: permettono cioè all’acqua di penetrare meglio nelle fibre. Inoltre con la loro parte lipofila si legano alle macchie di grasso e con il movimento rotatorio della lavatrice o meccanico delle mani, lo sporco viene rimosso.

L’inconveniente del calcare

L’acqua che noi usiamo sia per scopi potabili che per lavare, può essere più o meno ricca di sali di calcio e magnesio; la presenza di una elevata quantità di questi sali definisce un’acqua “ dura “. Questo perché il tenore di sali si misura con una scala  chiamata Durezza.
I tensioattivi anionici, che vengono usati in quasi tutti i detersivi per il loro basso costo, si uniscono preferenzialmente con il calcare: a questo gruppo appartengono i saponi  e l’Alchil benzensolfonato di sodio.
Se un’ acqua presenta una elevata durezza questi tensioattivi si uniscono al calcare e non possono svolgere la loro azione lavante nel migliore dei modi; per questo si aggiungono al detersivo altre sostanze che si uniscono più velocemente al calcare di quanto non facciano i tensioattivi, i quali sono liberi di svolgere la loro azione lavante. Queste sostanze sono i fosfati.

Sbiancanti o candeggianti

I tensioattivi sciolgono le macchie di grasso, ma nella nostra biancheria si possono trovare altri tipi di macchie. Tra queste ci sono quelle di frutta, di verdura, di caffè, di tè, di vino rosso ecc;
queste si riescono a togliere solo se sono molto fresche; se la macchia diventa vecchia, è necessario uno sbiancante che scolora il tessuto anche se al microscopio la macchia è sempre visibile.
In genere per questo scopo viene usato il perborato di sodio il quale ad alte temperature libera ossigeno che ha un forte potere sbiancante. Questo procedimento tuttavia è molto aggressivo e conduce ad un veloce logoramento del tessuto che si strappa più facilmente e si scolora. Inoltre l’azione ottimale del perborato si ottiene a 60° C per cui a temperature più basse è necessario ricorrere ad altri additivi cioè dosatori dell’azione del perborato come il silicato di magnesio e l’etilendiammintetracetato.

Enzimi

In qualsiasi detersivo comune sono presenti gli enzimi o catalizzatori biologici. Gli enzimi sono sostanze naturali attive che aumentano la velocità di una reazione biochimica. Nei detersivi vengono usati degli enzimi modificati ed in particolare proteasi che attaccano le macchie albuminose come quelle di sangue e cacao.

Sbiancanti ottici

Sono sostanze presenti in qualsiasi detersivo comune; si tratta di coloranti che aderiscono alle fibre, assorbono la radiazione ultravioletta e riemettono per fluorescenza luce visibile blu. La luce blu fluorescente fa scomparire l’ingiallimento delle fibre ed in questo modo l’occhio umano percepisce il colore del tessuto candeggiato otticamente più “bianco del bianco”.
Ci sono diversi tipi di sbiancanti adatti ai diversi tipi di fibra: quello adatto per il cotone è il DASC  ( acido 4, 4’- bis- triazinilammina- stilben- 2-2’- disolfonico).

Additivi

Ci sono anche altre sostanze che in genere non vengono riportate in etichetta, ma sono presenti in tutti i detersivi comuni.

Antigrigiore

Servono per preservare il tessuto dal grigiore: devono impedire che lo sporco, una volta staccatosi dal tessuto, possa depositarsi nuovamente sulle fibre (carbossimetilcellulosa).

Anticorrosione

Servono per preservare la lavatrice dalla corrosione: infatti con i numerosi additivi chimici nei detersivi, ed un conseguente pH fortemente alcalino si potrebbero intaccare le parti in metallo della lavatrice. Per questo scopo si usano i disilicati di sodio.

Schiumogeni e stabilizzatori di schiuma

Affinché si abbia la sensazione che un detersivo lavi bene si aggiungono degli schiumogeni; in questo modo con il movimento rotatorio della lavatrice si formerebbe una quantità sempre maggiore di schiuma. Così per evitare un surplus di schiuma si aggiungono dei preventori di schiuma, ma affinché la schiuma non scompaia completamente si aggiungono degli stabilizzatori che dovrebbero equilibrarne la formazione. Pertanto vengono aggiunti tre diversi composti chimici solo per illuderci.

 

 

Flocculanti e riempitivi

Vengono aggiunti affinché il detersivo non formi grumi: sono sostanze riempitive (solfati di sodio) che possono arrivare fino al 30% della composizione totale del detersivo. Aumentano la salinità delle acque, modificano gli scambi ionici e l’equilibrio elettrolitico degli organismi acquatici.

Coloranti

Servono solo per colorare i formulati, per distinguere un detersivo dall’altro e soprattutto per coprire il colore poco accattivante.

Oli profumati

Vengono aggiunti per coprire l’odore sgradevole dei tensioattivi sintetici e profumare sinteticamente il bucato. infatti nella maggioranza dei casi non si tratta di oli essenziali naturali ma di profumi di sintesi. Nelle acque i profumi sintetici turbano il comportamento, specialmente sessuale, dei pesci e degli altri organismi acquatici.

 

SVANTAGGI DEI TENSIOATTIVI

I saponi sono velenosi per i pesci. Non hanno buone proprietà di lavaggio in quanto si uniscono preferenzialmente con il calcare; per questo se si ha un’acqua dura si deve usare una grande quantità di sapone.
Il sapone è 100.000 volte più alcalino del manto acido protettivo della pelle: il valore del pH della pelle é intorno a 5,6 mentre quello dei saponi é circa 10. Dato che il pH si calcola con una scala logaritmica la differenza tra un pH di 5,6 e 10 è di circa 100.000.
I saponi danneggiano il manto acido protettivo della pelle in modo radicale; infatti con il semplice lavaggio delle mani si toglie il 35% dei grassi naturali della pelle ed occorrono diverse ore affinché questi si riformino: in queste ore la pelle non è protetta e può essere più sottoposta ad irritazioni e dermatiti.

Altri detergenti sintetici o “syndets”

I detergenti sintetici possiedono un potere sgrassante  superiore a quello dei saponi ;  sono anche chiamati “saponi non saponi” medicinali. I disinfettanti usati sono molto aggressivi nei confronti della nostra pelle e anche se la loro  funzione é quella di eliminare i funghi ed i batteri presenti sulla pelle, col passare del tempo  sgrassano a tal punto il manto idrolipidico che la pelle stessa non é più in grado di difendersi in modo naturale con la conseguenza di inevitabili disidrosi , dermatiti ed allergie.

Effetti sulla cute

Negli shampoo convenzionali sono presenti dei tensioattivi che non solo sgrassano la cute ed il capello, ma penetrano nella ghiandola sebacea fino alla base. La ghiandola sebacea viene così stimolata a produrre ulteriore sebo nell’intento di eseguire la sua funzione naturale e cioè quella di fornire al capello la giusta dose di sebo necessaria alla sua lubrificazione. Più spesso si lavano i capelli  , maggiore é il lavoro della ghiandola la quale sottoposta a questo stress finisce per interrompere la sua produzione. Il risultato é quello che il capello, non essendo più alimentato dal sebo, diventa fragile e si spezza; inoltre la base del capello si secca e compare la forfora. Può così accadere  di avere la forfora  ed i capelli grassi in quanto ci sono altri punti della cute in cui si ha ancora la sovrapproduzione di sebo.

 

SVANTAGGI DEI FOSFATI

I fosfati non sono velenosi ; al contrario sono di importanza vitale per ogni cellula sia animale che vegetale al punto che sono usati come concimi in agricoltura.
Quando però sono scaricati in dose massiccia nelle acque hanno un effetto pericoloso sull’ambiente in quanto fungono da fertilizzante e portano ad una crescita abnorme di alghe specie in bacini stagnanti o fiumi che scorrono lentamente. Lo spessore delle alghe può raggiungere i 40 cm. di altezza ed in questo modo gli strati sottostanti del bacino idrico non ricevono più luce solare. Questo provoca una moria di vita acquatica per mancanza di ossigeno consumato dalle alghe; si parla di eutrofizzazione delle acque, un fenomeno tristemente noto negli anni passati per la riviera romagnola.

10 gr di fosfati producono 10Kg di alghe i quali consumano 700 litri di ossigeno

Negli anni 80, visto l’aumentare del problema dell’eutrofizzazione, il legislatore ha iniziato a diminuire le quantità di fosfato ammesso specie nei detersivi per bucato fino ad arrivare all’attuale 1%. In questo modo mentre nel 1976 la percentuale di fosfati immessi nell’ambiente dai detergenti era il 33% siamo passati nel 1986 al 13%. Ma i problemi non sono finiti in quanto l’industria della detergenza ha dovuto impiegare altri prodotti al posto dei fosfati.

I SOSTITUTI DEI FOSFATI

A partire dai primi anni 80 si é introdotto l’ NTA (acido nitrilotriacetico), l’EDTA (etilendiaminitetracetato), ZEOLITI A (Silicati di alluminio) e CITRATI.
L’NTA é stato impiegato per 5 anni in Italia fino al 1988 anno in cui é stato vietato in quanto sospetto cancerogeno; aveva anche un effetto chelante dei metalli pesanti, cioè si legava con metalli come il mercurio, il cadmio (cancerogeno), il piombo, lo zinco. Questo significa che tali metalli che normalmente si depositano per gravità sul fondo dei corpi idrici, grazie all’azione di queste sostanze, rientrano in circolo nelle acque. Dato che molte grandi città si approvvigionano di acque superficiali per il loro fabbisogno idrico a causa del crescente uso di acqua potabile (circa 150 litri al giorno pro capite), é ragionevole pensare che questi metalli ritornino nelle nostre case dal rubinetto. Gli effetti dei metalli pesanti sul nostro organismo sono intossicazioni al fegato ed ai  reni che si manifestano con mal di testa, stanchezza, depressione,ecc.
Negli anni 60 in Giappone una grande azienda scaricava nel golfo di Minamata una grande quantità di mercurio; la popolazione del luogo era formata da numerosi pescatori di tonno che usavano il pesce per sfamarsi. Il tonno contaminato da mercurio causò una grave malattia chiamata Itai-Itai che provocò molti morti e centinaia di malati gravi.
L’EDTA sembra abbia un effetto simile. La ZEOLITE A non é stata molto sperimentata ma ci sono degli studiosi che hanno messo questa molecola in relazione alla crescita di certe microalghe.
I CITRATI sono gli unici a non avere un effetto nocivo sull’ambiente.

SVANTAGGI DEI CANDEGGIANTI

Non sono così  preoccupanti come le sostanze citate in precedenza. Possono però provocare irritazioni su persone con pelli molto sensibili in quanto i residui dei candeggianti rimasti sulle fibre del tessuto, a diretto contatto  con la pelle, continuano a “sbiancare” l’epidermide. La nostra albumina viene denaturata tanto da non essere più riconosciuta dal nostro organismo come propria: questo innesca una reazione di sensibilizzazione e di allergia.

SVANTAGGI  DEGLI ENZIMI

Se inalati possono provocare dei disturbi alle vie respiratorie come asma e bronchiti; questi effetti si sono riscontrati sugli addetti alla loro manipolazione nelle industrie di detersivi. Ci sono stati anche casi molto gravi di intossicazione e di conseguenza sono stati presi dei provvedimenti incapsulando  in granuli l’enzima il quale si riattiva una volta a contatto con l’acqua.
Come residui sulle fibre, gli enzimi intaccano l’albumina della nostra pelle  e possono provocare allergie.

SVANTAGGI DEGLI SBIANCANTI OTTICI

Sappiamo che questi prodotti sono usati per raggiungere il “bianco splendente” ma bisogna far presente che uno sbiancante ottico viene messo in evidenza solo se si espone la biancheria alla luce del sole.
Comunque gli sbiancanti ottici preoccupano non solo perché sono superflui, ma soprattutto perché sono dannosi alla nostra pelle; infatti nell’arco della giornata sudiamo e la pelle si appiccica alla biancheria sciogliendo tutte le sostanze chimiche ivi presenti.
Nei primi anni 50 il Prof. Baron ha constatato , visitando una paziente affetta da tumore al seno, che la pelle attorno al seno dove si appoggia il reggiseno era così contaminata da sbiancanti ottici tanto da non riuscire a dosare le radiazioni per la cura. Inoltre la pelle in quel punto era sbiancata e le creme e le pomate non facevano effetto e la temperatura corporea era aumentata di due gradi.
Inoltre scoprì che gli sbiancanti ottici rallentano la coagulazione del sangue e quindi la guarigione di una ferita; é per questo che in Germania é stato fatto divieto di usare tali prodotti per lavare fasce e simili. C’é anche da dire che, pur non essendo dimostrata la loro cangerogenicità, si é visto una maggiore proliferazione delle cellule tumorali nel caso di tumori preesistenti. Nel caso di una donna con  tumore al seno, non solo le cellule tumorali crescono più in fretta, ma creano problemi per l’eventuale trattamento terapeutico con le radiazioni.

L’ammorbidente

Si é detto che i residui che rimangono nel tessuto lo rendono duro e ruvido. Per  questo l’industria dei detersivi ha creato l’ammorbidente; questo é composto in gran parte da tensioattivi cationici che hanno un bassissimo potere lavante, inferiore all’acqua, e sono poco biodegradabili e molto velenosi.

CONCLUSIONI

Dopo aver visto la composizione dei detersivi convenzionali e gli svantaggi dei loro componenti, vale la pena soffermarci di più sulla lettura dell’etichetta dei prodotti che acquistiamo e scegliere non in base alla  pubblicità ma alle nostre conoscenze. E’ necessario affidarsi ad aziende che hanno l’occhio puntato sull’ambiente e sulla salute anziché sul profitto.
Esistono infatti sul mercato aziende che stanno rivedendo il principio di realizzare un detergente partendo dalle esigenze delle nostra pelle e non di mercato.

 

Dr Antonio Agostini

 

Fonte: http://www.eticamente.altervista.org/Documenti/failasceltagiusta/ecologiadomestica/relazione.doc

Sito web da visitare: http://www.eticamente.altervista.org

Autore del testo: sopra indicato nel documento di origine

Il testo è di proprietà dei rispettivi autori che ringraziamo per l'opportunità che ci danno di far conoscere gratuitamente i loro testi per finalità illustrative e didattiche. Se siete gli autori del testo e siete interessati a richiedere la rimozione del testo o l'inserimento di altre informazioni inviateci un e-mail dopo le opportune verifiche soddisferemo la vostra richiesta nel più breve tempo possibile.

 

Appunti ecologia domestica

 

 

I riassunti , gli appunti i testi contenuti nel nostro sito sono messi a disposizione gratuitamente con finalità illustrative didattiche, scientifiche, a carattere sociale, civile e culturale a tutti i possibili interessati secondo il concetto del fair use e con l' obiettivo del rispetto della direttiva europea 2001/29/CE e dell' art. 70 della legge 633/1941 sul diritto d'autore

Le informazioni di medicina e salute contenute nel sito sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo e per questo motivo non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione).

 

Appunti ecologia domestica

 

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano!" Isaac Newton. Essendo impossibile tenere a mente l'enorme quantità di informazioni, l'importante è sapere dove ritrovare l'informazione quando questa serve. U. Eco

www.riassuntini.com dove ritrovare l'informazione quando questa serve

 

Argomenti

Termini d' uso, cookies e privacy

Contatti

Cerca nel sito

 

 

Appunti ecologia domestica