Comparazione di ineguaglianza e comparazione di uguaglianza

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Comparazione di ineguaglianza e comparazione di uguaglianza

La comparazione

 

 

La comparazione comprende i due tipi: comparazione di ineguaglianza (par. 1.) e comparazione di uguaglianza (par. 2)

1. La comparazione di ineguaglianza

La comparazione detta di ineguaglianza dipende dalla presenza in una frase di avverbi come più (tosto), anzi, meno, ecc., o da aggettivi o avverbi di forma comparativa (migliore, peggiore, maggiore, minore; meglio, peggio).
Come in it. mod., la comparazione può riferirsi a un sintagma o a una frase, ed è generalmente introdotta dal complementatore che. Nel caso dei pronomi personali l’introduttore è la preposizione di (cfr. 1.1.1).
Le due forme di comparazione di ineguaglianza, quella di maggioranza e quella di minoranza, hanno le stesse proprietà. L’esemplificazione che segue verte in gran parte sulla comparazione di maggioranza, di gran lunga il caso più rappresentato. Per la comparazione di minoranza v. l’es. (21).

1.1. Che + sintagma / frase

Il costituente che segue il che comparativo, il cosiddetto secondo termine di paragone, può essere costituito da un SN (con funzioni grammaticali di soggetto (1) o oggetto diretto (2)), da un SP, da un SA (anche a testa participiale) o da una frase:

i) sintagma nominale:

(1)     a.  Messere, questa vale più che tutto lo ‘mperio. (Novellino,1, r. 65)
b.  Io voglio che mi vegnaro anzi meno l'opere che la fede [che mi vengano meno, mi manchino, le opere piuttosto che la fede]. (Bono Giamboni, Libro, cap. 14, par. 6)
(2)          …ordinaro e fermaro [stabilirono], per lo meglio dela Compangnia, che non si debbia [debba] portare a processione più ch’uno candellotto [candela]… (Compagnia di S. Maria del Carmine, p. 61, rr. 10-12)

ii) sintagma preposizionale:

(3)          …però che [poiché] la sepultura di sa’ Iacopo fue più lontana de la sua patria che d' alcuno altro apostolo… (Dante, Vita nuova, cap. 40, par. 7)
(4)          …e l’accusatore condannò in quantità di moneta però che si fidò più nelli pruni che nella sua signoria… [(Azzolino) condannò l’accusatore a pagare una somma di denaro perché si fidò più della recinzione che della sua autorità] (Novellino, 84, rr. 20-22)

 

iii) sintagma aggettivale:

(5)          Questa de’ Veienti più utile, che nobile vittoria, di prima apparecchiò rubellamento [per prima cosa preparò la ribellione] a coloro che Roma fecero… (Bono Giamboni, Orosio, libro 2, cap. 19, p. 121, rr. 7-9)
(6)          …e non lasciandosi vincere, più ivaccio fuoro consumati che vinti [furono più presto morti che vinti]… (Bono Giamboni, Orosio, libro 2, cap. 15, p. 108, rr. 7-8)

iv) frase:

(7)          De le compagnie neuna è più graziosa né più ferma [stabile] che quando i buoni uomini simiglianti in costumi son giunti di famigliaritade e d’amore [sono uniti da legami d’amicizia e d’amore].(Fiori e vita di Filosafi, cap. 20, rr. 10-12)

CM inizio
Quando il secondo termine di paragone è un sintagma contenente un numerale cardinale, l’introduttore della comparazione può essere che (2)/(8) o di (9)-(11):

(8)              …Asdrubale, nuovo imperadore di quelli di Cartagine, venne d’Africa a Lilibeo con cento trenta elefanti, e con cavalieri e pedoni più che trenta migliaia… (Bono Giamboni, Orosio, libro 4, cap. 10,  p. 226, rr. 12-15)
(9)              …la quale selva è maggiore che neuna de’ Galli, e infino dalle ripe [rive] di Reno, e a’ confini de’ Nervi e a quelli di Trevi si stende, e per lunghezza è più di cinquanta miglia… (Bono Giamboni, Orosio, libro 6, cap. 9,  p. 375, rr. 19-22)
(10)            Et nel secondo anno della sua signoria passarono in quello passaggio più di CC.m di persone [200.000 persone]. (Cronica fiorentina, p. 92, rr. 2-3)
(11)            …e quivi [qui] li sconfisse: tra popolo e chavalieri più di MCCCC [1400] fuoro li morti. (Cronica fiorentina, p. 145, rr. 8-9)
CM fine

Inoltre che può introdurre una frase comparativa del tipo di quelle che in it. mod. sono introdotte da di quanto (cfr. Gr. Gramm. vol. II, XIII.2.7.3 e 2.7.7):

(12)        …per che io, quasi sbigottito de la bella difesa che m’era venuta meno, assai me ne disconfortai, più che io medesimo non avrei creduto dinanzi [prima].(Dante, Vita nuova, cap. 7, par. 1)
(13)        «Dov' è tuo tesoro?» Et elli rispuose: «Messere, io n’ho più che voi non n' avete». (Novellino, 18, rr. 66-68)
(14)        Et un altro disse: Più dolce vita è l’aspra tra’ savi, ke nnon è la dolce tra’ matti. (Disciplina clericalis, p. 79, rr. 18-19)
(15)        …acciò che sanza fallo il leofante [poiché senza dubbio l’elefante] e molti altri animali sono più grandi del corpo che nonn è l' uomo… (Brunetto Latini, Rettorica, p. 38, rr. 6-7)
(16)        Ma ora è quella forza nell’uomo ch’alcuno li tolga più tosto rettorica che no·lli concedesse filosofia [la sua capacità è tale per cui gli si negherebbe più facilmente la conoscenza della retorica di quanto si ammetterebbero le sue conoscenze di filosofia]. (Brunetto Latini, Rettorica, p. 70, rr. 7-8)
(17)        Elli erano viijc [800] chavalieri e xijm [12000] pedoni, e fecero xij [12] paladini tra lloro, e più galglardamente conbattero che giamai facesse paladini in Francia… (Cronica fiorentina, p. 135, rr. 20-23)

Per una discussione dettagliata di questi ultimi ess. si veda sotto 1.3.3-4.

1.1.1. Di + pronome

Se il secondo termine di paragone è costituito da un pronome personale, l’introduttore è di, come in it. mod. Si tratta dell’unico caso, assieme a quello del SN introdotto da un numerale cardinale (in cui di è opzionale - v. 1.1), in cui l’it. ant. utilizza di, il cui uso è molto più ampio in it. mod. (v. 1.3.2. e Gr. Gramm. vol. II, XIII.2.7.2.1):

(18)        Allora il Saladino parlò: «Non dannare [cancellare]: scrivi CCCC [400]. Per mala ventura se [non sia mai detto che] una tua penna sarà più larga [generosa] di me!» (Novellino, 23, rr. 12-14)
(19)        È ‘l cane più gentile di te di chuore, ke si racorda [si ricorda] del benificio che ll’uomo li fa… (Disciplina clericalis, p. 74, rr. 10-11)
(20)        Amico, e guarda bene, / con più ricco di téne / non ti caglia d’usare [non t’importi di frequentare persone più ricche di te]… (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 1671-1673)
(21)        Dimmi, Balaam: che è ciò, che [come mai] li miei nemici sono assai meno poderosi di me, e io non posso fare loro nullo danno? (Novellino, 36, rr. 7-9)

Nella stessa opera (Il Novellino), in contesti altrimenti identici, per un sintagma nominale costituito da un pronome personale l’introduttore è di (22a), per un SN lessicale l’introduttore è che (22b):

(22)   a.  Signori, la guerra non mi piace e non la consiglio, perché li Greci sono più poderosidi noi… (Novellino, 81, rr. 17-18)
b.  Due re furo [ci furono due re], ch’erano delle parti di Grecia; e l’uno iera troppo più poderoso [molto più potente] che l'altro. (Novellino, 37, rr. 3-4)

 

Fonte: http://gps.web.elte.hu/konyv/28comparazione.doc

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