Appunti economia aziendale

Appunti economia aziendale

 

 

Appunti economia aziendale

Capitolo 1.
Il termine economia venne usato per la prima volta nel V secolo da Senofonte nel libro “Economico”.
Nella lingua greca la parola economia deriva dalla fusione dei termini casa e governo, quindi il primo significato di economia era “governo della casa”.
La conduzione di una famiglia all’epoca di Senofonte non comportava il solo svolgimento di attività “domestiche”, ma dette attività comprendevano anche alcune di tipo imprenditoriale: coltivazione dei campi, artigianato di uso proprio, ceramiche, ecc…
Definizione strumentale di AZIENDA secondo Gino Zappa: Istituto economico atto a perdurare, che, per il soddisfacimento dei bisogni umani, ordina e svolge in continua coordinazione la produzione, o il procacciamento e il consumo della ricchezza.
Definizione dello strumento AZIENDA in sé secondo Gino Zappa:  Coordinazione economica in atto, istituita e retta a soddisfacimento dei bisogni umani.
Definizione di AZIENDA secondo il Codice Civile:  Complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.
Capitolo 2
I cinque principi di governo per la continuità e lo sviluppo delle aziende:

  • Il principio di progresso
  • Il principio di unità e il finalismo aziendale
  • Il principio di economicità
  • Il principio di solvibilità
  • Il principio di autonomia

 

1. Il principio di progresso
Senofonte definisce l’economia come la scienza con cui gli uomini possono accrescere i beni della casa, la casa a sua volte ci appare come tutto ciò che si riesce a possedere.

  • Il principio di progresso non è altro che la tensione che consente all’azienda di progredire nella capacità di realizzare la propria ragione d’essere e quindi il soddisfacimento di bisogni
  • Il progresso secondo Aristotele: tutte le cose animate e non sono potenze destinate a divenire atti
  • Il progresso secondo Jean Paul Sartre: la realizzazione del progetto che ciascuno si forma autonomamente, senza vincoli di nessun genere.
  • Sulla stessa linea di Aristotele  il concetto di creaturalità di Sant’Agostino: l’uomo è una creatura e, pertanto, il suo sviluppo e il suo vero progresso sono condizionati dal suo essere creatura e non Creatore.

2. Il principio di unità e il finalismo aziendale
È il secondo principio da prendere in considerazione nelle aziende, il principio di unità: tout se tient; esso consiste nel fatto che, all’interno dell’azienda, tutte le risorse e tutte le operazioni che coinvolgono queste risorse devono essere tra loro collegate, coordinate e coerenti; devono cioè convergere verso un unico obiettivo, che è quello della soddisfazione di bisogni umani.

3. Il principio di economicità
E’ il terzo fondamentale principio di governo delle aziende è denominato principio di economicità; detta condizione segue quella di progresso e quella di unità.
Il principio di economicità deve configurarsi nella relazione esistente tra il valore delle risorse impiegate nella gestione delle aziende e il valore di quelle, invece, che dalla medesima gestione vengono generate.
La condizione di economicità della gestione aziendale si verifica qualora esista, in una prospettiva temporale di lungo periodo, un differenziale positivo tra il valore dei realizzi (R) e quello degli investimenti più gli interesse (I+i), solo soddisfacendo il principio di economicità è possibile realizzare il progresso dell’azienda e la sua espansione sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo.
Qualora il differenziale dei realizzi e quello degli investimenti più interessi (I+i) sia negativo, non sarà possibile ricostruire per il periodo successivo i finanziamenti in maniera integrale si entrerà quindi in una spirale involutiva, deleteria per la vita dell’azienda
Può in taluni casi accadere che i realizzi (R) siano uguali agli Investimenti (I+i) tale situazione non può considerarsi positiva in quanto non crea un progredire dell’azienda
Le fasi del ciclo tipico della gestione sono in successione logica:

  • finanziamenti;
  • investimenti;
  • trasformazioni;
  • Realizzi.

Le fasi del ciclo tipico della gestione dal punto di vista programmatico sono :

  • Analisi del mercato e quindi dei possibili realizzi da conseguire
  • Quantità di investimenti necessari per conseguire quei realizzi
  • Procacciamento di finanziamenti dalle varie economie esterne (istituti di credito, creditori …)

Analizzando il ciclo tipico della gestione aziendale per più periodi, a fine di verificarne l’economicità risulta indispensabile verificare l’inflazione (costante crescita dei prezzi di mercato dei beni e dei servizi e quindi progressiva perdita di potere d’acquisto della moneta). Per verificare il fenomeno inflazionistico occorre confrontare in due periodi diversi il valore monetario di due identici panieri di beni.

4. Il principio di solvibilità
Secondo tale principio occorre che l’azienda sia in grado in ogni momento, di estinguere i debiti in scadenza, senza compromettere la propria economicità.
Piano economico e piano finanziario
Sul versante economico, li investimenti determinano costi e i realizzi determinano ricavi; il saldo positivo fra ricavi e costi prende il nome di utile, il saldo negativo viene denominato perdita
Sul versante finanziario, gli investimento determinano uscite e i realizzi determinano entrate; il saldo positivo fra entrate e uscite, si denomina avanzo, quello negativo si denomina, invece, disavanzo.
Il risultato economico e quello finanziario non coincidono perché:

  • Dal punto di vista temporale, il momento relativo al sostenimento del costo e quello relativo all’effettuazione della corrispondente uscita, possono non essere gli stessi. Ciò avviene ogni volta che l’acquisto di un fattore produttivo avviene con pagamento dilazionato, ovvero a rate.
  • Il governo dell’azienda comporta l’effettuazione di operazioni di accensione di debiti o di restituzione di debiti, così come la concessione o il rimborso di prestiti. Ora è evidente che dette operazioni comportano entrate  ed uscite, ma sul piano economico non hanno alcun riflesso se non quello eventualmente legato agli interessi passivi o attivi.

5.Il principio di autonomia
L’azienda economica e solvibile  è in genere dotata di autosufficienza economico-patrimoniale che la rende indipendente da terze economie ed è il fondamento primo della propria autonomia. La mancanza di autonomia porta alla conseguenza che siano altri a dire cosa l’azienda deve fare, in quanto sono loro che forniscono in tutto o in parte i mezzi per la sua sopravvivenza
La nozione di efficienza ed efficacia
L’efficienza è quella qualità delle coordinazioni aziendali che consente di ottenere parità di risultati con quantitativi minori di fattori di produzione impiegati, o maggiori risultati a parità di fattori di produzione impiegati.
L’efficacia invece è il grado di capacità dell’azienda di soddisfare i bisogni che fanno parte della sua missione, per cui, è più efficace chi “meglio” soddisfa i bisogni per i quali ha scelto di operare
Il rischio economico aziendale
Il rischio principale è di natura economico-patrimoniale, in quanto deriva dall’eventualità  che il capitale proprio venga eroso a causa del conseguimento di un flusso di realizzi inferiori agli investimenti
Gli altri rischi possono riguardare:

  • Minori realizzi conseguiti a fronte di quelli attesi: ad esempio a causa dell’insolvenza dei clienti o della riduzione della domanda di mercato;
  • Maggiori investimenti effettuati a parità di volumi e tipologia di attività, rispetto a quelli programmati: ad esempio, a causa di manutenzioni e riparazioni straordinarie ai macchinari o all’assistenza ai clienti per i prodotti venduti in garanzia;

Entrambe le alternative ad esempio, le aziende che producono beni strumentali su commessa possono al contempo incorrere nel conseguimento di minori realizzi da penalità di ritardata consegna e in maggiori investimenti per modifiche da apportare al fine di riparare eventuali difetti di collaudo
 Il rischio aziendale è riconducibile ad altre categorie di soggetti che sono portatori di aspettative nei confronti dell’azienda. Ad esempio  i clienti devono fronteggiare il rischio che i prodotti o servizi forniti non siano confacenti ai loro bisogni; i fornitori di prodotti o di servizi , nonché i finanziatori devono fronteggiare un rischio connesso alla solvibilità dell’azienda ecc..
Il rischio economico-patrimoniale è riconducibile all’incertezza, cioè alla non sufficiente conoscenza del futuro assetto delle variabili aziendali e ambientali, questo fenomeno viene ulteriormente acuito da due fattori:

  • La rigidità degli investimenti aziendali;
  • La resistenza al cambiamento derivante dai valori imprenditoriali , dalla cultura aziendale e dai mezzi che l’azienda adotta per alimentare processi di apprendimento.

Il primo fattore è spesso correlato al settore in cui l’azienda opera
Il secondo fattore è invece collegato ai soggetti che operano in azienda, cioè ai loro convincimenti profondi.
Il rischio economico aziendale deve essere governato, attraverso:

  • l’attenuazione del rischio con un’azione volta ad agire sulle cause che lo determinano
  • controllo degli effetti economici del rischi, con un loro trasferimento nel tempo e/o nello spazio

Capitolo 3
Alcune relazioni tra economicità e solvibilità
Il bilancio non è strumento sempre idoneo a rappresentare il grado di economicità o il grado di solvibilità aziendale intesi come attitudine prospettica a conseguire un risultato economico e a far fronte alle proprie obbligazioni alle scadenze dovute.
Dinamica delle fasi del ciclo di vita del prodotto

  • Nella fase di sviluppo, il prodotto dimostra di conquistare i favori del mercato ed infatti crescono le vendite; le prospettive di economicità sono buone, tuttavia i realizzi sono ancora, seppur di poco, inferiori agli investimenti e al relativo costo finanziario
  • Nella fase di maturità, buona parte degli investimenti sono stati recuperati e la differenza con i realizzi si manifesta pertanto positiva, evidenziandosi buone prospettive di economicità
  • Nella fase di declino, non provvedendosi ad effettuare spese a favore del prodotto, i realizzi superano gli investimenti  e i relativi costi; tuttavia il tasso di crescita delle vendite è negativo e pertanto le prospettive di economicità futura sono decisamente ridotte.

Capitolo 4
Una delle più importanti classificazioni risalenti agi studi di Teodoro D’Ippolito è quella che si riferisce al modo in cui le aziende soddisfano i bisogni dei soggetti e le suddivide in due grandi categorie:

  • Le aziende dirette (famiglie, fondazioni, gli istituti religiosi, caritativi, sportivi, culturali, sociali e gli istituti pubblici territoriali) che soddisfano in modo immediato i bisogni dei soggetti che ne fanno parte attraverso i consumi o l’utilizzo dei beni acquisiti mediante un’attività di spesa.
  • Le aziende indirette (le imprese), invece soddisfano indirettamente i bisogni dei partecipanti (lavoratori, proprietari del capitale) attraverso le remunerazioni monetarie provenienti dai mercati ai quali si rivolge la produzione di beni o di servizi. Le remunerazioni monetarie distribuite tra i partecipanti confluiranno all’interno delle aziende dirette per essere spese in tutto o in parte per il soddisfacimento di bisogni.

Sia per le aziende dirette che per quelle indirette la relazione entrate/uscite, se positiva genera risparmi se negativa genera indebitamento e l’indebitamente come per le imprese non può avvenire all’infinito.
Per tutte le aziende vale inoltre in ogni istante della propria vita il principio di solvibilità.
Diverse tipologie di aziende assumono tipicità di manifestazioni le quali, considerate a priori, possono orientare scelte di opportunità degli operatori economici di inserimento in determinati settori o di abbandono degli stessi.
Diverse tipologie di aziende:

  • Nelle banche tradizionali l’attività di intermediazione porta a identificare i realizzi prevalentemente negli interessi attivi che remunerano le somme date in prestito. A fronte di tali realizzi si trovano i costi della raccolta dei capitali (interessi passivi) e le spese di gestione
  • Nel caso delle aziende di assicurazione i realizzi sono dati dalla riscossione dei premi (R), che precedono di norma, temporalmente il verificarsi degli eventi dannosi causa del pagamento degli indennizzi (I)
  • Relativamente alle aziende industriali, se si considera la fase di impianto, vi sarà un’elevata attività di investimento a fronte di limitati realizzi. Con l’entrare della produzione a pieno regime, i realizzi cresceranno fino a superare stabilmente gli investimenti.
  • Le aziende stagionali svolgono un’attività produttiva legata ai cicli della natura (agricoltura o turismo) o della moda (abbigliamento) Queste aziende concentrano i realizzi soltanto in determinati periodi dell’anno, mentre l’attività di investimento viene concentrato  di norma nei periodi antecedenti il realizzo.
  • Le aziende della grande distribuzione si caratterizzano per investimenti iniziali di solito di entità modesta rispetto al volume dei realizzi e con dilazioni notevoli negli acquisti delle merci da pagare ai fornitori.
  • Le aziende che operano nei settori ad alta tecnologia sono caratterizzate da elevati investimenti iniziali per ricerca e sviluppo che saranno recuperati dopo periodi di solito assai lunghi.

Capitolo 5
Il successo per un’azienda consiste nella piena realizzazione della propria ragione d’essere e quindi nel pieno raggiungimento degli obiettivi e degli scopi per i quali essa è stata istituita e condotta nel tempo. La ragione d’essere delle aziende risiede nella loro capacità di soddisfare bisogni umani.
Classificazione dei bisogni:

  • Bisogni legati alla funzione d’uso dei prodotti, o dei servizi, che l’azienda produce;
  • Bisogni legati alle esigenze ed aspettative di coloro che collaborano, direttamente ed indirettamente alla vita dell’azienda stessa e, cioè alla sua istituzione e alla sua gestione nel tempo.

I bisogni del primo tipo determinano delle richieste da parte di gruppi di clienti e quindi una domanda di mercato. Detta domanda può diversificarsi e scomporsi in ragione a specifiche esigenze. La capacità dell’azienda  nel soddisfare questo primo tipo di bisogni, consiste nell’essere in grado di offrire prodotti, o servizi, il più possibile rispondenti alle esigenze, gusti e necessità di segmenti di domanda, più o meno ampi. Ciò può avvenire, per la capacità che ha l’azienda di offrire il prodotto ad un prezzo più basso rispetto alla concorrenza o per la sua capacità di realizzare un prodotto di qualità molto elevata o ancora creare un prodotto con un rapporto qualità prezzo elevato.
Se i prodotti dell’azienda non fossero in grado di soddisfare meglio degli altri i bisogni dei clienti, essi stessi non avrebbero alcuna ragione d’essere sarebbero inutili, incapaci di creare utilità e quindi valore.
La capacità dell’azienda di competere con i concorrenti, al fine di offrire prodotti o servizi rispondenti alle attese dei clienti è denominata competitività. La competitività di un’azienda trova radici di sviluppo nelle competenze, distintive e differenziabili, di tutti coloro che in essa collaborano, ma non qualsiasi competenza, deve trattarsi di un saper fare qualcosa che abbia un peso rilevante, cioè relativa ai cosiddetti fattori critici  di successo.
La seconda categoria di bisogni è legata ai cosiddetti shareholders, cioè coloro che collaborano alla vita dell’azienda: coloro che conferiscono capitale e lavoro. Entrambe le tipologie di soggetti pongono nell’azienda l’aspettativa di veder accresciuto il valore del capitale, nel caso dei conferitori di capitale, o ottenere una remunerazione in base al valore del proprio lavoro, nel caso dei conferitori di lavoro.
Oltre alle remunerazioni vi sono i cosiddetti bisogni immateriali come: il desiderio di veder realizzata la propria idee, sperimentare capacità di governo ecc…
Volendo quindi acquisire un secondo punto fermo nel tentativo di definire il successo dell’azienda, si potrà affermare che quanto più essa è in grado di prospettare ricompense attraenti nei confronti di coloro da cui dipende il suo libello di competitività, tanto più vi sarà convergenza i interessi e impegno comune a realizzare le condizioni da cui detta competitività deriva.
Catena di casualità:

  • La condizione fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’azienda è il rispetto del principio di economicità
  • Le determinanti causali dalle quali derivano tali condizioni risiedono nei gradi di efficaci e di efficienza che contraddistinguono il modo di condurre il ciclo gestionale dell’azienda;
  • il grado di efficacia e quello di efficienza del suo ciclo gestionale derivano dal livello di competitività dei prodotti e dal livello di coesione di collaborazione contraddistingue il clima organizzativo
  • il livello di competitività aziendale dipende dalla natura, dalla qualità e dalla consistenza delle competenze insiste nella struttura organizzativa
  • Il livello di coesione, interno ed esterno, aziendale, dipende dal grado di attrattività delle ricompense che l’azienda è in grado di proporre ai suoi interlocutori, al fine di ottenerne i vari e specifici contributi in modo convinto.

L’azienda può essere vista come una struttura operante sul versante competitivo e quello sociale:

  • Il primo è dominato dal valore del servizio al cliente e spinge alla costante ricerca e realizzazione di sistemi prodotto-servizio sempre più efficaci
  • Il secondo è permeato dall’esigenza di consenso e pieno coinvolgimento di tutti i partecipanti in modo che il clima organizzativo, ampiamente inteso, sia di forte coesione e di identificazione con l’azienda.

1.Il termine struttura viene comunemente inteso come un quid composto da persone, ivi compresi i valori e le conoscenze di cui sono portatrici. La struttura è normalmente anelastica, e presenta, dunque, tutti i pericoli della rigidità. Il concreto pericolo connesso con la creazione delle strutture è legato allo spirito di autoconservazione che permea le stesse, che tende a ridurne la capacità di adattamento.
2.Sistema di prodotto/servizio: la struttura deve essere in grado di realizzare un sistema di prodotto, rappresentato dall’insieme delle caratteristiche che formano l’offerta dell’azienda. Per dare un’idea:  le caratteristiche esteriori riconducibili alle “specifiche” tecniche, la confezione, la qualità, la gamma, il livello di innovazione tecnologica, e di componenti immateriali come il prestigio e l’eleganza, che possono caratterizzarlo come uno status symbol;  bisogna inoltre aggiungere le condizioni economiche, ovvero le modalità di pagamento, le assicurazioni ecc…
3.Sistema competitivo: il sistema di prodotto, si innesta in una arena competitiva nella quale non vi sono solo le aziende concorrenti ma numerosi interlocutori (fornitori, clienti ecc..)
4.Insieme delle prospettive offerte e dei contributi o consensi richiesti: è importante altresì coinvolgere in modo più o meno esplicito nell’attività aziendale: azionisti, dirigenti, lavoratori, esponenti dee mondo finanziario e creditizio ecc.. offrendo loro un insieme di prospettive e allo stesso tempo richiedendo un insieme di contributi o consensi.
Secondo Juan Antonio Perèz Lopèz l’affiatamento e la coesione degli uomini che collaborano al successo dell’impresa vada perseguito come valore fondamentale, e prospetta l’esigenza che di ciò ogni decisione debba tener conto.
5.  Sistema degli attori sociali interessati: essi sono i soli detentori di interessi coinvolti dall’esercizio dell’impresa estranei al sistema competitivo, e quindi non vi sono compresi i clienti, i fornitori ed i concorrenti. Sono attori sociali: banche, sindacati, mass media, Stato ecc..
L’analisi delle condizioni di successo delle aree strategiche di affari
Il successo dell’impresa si fonda sul modo di produrre i prodotti e/o servizi (successo competitivo) sia sulla coesione tra gli uomini (successo sociale); l’azione combinata viene chiamata consonanza. L’analisi delle relazioni tra successo competitivo e successo sociale vanno condotte separatamente per ciascuna area strategica di affari (ASA)
Ogni prodotto ha un proprio ciclo di vita:

  • la fase di avviamenti, in cui generalmente i realizzi sono minori degli investimenti più gli interessi;
  • la fase di affermazione, in cui di norma i realizzi diventano maggiori degli investimenti più gli interessi;
  • la fase di declino, in cui i realizzi ritornano in genere minori degli investimenti più gli interessi

Per verificare la crescita della capacità competitiva in un’ASA bisogna guardare non ai risultati realizzati ma alla tendenza del tasso di crescita delle vendite. Ad esempio in fase di avviamento i realizzi sono minori degli investimenti più gli interessi, ma comunque non significa che non visa competitività in quanto può registrarsi un tasso tendenzialmente positivo di crescita del fatturato.
Per comprendere la formazione di risultati aziendale bisogna analizzare i cicli di scambio da quelli di sviluppo:

  • I primi riguardano lo sfruttamento della posizione competitiva acquisita e puntano a realizzare il massimo risultato minimizzando i costi e massimizzando i ricavi.
  • I secondi vertono sulla ricerca di nuovi sentieri di crescita attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti e nuovi mercati.

Un altro strumento per valutare la competitività di un prodotto è la matrice di Boston, che mette in relazione il tasso di sviluppo della domanda del prodotto con la sua quota di mercato relativa.

 

 

Capitolo 6
Numerosi sono gli studi in tema di valori nell’impresa, i più significativi sono riconducibili ai seguenti filoni:
Istituzionalista – aziendale, nel quale i valori evocati sono espressi dall’impresa stessa, vista come un istituto unitario - che trova la sua ragione d’essere nella duplice funzione di servizio a monte verso i promotori e partecipanti, e a valle verso i destinatari dell’attività (clienti) – e destinato a perdurare, perciò dotato di autosufficienza economico-patrimoniale. L’origina di tale filone va ricondotta alla concezione zappiana di azienda.
Dell’etica dell’impresa, nel quale viene focalizzata l’attenzione sulla dimensione morale delle decisioni, essenziale per evitare il degrado nella vita degli affari. I valori che tali studi propongono sono la vita ed il benessere di ogni singolo uomo, l’onestà, la lealtà, la giustizia; quest’ultimi vengono definiti meta-valori, cioè valori che stanno alla base dell’impresa
Della strategia sociale, che evoca come valore quello della ricerca del consenso sociale attraverso l’attuazione di strategie aziendali coerenti con le istanze sociali e col loro divenire.
Dell’innovazione imprenditoriale, che evoca l’innovazione di concezione schumpeteriana come valore cardine intorno a cui costruire la cultura aziendale
Delle imprese eccellenti, nel quale, partendo da studi empirici su aziende considerate di successo, se ne scopre la forza in una cultura caratterizzata dalla adesione a valori considerati fondamentali dai membri dell’organizzazione, quali ad esempio l’amore per il prodotto, la dedizione, l’autoresponsabilizzazione, l’entusiasmo imprenditivo.
L’individuazione in concreto dei valori imprenditoriali
Per individuare i valori imprenditoriali in un contesto aziendale bisogna porsi delle domande :

  • Che cos’è stata l’impresa per i suoi attori chiave, in relazione alle loro aspettative, ai loro interessi individuali e familiari, alle loro responsabilità?
  • Come si rapporta l’impresa con i lavoratori, con le minoranze azionarie, i creditori e gli altri attori sociali interessati?
  • Quale visione del proprio ruolo hanno gli attori chiave nell’ambito dell’arena competitiva in cui operano e in che modo tale visione si traduce in coerenti scelte organizzative?
  • Quale immagine aziendale perseguono gli attori chiave? Una immagine chiara e costruita con coerenza? Oppure una immagine sfocata e contraddittoria rispetto ai reali obiettivi posti all’azione?

Le condizioni per esprimere un giudizio sull’efficacia dei valori imprenditoriali in rapporto al successo aziendale
Il successo di una soltanto di queste tre dimensioni (economicità aziendale, soddisfazione dei partecipanti, competitività) non può essere duraturo: il successo economico non legato alla competitività non può essere durevole; un successo competitivo non accompagnato da risultati reddituali è effimero  e insostenibile; un successo reddituale sacrificando le attese dei partecipanti genera conflitti
I valori-cardine del successo imprenditoriale hanno a che fare con categorie come: il servizio al cliente, il rispetto e la valorizzazione delle persone, l’economicità della gestione, l’innovatività.
Tra l’innovatività e gli altri valori devono stabilirsi dei circuiti virtuosi autoalimentatisi: gli utili si devono ottenere grazie alle capacità innovative, l’innovatività deve essere sfruttata per valorizzare ed esplicare le potenzialità umane, e l’innovatività deve configurarsi come una marcia in più nei confronti delle aziende concorrenti al fine di accrescere la competitività dell’azienda stessa.
Sui processi di apprendimento individuale e collettivo i valori funzionali al successo dell’azienda
L’apprendimento di valori funzionali al successo dell’impresa parte dalla consapevolezza del management delle idee di fondo che di fatto guidano le combinazioni di impresa. E necessario quini stabilire se esse definiscono una visione imprenditoriale valida e se l’imprenditore ha coerentemente realizzato tale visione.
Se la visione è valida e la realizzazione è coerente, si tratta di mantenere la formula imprenditoriale
Se la visione non è valida ma la realizzazione è coerente, bisognerà adeguare la visione
Se la visione è valida ma la realizzazione è incoerente, bisognerà adoperarsi per razionalizzare la visione
Se la visione non è valida e la realizzazione non è coerente, bisognerà rifondare totalmente l’idea principale


Capitolo 7
Ineluttabilità del ricambio generazionale: fisiologia e patologia nelle motivazioni degli attori chiave dell’azienda
Le imprese sono istituti economici atti a perdurare, nell’incessante rinnovamento dell’azienda ha certamente un peso preminente il ricambio generazionale, di sotto gli atteggiamenti assunti a seconda della concezione dell’impresa da parte dell’imprenditore.


1.Una mucca da mungere

Si privilegia l’accumulazione del patrimonio extra aziendale e la vita dispendiosa con le riserve liquide asportabili dall’impresa

Si privilegia una politica di sottrazione di risorse, di limitati investimenti, non si pensa né si prepara il ricambio generazionale

2. Una fonte di occupazione per tutti i membri della famiglia

Si privilegia la pace e l’equilibrio familiare del gruppo proprietario, da mantenersi dando occupazione in azienda a qualunque erede lo desideri ancorchè  inadatto e impreparato.

Si adotta una politica di assunzione e di inserimento nell’azienda dei figli dei proprietari, si demotivano le forze valide, squalificando il ricambio generazionale

3. Un mezzo per realizzare la propria carica imprenditoriale

Si alimenta la creatività imprenditoriale

Si punta allo sviluppo di nuove iniziative, si punta su una politica di formazione adeguata al successore con un traino di imprenditorialità interna

4.  Un bene da possedere gelosamente come cosa propria

Si perviene a uno scorretto esercizio del potere di controllo che porta a rifiutare l’ingresso di nuovi soci, l’ingresso dei propri figli e non staccarsi da posizioni di responsabilità anche ad età avanzata

Resistenza di fatto ad un realistico ricambio generazionale

5.  Una fonte di ricchezza che ha richiesto assidue cure, da trasmettere intatta o migliorata alle generazioni future

Si privilegia la solidarietà e la continuità dell’impresa

Il ricambio generazionale viene visto come problema principale per garantire la continuità di impresa.

La prefigurazione die contenuti del ricambio generazionale nelle considerazioni di uno dei classici greci
(breve dialogo tra Socrate e Iscomaco ricco imprenditore di successo che racconta del padre che coltivava i campi abbandonati e li rivendeva, rendendo utile ciò che per gli altri era ormai inutile)
I successori vanno scelti in primo luogo per la capacità di realizzare sistemi economici laddove gli altri vedono solo elementi di scarso valore; la seconda cosa più importante è ricercare nel successore la capacità di guidare, la capacità di leadership.
I nuovi vertici dell’azienda devono essere formati attraverso:

  • l’apprendistato sul campo, con margini di libertà decisionale, assunti anche con la possibilità di commettere errori, ma sotto una guida esperta;
  • l’acquisizione di livelli culturali più elevati, ottenuti mediante frequenza di scuole di business o esperienze extra aziendali;
  • rapporto di stima profonda e di fiducia tra vecchia e nuove generazione caratterizzati da una comunicazione autentica e costante;
  • il distacco concretamente praticato mortificando la tentazione di vedere figli e parenti ad ogni costo e prematuramente inseriti ai verti dell’azienda.

Capitolo 8
L’organizzazione: i riflessi delle concezioni del lavoro su strutture, potere organizzativo e “meccanismi operativi”
L’azienda può essere vista sotto un profilo oggettivo come sistema di operazioni e sotto un profilo soggettivo come sistema di azioni. Il sistema di operazioni aziendali forma oggetto della disciplina della gestione, il sistema di azioni aziendali forma oggetto della disciplina dell’organizzazione.
L’organizzazione è il modo in cui gli uomini all’interno dell’azienda decidono di lavorare per raggiungere i fini della stessa.
L’evoluzione delle concezioni del lavoro nelle aziende e i riflessi sull’organizzazione.
Una prima teoria organizzativa è quella di Taylor il quale propone un’organizzazione scientifica del lavoro ovvero ripartita in base ai compiti basata su due ipotesi:
l’uomo è pigro, ma dotato di razionalità economica che lo porta a lavorare di più se guadagna di più
il mercato può assorbire tutto quello che l’azienda produce (scuola classica)
La produzione secondo Taylor viene concepita come un insieme di prodotti tutti uguali. La struttura organizzativa che deriva da tale concezione è una struttura di tipo gerarchico-funzionale, una struttura tendenzialmente rigida all’interno della quale può accadere che l’uomo venga considerato alla stessa stregua di una macchina.
L’organizzazione scientifica del lavoro di Taylor subì un trauma successivamente alla crisi del 29 che smentì le teorie classiche  dando spazio alla teoria keynesiana dando spazio così alle strutture di tipo divisionale. Strutture comunque gerarchiche, ma al cui interno vi è un maggior numero di organi di staff che svolgono un lavoro di controllo sul comportamento delle divisioni, le quali a loro volta sono organizzate in funzione delle diverse combinazioni prodotti/mercati cioè ad ogni divisione corrisponde un ASA.
Simon alla perfetta razionalità della teoria neoclassica (homo economicus) contrappone l’imperfetta e limitata razionalità dell’homo administrativus. Secondo Simon la razionalità era limitata principalmente per due ragioni:
Perché i decisori non sono consapevoli di tutte le alterative tra cui scegliere
Perché non esiste un unico decisore ma tanti, ogni decisione di livello superiore viene distorta dai livelli inferiori per difetti di comunicazione.
Simon concilia innovatività e produttività (quest’ultima già presente nelle teorie di Taylor) dando all’uomo la possibilità di decidere liberamente e suddivide le decisioni in due categorie:
decisioni tout court che sono quelle vere e proprie;
e decisioni di routine che devono essere delegate alle macchine.
Tra il pensiero di Taylor e  quello di Simon si inserisce la scuola delle relazioni umane si inserisce la scuola delle relazioni umane, tale scuola ha inizio con le ricerche di Mayo che diedero spunto a McGregor. Quest’ultimo considera l’uomo come un essere dotato di una propria emotività e sensibilità di cui l’azienda può non tener conto. McGregor afferma l’esistenza di due modi opposti di concepire la natura umana (teorie X e Y).
Secondo la teoria X l’uomo è pigro e irresponsabile può essere reso attivo soltanto con premi o punizioni.
Secondo la teoria Y l’uomo non è pigro, non è ostile all’azienda, può avere motivazione e senso di responsabilità
Dalle teorie di McGregor dapprima menzionate Simon giunge alle estreme conseguenze che il lavoro per essere veramente tale deve essere fatto di professionisti. In funzione a ciò vengono elaborate nuove strutture organizzative che vanno sotto il nome di strutture a matrice, dove l’uomo viene considerato una risorsa professionale da utilizzare progetto per progetto.
Il potere, l’autorità, il binomio autorità-fiducia e la comunicazione. Altri meccanismi operativi
L’ordine è l’impulso originario che avvia i processi produttivi
Il potere è la capacità di mettere in moto il reale, accompagnata da una coscienza che sia consapevole della problematica del potere.
Il dovere del potere è ontologicamente collegato al compito originario dell’uomo di custodire e far crescere ciò che gli è affidato (principio di progresso): bisogna coltivare il mondo e non distruggerlo, sviluppare l’uomo e non umiliarlo, far fruttificare le cose e non impadronirsene.
Il potere ha natura fiduciaria, si deve operare sempre con la consapevolezza di dover rendere conto a qualcuno. Ogni agire deve conformarsi alla verità intrinseca delle cose.
Bisogna distinguere autorità e autoritarismo. Se il potere viene esercitato in modo arbitrario, esso sfocia in autoritarismo;
Se il potere è collegato al responsabile  esercizio di una funzione si esprime come autorità.
La comunicazione si sostanzia nella relazione esistente tra un polo emittente ed un polo ricevente. Perché essa sia perfetta il ricevente deve avere fiducia nell’emittente.

Capitolo 9
Secondo Fabio besta nell’amministrazione aziendale possono evidenziarsi tre sfere di competenza:

  • Autorità Eminente
  • Mente Direttiva
  • Lavoro Esecutivo

L’autorità eminente è propria dell’organo volitivo a cui compete “l’impero sovrano sull’azienda”; l’autorità eminente è l’autorità del soggetto economico ovvero di colui o coloro nell’interesse prevalente del quale o dei quali è svolta l’attività aziendale. Es. nella società per azioni il soggetto economico è chi controlla l’assemblea
La mente direttiva è propria degli organi direttivi a cui compete “il coordinamento e la direzione”
Il lavoro esecutivo è relativo agli organi esecutivi a cui compete il compimento delle operazioni aziendali.
Occorre distinguere tra soggetto economico reale e soggetto economico apparente:
Il soggetto economico si distingue dal soggetto giuridico in quanto quest’ultimo è titolare dei diritti e dei doveri che derivano dall’attività aziendale. Il soggetto economico è una persona fisica (imprenditore individuale) il soggetto giuridico invece gode di personalità giuridica in quanto creato dalla legge stessa (imprenditore collettivo)
La tipologia giuridica dell’impresa collettiva può essere quella delle:

  • Società Di Persone
  • Società Di Capitali
  • Società Cooperative

1.Le società di persone si suddividono in:

  • Società in nome collettivo (Snc), nelle quali tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni assunte
  • Società in accomandita semplice (SaS), in cui si trovano due categorie di soci: i soci accomandatari che rispondono solidamente e illimitatamente per le obbligazioni assunte e i soci accomandanti che rispondo solo ed esclusivamente attraverso il capitale conferito e le quote possedute.

2.Le società di capitali si suddividono in:

  • Società per azioni (SpA), nelle quali le quote dei diversi soci sono rappresentate da “azioni”; in esse per le obbligazioni sociali risponde solo la società con il proprio patrimonio.
  • Società in accomandita per azioni (SApA), nelle quali i soci si suddividono come già visto per quanto riguarda le società in accomandita semplice, e le quote di partecipazione vengono rappresentate da “azioni”
  • Società a responsabilità limitata (Srl); nelle quali tutti i soci sono responsabili per le obbligazioni assunte limitatamente al capitale conferito e le quote non sono rappresentate oda azioni, cioè da titoli trasferibili mediante girata.

3.Infine si hanno le società cooperative le cui finalità perseguite sono di tipo mutualistico e non di lucro e in cui i soci possono avere in taluni casi responsabilità limitata in altri responsabilità illimitata.
Dalle società vanno distinte le associazioni in partecipazione, in cui un associato conferisce lavoro o capitale ad un’iniziativa promossa da un associante partecipando agli utili.
I gruppi aziendali
Un gruppo aziendale è costituito dai seguenti elementi:

  • esistenza di più aziende giuridicamente distinte;
  • struttura societaria delle aziende componenti il gruppo;
  • legame derivante dal possesso, da parte di una società del gruppo (capogrupoo), della maggioranza o comunque di una rilevante parte delle azioni (o delle quote);
  • unitarietà economico-finanziaria delle società del gruppo.

I gruppi si suddividono inoltre in:

  • Gruppi economici: costituiti da aziende che si integrano a vicenda e formano una vera e propria unità economica; l’integrazione può essere:
  • orizzontale, se le aziende del gruppo svolgono un’attività similare o affine e si collocano sullo stesso piano del ciclo produttivo;
  • verticale, se le aziende svolgono un’attività riferita a fasi diverse dello stesso ciclo produttivo.
  • Gruppi finanziari: nascono per ragioni finanziarie, fra aziende svolgenti attività diverse tra loro non collegate
  • Gruppi misti (o conglomerati): costituiti da aziende in parte collegate tecnicamente od economicamente.

Holding: si denominano con tale termine quelle società che hanno per oggetto l’assunzione di partecipazioni in altre società, il finanziamento o il coordinamento tecnico o finanziario di società o enti ecc..
Join Venture al cui capitale partecipano:

  • società di gruppi diversi anche concorrenti tra loro che ritengano opportuno unirsi per dar vita ad iniziative produttive
  • società private ed enti pubblici della stessa nazionalità;
  • enti pubblici locali e società private straniere in grado di apportare tecnologie e favorire lo sviluppo industriale

Le principali strutture di gruppo
Si possono individuare tre fondamentali strutture di gruppo:

  • struttura semplice;
  • struttura composta;
  • struttura complessa.

1.La struttura semplice è caratterizzata da un rapporto diretto di partecipazione
2.La struttura composta è caratterizzata da un rapporto diretto e indiretto di partecipazione con la conseguente formazione di sub-holdings
3.La struttura complessa è caratterizzata da rapporti reciproci di partecipazione di tipo semplice e composto.
Per controllo interno si intende la situazione in cui nessuno dei soggetti titolari d azioni detiene una partecipazione di entità tale da consentire l’esercizio di un effettivo potere di controllo.

 

Fonte: http://portalestudentiunikore.altervista.org/pages/Materiale%20Didattico/Economia%20Aziendale/Appunti%20Economia%20Aziendale.docx

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