Glossario formazione significato di

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Glossario formazione significato di

Glossario della formazione

degli adulti

 

Premessa

 

Per lavorare è necessario parlare lo stesso linguaggio. Chi ha percorso curricula formativi diversi tra loro (professioni sanitarie, medici, funzionari amministrativi, psicologi, personale sanitario non medico, assistenti sociali,…) ed ha vissuto esperienze diverse, anche se si trova impegnato sul terreno comune della formazione, non parla sempre la stessa lingua.

Questa nota didattica nasce dall’esigenza avvertita durante la conduzione di corsi di formazione per operatori della sanità - ma non solo - di dichiarare apertamente il senso che attribuiamo alle parole che si incontrano quando si lavora nel campo della formazione.

Tutte le definizioni e spiegazioni dei termini presi in considerazione in questa lodevole proposta, derivano da un’operazione di scelta soggettiva e potenzialmente arbitraria, ma sostenuta da un impegno di logica, curata dal Dott. Flavio Cattani.

Questo glossario non vuole stabilire modelli assoluti di terminologie. Le espressioni con significati diversi sono state incluse e definite solo in quanto relative e funzionali rispetto all’argomento di studio: l’apprendimento formativo degli adulti.

Tali definizioni non sono necessariamente valide al di fuori di tale contesto.

Nella speranza che possa essere uno strumento di lavoro modesto, ma utile, può essere usato come lettura individuale o per confronti di gruppo in contesti formativi.

Aggiornamento. Ammodernamento e rinnovamento di nozioni e abilità a livello delle acquisizioni raggiunte dal progresso e accreditate dagli esperti.

Ambiente. (Dal latino ambiens, participio presente del verbo ambire, andare intorno). Questo concetto indica il contesto naturale e sociale in cui un organismo vive ed opera, interagendo con esso (ovvero venendone modificato e modificandolo a sua volta).

Analisi. Procedimento tecnico di individuazione degli elementi costitutivi di un fenomeno, basato sulla scomposizione dell’insieme.

Analisi delle congruenze. (Dal latino congruere, accordarsi, corrispondere, essere in armonia). Nell’analisi di una organizzazione, gli elementi degni di essere osservati e valutati non sono soltanto i classici fattori-base distribuiti nelle quattro grandi aree (input, variabili interne, output, outcome) ma anche le “relazioni” che intercorono tra questi fattori. Tali relazioni possono essere più o meno “congrue”, cioè armoniche e quindi favorevoli al buon funzionamento dell’organizzazione.

Analisi del ruolo. In senso proprio il ruolo è la parte sostenuta da un personaggio in un racconto, da un attore a teatro o in un film, o anche la parte giocata da un soggetto in un contesto (ruolo di leader, ruolo di provocatore). In senso figurato questa parola sta ad indicare la funzione, o l’insieme delle funzioni che devono essere svolte da una figura professionale o da una organizzazione.

Animatore/Referente di formazione. Tecnico della metodologia impiegata nella formazione ed esperto degli aspetti organizzativi delle attività di formazione.

Apprendimento. Acquisizione di conoscenze e abilità atte a determinare modificazioni di comportamento.

Atellier. Officina, laboratorio, ma anche luogo di uno studio artistico o professionale e insieme di operai, allievi, alunni. Indica una esperienza didattica in gruppo caratterizzata dall’intenso lavoro di insegnamento-apprendimento, a tempo pieno, che docenti di formazione e discenti programmano e attuano insieme. In essa applicati metodi e tecniche didattiche attive, mirate agli obiettivi specifici e valutate sia durante che al termine dell’esperienza.

Atteggiamento. Gli “atteggiamenti” si riferiscono in genere più alla parte non verbale del comportamento umano, gli atteggiamenti non devono essere confusi con le “attitudini” (da aptus, adatto, onde “aptitudes” in lingua inglese) che sono “talenti, capacità, disposizioni naturali verso particolari attività, arti, discipline”.
Per fare un esempio semplice nel quale sono presenti i tre termini: di un bravo chirurgo in sala operatoria si può apprezzare l’attitudine alla manualità (su  dote naturale) o il comportamento manuale (appreso mediante la formazione e l’esperienza) senza confonderli con l’atteggiamento nei confronti dei collaboratori durante l’intervento (che può essere più o meno civile a seconda del carattere ma anche delle circostanze).

Attese sociali. Con questa espressione generica ci si riferisce a tutto ciò che la società si attende da un servizio: realizzazione del suo mandato istituzionale, risposta alla domanda pertinente che proviene dal suo bacino di utenza, soddisfazione nei limiti del possibile anche nei bisogni non espressi, purchè pertinenti alla natura del servizio.
L’analisi delle attese sociali che interpellano esplicitamente o implicitamente un servizio postula quindi chiarezza sul mandato e richiede raccolta e valutazione della domanda, ricerca e riflessione sui bisogni.

Attitudine. Inclinazione, tendenza particolare, innata o acquisita, a fare determinate cose, a sviluppare particolari atteggiamenti, comportamenti, competenze.

Attività. Per attività si intendono le azioni concrete che uno o più opeeratori debbono svolgere per assolvere le funzioni che ad essi competono nell’ambito dell’organizzazione di cui fanno parte. Ogni attività è la risultante di una serie di azioni più elementari (compiti) e può essere valutata direttamente attraverso idonei indicatori. Le attività di un servizio sanitario o sociale possono essere tecniche o gestionali. L’elenco delle attività tecniche consente di solito la precisa tipizzazione di un servizio, di una unità organizzativa, anche di un singolo ruolo professionale. Le attività tecniche in linea di massima sono pertanto “servizio specifiche”. Le attività gestionali sono sostanzialmente comuni a qualunque organizzazione, a parità di complessità organizzativa. 

Audit. Parola inglese (pron. òdit) il cui significato è “verifica”. Deriva a sua volta dal latino audio, ascolto e, quindi, verifico. E’ l’attività professionale volta a valutare in modo retrospettivo, in base a criteri predefiniti, le azioni compiute in contesti e tempi determinati.
Bisogno. Questo termine, in ambito sanitario e sociale, denota lo stato in cui si trova un soggetto, individuale o collettivo, al quale manca, soggettivamente od oggettivamente, qualcosa necessaria a raggiungere uno stato “migliore” del precedente quanto a benessere o funzionalità.

Brainstorming. Questa parola inglese significa letteraralmente “tempesta di cervelli”. Sta ad indicare una tecnica ormai molto diffusa di libero e prottetto confronto di idee in gruppi ristretti di persone per selezionare o definire problemi o ipotizzare soluzioni. Esistono diverse modalità per realizzare il confronto delle idee mediante un brainstorming, ma gli elementi più importanti per favorire la qualità dei risultati sono pochi e costanti: capacità di conduzione e di sintesi di chi dirige l’incontro, chiarezza del mandato (cioè del tema e delle finalità per cui si intendono raccogliere le idee dei “cervelli”), motivazione dei partecipanti, contesto piacevole, rilassante, realmente protetto da interferenze (rumori, telefonate, chiamate,....), tempi di solito piuttosto brevi, divieto netto di “censura” delle idee altrui, massima libertà espressiva.

Cibernetica. (Dal greco: kybernetes = nocchiero). Scienza delle macchine e dei sistemi, soprattutto biologici, capaci di autogovernarsi.

Codificare. Tradurre un input (parole, lettere, numeri, informazioni) in elementi (segni, cifre, suoni, impulsi ecc.)

Committente. Persona o istituzione che conferisce il mandato relativo a un’attività professionale.

Competenza. Ciò che uno sa ed è in grado di fare. Capacità professionale richiesta per poter svolgere determinate funzioni, attività e compiti stabiliti dal ruolo.

Comportamento. Ciò che si manifesta e ciò che si fa in risposta a stimoli e situazioni della realtà esterna (ambiente, fenomeni, persone, situazioni, problemi) o a pulsioni interne, quali bisogni, sentimenti, pensieri.

Conduzione. Competenza e attività del formatore volta ad assicurare ai discenti uno d’animo, un ambiente fisico e sociale, una “confezione” dei messaggi didattici che siano in grado di facilitare i personali processi di apprendimento.

Correlazione. Relazione, grado di associazione esistente fra fenomeni, dati, oggetti, persone considerati come unità o come serie da confrontare fra loro. La misura del grado di correlazione si ottiene calcolando il coefficiente r, che va da 0 (nessuna correlazione) a 1 (perfetta corrispondenza).
 

Criterio.  (Dal greco crino, distinguo, giudico, scelgo, decido).
Caratteristica valutabile di un “oggetto”, selezionata dal soggetto valutante in base alle sue finalità onde poter effettuare distinzioni, esprimere giudizi, operare scelte, prendere decisioni. In campo sanitario un criterio è una variabile (rilevabile in modo riproducibile) che consente di esprimere un giudizio sulla qualità dell’assistenza. I criteri appartengono alla stessa famiglia logica degli indicatori.

Deduttivo. Processo di ragionamento dal generale allo specifico.

Didattica. Scienza e tecnica applicativa dell’insegnamento.

Distrattore. Elemento non corretto inserito in un questionario o in una simulazione, si da proporre un problema di scelta con elementi simili ma corretti, al fine di stimolare l’apprendimento (confronti differenziali, interpretazione di dati) e/o di valutare una competenza.

Docimologia. Studio delle prove di valutazione, in particolare per fini di giudizio e punteggi, di graduatorie, selezioni, certificazioni.

Efficacia. L’efficacia, che è la capacità di raggiungere l’esito desiderato, si può distinguere  in:
EFFICACIA TEORICA (efficacy) o sperimentale, che è stata definita “il rapporto fra quanto è possibile fare in teoria e quanto viene fatto in condizioni ideali” (Vuori)
EFFICACIA PRATICA (effectiveness), detta anche efficacia nella pratica o efficacia delle prestazioni reali.

Efficienza. [Sin.: rendimento, produttività; da non identificare riduttivamente con  “volume delle prestazioni”]. Il giudizio di efficienza può essere formulato secondo due approcci diversi:
 1. quando si esprime come rapporto tra risultati e risorse (EFFICIENZA = RISULTATI / RISORSE), si configura come giudizio comparativo circa la capacità di una entità (di un servizio, di un operatore) di produrre gli stessi risultati con minore consumo di risrse rispetto ad altre entità, ovvero di proddure migliori risultati a parita di risorse impegnate.
2. quando invece si esprime come rapporto tra prestazioni e risorse  (EFFICIENZA = PRESTAZIONI / RISORSE; cfr. ad es. Brenna; ma anche Morosini e coll. parlano di Efficenza come rapporto tra prestazioni e costi) fa riferimento alla capacità di produrre prestazioni col minimo di risorse.

Empatia. Entrata nei sentimenti altrui che vengono cosi compresi prima o anche senza che nei loro confronti ci sia partecipazione o approvazione.

Entropia. Tendenza al disordine presente in tutti i corpi fisici. Variazione dell’energia interna inutilizzabile per produrre lavoro.

Epistemologia. [Parola modernamente coniata sui termini greci episteme, che significa “sapere, scienza”e logos che significa “discorso”]. Si indica con questo termine la riflessione critica (che possiamo considerare una specifica branca di ogni teoria della conoscenza e della scienza) sulla natura, sui fondamenti, sui limiti e sulle condizioni validità del sapere scientifico, sia di quello delle scienze cosiddette esatte (logica e matematica) sia delle scienze empirico-naturali (fisica, chimica, biologica) sia delle scienze sociali (psicologia, sociologia, antropologia, storiografia).

Ergonomia. (Dal greco: ergon = lavoro e nomos = norma). Disciplina che studia i problemi del lavoro umano in rapporto alle macchine e all’ambiente, allo scopo di adattarli alle esigenze psicofisiche del lavoratore.

Feed-back. Informazione di ritorno, retroalimentazione che presuppone una comunicazione bidirezionale fra elementi del sistema ed è rivolta a determinare modificazioni degli inputs al sistema richieste dai prodotti in uscita.

Formazione. Processo educativo caratterizzato dall’avere finalità professionali, proiezione sociale, potenziale migliorativo nei riguardi dell’operatore e dell’ambiente, nonché dallo svolgersi per obiettivi pertinenti compiti, mirati alla soluzione di problemi e alla soddisfazione di bisogni educativi, mediante metodologie basate sull’apprendimento attivo e sulla valutazione continua.

Imprinting. Apprendimento limitato a un determinato periodo di vita (fase o critica) dovuta a una disposizione particolare che si estingue al termine di tale periodo o in seguito a processi interni di tale periodo o in seguito a processi interni di maturazione (Lorenz).

Indicatore. Elemento concreto di segnalazione (frase, numero, dato, comportamento, carattere, categoria ecc.) in base al quale possono essere stabilite presenze o assenze, analogie, affinità, differenze, graduatorie relative a fenomeni che devono essere individuati, analizzati, confrontati.

Induttivo. Procedimento logico dallo specifico al generale, per cui dalla constatazione dei fatti particolari si sale ad affermazioni o formulazioni generali.

Lap. Livello accettabile di performance.

Leadership. (Inglese = comando, guida, direzione.) Insieme dei processi o delle modalità con cui una o più persone, aventi maggior potere rispetto agli altri componenti di un groppo, ne influenzano i comportamenti e le attività 

Layout. Layout è un termine inglese che letteralmente significa “disposizione”, “configurazione”, “pianta” (ad es. di una fabbrica, di un giardino).
Riferito ad una organizzazione (ad esempio un servizio) intende esprimere la sua configurazione base, rappresentabile anche graficamente, quale risulta dalla articolazione in settori, reparti, uffici, sezioni, unità operative. Il disegno del layout organizzativo può essere, secondo le finalità, molto schematico e superficiale (ad esempio un semplice schema a blocchi delle diverse parti costitutive dell’organizzazione), oppure molto dettagliato (arrivando a comprendere non solo l’identificazione delle parti, ma anche la descrizione del ruolo e della dotazione di risorse spaziali, umane economiche e tecnologiche di ognuna di esse). Non dovrebbe essere confuso con l’organigramma il cui elemento caratterizzante è l’individuazione dei rapporti gerarchici.

Management. Termine anglosassone di uso ormai universale per indicare l’insieme delle tecniche di gestione delle organizzazioni, ma anche il complesso delle funzioni di gestione, od anche il gruppo dirigente di una organizzazione.
Il management (al cui riguardo esiste una letteratura sterminata accumulatasi nell’arco di un secolo) non è una scienza sociale (e talora un’arte) che “opera con risorse umane, finanziare e fisiche, per raggiungere gli obiettivi delle organizzazioni...” (Megginson e coll.). Questa scienza / disciplina /arte, orientata all’efficacia e dall’efficienza delle organizzazioni, è universale in quanto fondata su un complesso sistematico di principi, modelli e tecniche applicabili in ogni parte del mondo, in qualunque organizzazione ed a qualsiasi livello organizzativo. Singolare e sconcertante è il fatto che nelle organizzazioni sanitarie e sociali del nostro paese per decenni il problema del management non è stato seriamente considerato. L’accesso alle responsabilità di gestione veniva infatti riservato, e lo è tuttora in larga misura, a professionisti completamente privi di formazione manageriale. Questa è una delle maggiori criticità organizzative delle nostre istituzioni ed anche uno dei più necessari e fecondi campi di intervento per la formazione di base e permanente. Anche il management, infatti, si può insegnare ed apprendere, sia pure nelle consapevolezza che per esercitarlo efficacemente la formazione non basta, se non coesistono adeguate basi attitudinali.

Mandato. Il mandato, che è un fattore collocabile in input nei confronti di una organizzazione, è caratterizzato dalle prescrizioni, dagli obiettivi che vengono assegnati ad una organizzazione da un’autorità ad essa sovraordinata. Le fonti del mandato possono essere varie (norme, direttive, ordini, documenti programmatici, statuti, ecc.). La natura del mandato, per un servizio sanitario o sociale, è quasi sempre espressa in forma generica (quando non confusa e contraddittoria) e pertanto aperta a diverse letture interpretative. In sostanza si può dire che per lo più il mandato indica soltanto gli “obiettivi generali” di una organizzazione.

Modello. [Dal latino modulus e modus, misura modo, modello].
1. esemplare da imitare, da riprodurre, al quale fare riferimento per agire, per valutare (cfr. Standard)
2. schema teorico per rappresentare gli elementi fondamentali di fenomeni (ad es. m. matematico, m. economico).

Monitoraggio. (monitoring) Questo termine viene attribuito a tutte le attività di valutazione sistematica delle attività umane, e quindi anche di quelle sanitarie.

Obiettivo [Dal latino ob, davanti, e iacere, stendere, gettare]. Ciò che il soggetto agente (individuale o collettivo) vuole raggiungere, ottenere. Gli obiettivi possono essere classificati da differenti punti di vista: cronologico (a breve, medio o lungo termine); della qualità (pessimi, cattivi, buoni, ottimi): del realismo (raggiungibili, utopici); delle aspettative (attesi, inattesi); della sequenzialità (immediati, intermedi, finali); della natura. Queste ed altre classificazioni possono essere utili incerti casi, ma una classificazione utile sempre è quella che distingue gli obiettivi generali, indicati nel mandato dei servizi e non di rado espressi in forma molto generica (ad es. tutelare l’ambiente, promuovere la salute), e obiettivi specifici che vengono per lo più stabiliti in base a decisioni autonome degli operatori e che dovrebbero nel loro insieme concorrere alla realizzazione di quelli generali. Obiettivo specifico è un obiettivo definito con precisione nel “cosa” e nel “quando”, e quindi perfettamente valutabili.

Olistico. (Dal greco: olos = tutto). Insieme di cose, di parti, di sentimenti, di attività che deve essere considerato globalmente.

Organigramma. Rappresentazione grafica dei rapporti gerarchici in una organizzazione.

Organizzazione.  Con questo termine nel linguaggio corrente si può indicare tanto una qualunque entità organizzata (fabbrica, ospedale, Usl, servizio) quanto l’azione organizzativa (“bisogna migliorare l’organizzazione di...”). Nella prima accezione si intende per organizzazione un insieme di elementi complessivamente orientati verso qualche finalità comune. Nella seconda accezione si fa piuttosto riferimento alla definizione (o all’analisi) di procedure e processi, cioè ai modi, agli atti e agli effetti dell’organizzare.

Output. Letteralmente questo termine inglese significa “ciò che si mette fuori”. In campo organizzativo sta indicare i “prodotti”, se si parla di fabbriche, le “prestazioni” se si parla di servizi. Nel campo dei servizi sanitari e sociali non si dovrebbero mai confondere “output” con “out-come”, cioè le prestazioni con gli esiti eppure questa confusione (che talora è l’effetto di voluta ambiguità) è frequente.

Pacchetto di autoapprendimento. Il PAA è costituito da un insieme di materiali didattici: lista di obiettivi educativi specifici (quasi sempre riferiti a “conoscenze”) pertinenti a un determinato campo tematico; precisazione dei  destinatari del pacchetto e del livello individuale di preparazione richiesto per poter usare vantaggiosamente il PAA; istruzioni dettagliate sul percorso di apprendimento; documentazione scritta o audiovisiva e indicazioni bibliografiche pertinenti agli obiettivi; test autosomministrabili di valutazione dell’apprendimento riferiti ad ognuno degli obiettivi specifici. Questi materiali preparati da esperti consentono percorsi di apprendimento autonomo (individuale o in piccolo gruppo). I discenti possono cioè realizzare gli obiettivi educativi a prescindere dalla presenza fisica dei docenti e seguendo i ritmi di apprendimento che preferiscono. Inoltre i PAA sono ben standardizzabili e riproducibili, possono ridurre notevolmente i costi della formazione se utilizzati per grandi numeri di studenti, responsabilizzano i discenti e li pongono in posizione attiva, decomprimono le aule sovraffollate delle istituzioni formative, liberano tempo lavoro  dei docenti (meno lezioni tradizionali; più spazio per promuovere e seguire l’apprendimento di competenze che richiedono pratica sul campo, affiancamento addestrativo; più spazio per la ricerca, l’affinamento delle competenze pedagogiche, la produzione di materiali didattici, la valutazione) e inoltre offrono un percorso perfettamente valutabile nei suoi esiti in quanto consentono la ripetizione sotto controllo dei test finali.

Performance. Prestazione operativa, esecuzione o presentazione formale osservabile, che costituisce la realizzazione concreta di una competenza. Anche competenze esclusivamente mentali e cognitive, come ad esempio prescrivere un programma di indagini o di terapia, diventano perfomances “intellettuali” allorché vengono rese osservabili mediante una loro esposizione scritta o comunque rilevabile. Perchè una performance avvenga in modo accettabile è necessaria, oltre alla competenza dell’operatore, alla sua motivazione e al suo impegno, anche l’adeguatezza dell’ambiente e degli strumenti.

Piano. Insieme di progetti e programmi collegati da finalità e da sequenze logiche e cronologiche. Processo gerarchico che controlla l’ordine con cui una sequenza di operazioni va eseguita. Strategie per raggruppare obiettivi generali

Pragmatico. Ciò che si fa concretamente mettendo in atto le nostre capacità motorie e sensoriali, sotto la guida dell’intelletto. Anche se ciò non è sempre corretto, la parola non comprende i sentimenti ne le relazioni interpersonali che possono essere collegati alle azioni.

Problema.  [Dal greco pro-ballein, gettare innanzi, mettere innanzi].
E’ un problema qualunque difficoltà che uno o più soggetti debeno superare. L’attribuzione della qualifica di “problema” a un fatto, un evento, una situazione non è assoluta ma sempre relativa al punto di vista dei soggetti che considerano quel fatto, quell’evento, quella situazione. Nei servizi sanitari e sociali i problema di fondo da risolvere possono essere aggregati in due grandi classici: problemi di salute di singole persone o della comunità locale problemi organizzativi, che riguardano in senso lato il funzionamento del servizio stesso. L’analisi di entrambi gli ordini di problemi e la selezione (in base a criteri espliciti e condivisi) di quelli giudicati prioritari e realisticamente affrontabili dovrebbe essere preliminare a qualsiasi operatività di un servizio. L’analisi del problema che si intende affrontare dovrebbe costituire il capitolo iniziale di qualunque progetto formalizzato di intervento. Su piano del metodo sono di grande importanza la chiarezza e la precisione nella definizione del problema e la qualità dei dati che occorrono per impostarlo e documentarlo (problem setting). Non poche difficoltà nella soluzione dei problemi (problem solving) traggono origine da carenze di definizione.
Le  tappe successive alla definizione del problema sono: formulazione di ipotesi di soluzione, scelta della soluzione più convincente nel contesto dato, progettazione dell’intervento per realizzare la soluzione scelta, attuazione dell’intervento, verifica dei risultati.  

Professionalità. Complesso integrato di competenza, abilità, stile, correttezza, dignità, senso della responsabilità e del dovere, spirito di servizio e disponibilità, motivazione e passione con cui l’operatore svolge le funzioni, le attività e i compiti richiesti dal ruolo o dal mandato del committente. Può essere fortemente condizionato dall’inadeguatezza delle risorse, dell’organizzazione e delle normative. E’ impensabile senza una sufficiente formazione. 

Progetto. Intenzione e/o configurazione prospettica di disegni, atti o costruzioni mentali o fisici, che richiede per la sua realizzazione una successiva evoluzione in programma ed esecuzione.

Programma. Elencazione in serie, “di massima” (programma preliminare) o “in dettaglio” (programma definitivo) degli elementi di attuazione di una attività (fasi, tempi, sequenze, iter, contenuti ecc.) che è stata in precedenza, più o meno esplicitamente, progettata e decisa. 

Propedeutica. Insieme di apprendimenti necessari come preparazione o introduzione a un’attività di studio o di applicazione complessa.

Randomizzare. Scegliere a caso, col criterio del campionamento casuale.

Procedura. Questa parola può avere due significati: a) sequenze teoriche ordinate di azioni, eventi, ritenuti necessari a raggiungere un fine; b) serie di norme che regolano lo svolgimento di attività umane.

Qualità. Questa voce può indicare qualunque caratteristica valutabile appartenente a qualsiasi entità (persona, struttura, oggetto) o evento (processo, fenomeno).

Role playing. Gioco e /o interpretazione di un ruolo. In senso stretto l’espressione è usata per indicare una prestazione  tipo commedia dell’arte in cui non si svolge il proprio ruolo ma un ruolo a noi estraneo o insolito, e senza un copione dettagliato.

Score. Punteggio per la valutazione risultante da misure premianti e penalizzanti, indipendentemente da fattori di correzione ed elaborazione.

Seminario. In senso laico (inglese seminar, mentre seminary indica l’istituto religioso) indica un groppo di studio in cui gli studenti si esercitano nella ricerca scientifica o riferiscono con relazione su studi compiuti. Secondo la definizione dell’OMS riproposta da Iandolo, la parola indica un «periodo di discussione centrato su un argomento, cui partecipa un maggior numero di discenti che non per l’insegnamento guidato, e nel quale l’insegnante mira a ottenere una prestazione e una discussione adeguata di un argomento». Si può intendere come un gruppo né grande né piccolo di studio e approfondimento su problematiche comuni ai partecipanti.

Sistema premiante. In tutte le organizzazioni (e quindi anche nei servizi sanitari o sociali) vengono continuamente distribuiti premi e sanzioni (di solito consistenti in mancati premi) in base a criteri più o meno trasparenti, condivisi, accettabili. I premi sono segni tangibili di apprezzamento nei confronti di comportamenti graditi al soggetto premiante: possono essere di natura assai varia e in molti casi sono immateriali (lode, atteggiamento benevolo, concessione di favori, etc.). L’insieme dei premi, delle sanzioni e dei criteri in base ai quali essi vengono distriduiti, costituisce il sistema premiante di una organizzazione. Assai più dei premi e delle sanzioni sono però i criteri della loro distribuzione l’elemento determinante della qualità totale.

Standard. [Dal francese antico estendart, stendardo.]
Nel corso degli anni l’attività di divulgazione del lessico della qualità ha determinato anche un atteggiamento critico nei confronti del significato delle parole. Intorno alla parola “standard” c’è stato dibattito poichè in inglese essa può assumere diversi significati:
LIVELLO SOGLIA (sia di allarme che di accettabilità). E’ questa l’accezione più comune ed universale del termine. Lo standard di qualità di un “oggetto” (servizio, ufficio, prestazione, etc) è definito da uno o più criteri dai loro rispettivi livelli di soglia.
VALORE, MODELLO ESEMPIO DI RIFERIMENTO con il quale si confronta l’ “oggetto” da valutare onde poter esprimere un giudizio comparativo (ad es. il metro standard depositato a Parigi, laboratorio standard, procedura standard).
Valore raccomandato di risorse (in programmazione sanitaria)
REQUISITO META DA RAGGIUNGERE. E’ indispensabile essere pienamente consapevoli che la mancata esplicitazione di standard di riferimento mina la credibilità di qualsiasi processo valutativo.

Struttura. Una delle variabili interne che costituisce l’impianto portante di una organizzazione. Nella struttura viene compreso tanto il patrimonio complessivo delle risorse attuali (cioè la “dote” reale di personale, tecnologie, finanziamenti, locali, ecc.) quanto le modalità di effettiva distribuzione e aggregazione di tali risorse.
Nei processi di miglioramento della qualità è proprio l’analisi della distribuzione delle risorse che riesce a gettare luce sulla “ideologia consolidata impersonalmente nell’impianto organizzativo” e aprire la strada alle verifiche di congruenza con gli obiettivi dichiarati.

Tassonomia. (Dal greco: taxis = ordine e nomos = norma). Ordinamento e classificazione sistematica.

Tecnica Delphi. Il nome di questa tecnica deriva da quello dell’isola greca in cui l’oracolo di Apollo faceva previsioni sul futuro.
Si tratta di una procedura di comunicazione di gruppo, destinata ad ottenere ed organizzare le opinioni di un gruppo di esperti su argomenti complessi o controversi (ad es. selezione di problemi prioritari, ipotesi di soluzione di problemi, confronto di idee su linee di sviluppo, etc.). E’ una variante delle procedure di inchiesta, e si basa sul concetto che un gruppo selezionato di esperti cui è stato richiesto un parere, abbia un potere predittivo su questioni future (da qui nasce il richiamo all’oracolo!), o più modestamente possa  avere una buona valenza orientativa.
La tecnica nella sua impostazione originaria (alla quale si sono poi aggiunte alcune varianti) si concretizza in una serie di questionari inviati agli esperti cui viene chiesto di rispondere in tempi prefissati: essi vengono cosi contattati personalmente e non avranno modo nè di incontrarsi nè di conoscere i nominativi degli altri interessati ad esprimere un parere.

Valutare. Esprimere giudizi di valore nei confronti di “oggetti” (v.) in base a criteri determinati, facendo riferimento a standards. Per capire cosa significa “valutare” si devono prendere in considerazione il soggetto valutante (con le sue tappe necessarie).
Il percorso che conduce alla valutazione di qualunque “oggetto” (materiale o misto) è caratterizzato da una sequenza costante di tappe la cui concatenazione logica, indipendente dal soggetto e dall’oggetto.

Valutazione costi-benefici. Confronto (consuntivo o previsionale) tra i costi di un intervento sanitario o sociale e i ed i suoi esiti espressi in unità monetarie.

Valutazione costi-efficacia. Confronto tra i costi di un intervento sanitario o sociale ed i suoi esiti espressi in termini non economici, ma di “obiettivi valutabili” (riferiti ad es. a riduzione di mortalità, di morbosità, di rischi, etc.).

Valutazione costi-opportunità. Confronto tra i costi sostenuti per un intervento e i benefici che si sarebbero potuti ottenere impiegando le stesse risorse nel miglior intervento alternativo.

Valutazione rischi-benefici. Confronto tra gli esiti positivi attesi da un intervento e gli esiti negativi da esso causabili.

Variabile. Qualunque entità che può assumere valori diversi dal punto di vista quantitativo e / o qualitativo. In senso matematico, una variabile è una quantità che può prendere un valore qualsiasi all’interno di una determinata serie di valori.

Workshop. Stanza o edificio di un laboratorio, ma anche seminario o serie di incontri per studio o lavoro intensivo di qualche campo. Come corso-workshop si indica un’esperienza educativa con metodologia di apprendimento attivo.

(a cura di FLAVIO CATTANI)

 

Fonte: http://www.formazioneesicurezza.it/aa_specialistica/dispense/C3%20-%20Scienze%20umane%20e%20psicopedagogiche/03%20-%20Metodologia%20didattica/Marcucci%20-%2055GLOSSARIO%20della%20Formazione.doc

Sito web da visitare: http://www.formazioneesicurezza.it

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