Corso di formazione sui disturbi di apprendimento

Corso di formazione sui disturbi di apprendimento

 

 

 

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Corso di formazione sui disturbi di apprendimento

CORSO DI FORMAZIONE

 

SUI DISTRUBI DI APPRENDIMENTO

 

Relazioni

Dott.ssa Stefania Cicciarella Dott.ssa Rita Forforelli

Anno scolastico 2014/2015


DIFFICOLTA’ SCOLASTICHE E DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO

Il Disturbo specifico o lacunare di apprendimento si presenta in genere come una difficoltà specifica isolata, in un quadro di sviluppo intellettivo normale e in assenza di deficit sensoriali.
Le Difficoltà generiche di apprendimento presentano un grado di minore gravità ed hanno un carattere transitorio; possono cioè scomparire assai rapidamente nell’ambito delle normali attività di classe, purché l’insegnante sappia usare opportuni accorgimenti didattici secondo il criterio delle differenziazioni dei compiti e della individuazione degli interventi.

 

I DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO (DSA)

I DSA, meglio conosciuti con i termini di dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia ecc. sono disturbi dello sviluppo che determinano difficoltà a volte molto rilevanti nell’acquisizione delle cosiddette abilità scolastiche (lettura, scrittura e calcolo), cioè di quelle abilità che costituiscono il nucleo principale dell’istruzione, almeno nei primi anni di scolarizzazione.

I DSA sono disturbi funzionali che derivano da una peculiare architettura neuropsicologica del soggetto che provocano difficoltà nell’acquisizione e nella stabilizzazione di alcuni processi di identificazione e di scrittura delle parole e dei numeri.

Si manifestano in soggetti normodotati, con normali capacità intellettive e sociali.

Sono di origine costituzionale, cioè fanno parte del corredo genetico del soggetto. Non è dunque colpa di nessuno se queste si presentano e ostacolano i processi di apprendimento del bambino.

Non sono facilmente pronosticabili prima dell’età scolare. 5- Accompagnano il soggetto nel corso del suo sviluppo.

Non sono “guaribili”, ma le conseguenze funzionali si modificano attraverso adeguate misure didattiche ed educative.

I DSA spesso sono associati a disturbi dell’attenzione e dell’iperattività

I DSA spesso sono accompagnati da manifestazioni psicologiche e relazionali disturbate, in particolare ansia da prestazione ed esitamento delle attività, classificate comunemente come disturbi della condotta. E’ peraltro logico attendersi che le disabilità di apprendimento   provochino,


in bambini intellettualmente vivaci, dei contraccolpi psicologici, quali una perdita di autostima e la tendenza ad assumere ruoli aggressivi per compensare la difficoltà.

DISLESSIA

Che cos’è la dislessia?
La dislessia è un disturbo dell’apprendimento che si evidenzia a livello di scuola elementare con una difficoltà ad accedere ai processi di transcodifica (grafema/fonema) e quindi con una lettura lenta, difficoltosa e/o scorretta in soggetti che non presentano patologie a cui far risalire il  problema.
Il termine “dislessia acquisita” fa riferimento a disturbi di lettura che occorrono in seguito ad un danno celebrale in persone le cui abilità di lettura erano, prima del danno subito, normali.
Il termine “dislessia evolutiva”, fa riferimento al disturbo di lettura proprio di persone che non hanno mai imparato a leggere correttamente e si manifesta quando un bambino, esposto a normale iter scolastico, non sviluppa, o sviluppa in maniera molto incompleta o con grandi difficoltà, la capacità di identificare in modo automatico la parola scritta (Grrsons- Wolferbensberger & Ruijssenaars, 1997).

Per i dislessici la lettura non diventa, come per i normo-lettori, un processo automatico, ma richiede sforzo e concentrazione per decodificare le lettere (grafemi) e leggere le singole parole.
Questo lascia poche energie disponibili per i processi di comprensione e di memoria.

 

Cause

La dislessia è causata da differenze nelle aree del cervello che si occupano di linguaggio, che non sono ancora pienamente comprese.
Diverse aree del cervello interagiscono in modo complesso per coordinare la manipolazione delle parole necessarie per la lettura, la scrittura e l’ortografia, così le caratteristiche della dislessia in  ogni persona dipenderanno da quali aree sono interessate e come. Ci possono essere problemi, per esempio, nel ricevere informazioni sensoriali attraverso la vista o l’udito, nel catturarle e strutturarle nel cervello, o  nel  recupero  in  un secondo  momento,  oppure  ci  possono  essere  problemi  con la velocità di elaborazione delle informazioni.
Scansioni cerebrali di immagini mostrano che quando le persone dislessiche tentano di elaborare le informazioni, il loro cervello funziona in modo diverso da quelli senza dislessia.


Che cosa succede nei bambini dislessici?

Studi condotti con RMN funzionale hanno stabilito che durante la lettura c’è una minore presenza o attività dei neuroni rispetto alla norma, sia a livello del lobo temporale sia a livello del cervelletto.
In qualche modo saltano o funzionano male, i collegamenti fra le varie aree cerebrali garantiti appunto dai neurotrasmettitori ed in particolare con “l’analista delle parole” ed il “detector automatico”.
Nel cervello del bambino dislessico, il circuito presenta un intoppo, risulta rallentato o addirittura interrotto.
Il dislessico compensa utilizzando di più il “produttore dei suoni” ed anche utilizzando aree dell’emisfero destro del cervello, normalmente deputate a processare immagini ed idee astratte.

La lettura può passare per diverse vie:

    la via fonologica che dalla percezione visiva passa per la conversione grafema fonema e quindi per il buffer fonemico. E' una via più lenta perché ogni fonema viene letto singolarmente.

    la via lessicale non-semantica che dalla percezione visiva passa per il lessico ortografico di input e giunge al lessico fonologico di output e quindi al buffer fonemico. Si basa sulla lettura della parola intera basandosi sull'elaborazione parallela.

    la via lessicale semantica va dalla percezione visiva al sistema semantico al buffer fonemico. Si utilizza in presenza di parole conosciute

 

Nell'apprendimento della lettura il bambino attraversa vari stadi,  corrispondenti all'acquisizione delle differenti vie:

    Stadio logografico: il bambino elabora le proprietà salienti della parola;

    Stadio alfabetico: si realizzata l'associazione grafema-fonema, si leggono nuove parole;

    Stadio ortografico: si comincia ad eseguire elaborazioni in parallelo e a leggere la parola per intero, applicando regole fonologiche;

    Stadio semantico: si attiva la via lessicale semantica, la lettura diviene molto più fluente.

    A queste diverse vie si associano differenti disabilità nella lettura.

 

E' possibile classificare la dislessia in:

    Superficiale: investe la via lessicale-semantica, cioè la capacità di collegare forma   grafica,


significato e forma degli item lessicali; lo studente è lento nella lettura e nella produzione scritta

    fonologica: inibisce la via fonologica alla lettura, ossia la conversione grafema-fonema; lo studente incontra notevoli difficoltà nella decifrazione di parole non familiari.;

    mista: colpisce entrambe le vie e lo studente commette errori strettamente semantici (ad. es. legge malato invece infermo o gatto invece di felino)

Quando ci si accorge di questo disturbo?

Le difficoltà di lettura possono essere notate fin dall’ultimo anno di scuola materna (se si svolgono gli esercizi di prelettura) o in prima elementare, appena il bambino inizia a leggere. Nei casi più lievi, tuttavia, i problemi si presentano solo dalla terza elementare, quando questi processi dovrebbero diventare automatici e non lo sono.

Come si manifesta e le sue caratteristiche.

Legge e scrive numeri invertiti, per esempio 91 per 19;

Sostituisce le lettere come “m” al posto di “n” o “p” al posto di “q”.;

Legge lentamente saltando parole e righe;

Confonde la destra con la sinistra o si sbaglia tra ieri e domani.

Spesso non riesce a ricordare la sua data di nascita, quand’è Natale, le stagioni;

Non riesce ad imparare in sequenza, i mesi dell’anno, i giorni della  settimana o le tabelline;

Ha difficoltà nei movimenti, per esempio non riesce ad allacciarsi le scarpe da solo;

Non riesce a fare calcoli in automatico, non riesce a fare numerazioni progressive, ad imparare le procedure delle operazione aritmetiche;

Ha difficoltà nell’espressione anche verbale del pensiero, ha un lessico povero e non memorizza i termini difficili;

Ha difficoltà a riconoscere le caratteristiche morfologiche della lingua italiana; quasi sempre le prestazioni grammaticali sono inadeguate;

Ha grosse difficoltà ad apprendere le lingue straniere, in particolare scritte, e la difficoltà maggiore è rappresentata dalla lingua inglese a causa delle differenze tra la scrittura e la pronuncia delle lettere e tra la pronuncia e la scrittura di una stessa lettera in parole diverse;

Ha problemi nella capacità di attenzione e concentrazione;

Ha problemi psicologici, ma questa è una conseguenza e non una causa;


Conseguenze

Il dislessico sperimenta per anni sin dal suo ingresso in prima classe, tutti i giorni per molte ore al giorno, a scuola ed anche a casa, la frustrazione di non riuscire, l’angoscia e l’impotenza di non farcela, la rabbia di non essere capito. La reazione può essere depressione e chiusura, somatizzazione a vario livello, aggressività.

I dislessici possono imparare a leggere e a scrivere come tutti gli altri. Solo che a loro costa molta più fatica, perché non riescono a farlo in modo automatico.

Percorsi abilitativi

Il recupero della dislessia deve essere realizzato da operatori qualificati in stretta collaborazione con la scuola.
Il contributo competente dei docenti può garantire migliori risultati favorendo l’acquisizione di una strumentalità più adeguata e promuovendo al contempo situazioni comunicative.

Come si evolve nel tempo?

La dislessia permane in genere per tutta la vita.
Viene definita “evolutiva” perché tende a modificarsi in modo più o meno significativo anche se molto lentamente nel tempo.
In età adulta, nel 45% dei casi la lettura diventa più fluente e corretta: si parla in questo caso di “dislessia compensata”, termine ingannevole che induce a pensare a una risoluzione del disturbo, mentre in realtà permangono deficit di automatizzazione ed errori nella lettura di parole a bassa frequenza (es. termini specialistici delle varie discipline, parole straniere, ecc.) che si traducono in affaticabilità durante la lettura, difficoltà nella comprensione del testo, difficoltà nelle  prove  a tempo e a scelta multipla.
Persistono quindi, anche al termine della scuola secondaria e oltre, notevoli difficoltà nello studio, anche in relazione all’incremento delle difficoltà strutturali e lessicali dei testi e alla quantità di pagine da studiare.
Nel 35% dei casi, invece, la dislessia resta severa (dislessia persistente).
In una minoranza di casi, quelli dall’inizio molto lievi, può risolversi completamente (dislessia recuperata). (Littyinen '98).


Etichette diagnostiche secondo il manuale ICD-10 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

F81.0 Disturbo specifico della lettura (Dislessia)

F81.1 Disturbo specifico della scrittura (Disortografia)

F81.2 Disturbo specifico delle abilità aritmetiche (Discalcualia)

F81.3 Disturbi misti delle abilità scolastiche (Comorbidità di disturbo specifico delle abilità aritmetiche e di lettura e/o ortografia)

F81.8 Altri disturbi evolutivi delle capacità scolastiche (disgrafia)

 

FASI DELLA DISLESSIA EVOLUTIVA:

Prime fasi di acquisizione (1° elementare)

 

Difficoltà    e    lentezza    nell’acquisizione     del    codice    alfabetico    e    nell’apprendimento dell’associazione grafema – fonema.

Controllo limitato delle operazioni di analisi e sintesi fonemica con errori che alterano la struttura fonologica delle parole lette.

Accesso lessicale limitato, anche quando le parole sono lette correttamente.

Capacità di lettura (riconoscimento) di un numero limitato di parole note.

 

Fasi successive (2° - 4° elementare)

 

Graduale acquisizione del codice alfabetico e dell’associazione grafema – fonema, ma difficoltà nella

loro automatizzazione.

Frequente persistenza di difficoltà nel controllo delle “mappature” ortografiche più complesse.

L’ analisi e la sintesi fonemica avvengono con dispendio attentivo e sono scarsamente automatizzate.

Migliora l’accesso lessicale, anche se rimane limitato alle parole note e ad alta frequenza.


Fase di stabilizzazione (5° elementare - medie)

 

Completa padronanza del codice alfabetico e stabilizzazione delle “mappature” grafema – fonema.

L’analisi, la sintesi fonemica e l’accesso lessicale cominciano ad automatizzarsi a partire dalle parole ad alta frequenza.

Limitato accesso al Lessico Ortografico.

Scarsa integrazione dei processi di “decodifica” e “comprensione”: la lettura rimane stentata e richiede l’impiego di risorse attentive per i processi che non sono stati automatizzati.

Le caratteristiche evolutive dei DSA

Inizialmente le difficoltà sono rappresentate soprattutto dagli errori e dalla lentezza nella lettura e nella scrittura;

Più avanti gli errori tendono a diminuire, mentre rimane la lentezza esecutiva e possono comparire difficoltà di comprensione e di stesura di un testo;

Le reazioni emotive al disturbo, se non riconosciuto, tendono a crescere nel tempo;

•Le competenze metafonologiche e metalessicali rimangono deficitarie;

Diventano più evidenti le difficoltà metalinguistiche;

L’integrazione tra le diverse strategie di lettura rimane precaria;

Il QI rimane invariato, ma possono emergere difficoltà nel controllo del pensiero formale.

•Il controllo della lettura e della scrittura diventa difficilmente automatico;

Leggere e scrivere diventano raramente attività piacevoli;

La curiosità e la voglia di imparare si riducono di fronte alla fatica necessaria per leggere;

Il gap tra potenzialità e livello scolastico tende ad aumentare, a meno di non intervenire in modo adeguato.

 

CARATTERISTICHE      DELLO      STUDENTE      DISLESSICO      NELLA      SCUOLA SECONDARIA

Nella scuola secondaria, pur essendoci in genere un certo miglioramento della rapidità e della correttezza della lettura, si assiste di solito ad un peggioramento dell’andamento scolastico legato ad aumento della discrepanza fra richieste e prestazioni.
L’aumento progressivo del carico di lavoro e della complessità dei testi da leggere complica   infatti


notevolmente l’iter scolastico fino a renderlo a volte impossibile se non vengono utilizzate nella didattica e nello studio misure compensative e dispensative che, senza riduzione dei contenuti, semplifichino l’accesso al testo, riducano il carico di lavoro e i tempi di applicazione necessari.
Il ragazzo dislessico in genere non riesce a rappresentarsi mentalmente l’ortografia delle parole ( deficit metalinguistico).
Ne consegue una difficoltà nell’effettuare operazioni linguistiche quali, ad esempio, quelle legate all’apprendimento delle regole grammaticali del linguaggio sia in italiano che nelle lingue straniere. Questo deficit incide sulla forma scritta della lingua e non sul parlato che può essere normalmente appreso.
Altrettanto comune è la difficoltà di analisi del testo, (quindi difficoltà nel fare sintesi o individuare le parole chiave necessarie per la costruzione autonoma delle mappe concettuali) come pure ad attivare una lettura efficace che, attraverso la ri-lettura, compia il controllo necessario per la comprensione di testi sintatticamente complessi o tecnici, ricchi di parole specialistiche, non ancora note e che perciò non appartengono al magazzino lessicale dello studente.
Persistono nella scuola secondaria lentezza esecutiva, facile affaticabilità, deficit della memoria di lavoro con conseguenti difficoltà in varie attività, alcune anche apparentemente semplici, come copiare,    scrivere    sotto    dettatura,    prendere    appunti,    eseguire    test    di    ascolto    in lingua straniera, ecc.

Nella produzione dei testi i ragazzi con DSA, oltre a fare molti errori ortografici, tendono:

a ridurre il contenuto

 

a semplificare la forma sintattica

ad utilizzare un lessico povero e ripetitivo

 

a non attuare un processo di correzione ortografica.

Esposizione orale: non di rado l’esposizione orale durante le interrogazioni è scarna e insoddisfacente per i seguenti motivi :
-mancanza di un supporto visivo testuale nello studio;

-riduzione del vocabolario;

-deficit di memoria e lentezza nella organizzazione delle informazioni


Che cos’è la disgrafia

La disgrafia è un disturbo specifico di apprendimento che si manifesta come difficoltà a riprodurre sia i segni alfabetici che quelli numerici. È una prestazione scadente della grafia di bambini con intelligenza normale, privi di danni neurologici o di handicap percettivo e motorio.

Cosa fare

È necessario insistere sulle attività di pregrafismo proposte alla scuola dell’infanzia, che hanno lo scopo di insegnare proprio quei movimenti della mano e del polso che risulteranno poi utili per la scrittura dei caratteri alfabetici. I bambini devono essere consapevoli che per scrivere occorre rispettare alcuni convenzioni; forme da utilizzare, modi per produrle, direzione e traiettoria del movimento. La scrittura costituisce un apprendimento complesso che dipende dalla maturazione e dall’integrazione di numerose competenze appartenenti ad ambiti funzionali, quali: capacità visuopercettive, capacità visuomotorie; capacità visuospaziali, capacità fonologiche. Aiutare il disgrafico vuol dire dargli la possibilità di utilizzare tali componenti che il lui sono deficitarie, scrivere vuol dire possedere buona destrezza, abilità, agilità, capacità utilizzabili poi in altri campi.

Come si manifesta e la sue caratteristiche

Il bambino che presenta disgrafia scrive con un tratto molto irregolare; La sua mano scorre con fatica sul piano di scrittura;
L’impugnatura dello strumento tracciante è spesso scorretta;
La posizione del corpo molte volte risulta inadeguata, il gomito non viene appoggiato sul tavolo, il busto è eccessivamente inclinato.
Anche la posizione dell’altra mano molte volte è inadeguata, non viene, infatti, utilizzata per fermare il foglio su cui si scrive, ma per giocarellare con oggetti lì presenti. La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione è ridotta, il bambino infatti non possiede adeguati riferimenti per orientarsi, non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede in salita o in discesa rispetto al rigo. Non riesce, inoltre, a regolare la pressione della mano sul foglio, sono frequenti le inversioni nella direzionalità del gesto ( esempio procede da destra verso sinistra). Il bambino disgrafico presenta difficoltà anche nel riprodurre figure geometriche; il livello del disegno a volte è inadeguato all’età, La copia alla lavagna, poi, risulta ancora più problematica;   molte volte si evidenzia uno scarso rispetto delle dimensioni  delle


lettere.

 

Conseguenze

Le conseguenze sono molte volte drammatiche poiché il susseguirsi di insuccessi scolastici può procurare nel bambino una scarsa autostima. Sottoporre il bambino ad un “addestramento” su abilità non ancora acquisite può incrementare le sconfitte e dare origine ad un rifiuto di tutte le proposte o ad un atteggiamento passivo che ostacolerebbe il recupero. Il recupero della disgrafia deve essere realizzata da operatori qualificati in stretta collaborazione con la scuola. Il contributo competente  dei docenti può garantire migliori risultati favorendo l’acquisizione di una strumentalità più adeguata e promuovendo al contempo situazioni comunicative.

Criteri da osservare

Velocità di scrittura;

Pressione sul foglio (debole,eccessiva);

Tendenza alla macro o micrografia;

Discontinuità nel gesto (presenza di interruzioni);

Ritoccatura del segno già tracciato;

Direzionalità della scrittura.;

Andamento del tracciato, (scrittura in senso orario anziché antiorario, occupazione dello spazio nel foglio);

Inesatta legatura dei segni;

Distanza tra le parole.

Esistono quattro tipi di disgrafici:

Rapidi: irregolarità nella dimensione delle   lettere;

Astenico o impulsivo: con tracciato rapido, precipitato, senza organizzazione;

Maldestri: con lettere grossolane distrofiche e ritoccate;

Lenti: con apparente equilibrio statico


DISORTOGRAFIA

Quando un bambino o un adulto commettono errori eccessivi rispetto a quelli che ci si dovrebbe aspettare per età o cultura, e questi errori non sono imputabili ad handicap, a condizioni di svantaggio culturale e sociale o a difficoltà emotive, allora è possibile ricorrere, per spiegarli, all’etichetta diagnostica di: disortografia.

La scrittura è corretta dal punto di vista ortografico quando:
- La parola è scritta usando tutti i segni alfabetici necessari, solo quelli, collocati ciascuno al giusto posto (ortografia della parola);
-Sono rispettate le principali regole (uso degli apostrofi, degli accenti, dell’h nelle forme del verbo avere, dei segni di interpunzione; le concordanze: maschile e femminile, singolare, plurale, modi e tempi verbali; l’appropriata utilizzazione dei nessi grammaticali: preposizioni, congiunzioni ….) (ortografia delle regole o della frase).

La scrittura di un testo implica l’attivazione di processi cognitivi complessi:
-Decidere cosa vogliamo scrivere, e per fare ciò è necessario costruire una rappresentazione semantica del contenuto;
-Decidere come vogliamo scrivere, come costruire le frasi, per le quali sono richieste abilità di tipo sintattico;
-Scrivere le singole parole una per una, trovando la forma corretta per rappresentare attraverso  i segni del testo scritto i suoni della lingua parlata, un compito che richiede adeguate abilità ortografiche.

Per scrivere una parola bisogna:
-Identificare i fonemi (segmentare correttamente la parola, poi ricordarla, cioè mantenere in memoria la sequenza dei suoni analizzati).
-Individuare per ogni suono la lettera corrispondente, effettuare la corrispondenza e la conversione fonema-grafema.

Bisogna partire da un esame accurato della situazione sottoponendo l’alunno a prove specifiche che ci consentano di effettuare un  “bilancio ortografico”.
Nella disortografia  è opportuno distinguere tra:


-errori sistematici;
-errori occasionali;
Gli errori sistematici sono segni evidenti di un disturbo lacunare.

 

Classificazione degli errori di scrittura

Errori ortografici fonologici: sono tutti gli errori in cui non è rispettato il rapporto tra fonemi e grafemi

Scambio di grafemi: es. prina per brina

-Omissione e aggiunta di lettere o sillabe:   es. taolo per tavolo

Inversione:   es. li per il

Grafema inesatto:   es. pese per pesce

 

Errori ortografici non fonologici: sono determinati da una inesatta rappresentazione  ortografica delle parole.
-Separazione illegale: es. in sieme per insieme
-Fusione illegale: es. lacqua per l’acqua
-Scambio grafema omofono: es. squola per scuola

omissione o aggiunta di “h”: es. ha casa per a casa

 

Errori semantico-lessicali
In questi casi l’elemento necessario per decidere come deve essere scritta una parola è la  conoscenza del suo significato all’interno della frase. Scrivere l’ente non può essere corretto se ci si riferisce alla velocità delle tartarughe, mentre diventa plausibile se si affrontano altri temi. Frasi come l’ascia che vada o prendi lascia e taglia l’albero sono esempi di errori di tipo semantico lessicale.

Altri errori

 

Omissione e aggiunta di accenti                         es. perche per perché
Omissione e aggiunta di doppia                               es. pala per palla


DISCALCULIA

Che cos’è la discalculia

“E’ un disturbo delle abilità numeriche e aritmetiche che si manifesta in bambini di intelligenza normale e che non hanno subito danni neurologici.”
I numerosi interventi hanno cercato di chiarirne le caratteristiche, sia rifacendosi alla neuropsicologia, sia a test effettuati per riuscire ad individuare quali sono i deficit di prestazione ad essa strettamente inerenti.
La discalculia evolutiva fa riferimento a quelle abilità che non coinvolgono il ragionamento logico ma l’automatizzazione delle procedure di base, come la lettura e la scrittura delle cifre, la memorizzazione delle tabelline e delle procedure per eseguire i calcoli.
La discalculia acquisita si può manifestare a seguito di lesioni cerebrali acquisite in età evolutiva di natura infiammatoria, vascolare, traumatica e neoplastica.
La discalculia può essere accompagnata da dislessia, anche se non necessariamente.
Il bambino discalculico non è un bambino con scarsa intelligenza o povero di stimoli culturali.

Criteri da osservare

I discalculici possono:

Operare delle inversioni tra gli elementi della sottrazione (minuendo e sottraendo);

Eseguire un’addizione partendo da sinistra;

Trovare difficoltà a mettere i numeri in colonna in modo ordinato;

A scrivere i singoli numeri;

Invertire le cifre;

Trovare grande difficoltà a ricordare i vari passaggi della moltiplicazione o divisione;

Memorizzare le tabelline;

Non riuscire a contare all’indietro e a volte anche in avanti.

Questi bambini non hanno invece difficoltà nei compiti più astratti, come ad esempio decidere l’ordine di grandezza di una sequenza di numeri. In attività di questo tipo, in cui occorre  appoggiarsi alla linea mentale dei numeri, essi dimostrano di avere buone capacità di codifica semantica, confermando la loro buona intelligenza.
Concludiamo
Le difficoltà del bambino discalculico, dunque, vanno considerate solo come difficoltà numeriche ed aritmetiche di base.
Anche in Italia si sta iniziando a costruire una riabilitazione delle difficoltà numeriche.


Accanto alla riabilitazione vera e propria occorre pensare agli strumenti compensativi, come ad esempio la tavola pitagorica e la calcolatrice
Rispetto alla calcolatrice bisogna distinguere tra conoscenza della struttura dell’algoritmo (componente logica), e conoscenza procedurale relativa alla memorizzazione e messa in atto dei passaggi sequenziali a svolgere l’operazione.

 

COME FAVORIRE IL SUCCESSO FORMATIVO

Tenuto conto che gli studenti dislessici hanno un diverso modo di imparare, ma comunque possono imparare, per favorire il successo formativo è necessario quindi “abilitarli” all’apprendimento attraverso strumenti compensativi e strategie didattiche e di studio che abbiano l’obiettivo di :

Valorizzare i punti di forza ( buone capacità intellettive, intuizione, pensiero visivo);

 

Minimizzare i punti di debolezza:(errori ortografici, deficit della memoria di lavoro, lentezza esecutiva, facile affaticabilità, mancanza di autonomia nella lettura, ecc.)

 

COSA SONO GLI STRUMENTI COMPENSATIVI?

Sono strumenti che permettono di compensare la debolezza funzionale derivante dal disturbo, facilitando l’esecuzione dei compiti automatici (“non intelligenti”) compromessi dal disturbo specifico, proprio come un paio di occhiali permette al miope di leggere ciò che e scritto sulla lavagna.
Sono strumenti compensativi la calcolatrice, le tabelle, i formulari, il PC con correttore ortografico,ecc.


COSA SONO LE MISURE DISPENSATIVE?

Riguardano la dispensa da alcune prestazioni (lettura ad alta voce, prendere appunti,…), i tempi personalizzati di realizzazione delle attività, la valutazione (non viene valutata la forma ma solo il contenuto,…), ecc.
L’obiettivo di tali misure e strumenti non deve essere quello di “guarire” il ragazzo dal disturbo (perchè non è ammalato!), ma di aiutarlo a ridurne gli effetti, predisponendo una modalità di apprendimento più adatta alle sue caratteristiche.

 

STRUMENTI COMPENSATIVI

Da quanto detto risulta necessario che gli studenti con DSA usino strumenti compensativi quali:

tabelle delle misure, delle formule geometriche, fisiche, chimiche …

calcolatrice

registratore: sarà l’insegnante a indicare la parte di lezione essenziale da registrare (per es. il riepilogo di fine lezione)

cartine geografiche e storiche, tabelle della memoria di ogni tipo

-computers con programmi di videoscrittura con correttore ortografico ed eventualmente sintesi vocale

cassette registrate (dagli insegnanti, dagli alunni, e/o allegate ai testi), mediante anche la libri in adozione, ed altri testi culturalmente significativi.

audiovisivi

dizionari elettronici

richiesta alle case editrici di produrre testi ridotti e contenenti audio-cassette o cd-rom

Audiolibri

Libri digitali

- Sintesi vocali

Siti da cui scaricare audiolibri: www.libroaudio.it www.readmefavole.com www.ilnarrastorie.it www.liberliber.it
www.radio.rai.it/radio1/fantasticamente/audiolibri.cfm


SINTESI VOCALI E SOFTWARE DI GESTIONE
Sintesi vocale: è l’applicativo che trasforma il testo digitale in audio, quindi una buona sintesi vocale riuscirà a simulare adeguatamente la lettura umana.

Software che gestisce la sintesi vocale: serve per “comandare” la sintesi, quindi invia il testo da leggere, regola la velocità di lettura, gestisce la voce sintetica a seconda delle necessità dell’utilizzatore.
Superquaderno
•Carlo 2
•Carlo mobile

 

ALFa Reader è un ausilio per la lettura facilitata. Progettato espressamente per l'uso con i libri digitali (file PDF), soprattutto per lo studio, consente la lettura continua del testo senza necessità di selezionare la parte da leggere.

Personal Reader è un lettore portatile su chiavetta con:

Calcolatrice con sintesi vocale;

Personal PDF, ambiente di studio pdf;

Registra MP3, possibilità di creare file audio in formato MP3 partendo dal testo selezionato.

SuperQuaderno è un ambiente di scrittura adatto sin dalla scuola primaria, con inserimento automatico di immagini, calcolatrice parlante, lettore esterno per leggere testi digitali e in altri programmi, che permette di utilizzarlo anche negli ordini superiori di scuola. Dotato di correttore ortografico con riascolto di errore e suggerimenti.


SuperMappe è un software per costruire Mappe Multimediali, cioè mappe concettuali, mappe mentali o schemi che contengono elementi multimediali che arricchiscono le opportunità di apprendimento e di compensazione della Dislessia.

 

Balabolka

Il programma Balabolka converte testi in audio. Per riprodurre la voce umana il programma può utilizzare tutti i sintetizzatori vocali installati sul tuo pc. Puoi controllare la riproduzione della voce con i tasti standard che si trovano in qualsiasi programma multimediale ("play/pausa/stop"). Il programma legge ad alta voce il contenuto degli appunti, visualizza il testo in formato DOC, EPUB, FB2, HTML, ODT, PDF e RTF, cambia le impostazioni del carattere e colore, controlla l’ortografia. http://www.cross-plus-a.com/balabolka_it.htm

Leggi X me

Il programma non richiede installazione e funziona direttamente dalla chiavetta o dal CD. È però necessario che nel computer sia installato il Framework 2.0,una raccolta di librerie Microsoft di libero utilizzo.
Il programma è rigorosamente freeware e ne è consentito a chiunque l'uso e la duplicazione.
https://sites.google.com/site/strumenticompensativi

 

 

STRUMENTI DISPENSATIVI

Parallelamente, in maniera commisurata alle necessità individuali e all’entità del disturbo di apprendimento, si dovrà garantire la dispensa da alcune prestazioni quali:

lettura a voce alta, scrittura veloce sotto dettatura, scrittura alla lavagna, copiatura dalla lavagna, copiatura testi o esercizi nelle verifiche, nelle esercitazioni e nei compiti a casa, disegni tecnici, uso del vocabolario, scrittura e lettura di numeri romani

studio mnemonico (non sempre è possibile), ad esempio di poesie, di regole grammaticali, di

definizioni, di tabelline


studio delle lingue straniere in forma scritta

prendere appunti, in quanto per chi ha DSA è un compito cognitivo, non automatico, e, quindi, impedisce l’altro compito cognitivo di comprensione di quanto spiegato.

VALUTAZIONE

Gli insegnanti devono:

Valutare separando l’errore dal contenuto;

Porre attenzione all’impegno;

Predisporre verifiche scalari (dal più semplice al più difficile);

Valutare il dislessico in rapporto alle capacità e alle difficoltà;

Far usare calcolatrice, tavola pitagorica, tabelle con formule, cartine geografiche, linee del tempo, tabelle varie, striscia dell’alfabeto, retta ordinata dei numeri, computer.

 

 

SCRIVERE SEMPRE IN MAIUSCOLO

 

AIUTARLO A MEMORIZZARE VISIVAMENTE LE PAROLE NUOVE E SOLO QUELLE  CHE RITENETE STRETTAMENTE NECESSARIE ALL’APPRENDIMENTO

NON CONFRONTARE MAI I SUOI COMPITI SCRITTI CON QUELLI DEGLI ALTRI;

 

NON GLI SI CHIEDA DI LEGGERE AD ALTA VOCE IN CLASSE A MENO CHE NON SIA LUI STESSO A CHIEDERLO;

VALUTARLO SULLA BASE DELLE SUE RISPOSTE ORALI concedendogli il  tempo necessario per esprimersi, PIUTTOSTO CHE SU QUELLE SCRITTE

NON VALUTARE ASSOLUTAMENTE NELLE SUE RISPOSTE SCRITTE GLI ERRORI ORTOGRAFICI E DI SINTASSI


MISURE DISPENSATIVE

Cosa può fare la scuola

Favorire ed incentivare l’attuazione di corsi di aggiornamento specifici sul tema DSA. Garantire, attraverso provvedimenti mirati, il successo scolastico degli alunni con DSA. Conoscere il processo di apprendimento della letto scrittura. Essere informati sui dati predittivi di un disturbo. Sapere come facilitare la didattica. Usare le facilitazioni come strumenti da mettere a disposizione di tutti gli alunni. L’insegnante può essere la prima persona che si accorge del problema e quindi il suo intervento è determinante. Parlare coi genitori solo di problemi evidenziati nella didattica, mai di disturbi.

SEGNALI DI RISCHIO E RICONOSCIMENTO PRECOCE

      3 momenti evolutivi

      3 anni – Indicatori Disturbi di Sviluppo

      5 anni - segnali di rischio apprendimento scolastico

      6 anni – individuazione precoce difficoltà apprendimento

 

 

Ricordare che la crescita cognitiva è stimolata dal lavoro di gruppo, anche per bambini così piccoli e che per ridurre problemi cognitivi è bene che il gruppo sia disomogeneo.
Ricordare che se ci sono alunni con difficoltà di scrittura, è bene che l’insegnante usi lo stampato per scrivere alla lavagna e che, comunque, la lettura alla lavagna per questi alunni è una difficoltà.
Nella lettura continuare a lasciar leggere per anticipazione accettando ciò che viene letto, anche se totalmente inventato, come stimolo alla attività di lettura; Utilizzare di libri di lettura di vario tipo, formato, difficoltà, caratteri; Lavorare molto sull’ortografia in modo vario, vivace e divertente, presentare le difficoltà ortografiche con gradualità( tutte le caratteristiche morfologiche della lingua italiana)


COME CONTINUARE

Lavorare sulla comprensione delle lettura e sulla velocità, tenendo presenti i criteri di leggibilità dei testi. Leggere molto alla classe, sviluppando strategie per incuriosirli, interessarli, avvicinarli ai libri come “compagni di strada. Puntare l’attenzione sul processo di costruzione del testo e abituare i ragazzi a lavorare sulla pianificazione, sulla scrittura e sulla correzione, con l’aiuto di schemi aperti costruiti insieme, a cui si possano aggiungere elementi. Introdurre gli elementi grammaticali  facendo prima lavorare a gruppi su materiali che ne evidenzino la funzione, per arrivare in un secondo tempo alla classificazione; la sola classificazione può essere molto difficile da ricordare. Lavorare sulle metodologie di studio, presentandone diverse, per tutta la classe. Introdurre collettivamente anche lo studio con nastri registrati e con testi semplificati Dare valore al lavoro di aiuto reciproco, che gli alunni possono svolgere a coppie e a piccoli gruppi

Storia geografia scienze

Favorire la costruzioni di schemi procedendo con gradualità. Prima costruire insieme lo schema utilizzando i concetti chiave fino ad arrivare alla produzione autonoma. Far sottolineare le parti salienti e da studiare in modo da rendere più semplice la rilettura

Per l’italiano e le lingue straniere

Ridurre le richieste in ambito grammaticale favorendo l’acquisizione attiva di un corretto uso delle parti grammaticali. Non richiedere le regole ma l’uso. Per l’analisi logica usare la tavola dei complementi. Per la produzione del testo si consiglia l’uso del computer e/o registrazione del testo per poterlo poi stenderlo sotto dettatura. Favorire l’apprendimento delle lingue straniere a livello orale.

In ambito logico matematico

Permettere l’uso della calcolatrice e successivamente quando è necessario la tavola delle formule. Ridurre il carico dei compiti in tutte le discipline. È importante la qualità e non la quantità. Deve poter imparare ma con uno sforzo adeguato alle sue possibilità

Adottare misure dispensative

Dispensa dalla lettura ad alta voce (a meno che lo chieda lui) e scrittura veloce sotto dettatura. Programmazione  di  tempi  più   lunghi  per  prove  scritte  e  per  lo   studio  a  casa  e  a      scuola,


Organizzazione di interrogazioni programmate. Valutazione delle prove scritte e orali con modalità che tengano conto del contenuto e non della forma. Possibilità d'uso di testi ridotti non per contenuto, ma per quantità di pagine. Valorizzare le capacità, l’alunno dislessico presenta un’adeguata comprensione del linguaggio e in genere un’adeguata comunicazione orale. Svolgere costantemente il controllo dei compiti scritti dall’alunno sul diario.

COSA FARE

      Chiarire o semplificare le consegne scritte.

      Usare un registratore

      Presentare una piccola quantità di lavoro.

      Evidenziare le informazioni essenziali.

       Prevedere attività pratiche addizionali.

      Fornire un glossario per aree di contenuto.

      Ripetizione della consegna.

      Mantenimento delle routine giornaliere.

      Consegna di una copia degli appunti della lezione.

      Dare agli studenti un organizzatore grafico.

      Scrittura dei punti chiave o delle parole alla lavagna.

      Uso di presentazioni ed attività bilanciate.

      Uso delle tecniche di memorizzazione.

      Enfasi sul ripasso giornaliero

      Cambia la modalità di risposta

      Posiziona lo studente vicino all’insegnante.

      Usa segnalini per segnalare  i punti più importanti di un test.


      Permetti l’uso di ausili didattici..

      Mostra esempi del lavoro.

      Usa l’apprendimento mediato dai pari.

 

Valutazione

E'  fondamentale  che  nella  valutazione  si  sappiano sempre separare    gli  obiettivi oggetto della singola verifica dalle competenze strumentali di tipo generico.

Si consiglia di:

preferire in generale le prove orali al posto di quelle scritte; valutare in modo costruttivo, separando l’errore dal contenuto. Cambiare o adattare i criteri di valutazione.


CHE COS’È LA METACOGNIZIONE?

Il termine metacognizione può essere definito come quell’insieme di attività psichiche che presiedono al funzionamento cognitivo.

E’ la capacità di un individuo di poter pensare, riflettere sui processi mentali che mette in atto quando esegue determinati compiti e controllare consapevolmente lo svolgimento dei processi cognitivi.

Una persona che usa bene la metacognizione è una persona che riesce a porsi almeno tre domande fondamentali durante l’esecuzione di qualsiasi attività di problem solving.

Cosa sto facendo?

    Perché lo faccio?

 

    Come posso rendere massimamente efficace questo processo?

 

 


La didattica meta cognitiva mira a rendere consapevole l'allievo dei suoi processi conoscitivi e a metterlo in grado di controllarli, sceglierli e migliorarli.

Ogni alunno va posto nelle condizioni di capire il compito assegnato, valutare le difficoltà e stimare le proprie abilità, imparando così a riflettere sul proprio comportamento, valutare gli esiti delle proprie azioni e trarne considerazioni per migliorare.

 

Uno studente consapevole di come impara possiede un vasto repertorio di STRATEGIE  sa quando e dove una strategia può essere utile e l’impiega in modo efficiente per eseguire compiti nuovi e complessi.

 


Nell’analisi delle strategie cognitive utilizzate nella comprensione di un testo scritto la Brown individua le seguenti attività di controllo metacognitivo:

    rendere ben chiari ed espliciti gli obiettivi di ciò che si sta facendo (il perché si legge il brano);

    identificare gli aspetti del messaggio che sono più importanti;

    distribuire l’attenzione in modo che sia concentrata sui contenuti principali piuttosto che sui dettagli;

    monitorare continuamente le attività di lettura per rendersi conto se effettivamente si sta comprendendo il significato del testo;

    verificare, attraverso domande rivolte a se stessi, se si stanno raggiungendo gli obiettivi inizialmente definiti;

    prendere misure correttive se ci si accorge di problemi nella comprensione;

 

    riprendere velocemente l’attenzione dopo interruzioni o distrazioni.

 

Sempre per quanto concerne le abilità di comprensione del testo scritto Garner individua alcuni processi di controllo metacognitivo sulla propria prestazione di lettura:

    essere consapevoli che il leggere non è soltanto il pronunciare le parole che si vedono  scritte, ma è principalmente comprenderne a fondo il significato;

    riconoscere il diverso livello di importanza delle varie informazioni contenute in un brano;

    riconoscere e reagire attivamente a eventuali incongruenze di significato;

    avere  un  approccio      differenziato  ai  vari   testi,   in   funzione  delle   loro  rispettive caratteristiche;

    valutare le relative difficoltà e la comprensibilità delle varie parti di un testo e conseguentemente prestare un’attenzione differenziata;

    riconoscere l’importanza di alcune strategie attive per il miglioramento della comprensione, come ad esempio nel caso della strategia del fare previsioni su cosa accadrà più avanti nel


racconto;

    comprendere le differenze tra tipi diverso di testo e tra le parti dello testo, nonché conoscere il ruolo indicatore di alcuni elementi grafici ( il neretto, i livelli dei sottotitoli, ecc.);

    utilizzare sistematicamente le conoscenze che già si posseggono sull’argomento per riattivare una serie di dati che permetterà una migliore comprensione delle nuove informazioni.

 

GLI OBIETTIVI DELL’INSEGNAMENTO NELL’OTTICA METACOGNITIVA SONO:

    Aumentare la capacità di apprendimento e migliorare le prestazioni scolastiche;

 

    Insegnare come diventare studenti attivi e riflessivi;

    Garantire un apprendimento autoregolato in cui è la flessibilità a caratterizzare le azioni cognitive;

    Recuperare l’errore come opportunità di crescita e di autoapprendimento;

 

    Educare alla responsabilità;

    Accrescere e mantenere la motivazione ad apprendere.

 

LO STUDENTE METACOGNITIVAMENTE COMPETENTE

    Pianifica per, riflette su, e valuta la qualità delle sue strategie di pensiero;

 

    Predispone una strategia prima di intraprendere un corso di azioni per avere una guida e un controllo del corso delle azioni;

    monitora costantemente ciò che ha deciso di fare o di intraprendere;

    Trae esperienza dai fallimenti e dagli errori;

 

    Dispone di un ricco repertorio di strategie e sa scegliere quelle più opportune per conseguire l’obiettivo;

    Riconosce l’importanza di fermarsi per riflettere sulle caratteristiche dell’obiettivo che intende conseguire;


    1. Ha un buon controllo delle manifestazioni eccessive delle sue emozioni;
    1. Sa attendere per ottenere ciò che vuole.

 

 

DIFFERENZE INDIVIDUALI E STILI COGNITIVI

E’ ormai riconosciuto che l’apprendimento dipende ed è condizionato da aree di differenza individuale quali:

-L’età

-L’ambiente socio-culturale di provenienza
-La motivazione
-Gli stili cognitivi e di apprendimento
-Le modalità sensoriali
-Le intelligenze

Le ricerche di R. Sperry negli anni 50 e 60 hanno portato alla conclusione che la corteccia cerebrale divide i compiti della mente in due grandi categorie collegate all’emisfero destro e sinistro.
L’emisfero sinistro presiede ai processi analitici, sequenziali, logici.
L’emisfero destro  presiede ai processi globali, simultanei, analogici.
L’intensità e la frequenza dei collegamenti fra i due emisferi non è congenita, si apprende attraverso la stimolazione adeguata di entrambe le zone; è stato inoltre dimostrato che l’addestramento all’utilizzo di entrambi gli emisferi favorisce un miglioramento generale sia dell’apprendimento, non solo linguistico, ma anche dell’abilità a risolvere problemi e situazioni.

 

STILE DI APPRENDIMENTO

E’ l’approccio all’apprendimento preferito di una persona, il suo modo tipico e stabile di percepire, elaborare, immagazzinare e recuperare le informazioni. (Mariani 2000)
Gli stili sono stati descritti in molti modi:
-come modalità sensoriali (visivo-verbale/visivo-non verbale/ uditivo/ cinestetico);
-come modalità cognitive (analitico / sistematico / riflessivo oppure globale / intuitivo / impulsivo);
-come tratti di personalità (introverso o estroverso, cauto o disponibile al rischio, individuale o di


gruppo).

 

Lo stile di apprendimento è legato alle modalità d’accesso alle informazioni, ossia ai canali sensoriali


 


E’ di fondamentale rilevanza che in una situazione di apprendimento vengano stimolati tutti i canali di percezione per dare a ciascun allievo la possibilità di recepire le  informazioni secondo le proprie modalità preferenziali e quindi di immagazzinarle poi in modo efficace.

Stili cognitivi
Lo psicologo statunitense Robert Sternberg (1997) definisce gli stili cognitivi come:
Modalità di elaborazione dell’informazione che il soggetto adotta in modo prevalente, che permane nel tempo e che si generalizza a compiti diversi. Un modo di pensare preferito che non coincide con le abilità, ma con il modo in cui vengono usate le abilità possedute.

Caratteristiche degli stili

-Variano a seconda delle circostanze, del compito da affrontare, dell’età del soggetto;
-Non sono congeniti, ma determinati e sviluppati in gran parte dall’ambiente di appartenenza;
-Non è possibile classificarli in buoni o cattivi, peggiori o migliori, ma solo diversi;
-Possono essere valorizzati in un contesto e svalutati in un altro.

 

Modi di apprendere e comportamenti di stile

Sistematico: Procede per piccoli passi; considera tutte le variabili del problema; costruisce l’ipotesi in itinere.

Intuitivo: Coglie, capta il nocciolo del problema; formula un’ipotesi e poi procede alla sua conferma attraverso l’analisi dei dati.

Analitico: Percepisce e si rappresenta, in una situazione, prima di tutto i dettagli, i singoli elementi.

 

Globale : Percepisce e si rappresenta la situazione nella sua totalità, nell’insieme degli elementi (“vede la foresta piuttosto che gli alberi”).

Riflessivo: Affronta il compito passo dopo passo e prende decisioni ponderando minuziosamente i diversi risvolti.


Impulsivo: Affronta con rapidità il compito; prende decisioni “di getto” sulla base delle informazioni essenziali.

 

Verbale: Impara “per parole”; è attento alle spiegazioni orali; prende appunti; studia ripetendo ad alta voce; impara facilmente poesie e testi scritti.

Visuale: Impara “per immagini”; ricorda i concetti se associati a schemi; usa molto il colore per sottolineare o evidenziare; ricorda il testo in base alla disposizione dei capitoli, paragrafi, titoli.

 

Convergente: Affronta il problema con procedure note; utilizza schemi consolidati anche per situazioni nuove; considera nelle questioni solo gli aspetti usuali, tangibili e certi.

Divergente : Cerca di trovare nuove soluzioni anche a problemi già risolti; tende a ristrutturare i propri schemi cognitivi per far fronte ai cambiamenti; valorizza gli aspetti marginali e inusuali.

 

 

Lo stile varia a seconda delle circostanze, del compito da affrontare e dell’età del soggetto.
Tutti possiedono un bagaglio di stili che usano in modo diverso in base alle situazioni e alle abilità richieste.

Non sempre l’uso privilegiato di una determinata modalità cognitiva si rivela adeguato a risolvere qualsiasi situazione di problem-solving in cui il soggetto si viene a trovare.
Ciò sta ad indicare che la caratterizzazione individuale nelle preferenze ci pone in condizioni favorevoli per alcuni compiti cognitivi, mentre per altri costituisce quanto meno una condizione di “svantaggio” nell’uso efficace delle nostre abilità.
I diversi stili che sono presenti in ciascuno con diverse accentuazioni, costituiscono allo stesso tempo dei vincoli per la conoscenza individuale ma anche delle possibilità che se riconosciute e valorizzate possono fruttare vantaggi per l’apprendimento.

Gli allievi con DSA:
-incontrano maggiore difficoltà con il canale visivo-verbale perché basato sulla letto scrittura


-privilegiano l’uso di stili di apprendimento non verbali, uditivi e cinestetici

 

-di solito usano uno stile cognitivo globale che favorisce una visione d’insieme

 

-sviluppano più facilmente un pensiero divergente

 

Lo stile di apprendimento del docente determina il suo stile di insegnamento che è il filtro attraverso cui il docente seleziona e gestisce in classe i compiti, i materiali, le attività.

Quanto più è versatile, tanto più può venire incontro alla varietà di stili di apprendimento presenti in un gruppo/classe.

BISOGNA UTILIZZARE DIDATTICA VARIEGATA E ADATTARE I COMPITI AGLI ALUNNI:

  1. Alternanza di stimoli visivi, uditivi, cinestetici.

 

  1. Approcci analitici-sistematici-riflessivi; globali-impulsivi, intuitivi.
  1. Attività individuali, di coppia, di gruppo e a classe intera.

 

 

Studio di Pedagogia clinica Paideia Vittoria - Via R. Settimo N°125

Dott.ssa Stefania Cicciarella
Dott.ssa Rita Forforelli

 

Fonte: http://www.icpappalardo.it/attachments/article/124/Dispensa%20corso%20DSA.pdf

Sito web da visitare: http://www.icpappalardo.it

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