America settentrionale

America settentrionale

 

 

America settentrionale

America settentrionale

Continente che comprende il Canada, gli Stati Uniti d'America e il Messico. La stessa piattaforma continentale include la Groenlandia, il grande arcipelago formato dalle isole artiche, Terranova (in inglese, Newfoundland), la Nuova Scozia e il piccolo dipartimento francese d'oltremare di Saint-Pierre e Miquelon. Ha una popolazione di oltre 360 milioni di abitanti (1991).
Insieme con l'America centrale, le Indie occidentali e l'America meridionale, l'America settentrionale costituisce il cosiddetto emisfero occidentale del pianeta. Nelle descrizioni dell'America settentrionale talvolta si includono l'America centrale e le Indie occidentali, che vengono qui trattate separatamente. Esse appartengono, con il Messico, all'America latina, cosiddetta in quanto occupata in prevalenza da popolazioni originarie dell'Europa meridionale (lo spagnolo è la lingua dominante), mentre l'America settentrionale si definisce America anglosassone perché colonizzata per gran parte da popolazioni dell'Europa nordoccidentale (l'inglese è la lingua più parlata). Il nome America deriva da quello del navigatore italiano Amerigo Vespucci, che forse toccò l'America settentrionale continentale nel 1497 e nel 1498.

L'ambiente naturale

L'America settentrionale ha all'incirca la forma di un cuneo, con la parte più larga a nord. Gran parte del suo territorio si estende alle medie latitudini, con una parte notevole nell'Artico e una più stretta intorno al tropico del Cancro. Il continente si espande da est a ovest per circa 176° di longitudine, dai circa 12° di longitudine ovest di Nordost Rundingen (Capo Nordest) nella Groenlandia nordorientale ai circa 172° di longitudine est dell'estremità occidentale di Attu Island in Alaska. La sua estensione nord-sud è di circa 69°, dai circa 83° di latitudine nord di capo Morris Jesup nella Groenlandia orientale (il punto più settentrionale dell'intero pianeta) ai circa 14° di latitudine nord nel Messico meridionale. L'America settentrionale è bagnata a nord dall'oceano Artico; a est dall'oceano Atlantico; a sud dal golfo del Messico e a ovest dall'oceano Pacifico. La superficie del continente è di circa 23,5 milioni di km2.
Il contorno dell'America settentrionale è estremamente irregolare; alcuni estesi tratti costieri sono relativamente uniformi, ma in generale le coste sono frastagliate e ricche di insenature, con molte isole che si stagliano al largo. Il continente presenta tre enormi insenature: la baia di Hudson a nordovest, il golfo del Messico a sudest e il golfo dell'Alaska a nordovest. Molti sono gli isolotti nei pressi delle coste orientale e occidentale, ma le isole più estese si trovano all'estremo nord.

Storia geologica

Secondo una teoria largamente accettata, quasi tutta l'America settentrionale è situata su un'unica estesa piattaforma (detta nordamericana), un'enorme placca, una delle grandi unità che costituiscono il mosaico strutturale della crosta terrestre. Si ritiene che l'America settentrionale fosse un tempo unita all'attuale Europa e all'Africa e che abbia cominciato a staccarsene circa 170 milioni di anni or sono, nel Giurassico, a causa del processo di deriva dei continenti (il lento movimento – qualche centimetro all'anno – che ha determinato il distacco delle placche) acceleratosi circa 95 milioni di anni or sono, durante il Cretaceo. Poiché l'America settentrionale si spostò verso ovest, si ritiene che la placca sottostante l'oceano Pacifico si sia incuneata sotto la piattaforma nordamericana, determinando estesi corrugamenti lungo il bordo continentale, oggi evidenti nella serie di allineamenti montuosi lungo la costa occidentale. Sul lato opposto, con l'ampliarsi dell'oceano Atlantico si ebbe la formazione di estese faglie lungo la costa orientale, con la conseguente creazione di montagne e isole al largo della costa stessa.

Regioni geografiche

L'America settentrionale può essere divisa, dal punto di vista strutturale e morfologico, in cinque principali regioni geografiche. La metà orientale del Canada, oltre a gran parte della Groenlandia e ad alcune sezioni degli stati di Minnesota, Wisconsin, Michigan e New York negli Stati Uniti, appartiene allo Scudo Canadese (o Altopiano Laurenziano), una regione di altipiani che poggia su antiche rocce cristalline. La regione ha un terreno povero e fitte foreste coprono estesamente la sua parte meridionale.
Una seconda regione è costituita dalle pianure costiere estese dagli Stati Uniti orientali, attraverso la Florida, sino al Messico. Negli Stati Uniti la piana costiera è limitata a ovest da una terza regione, comprendente una fascia montuosa e collinare relativamente stretta, che fa parte del sistema dei monti Appalachi, rilievi dalle caratteristiche forme arrotondate, mature.
Una quarta regione è costituita dalla parte centrale del continente, dal Canada meridionale al Texas sudoccidentale, formata da un esteso bassopiano il quale ha subito, a periodi alterni, fasi di immersione sotto il mare e di sollevamento: esso è perciò formato da potenti strati di roccia sedimentaria. Non si tratta però di una ininterrotta regione pianeggiante poiché comprende molti terreni ondulati e persino collinari come l'Altopiano di Ozark. La parte occidentale del bassopiano, al di là del Mississippi, è formata dalle Grandi Pianure, che ascendono gradualmente verso le Montagne Rocciose.
La quinta e più occidentale regione dell'America settentrionale, comprendente gran parte del Messico, è una zona di montagne in formazione; la sua storia geologica recente è dominata da movimenti della crosta terrestre e da attività vulcanica legati ai movimenti della placca dell'oceano Pacifico. Negli Stati Uniti e nel Canada questa regione è occupata dalle Montagne Rocciose, che sono geologicamente la prosecuzione della Sierra Madre orientale messicana.
Nella sua parte occidentale il sistema delle Montagne Rocciose si presenta come una zona di estesi bacini e di elevati altipiani, fra i quali l'altopiano della Columbia Britannica in Canada, l'altopiano del Colorado e il Gran Bacino negli Stati Uniti, e il vasto altopiano centrale in Messico. Lungo la costa pacifica si innalzano elevati allineamenti montuosi, che si prolungano dalla Catena dell'Alaska alla Sierra Madre Oriental e alla Sierra Madre del Sur in Messico. Fra i due estremi sorgono catene intermedie, quali la Catena Costiera della Columbia Britannica e la Catena delle Cascate, le Montagne Costiere e la Sierra Nevada negli Stati Uniti. Inframmezzati agli allineamenti montuosi si aprono alcuni bassopiani, come la fertile Central Valley californiana.
Il punto più alto nell'America settentrionale, il monte McKinley o Denali (6194 m), è situato nella Catena dell'Alaska, mentre il punto più basso, 86 m sotto il livello del mare, è la californiana Death Valley (Valle della Morte), parte del Gran Bacino.

Idrografia

Lo spartiacque continentale (Continental Divide), che corre principalmente lungo la cresta delle Montagne Rocciose, divide l'America settentrionale in due grandi bacini idrografici. A oriente dello spartiacque, le acque scorrono verso l'oceano Artico, la baia di Hudson, l'oceano Atlantico e il golfo del Messico; a ovest di esso i fiumi fluiscono verso l'oceano Pacifico.
I due più importanti sistemi imbriferi – il sistema Grandi Laghi-San Lorenzo e il sistema Mississippi-Missouri – dominano l'idrografia continentale. I cinque Grandi Laghi (Superior, Michigan, Huron, Erie, e Ontario) defluiscono a nordest verso l'oceano Atlantico tramite il corso relativamente breve del San Lorenzo.
Le acque di gran parte della superficie centrale degli Stati Uniti e di una piccola parte del Canada meridionale defluiscono a sud verso il golfo del Messico tramite il Mississippi, il fiume più lungo dell'America settentrionale, e i suoi tributari, tra cui il principale è il Missouri. Un gran numero di fiumi brevi, ma spesso di grande portata, scorrono verso l'Atlantico e il golfo del Messico lungo le coste orientali ricche di acque del Canada, degli Stati Uniti e del Messico.
Le acque della parte settentrionale interna del continente defluiscono attraverso il complesso sistema idrografico del Mackenzie nel Canada occidentale e attraverso numerosi fiumi che sfociano nella baia di Hudson. A ovest dello spartiacque continentale ci sono relativamente pochi corsi importanti (in particolare i fiumi Colorado, Columbia, Fraser e Yukon) e molti torrenti brevi ma abbondanti d'acque.
La sezione meridionale dell'America settentrionale ha pochi grandi laghi naturali, ma il Canada e il Nord degli Stati Uniti ne hanno invece un gran numero. Il lago Superiore, il bacino d'acqua dolce più grande del mondo, e 10 fra gli altri 25 laghi naturali si trovano in questa regione. Il lago Mead, sul fiume Colorado, negli Stati Uniti, è un grande lago artificiale, e il Grande Lago Salato, nello Utah, privo di emissari, è noto per la sua elevata salinità.

Clima

Sebbene l'America Settentrionale presenti una notevole varietà di climi, si possono identificare cinque regioni climatiche principali, i cui limiti però non sono spesso ben precisabili. Ad esempio, l'assenza di catene montuose poste trasversalmente fa sì che le masse d'aria fredda delle zone artiche invadano le Grandi Pianure, oppure che quelle calde tropicali si spingano verso nord, determinando influssi che rompono la regolare successione latitudinale delle temperature e delle manifestazioni meteorologiche.
I due terzi settentrionali del Canada e dell'Alaska, oltre a tutta la Groenlandia, hanno climi subartici e artici, in cui gli inverni lunghi, bui ed estremamente freddi si alternano ad estati brevi e miti. Gran parte della regione, che riceve relativamente scarse precipitazioni, è coperta di neve e ghiaccio per quasi tutto l'anno.
Una seconda regione climatica è formata dai due terzi orientali degli Stati Uniti e dal Canada meridionale. È caratterizzata da un clima che risente degli influssi continentali, ma in cui tutte e quattro le stagioni sono ben riconoscibili e il tempo è molto variabile.
Una terza regione comprende la zona interna occidentale degli Stati Uniti e gran parte del Messico settentrionale. Si tratta di un'area perlopiù montuosa, tendenzialmente arida a causa dello sbarramento esercitato dalle Montagne Rocciose nei confronti delle masse d'aria umida d'origine marittima, ma con significative variazioni locali dovute all'altitudine e all'esposizione.
Una quarta regione climatica è costituita da una zona ristretta lungo l'oceano Pacifico che va dall'Alaska meridionale alla California meridionale. Qui gli inverni sono relativamente miti ma umidi e le estati quasi prive di pioggia: per certi aspetti è un clima che si avvicina a quello mediterraneo. Il Messico meridionale presenta perlopiù un clima tropicale, con temperature elevate per tutto l'anno e notevoli precipitazioni, soprattutto in estate.

Flora
La vegetazione naturale dell'America settentrionale è stata notevolmente modificata dall'attività umana, ma le sue caratteristiche generali sono ancora visibili in gran parte del continente. L'area forestale più significativa è la taiga, o foresta boreale, un'enorme estensione prevalentemente di conifere (soprattutto abeti, pini, tsuga e larici) che copre gran parte del Canada meridionale e centrale e si espande in Alaska.
Negli Stati Uniti orientali una foresta mista, dominata da piante decidue a nord e da varie specie di pino giallo a sudest, è stata perlopiù estirpata o tagliata, ma una notevole area ha visto ricrescere gli alberi a partire dagli anni Quaranta. Nella parte occidentale del continente, le foreste sono principalmente diffuse sulle catene montuose e le conifere sono dominanti. In California alcune specie di sequoie e di pini raggiungono dimensioni gigantesche. Una gran varietà di specie, adattate ai diversi climi dell'altopiano o delle zone costiere, caratterizza gli ambienti tropicali del Messico.
Il manto verde nelle regioni secche del continente è costituito principalmente da praterie. Le pianure centrali e le praterie degli Stati Uniti e del Canada meridionale avevano in origine un manto erboso, ma gran parte della flora naturale è stata sostituita con piante utili, tra cui in particolare il frumento. Le terre aride degli Stati Uniti occidentali e del Messico settentrionale presentano una vegetazione steppica in cui predominano le artemisie insieme ad arbusti e cactus di diverse specie. Oltre la linea degli alberi all'estremo nord domina la tundra, che presenta una flora composita di bassi falaschi, erbe, muschi e licheni.

Fauna

La fauna nativa dell'America settentrionale era un tempo cospicua e varia, ma la diffusione degli insediamenti umani ha avuto il risultato di restringere gli habitat e di diminuire il numero di animali. In generale la fauna dell'America settentrionale è simile a quella delle regioni settentrionali dell'Europa e dell'Asia.
Fra i grandi mammiferi spiccano diverse specie di orsi, il più grande dei quali è il grizzly, il bighorn (pecora delle Montagne Rocciose) e i bisonti, ora soltanto in mandrie protette, i caribù e gli alci americani, i buoi muschiati e gli wapiti. Non mancano i carnivori, tra cui il puma e, nelle regioni più meridionali, il giaguaro; infine si hanno lupi e coyotes, o lupi delle praterie, e, all'estremo nord, l'orso polare. Una specie di marsupiale, l'opossum comune, è indigena. Pochi fra i numerosi serpenti, diffusi negli Stati Uniti sudoccidentali e in Messico, sono velenosi: fra questi il serpente corallo (gen. Micrurus), vari crotalidi come il serpente a sonagli e l'Agkistrodon contortorix, il Gila monster (Heloderma suspectum) e l'unica varietà al mondo di lucertola velenosa. Una grande varietà di pesci e crostacei vive nelle acque marine e anche i fiumi e i laghi d'acqua dolce sono popolati di numerose specie ittiche.

Risorse minerarie

L'America settentrionale possiede cospicui giacimenti di minerali importanti. Grandi quantità di petrolio e gas naturale si trovano nell'Alaska settentrionale, nel Canada occidentale, negli Stati Uniti meridionali e occidentali e nel Messico orientale; ricchi strati di carbone sono presenti nel Canada occidentale e negli Stati Uniti settentrionali; mentre nel Canada orientale, negli Stati Uniti settentrionali e nel Messico centrale si trovano notevoli giacimenti di ferro. Il Canada possiede anche i più significativi giacimenti di rame, nichel, uranio, zinco, amianto e potassio; negli Stati Uniti sono presenti grandi quantità di rame, molibdeno, nichel, fosfati e uranio; e il Messico è dotato di cospicue riserve di barite, rame, fluorite, piombo, zinco, manganese e zolfo. Tutti e tre i paesi possiedono notevoli giacimenti d'oro e argento.

Popolazione

L'America settentrionale aveva una popolazione numericamente limitata fino a tempi relativamente recenti. Con l'eccezione della zona che forma il cuore del Messico (gli altipiani e le valli intorno all'attuale Città del Messico) dove si aveva una buona concentrazione umana, le popolazioni native del continente vivevano praticando il nomadismo su vasti spazi e, nella parte più meridionale, si raccoglievano in piccoli villaggi esercitando un'agricoltura elementare. Si calcola che prima dell'occupazione europea nell'America del Nord vivessero complessivamente circa un milione di individui, ridottisi fortemente a causa dei genocidi perpetrati dagli europei. Oggi gli amerindi rappresentano una piccola percentuale della popolazione nordamericana, soverchiati in breve tempo dalle più gigantesche ondate migratorie della storia umana.
Il popolamento e la colonizzazione del continente da parte degli europei hanno determinato un mutamento profondo della sua geografia antropica; gli europei decimarono e dispersero i popoli nativi, e i loro modelli di vita furono in gran parte alterati, la vita si organizzò intorno alle città e vennero promosse nuove attività economiche. Oggi la popolazione dell'America settentrionale è perlopiù formata da individui di origine europea, ma nel continente vivono anche cospicue frazioni di popolazioni di origine asiatica e africana.

Etnografia

Almeno il 35% degli abitanti del Canada discende da antenati provenienti dalle isole britanniche, mentre un altro quarto è di origine francese e vive perlopiù nella provincia del Québec. Nel paese sono presenti in numero cospicuo discendenti di tedeschi, italiani, polacchi, ucraini, cinesi, olandesi e scandinavi.
La popolazione degli Stati Uniti è più varia di quella canadese. Nel 1990 la popolazione d'origine europea, in parte britannica e in parte irlandese, costituiva il gruppo più numeroso, con circa il 29% degli abitanti. I neri di origine africana costituiscono circa il 12%, i tedeschi circa il 23% e gli ispanici circa il 9%. Nel paese vivono anche in gran numero discendenti di italiani, polacchi, francesi, russi, olandesi e scandinavi. Individui di origine asiatica – soprattutto giapponesi, cinesi, filippini, coreani, vietnamiti e indiani – formano approssimativamente il 2,9% della popolazione degli Stati Uniti, ma dagli anni Settanta il numero degli asiatici è notevolmente aumentato per effetto di una continua immigrazione.
Gli americani nativi e gli inuit (esquimesi) sono poco meno di 2 milioni negli Stati Uniti e 400.000 in Canada. Si pensa che gli antenati degli indiani d'America siano migrati dall'Asia verso l'America settentrionale attraverso un istmo preistorico situato nell'attuale stretto di Bering, a quel tempo ghiacciato, in successive ondate iniziate 30.000 anni or sono, e che gli avi degli inuit siano venuti dall'Asia con l'ausilio di imbarcazioni circa 6.000 anni fa. Circa 30.000 inuit vivono in Groenlandia.
Il 55% circa della popolazione messicana è formato da meticci, persone discendenti da americani nativi ed europei (perlopiù spagnoli). Grosso modo il 30% della popolazione è formato da amerindi, relativamente puri, mentre il 15% circa è di origine europea.

Demografia

Nel 1990 gli Stati Uniti avevano 248.709.873 abitanti, il Messico (stima del 1992) 84.439.000, il Canada (1991) 27.296.859 e la Groenlandia (1993) 55.117. La maggior parte della popolazione è concentrata nella metà orientale degli Stati Uniti e nelle regioni limitrofe dell'Ontario e del Québec, sulla costa pacifica statunitense e nell'altopiano centrale del Messico. Alla fine degli anni Ottanta, quasi l'80% degli abitanti di Canada, Stati Uniti e Groenlandia venivano classificati come popolazione urbana, e similmente il 70% di tutti i messicani.
Le principali concentrazioni urbane del continente, costituenti delle "megalopoli" (termine con cui si definiscono ammassi di città tra loro legate da mutue relazioni), si trovano sulla costa atlantica statunitense da Boston a Washington, sui litorali dei laghi Erie, Ontario e dell'estremità meridionale del lago Michigan, nella California settentrionale e meridionale e nell'altopiano di Città del Messico. Le città più grandi sono Città del Messico, Guadalajara e Monterrey, in Messico; New York, Los Angeles, Chicago, Houston, Philadelphia, Dallas, Detroit e San Diego, negli Stati Uniti; Toronto, Montreal, Vancouver, Ottawa e Edmonton, in Canada. La struttura delle città americane comprende solitamente un centro urbano intorno al quale si stendono vasti quartieri residenziali, costituenti l'area metropolitana, che solitamente raddoppia o triplica la popolazione delle città.
Al di fuori delle aree metropolitane, l'America settentrionale ha una densità di popolazione modesta. In Messico la densità della popolazione è di circa 43 abitanti per km2, negli Stati Uniti è di circa 27,2 abitanti per km2 e in Canada è di circa 2,6 abitanti per km2. La grande maggioranza dei canadesi vive in una fascia di territorio relativamente stretta lungo la frontiera meridionale.
Sia in Canada sia negli Stati Uniti il tasso di crescita demografica è andato calando a partire dagli anni Cinquanta. La popolazione canadese è aumentata di circa l'1% annuo dal 1988 al 1994, mentre il tasso di crescita statunitense è stato pure dell'1% e quello groenlandese dell'1,2%. Il Messico, invece, presenta uno dei tassi d'incremento demografico più elevati dell'emisfero, il 2,2% annuo, e il suo tasso di natalità (circa il 30‰ nel 1989) era circa il doppio del resto del continente. Il tasso di mortalità era del 6‰ in Messico, del 7‰ in Canada e del 9‰ negli Stati Uniti.
L'immigrazione intercontinentale verso l'America settentrionale fu notevole negli anni Settanta e Ottanta, con un gran numero di asiatici e di europei che si dirigevano in Canada e negli Stati Uniti. Un flusso cospicuo di popolazione, inoltre, si è avuto dall'America meridionale e dai Caraibi verso gli Stati Uniti. I maggiori flussi migratori, tuttavia, si sono verificati nella stessa America settentrionale, dal Messico agli USA e dal Nordest degli Stati Uniti agli stati meridionali e occidentali del paese.

Lingue

L'inglese è la lingua principale per circa il 90% della popolazione degli Stati Uniti e per circa i due terzi dei canadesi. Lo spagnolo è parlato dalla maggioranza degli ispanici e il francese è la lingua principale di circa un quarto della popolazione canadese. Molti popoli nativi e gli inuit degli Stati Uniti, del Canada e della Groenlandia usano i loro idiomi tradizionali. Lo spagnolo è la lingua dominante in Messico, ma diversi milioni di messicani parlano lingue native americane, tra le quali il nahoa, il maya, lo zapoteco e il mixteco.

Religione

Il cristianesimo è la principale religione dell'America settentrionale. La grande maggioranza dei messicani è cattolica, al pari del 45% dei canadesi e del 26% degli statunitensi. Circa il 39% della popolazione canadese è protestante, di cui l'11% anglicano. Negli Stati Uniti i protestanti sono il 60% della popolazione. Canada e Stati Uniti hanno consistenti comunità di ebrei e cristiani ortodossi.

Attività culturali

La vita culturale negli Stati Uniti e in Canada è molto sviluppata e diversificata, e i mass-media (radio, televisione, film e giornali) svolgono un ruolo di grande importanza. Quasi tutte le città nordamericane finanziano organizzazioni teatrali e musei d'arte; grande diffusione hanno le orchestre e i gruppi musicali. I modelli culturali tradizionali sopravvivono nelle aree rurali del Messico, ma le città di questo paese presentano moderne istituzioni culturali.

Modelli di sviluppo economico

Le attività economiche dell'America settentrionale sono straordinariamente varie. Quelle di Stati Uniti e Canada sono economie moderne complesse, di base industriale, gestite in larga parte da grandi società private. Non solo, ma si può dire che negli Stati Uniti si è sviluppata la moderna economia capitalistica nelle sue manifestazioni più possenti e più libere, trovando nella ricchezza di risorse naturali del continente e negli apporti di una popolazione vogliosa di affermazione, la forza per una sua continua crescita. Grazie ai successi ottenuti, l'economia nordamericana ha così ampliato fuori dall'America settentrionale i propri interessi e si è proposta come modello in gran parte del mondo. In Messico la modernizzazione è stata ineguale, ostacolata dalla disoccupazione, da un'inflazione cronica e da un forte indebitamento.

Agricoltura

In Messico il settore agricolo è relativamente più importante che negli altri paesi dell'America settentrionale e dà impiego a circa il 25% della forza lavoro (di contro al 3% negli Stati Uniti e al 5% in Canada). Ciò dipende dall'elevato grado di meccanizzazione da una parte, dal ritardato ammodernamento dall'altro. Nel Messico è ancora molto diffusa l'agricoltura di sussistenza, soprattutto presente nel sud; tuttavia, il settore agricolo-commerciale è ben sviluppato in molte zone, in particolare nell'altopiano centrale e nel nord del paese. I principali prodotti sono mais, frumento e fagioli, che vengono coltivati perlopiù per il consumo interno, e cotone, bestiame, caffè e zucchero, la cui produzione è largamente destinata all'esportazione.
Negli Stati Uniti e in Canada lo spazio agricolo può essere diviso in regioni o aree (Belt nella terminologia americana), nelle quali l'agricoltura trova sue particolari specializzazioni dovute alle condizioni ambientali favorevoli a certe colture piuttosto che ad altre, alle quali corrispondono anche particolari forme di conduzione agricola. Così nel nord-est, fra Canada e Stati Uniti, prevale l'allevamento per la produzione del latte e dei latticini (Dairy Belt).Le Grandi Pianure degli Stati Uniti centrali e le province della prateria canadese (Alberta, Manitoba, Saskatchewan) sono i più importanti produttori mondiali di cereali (soprattutto frumento, ma anche orzo, avena, segale e sorgo). È il Grain Belt, dove la cerealicoltura è praticata da aziende vastissime che si valgono di macchine condotte da pochi uomini: il paesaggio è monotono, rotto dai silos (elevators) dove viene ammassato il grano, destinato a essere trasportato, per ferrovia, in tutto il paese e anche all'estero.
Forse la più prospera zona agricola del mondo è il Corn Belt, quella parte del Middle West statunitense che si estende dall'Ohio occidentale al Nebraska orientale e che è il maggior produttore mondiale di mais, oltre che il principale fornitore di soia, prodotti destinati all'allevamento di bovini e maiali. Il settore agricolo californiano fornisce una quantità di pregiati prodotti irrigui, in particolare frutta e ortaggi. Anche la Florida e il Texas sono grandi produttori di frutta e verdure, mentre le patate vengono coltivate su grande scala nell'Idaho, nello stato di Washington, in Oregon, Maine, North Dakota e nel Canada sudorientale.
Il Sud degli Stati Uniti è prevalentemente e tradizionalmente occupato dalla cotonicoltura (Cotton Belt). Nel Texas e negli altipiani delle Montagne Rocciose predomina, accanto a zone di agricoltura irrigue, l'allevamento di bovini da carne: è il West mitico dei cow-boys che il cinema ha descritto in centinaia di film.

Silvicoltura e pesca

La silvicoltura è un settore di rilievo dell'economia nordamericana; ciò vale sia per il Canada, dov'è importante, soprattutto nella Columbia Britannica, nell'Ontario e nel Québec, sia per gli Stati Uniti. Importanti industrie legate alle attività forestali fioriscono in particolare nell'Ovest, negli stati di Washington, nell'Oregon e nella California, oltre che in alcuni stati orientali della zona dei monti Appalachi.
La pesca è l'attività economica dominante in Groenlandia, mentre oggi è un settore relativamente meno importante in Canada, negli USA e in Messico, anche se alcune zone costiere dipendono, quanto a reddito, dalla vendita dei prodotti ittici. Oltre che nelle acque groenlandesi, le principali zone di pesca si trovano al largo delle coste pacifica e atlantica settentrionali e al largo delle coste dell'Atlantico meridionale e del golfo del Messico. Grandi flottiglie per la pesca del tonno hanno le loro basi nei porti della California meridionale e del Messico occidentale.

Industria mineraria

L'estrazione di minerali è un'attività di importanza economica fondamentale per gli Stati Uniti, il Canada e il Messico. Gli USA sono stati per molti anni uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, il Canada lo è stato alla fine degli anni Quaranta e il Messico lo è divenuto nei tardi anni Settanta. Gli Stati Uniti sono al secondo posto fra i produttori mondiali di gas naturale e sono anche ai primi posti nell'estrazione del carbone, che viene ricavato in particolare dai vasti bacini appalachiani. Il ferro è stato a lungo uno dei prodotti principali sia degli Stati Uniti sia del Canada, proveniente soprattutto dai giacimenti all'estremità occidentale del lago Superiore. Più recentemente, quantità sempre maggiori di ferro sono state prodotte nella zona di confine fra Québec e Labrador, nel Canada orientale. Altri minerali scoperti in notevoli quantità nell'America settentrionale sono rame, argento, piombo, zinco, nichel, zolfo, amianto, uranio, fosfati e potassio.

Industria

L'industria è stata, sin dalle origini, il settore trainante dell'economia nordamericana, benché decisivi siano stati gli apporti delle attività primarie, sia di quelle minerarie, sia dell'agricoltura e dell'allevamento. L'industria è nata quasi contemporaneamente a quella europea – cioè nel secolo scorso – e ha avuto le sue zone d'origine là dove vi erano giacimenti minerari (carbone soprattutto). In queste stesse zone si è sviluppato un urbanesimo gigantesco, che fece da supporto alla crescita industriale. E ancora oggi è in vicinanza delle grandi metropoli poste lungo la costa atlantica degli Stati Uniti e intorno ai Grandi Laghi che si trovano le principali concentrazioni industriali dell'America settentrionale: da Boston a Pittsburgh a Detroit, a Chicago, ecc. Però a partire dagli anni Cinquanta l'attività industriale si è espansa notevolmente anche in altre parti del continente, in particolare nella California e nel sud-est degli Stati Uniti. I prodotti sono estremamente diversificati, ma particolare rilievo hanno quelli metallurgici, i macchinari, gli apparecchi elettronici e aerospaziali, i veicoli a motore, i prodotti chimici e quelli tessili, l'abbigliamento, la carta e la stampa, i prodotti alimentari dell'industria conserviera che, sin dal secolo scorso, ha avuto a Chicago la sua capitale. In Canada, dove è importante il settore estrattivo, non mancano le industrie manifatturiere, concentrate prevalentemente tra il lago Ontario e il San Lorenzo.
Superato verso sud il confine messicano il fenomeno industriale si attenua, non tanto per mancanza di risorse di base, quanto piuttosto per carenza di spirito imprenditoriale. Tuttavia, oggi, anche per influsso dell'economia statunitense, neppure in Messico mancano le industrie. Esse producono un'ampia gamma di beni, fra i quali spiccano prodotti chimici, abbigliamento, alimentari, veicoli a motore e componenti, materiali da costruzione, apparecchiature elettriche ed elettroniche. Città del Messico è di gran lunga il maggior centro industriale messicano, ma in parecchie altre città, quali Guadalajara e Monterrey, esistono importanti concentrazioni di fabbriche.

Energia

L'America settentrionale consuma immense quantità di energia. Il Canada è molto più dipendente dall'energia idroelettrica di quanto lo siano Stati Uniti e Messico, ma utilizza anche massicciamente petrolio e gas naturale. L'enorme consumo di energia richiede l'importazione di grandi quantità di petrolio e gas naturale a sostegno della pur notevole produzione interna di carbone, petrolio, gas naturale ed energia idroelettrica e nucleare. La produzione energetica messicana si è espansa ragguardevolmente negli anni Settanta e Ottanta, grazie alle scoperte di ricche riserve interne di petrolio e gas naturale.

Trasporti

La rete dei trasporti nell'America settentrionale è estremamente sviluppata in special modo negli Stati Uniti e nella fascia canadese con essi confinante. La rete ferroviaria ha i suoi assi principali nei collegamenti fra la costa atlantica e quella del Pacifico, realizzati ancora nel secolo scorso, nei tempi mitici della conquista dell'Ovest. Con il grande sviluppo avuto dall'automobile si è poi venuto costituendo un sistema stradale imponente che si è arricchito, soprattutto a partire dal 1950, di una rete di autostrade interstatali.
Importante è anche la rete delle vie d'acqua interne, che sin dall'inizio della colonizzazione si è basata sul Mississippi e sui Grandi Laghi, collegati oggi con il San Lorenzo (St. Lawrence Seawag) da un lato, con il Mississippi-Missouri dall'altro. Fitta è la rete dei collegamenti aerei, privilegiati dalle grandi distanze e insostituibili soprattutto lungo le direttrici che portano nel Nord del Canada e dell'Alaska.

Commercio

Gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale sia del Canada sia del Messico, che a loro volta lo sono degli USA, in modo significativo seppur non dominante. L'Accordo nordamericano di libero scambio (NAFTA), che è entrato in vigore il 1° gennaio 1994, definiva l'eliminazione delle barriere commerciali fra le tre nazioni nei successivi quindici anni. Nel 1993 i paesi del NAFTA avevano congiuntamente una popolazione di oltre 360 milioni e un prodotto interno lordo complessivo di 7 trilioni di dollari statunitensi. Il NAFTA costituisce una delle due maggiori aree commerciali del pianeta. L'organizzazione prevede l'aggregazione di altri paesi della regione.
L'esportazione degli Stati Uniti consiste principalmente di macchinari, veicoli a motore, derrate alimentari, prodotti chimici, e aerei. Il Canada esporta soprattutto veicoli a motore, minerali metalliferi e prodotti metallurgici, prodotti chimici, legname e derivati, prodotti agricoli (frumento), mentre le principali esportazioni messicane sono costituite da petrolio grezzo, caffè e minerali metalliferi. Alla fine degli anni Ottanta il valore delle esportazioni canadesi superava quello delle importazioni, mentre Stati Uniti e Messico spendono molto di più per le importazioni di quanto guadagnino con le esportazioni. Gli Stati Uniti si collocano fra i primi paesi del mondo in termini di valore globale delle importazioni e delle esportazioni.

Storia

Secondo le testimonianze archeologiche, i primi insediamenti umani nell'America settentrionale risalgono al periodo pleistocenico del Quaternario, vale a dire al 50.000 a.C. ca. Si ritiene che popoli appartenenti all'etnia mongolica siano migrati verso il continente dall'Asia attraverso un istmo situato dove oggi si trova lo stretto di Bering. Da queste fase iniziale, gli insediamenti umani si diffusero lentamente a sud e a est. I primi abitanti dell'età della Pietra, che vivevano di caccia e raccolta, facevano uso di utensili non dissimili da quelli del Sud-Est asiatico a noi noti. A questo popolo appartenevano gli antenati degli indiani d'America del nord, i quali svilupparono culture complesse e popolavano il continente all'epoca in cui giunsero i primi europei.
La Groenlandia fu la prima regione dell'emisfero occidentale raggiunta dagli europei. Secondo le saghe islandesi, la fascia costiera della Groenlandia fu esplorata per la prima volta e popolata da Eric il Rosso e dai suoi uomini, benché piccoli gruppi di monaci irlandesi probabilmente li avessero preceduti di un secolo. In seguito Leif Ericson, figlio di Eric il Rosso, compì un viaggio in una terra chiamata Vinland, che si trovava – così si pensa – fra il Labrador e il New England. Il racconto venne parzialmente confermato dalla scoperta, nel 1963, di un insediamento di tipo vichingo presso L'Anse-aux-Meadows, vicino alla punta settentrionale dell'isola di Terranova. Le rovine risalgono all'anno 1000 ca.

L'epoca delle esplorazioni

Una serie di esplorazioni europee nell'America settentrionale ebbero inizio con il viaggio compiuto nel 1492 da Cristoforo Colombo. Le sue tre caravelle salparono da Palos (Andalusia) il 3 agosto e il 12 ottobre toccarono terra nelle Bahamas (probabilmente a San Salvador o a Samana Cay). Prima di far ritorno in Europa, Colombo sbarcò anche a Cuba e a Hispaniola: qui egli costituì il primo insediamento spagnolo nelle Americhe. Colombo fece altri tre viaggi fra il 1493 e il 1502. Vedi anche America centrale.
Nel 1497 un navigatore italiano al servizio degli inglesi, Giovanni Caboto, sbarcò a capo Breton Island; nel 1498 navigò anche lungo le coste di Labrador, Terranova e New England e, forse, si spinse a sud fino a Delaware Bay. Il navigatore portoghese Gaspar Corte-Reál compì un viaggio nel 1500 fino alla costa nordamericana, fra il Labrador e la parte sudorientale di Terranova. Nel 1513 Juan Ponce de León, il governatore spagnolo di Puerto Rico, sbarcò in Florida. Quattro anni dopo il soldato spagnolo Francisco Fernández de Córdoba esplorò lo Yucatán e nel 1518 Juan de Grijalva, nipote di Diego Velázquez, esplorò la costa orientale del Messico, da lui chiamato Nuova Spagna. Negli anni successivi Hernán Cortés invase il Messico e lo conquistò nel giro di due anni.

Conquiste spagnole

La conquista spagnola della parte meridionale del subcontinente venne facilitata, oltre che dalla superiorità in fatto di armi degli invasori, dalla discordia prevalente fra i popoli nativi della regione. Particolarmente violenti erano i disordini all'interno del potente impero azteco, che cadde nelle mani di Cortés nel 1521. Anche i Maya, l'altro grande popolo messicano che viveva soprattutto nella penisola dello Yucatán, erano divisi e incapaci di offrire un'efficace resistenza contro gli spagnoli. Benché decine di migliaia di nativi del Messico e dell'America centrale fossero stati sterminati durante la conquista e il dominio spagnoli, gli aztechi, i maya e altri popoli sopravvissero e si moltiplicarono. I loro discendenti costituiscono la maggioranza della popolazione attuale di queste regioni.
Cortés giunse nella regione della penisola di California nel 1536. Fra gli altri comandanti delle spedizioni esplorative della prima metà del secolo XVI si ricordano Pánfilo de Narváez e Alvaro Núñez Cabeza de Vaca, i quali esplorarono parte della Florida, le coste settentrionali e orientali del golfo del Messico e parte del Messico settentrionale fra il 1528 e il 1536; Hernando de Soto, che raggiunse e attraversò il fiume Mississippi nel 1541; Francisco Vázquez de Coronado che, dal 1540 al 1542, esplorò ampie zone della parte sudoccidentale degli attuali Stati Uniti. St Augustine, in Florida, fondata nel 1565 dall'esploratore spagnolo Pedro Menéndez de Avilés, è il più antico insediamento permanente europeo degli odierni USA.
Fino al 1600 gli spagnoli avevano sottomesso i popoli nativi di gran parte delle isole delle Indie Occidentali, la penisola di Florida e il Messico meridionale (Nuova Spagna). Dopo aver consolidato il controllo sulla Nuova Spagna, si spinsero pian piano verso nord, completando la conquista del Messico e prendendo il sopravvento in estese regioni del sud degli attuali Stati Uniti. La politica coloniale spagnola nell'America settentrionale fu identica sotto tutti gli aspetti a quella adottata nell'America meridionale: fu, cioè, una politica di spietato sfruttamento economico. Considerando le colonie quali mere fonti di ricchezza, i dominatori imposero tasse opprimenti e mantennero il monopolio del commercio coloniale, impedendo anche gli scambi fra le colonie.

La colonizzazione francese e inglese

Mentre la Spagna consolidava la posizione nel sud e nel centro del continente, Francia e Inghilterra esploravano e colonizzavano i territori dal Canada verso sud. Nel 1524 il navigatore fiorentino Giovanni da Verrazzano, al servizio della Francia, seguì la costa da Cape Fear verso settentrione, fino a un punto solitamente identificato con capo Breton. Nel corso del viaggio esplorò le odierne baie di Narragansett e New York. L'esploratore francese Jacques Cartier compì tre viaggi fra il 1534 e il 1542 in una zona comprendente il golfo di San Lorenzo e il fiume omonimo, oltre agli insediamenti di nativi che in seguito sarebbero divenuti i siti di Montreal e Québec. La Francia, sulla base di questi viaggi, rivendicava quasi tutta la parte settentrionale del continente e, a cominciare dal 1599, istituì stazioni per il commercio delle pellicce lungo il fiume San Lorenzo. Da allora iniziarono ad arrivare nella regione del San Lorenzo numerosi gesuiti, che cercarono di convertire i nativi americani alla fede cattolica, e diversi esploratori francesi scoprirono e rivendicarono alla Francia nuove regioni del continente. Samuel de Champlain scoprì il Québec nel 1608 ed esplorò la zona settentrionale dell'odierna New York; il gesuita Jacques Marquette e l'esploratore Louis Jolliet nel 1673 percorsero insieme il corso superiore del Mississippi verso sud, fino all'odierno Arkansas. Nel 1682 Robert de La Salle e il suo compagno, Henri de Tonty, navigarono lungo il Mississippi dalla confluenza con il fiume Ohio al golfo del Messico e rivendicarono tutto il territorio bagnato dal fiume a Luigi XIV, re di Francia, chiamandolo Louisiana.
La corona inglese avanzava rivendicazioni sul continente nordamericano in forza del viaggio di Caboto (1497-98), ma per quasi un secolo non compì alcun tentativo di colonizzazione. Le prime colonie nell'America settentrionale furono fondate nel 1583 vicino all'attuale città di St John's, a Terranova, dal navigatore Humphrey Gilbert, ma i coloni fecero ritorno in patria lo stesso anno. Per due volte, nel 1585 e nel 1587, Walter Raleigh tentò di fondare una colonia sull'isola Roanoke, nell'odierna North Carolina, ma quando i marinai inglesi ripassarono da Roanoke, nel 1590, non trovarono traccia dei coloni (Croatan). La prima colonia britannica permanente sul continente fu Jamestown, fondata in Virginia nel 1607. Plymouth fu fondata nel 1620 sulle coste della baia di Cape Cod, e la colonia di Massachusetts Bay fu fondata fra il 1628 e il 1630. Dopo il 1630 gli inglesi colonizzarono sistematicamente l'intero litorale atlantico tra la francese Acadia e la spagnola Florida. Nel 1664 acquisirono la colonia olandese di Nuova Amsterdam, fondata nel 1624, cui diedero il nome di New York. Le colonie inglesi crebbero rapidamente in popolazione e prosperità.
Alla fine del XVII secolo la maggior parte del continente, dal Canada al golfo del Messico, era occupata dall'Inghilterra e dalla Francia. Le colonie francesi erano sparse sul territorio: gli insediamenti principali si concentravano in Canada e vicino alla foce del Mississippi, e una serie di stazioni commerciali e militari lungo i fiumi Ohio e Mississippi collegava le due aree. I possedimenti inglesi consistevano di dodici colonie che si estendevano lungo la costa atlantica. Una tredicesima colonia, la Georgia, fu istituita nel 1733.

Guerra e rivoluzione

In conseguenza dell'espansione verso ovest, oltre i monti Allegheny, gli inglesi entrarono in conflitto con i francesi nella valle dell'Ohio. Nel 1689 le due potenze cominciarono una lotta senza quartiere per la supremazia militare e coloniale. Nell'America settentrionale il conflitto attraversò quattro fasi successive: la guerra di re Guglielmo, che durò dal 1689 al 1697; la guerra della regina Anna, dal 1702 al 1713; la guerra di re Giorgio, dal 1744 al 1748; la guerra anglo-francese, dal 1754 al 1763. I rovesci subiti nella guerra franco-indiana e nel contemporaneo conflitto europeo, cioè la guerra dei Sette anni (1756-1763), costrinsero la Francia a capitolare: con il trattato di Parigi del 1763 essa fu obbligata a cedere alla Gran Bretagna i suoi possedimenti canadesi e la Louisiana a est del Mississippi. La Francia aveva precedentemente ceduto alla Spagna, sua alleata, New Orleans e tutti i territori a ovest del Mississippi.
L'evento che dominò i due decenni dal 1763 al 1783 fu il conflitto economico, politico e militare che oppose la Gran Bretagna e le sue tredici colonie situate lungo la costa atlantica a sud del Canada. Chiamato in generale guerra d'Indipendenza americana (1776-1783), o rivoluzione americana, il conflitto portò alla costituzione degli Stati Uniti d'America. Il successo delle tredici colonie nel processo di liberazione dalla madrepatria ebbe presto ripercussioni fra le colonie spagnole nelle Americhe. Traendo ispirazione da quella vittoria e anche dall'esito della Rivoluzione francese, e approfittando del coinvolgimento della Spagna nelle guerre napoleoniche (1799-1815), nel 1810 le colonie spagnole nelle Americhe cominciarono a lottare per l'indipendenza. Il Messico insorse contro la Spagna quello stesso anno, ma non riuscì a ottenere l'indipendenza fino al 1821. Negli ultimi anni del XIX secolo e nei primi del XX, anche il Canada riuscì a ottenere dalla Gran Bretagna un completo autogoverno.

Espansione degli Stati Uniti

Ulteriori sviluppi caratterizzano la storia dell'America settentrionale nei secoli XIX e XX. Nell'Ottocento si assistette a una crescita d'importanza degli Stati Uniti, cui si accompagnarono un rapidissimo aumento della popolazione e della ricchezza nazionale e un ulteriore ampliamento territoriale. Le ex colonie trovarono poi la soluzione di molti dei loro problemi economici e politici interni, in particolare quelli della schiavitù e dell'unità nazionale; si verificò, infine, il loro emergere quale potenza mondiale.
L'espansione territoriale statunitense fu contraddistinta dall'aspra guerra contro i nativi che resistevano all'invasione dei "bianchi" nei loro territori. Fra il 1832, anno in cui il capo sauk Falco Nero iniziò una guerra in difesa dei territori tribali a est del Mississippi, e il 1877, anno in cui la tribù dei nez percés (nasi forati) dell'Oregon fu sgominata, i nativi americani delle Grandi Pianure, del sud-ovest e delle Montagne Rocciose si opposero a quasi ogni importante movimento europeo verso ovest. Gran parte dell'opposizione armata ebbe origine fra i sioux e raggiunse il culmine nella battaglia di Little Bighorn, combattuta nell'odierno Montana il 25 giugno 1876. In questa battaglia un'alleanza formata da sioux e cheyenne settentrionali, comandata da Cavallo Pazzo, Toro Seduto e Gall, annientò un distaccamento del VII Cavalleggeri guidato dal colonnello George Armstrong Custer. Alcuni nativi americani, come Geronimo e gli apache, continuarono negli anni Ottanta la lotta armata.
Le guerre indiane ebbero termine con il massacro di Wounded Knee, nel South Dakota, il 29 dicembre 1890, quando 200 fra uomini disarmati, donne e bambini vennero massacrati dal VII Cavalleggeri. In ultima istanza, tuttavia, non furono solo le battaglie ad assoggettare i nativi americani, quanto l'assimilazione forzata e l'espropriazione delle terre. Sia negli Stati Uniti sia in Canada la maggior parte dei nativi americani continua a vivere nelle riserve. In molte di queste aree, che rappresentano una fusione scarsamente riuscita della civiltà nativa americana con quella dei bianchi, le condizioni economiche e sociali dei popoli nativi sono gravi.
Oltre alle acquisizioni di territori contigui nei secoli XIX e XX, gli Stati Uniti ottennero altre regioni dell'America settentrionale: l'Alaska, acquistata dalla Russia nel 1867 per sette milioni di dollari; Puerto Rico, ceduto dalla Spagna nel 1898 dopo la guerra ispano-americana; la zona del canale di Panamá, acquisita nel 1903 e ceduta a Panamá nel 1979; e le isole Vergini, acquistate dalla Danimarca nel 1917 per 25 milioni di dollari.

L'epoca dello sviluppo

Gli Stati Uniti assunsero un ruolo guida nel continente a cominciare dal 1823, con la dottrina Monroe, cioè la proclamazione, da parte del presidente James Monroe, secondo la quale gli Stati Uniti non avrebbero permesso agli europei il controllo di territori nelle Americhe oltre a quelli che già controllavano all'epoca. L'unico grave conflitto subcontinentale fu la guerra messicano-americana (1846-48), che terminò con la sconfitta del Messico e la cessione agli Stati Uniti di Texas, New Mexico e California.
Nel corso del XX secolo la tendenza all'amicizia reciproca fra le nazioni americane portò, nel 1910, all'istituzione dell'Unione panamericana. Quasi tutte le nazioni americane dichiararono guerra o ruppero le relazioni diplomatiche con gli imperi centrali nella prima guerra mondiale e con le potenze dell'Asse nella seconda guerra mondiale.
Una delle più importanti dimostrazioni di solidarietà tra le nazioni del subcontinente fu la Conferenza interamericana di difesa del 1947, che portò alla promulgazione del Trattato interamericano di assistenza reciproca – il trattato di Río – firmato da Stati Uniti, Messico e 17 paesi dell'America centrale e meridionale. Il trattato provvede alla composizione dei dissensi fra le nazioni americane, oltre che alla difesa comune contro le aggressioni nella regione, dal mare di Bering fino al Polo Sud. Nel 1948 si costituì l'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) per dare attuazione al trattato di Rio e fungere da sistema di sicurezza collettivo.
Le relazioni fra Stati Uniti e Canada sono state particolarmente amichevoli e improntate alla cooperazione fin dalla conclusione della guerra guerra del 1812. Da allora non è mai più esistita alcuna installazione militare lungo i confini fra le due nazioni.
Il grave conflitto interno del Messico (1910-1920) e la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere di proprietà statunitense nel 1938 resero difficili le relazioni fra i due paesi durante la prima metà del secolo. Più recentemente, tuttavia, sono diventate decisamente più amichevoli, com'è evidenziato dalla firma, nel 1992, dell'Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA)

Fonte: http://www.studenti.it/download/scuole_medie/America%20settentrionale.doc

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