Clima

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Il clima elementi e fattori

Il clima consiste nel complesso delle condizioni metereologiche medie che caratterizzano una determinata regione e la rendono più o meno adatta alla vita animale e vegetale.
La definizione di clima di una regione tiene conto dell’andamento degli elementi e della influenza su di questi data dai fattori.
Sono elementi del clima: la temperatura, la pressione atmosferica, i venti, l’umidità e le precipitazioni.
L’insieme di tali elementi, considerati nella loro media, ricavata da un periodo più o meno lungo di osservazioni metereologiche, costituiscono il clima.
Si da il nome di fattori, invece, a quei particolari ambientali che riescono in qualche modo a far variare il regolare andamento degli elementi del clima: la latitudine, l’altitudine, la vicinanza alle masse d’acqua, l’esposizione, la vegetazione.
La latitudine determina il variare della temperatura sulla superficie terrestre, poiché a distanza crescente dall’equatore l’inclinazione dei raggi solari va aumentando fino ad una massima ai poli.
La maggiore inclinazione provoca un minore riscaldamento della superficie terrestre e conseguentemente una minore azione di irraggiamento. L’altitudine, invece  causa la diminuzione dei valori di temperatura e pressione atmosferica mentre favorisce le precipitazioni per la più facile condensazione del vapore acqueo.
La temperatura diminuisce con il crescere dell’altitudine, una località situata a 1.000 metri di altitudine avrà una temperatura di circa 5 gradi più basse rispetto a quelle poste a livello del mare.
Masse d’acqua notevoli hanno una forte influenza, infatti, riscaldandosi molto più lentamente delle superfici rocciose disperdono l’energia solare molto più lentamente di quanto non facciano le rocce, tali caratteristiche determinano differenze di temperatura caratterizzando il clima delle regioni costiere.
L’esposizione ai raggi solari può determinare variazioni climatiche notevoli tra un versante e l’altro, la maggiore insolazione determina temperature più alte, maggiore evaporazione e quindi più abbondanti precipitazioni.
La vegetazione quando si presenta abbastanza folta oltre a rallentare la velocità dei venti, determina un  abbassamento della temperatura e quindi un aumento di umidità.
Nel linguaggio comune i termini tempo e clima vengono spesso usati indifferentemente, come se esprimessero lo stesso concetto, ma in realtà si tratta di due concetti diversi anche se fra loro collegati. La differenza che passa fra tempo atmosferico e clima può essere sintetizzata in modo efficace dalla battuta di un famoso scienziato inglese secondo il quale la Gran Bretagna avrebbe un tempo pessimo, ma un clima ottimo: con questo egli intendeva dire che, nonostante le abbondanti precipitazioni, nebbie e venti in Gran Bretagna si registrano raramente ondate di caldo e lunghi periodi di siccità o di gelo. In definitiva gli elementi del clima e del tempo sono gli stessi: temperatura, pressioni e venti, umidità e precipitazioni: come gli stessi sono i fattori che concorrono a determinare le variazioni nelle diverse regioni della Terra, altitudine, latitudine distribuzione delle terre e dei mari.
Ma mentre il tempo risulta da una combinazione momentanea dei suddetti elementi, il clima è costituito dal loro andamento durante l’anno, esso può essere definito come l’insieme delle varietà quotidiane del tempo atmosferico.
Per poter stabilire il clima di una data località, occorre considerare le osservazioni meteorologiche protratte per un lungo periodo (almeno un  trentennio).
La scienza che si occupa delle caratteristiche e della distribuzione dei diversi tipi climatici delle varie zone della Terra, cercando di individuare i legami con i vari fattori geografici da cui dipendono, è la Climatologia, ramo delle geografia fisica, cioè di quella parte della geografia che esamina i fenomeni fisici che si svolgono sulla superficie terrestre.
Gli studi climatici hanno notevole importanza non solo da un punto di vista puramente scientifico, ma anche sotto il profilo pratico e applicativo.
Difatti l’atmosfera, con le sue caratteristiche climatiche, variabili da luogo a luogo, è una della componenti fondamentali dell’ambiente, ossia dell’insieme di condizioni fisiche, chimiche e biologiche che si presentano all’interno di ogni spazio geografico, grande o piccolo che sia, in cui si svolge l’esistenza degli organismi.
La classificazione e la distribuzione dei climi.
Data la loro notevole importanza geografica, diversi studiosi hanno cercato di stabilire una classificazioni dei climi che fosse la più rigorosa possibile ma si sono trovati di fronte a difficoltà a volte insuperabili.
Una classificazione climatica mondiale completa ed esauriente comporta l’attento esame non solo degli effetti,  ma anche delle cause che determinano i vari tipi climatici, affiancato da una descrizione della vegetazione spontanea e delle condizioni climatiche nelle varie regioni della Terra è senza dubbio tale da giustificare quei tentativi di classificazione dei climi che si basano sulle caratteristiche della vegetazione.
Rientra tra questi tentativi il primo schema proposto da Koppen (il padre dell’attuale climatologia), che individuava 11 tipi climatici principali, ognuno dei quali veniva indicato con il nome della pianta o dell’animale più caratteristici di quelle particolari condizioni climatico-ambientali.
Successivamente pervenne ad una classificazione che, pur tenendo conto delle diverse formazioni vegetali presenti in ogni tipo di clima, prendeva in considerazione i valori reali della temperatura  e delle precipitazioni e quindi fissava dei limiti termometrici e pluviometrici per distinguere  i vari tipi climatici; questi ultimi venivano raggruppati in 5 gruppi o classi.
I 5 grandi gruppi climatici principali sono:
climi megatermici umidi.
Climi aridi
Climi mesotermici
Climi microtermici
Climi nivali
Ciascuno di questi grandi gruppi comprende 2 o più tipi climatici ai quali corrispondono termini delle terre emerse come foresta pluviale, savana, deserto, macchia mediterranea, prateria, tundra e così via.
Inoltre è evidente che tra una zona e la successiva non esiste un limite netto, ma si verifica un passaggio graduale da una combinazione degli elementi climatici ad un’altra: si hanno cioè dei climi di transizione.

 

Climi Megatermici Umidi.
Questi climi sono caratterizzati dalla calda fascia compresa fra i due tropici, nella quale le temperature medie non scendono sotto i 15 gradi neanche nel mese più freddo; hanno abbondanti precipitazioni, con valori estremi che possono raggiungere anche i 12.000 mm annui.
In questo gruppo troviamo 2 tipi climatici principali: il clima equatoriale o pluviale ed il clima della savana.
Ciò che differenzia questi 2 tipi climatici non è la quantità totale annua delle piogge, ma la loro diversa distribuzione nel corso dell’anno.
IL CLIMA EQUATORIALE O PLUVIALE ha temperature medie notevolmente elevate 25-30 gradi, che si mantengono pressoché invariate durante tutto l’anno, tanto da non permettere una distinzione tra le stagioni vere e proprie, la differenza di durata fra il giorno e la notte è sempre ridotta e i raggi solari non si discostano molto dalla verticale. Per quanto riguarda le precipitazioni in genere superiori ai 2.000 mm all’anno, abbastanza ben distribuite nel corso dell’anno con 2 picchi nei mesi di ottobre e marzo.
La grande umidità presente in questa zona favorisce lo sviluppo di una vegetazione lussureggiante, la cosiddetta foresta equatoriale o foresta pluviale che è rappresentata da una vegetazione molto variegata con alberi alti fino a 60 m ma ricca anche di un fitto sottobosco a volte impenetrabile.
Ai margini delle zone a clima equatoriale si estende il clima della savana. Le temperature sono sempre elevate con una media annua superiore ai 20 gradi, ma con escursione annua leggermente più sensibile del clima precedente.  Le precipitazioni sono abbondanti ma presentano delle una differenziazione stagionale. Globalmente queste zone sono soggette a più di 3 mesi di siccità. Questo tipo di clima è rappresentato in tutti i continenti, ma manca in europa, in Africa lo si incontra in Sudan, Angola, Nigeria e zinbabwe ecc. in Asia è presente in India nel Siam e nell’indocina, in America in Messico..
Infine dei climi caldi va ricordato il clima monsonico, caratteristico di una fascia che si estende per buona parte dell’Asia meridionale; esso può essere considerato come una differenziazione dei climi precedenti, determinata dalla presenza dell’azione dei monsoni. Le condizioni termiche sono molto varie a seconda delle regioni, ma il regime pluviometrico è sempre peculiare, con un periodo di intense precipitazioni durante lo spirare del monsone di mare (maggio-ottobre) ed uno secco (novembre-aprile). La vegetazione è rappresentata, soprattutto nell’area asiatica dalla giungla che costituisce la foresta equatoriale.
CLIMI ARIDI
In base alle condizioni termiche, se ne possono distinguere diverse varietà, che vanno dal clima del “deserto caldo” in cui la temperatura media si mantiene sopra i 18 gradi e la media del mese più caldo non scende mai sotto i 26 gradi, al clima del “deserto freddo”, nel quale invece la temperatura media del mese più freddo può scendere fino –30 gradi. Quindi ciò che accomuna queste zone non sono i valori termici ma la scarsità delle piogge, che possono mancare per anni interi e, nei deserti, anche per decenni; le precipitazioni medie sono generalmente inferiori ai 250 mm annui; in casi particolari esse raggiungono anche varie centinaia di mm sotto forma di violenti acquazzoni concentrati però in brevissimo periodo dell’anno.
A causa delle scarse precipitazioni, il tipo di vegetazione non assicura una copertura vegetale continua.
I climi aridi si distinguono in climi predesertici, e in climi desertici.
Il clima predesertico ha la temperatura del mese più freddo compresa fra i 2 gradi ed i 22, mentre quella del mese più caldo oscilla fra  i 22 ed i 34; esso è caratterizzato dalla scarsità delle precipitazioni in rapporto alla temperatura, e dalla lunghezza del periodo asciutto.
Questo tipo di clima è distribuito abbastanza regolarmente in Africa, a sud del deserto del Sahara ed a nord dei deserti africani australi dall’oceano atlantico all’indiano, e lungo la fascia orientale che si estende dalla
Somalia al Mozambico; in America del Nord lo si incontra nelle aree desertiche California, nel Colorado d in Arizzona, in america del sud in Cile ed argentina ai piedi della cordigliera delle Ande.
IL CLIMA DESERTICO è caratterizzato da forti escursioni termini giornaliere o annue da precipitazioni molto scarse, che possono addirittura mancare per lunghissimi periodi. I deserti caldi sono contraddistinti da forti escursioni diurne (durante giorno la temperatura dell’area più superare anche i 60 gradi, mentre di notte essa scende persino al di sotto dello 0) e da elevate temperature che favoriscono l’evaporazione. I deserti caldi sono localizzati principalmente sui tropici; in Africa possiamo citare il Sahara, il deserto libico, la Dancalia, la somalia settentrionali, il Kalahari nell’Africa del sud ed il Namib nell’africa sud-occidentale.
In Asia incontriamo i deserti dell’Arabia, l’altopiano iraniano meridionale; in America del Nord i deserti della California, in sud america il deserto argentino ai piedi delle Ande, in Australia è da considerare deserto tutto il cuore del continente (Gran deserto australiano).
Nei deserti freddi, invece, predominano le forti escursioni termiche annuali legati alla continentalità delle zone in cui esse si incontrano: questo tipo di clima si può considerare come una esasperazione di quello continentale; l’aridità è dovuta principalmente dalla notevole distanza dal mare ed alla presenza di alti rilievi montuosi che chiudono l’accesso alle masse d’aria umida oceaniche.
Fra i deserti freddi si può citare una vasta zona che dal Mar Caspio si spinge, parallelamente alla catena dell’Himalaya, fino alla Mongolia (famoso deserto del Gobi). Altri deserti freddi si incontrano in America latina nella Padagonia meridionale.
CLIMI MESOTERMICI sono i climi temperati, con precipitazioni moderate ed inverni non troppo rigidi. Le temperature medie del mese più freddo sono comprese fra i 15 ed i 2 gradi. La quantità ed il regime delle precipitazioni sono variabili da zona a zona, ma quasi sempre tali da assicurare una copertura vegetale pressoché continua; la neve ricompare appena ed in genere permane a lungo soltanto nelle zone montagnose.
Si possono distinguere tre tipi principali, basandosi essenzialmente sulla stagione in cui cade il periodo asciutto: il clima sinico, il clima mediterraneo ed il clima temperato fresco.
IL CLIMA SINICO può essere considerato come una varietà del clima monsonico già ricordato, di cui rappresenta la continuazione fuori dei tropici. Anche esso è caratterizzato da un inverno secco, con piogge che hanno il loro massimo o sono del tutto concentrate nei mesi estivi molto caldi, in corrispondenza dello spirare del monsone di mare con precipitazioni tra i 1.000 e i 2.000 mm; le escursioni termiche sono però più accentuate specialmente nelle zone interne della Cina dove la temperatura invernale può registrare valori relativamente bassi.
Il clima sinico è tipico di quella  parte dell’Asia orientale che comprende principalmente la Cina centro-meridionale ed orientale.
IL CLIMA MEDITERRANEO è il meno esteso dei climi mesotermici, esso è caratterizzato dalla presenza dell’anticiclone estivo e quindi da precipitazioni prevalentemente invernali, in genere inferiore ai1.000 mm. annui. Le estati sono calde e secche, ma esse seguono autunni ed inverni tiepidi ed umidi; la temperatura media del mese più caldo si aggira tra i 22 e i 28 gradi.
Questo clima è rappresentato principalmente nelle regioni che si affacciano al Mar Mediterraneo, ma si estende anche sulle coste della Penisola Iberica.
Nella nostra penisola il clima mediterraneo non si estende uniformemente da Nord a Sud, ma occupa essenzialmente le zone costiere tirreniche e ioniche e quelle adriatiche centro meridionale.
IL CLIMA TEMPERATO FESCO è mediamente umido con precipitazioni medie annue in genere comprese fra i 700 e i 1.500 mm, con piogge frequenti in tutte le stagioni nelle zone costiere (sotto tipo oceanico), o concentrate prevalentemente in una stagione nelle parti più interne dei continenti (sotto tipo continentale). Gli inverni sono miti e le estati fresche e quindi non si registrano grandi escursioni termiche, almeno in vicinanza del mare: la media del mese più freddo è di poco superiore a 0 gradi e quella del mese più caldo supera i 15 gradi.
Il clima temperato fresco oceanico interessa essenzialmente le regioni poste alle medie latitudini che cadono nella zona di influenza dei venti occidentali. Invece il clima temperato fresco continentale è condizionato dalle piogge che cadono prevalentemente in estate e le escursioni termiche sono più marcate. Va pure segnalato che la presenza di correnti marine calde provoca l’estensione di questa fascia climatica verso le alte latitudini.
Sono interessate da questo clima diverse regioni dell’europa occidentale tra cui le isole britanniche; esso si spinge anche verso l’europa centro orientale, penetrando nella pianura danubiana fino al mar Nero, ma in queste zone diventa progressivamente meno umido e assume caratteristiche più continentali, con piogge estive.
Con l’uno o l’altra di queste caratteristiche (sotto tipo oceanico o continentale)lo si ritrova in Asia in alcune zone della Cina settentrionale, in Corea e nella parte settentrionale dell’arcipelago giapponese.
In italia un clima temperato “sub-continentale” con ridotta azione mitigatrice del mare, si riscontra nelle aree costiere dell’Adriatico centro-settentrionale.
La pianura padana presenta nella parte più interna un clima che rientra più decisamente nel tipo temperato fresco continentale.
I CLIMI MICROTERMICI, sono diffusi soprattutto nell’emisfero boreale, data a maggiore estensione delle aree continentali. In queste zone prevalgono periodi freddi più o meno  prolungati la media del mese più caldo supera i 10 gradi, mentre quella del mese più  freddo è inferiore ai 2 gradi. Le precipitazioni si verificano in estate ed in genere non sono molto abbondanti (300-1.000 mm annui). Queste condizioni pluviometriche sono legate essenzialmente alla persistenza invernale dell’anticiclone siberiano
sul blocco euro-asiatico dell’anticiclone canadese sul Nord america.
I  climi microtermici sono di 2 tipi: il clima freddo ad estate calda: ed il clima freddo ad inverno prolungato.
Il clima freddo ad estate calda si spinge fino alla latitudine di circa 60° gradi Nord in europa 50° grado nord in  Asia orientale e 45° grado nord in america settentrionale. Gli inverni sono lunghi  rigidi   e possono durare anche 8 mesi, mentre le estati sono brevi e relativamente calde. La media del mese di luglio è di circa 22 gradi, per l’escursione termica annua è assai accentuata. Le precipitazioni sia presentano in tutte le stagioni con una maggiore concentrazione nel periodo estivo.
Questa varietà climatica si estende su ampi superfici nell’europa più interna in Asia nella parte settentrionale della Cina e nell’america settentrionale nella regione dei Grandi Laghi in Canada.
Il clima freddo ad inverno prolungato, presenta una stagiona invernale di durata superiore agli otto mesi, per cui le estati sono assai brevi, con temperature inferiori ai 20 gradi,  e le stagioni intermedie sono spesso assenti, l’escursione annua è molto elevata e può superare i 60 gradi.
Infine incontriamo I CLIMI NIVALI, sono localizzati a latitudini più alte di quelle dei climi microtermici, oltre i circoli polari. La temperatura media del mese più caldo è sempre inferiore ai 10 gradi, fino a scendere sotto lo zero nelle zone più elevate o polari, anche se il sole non tramonta  durante l’estate per numerosi giorni.
Il suolo è di solito gelato: solo durante il periodo estivo si ha un brevissimo disgelo superficiale.
I 2 tipi climatici principali sono IL CLIMA DELLA TUNDRA O SUBPOLARE ed il CLIMA DEL GELO PERENNE O POLARE.
Il primo si trova ai margini del circolo polare artico sui bordi più settentrionali del continente euro-asiatico, in Islanda e nel Canada polare.
Mentre il CLIMA DEL GELO PERENNE O POLARE interessa invece le zone coperte costantemente dai ghiacci, come la parte interna della Groenlandia, le terre polari artiche e soprattutto il continente antartico.
In questo gruppo climatico si può far rientrare anche il CLIMA DI ALTA MONTAGNA, per il quale le caratteristiche termiche e pluviometriche sono analoghe, ma causate non dalla latitudine ma dalle elevate quote. Caratterizzate da questo clima sono praticamente tutte le zone più elevate dei grandi rilievi della Terra, quali l’himalaya quasi tutta la cordigliera dell Ande e le più alte cime della catena alpina in Europa.

 

I 5 grandi gruppi climatici principali sono:

  • clima equatoriale o pluviale
  • 1 climi megatermici umidi.
  • Clima della savana
  • clima monsonico
  • clima predertico
  • Climi aridi
  • clima detertico
  • clima sinico (monsonico cinese)
  • climi mesotermici
  • clima mediterraneo
  • clima temperato fresco

 

  • clima freddo ad estate calda
  • Climi microtermici
  • clima freddo ad inverno prolungato

 

  • Clima subpolare o clima della tundra
  • Climi nivali
  • clima polare o del gelo perenne
  • Clima di alta montagna

 

 

Fonte: https://www.letterelinguebbcc.unisalento.it/c/document_library/get_file?folderId=36022444&name=DLFE-214535.doc

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