Proverbi, adagi, motti e detti milanesi lettera iniziale D

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Proverbi, adagi, motti e detti milanesi lettera iniziale D

Dàghela voncia, oppure oncia. Questo dargliela unta, è questa la traduzione del detto, risalente a chissà quali tempi addietro, significa che una persona sta ascoltando qualcuno che a parole vuole ingraziarsi dell’ascoltare rivolgendogli cortesi e salamelecchi, più di facciata che di contenuto, insomma, trattasi del classico “leccapiedi”, quindi  il buon ambrosiano, capendo al volo con chi sta trattando, esclama: «a quèll bisogna dàghela voncia» e lo lascia nel suo brodo continuando a imbonire la gente.

 

Dagh el colòr ai polpett. Ora siamo in piena gastronomia lombarda. I “polpett” ovvero le polpette è il classico piatto povero, perché la massaia dei tempi andati, non gettava via nulla degli eventuali avanzi del pasto, con questi essa rimediava per l’appunto queste polpette; che voi ci crediate o no, chi scrive ha sempre adorato questo cibo “povero”, la casalinga sapeva prepararle a dovere, immaginate questi resti che vengono sapientemente infarinati, talvolta unendo del prezzemolo (l’erborinn) tritato fine, quindi fatte rosolare in padella con del burro; dovete credere, una volta messe sul piatto, oggi si usa dire “impiattate” chissà chi è il genio che ha inventato questo vocabolo, allora una volta posate sul piatto, il resto del burro fuso viene fatto scendere su queste polpette, quindi accompagnando il tutto con una bella “michetta” qualche buon bicchiere di rosso….. e si comincia a gustare un piatto fantastico. A proposito per  noi  meneghini le polpette portano anche il nome di “mondeghilli”. La ragione del detto potrebbe risiedere nel fatto che essendo queste polpette riconosciute come cibo ben misero, di poco conto, di scarso pregio, è paragonato a quei prodotti di scarsissimo pregio che il mercante, sapendo di vendere tali prodotti, cerca di imbonire gli eventuali compratori esaltandone la qualità.

 


Dagh minga corda! Questo detto proviene da tempi lontanissimi, quando ancora i Navigli a Milano erano le vie d’acque utilizzate per il trasporto di materiali. Su questo argomento sono state  scritte bellissime pagine. Quando questi barconi dovevano sostare, o per meglio dire approdare, nei determinati luoghi per scaricare il materiale o per caricarlo, questi mezzi venivano assicurati a terra con delle corde; poi quando dovevano ripartire il capo barcaiolo puntava una lunga pertica contro la sponda dove si era assicurato e spingeva  mentre il garzone scioglieva i legacci, con questa manovra il barcone riprendeva il suo viaggio. In senso inverso è invece l’adagio, quando c’è qualcuno che comincia a esagerare nel parlare, che vuole avere sempre ragione lui, che si pone su di un piedistallo, ecco che lo spirito milanese riappare appropriandosi dell’adagio in questione, cercando di non far proseguire nel discorso un qualcuno eccessivamente arrogante. Una piccola precisazione: il sistema dei primi Navigli a Milano, risale al XII secolo (1179); negli anni si susseguirono ulteriori realizzazioni, anche Leonardo da Vinci si occupò dei Navigli, creando quel geniale sistema di chiuse per pareggiare i vari dislivelli del terreni.

 


Danée e santitàa, la metàa de la metàa. Proverbio matematico. La metà della metà, quanto fa? Dato 100:2=50(la metà) 50:2=25(la metà della metà). Ergo: quando qualcuno si auto-esalta, e si pone su di un trono come se fosse il re di chissà cosa, ebbene da quel che dice o che ha detto di aver fatto, togliete almeno il 75% e forse anche qualche cosa di più. Ah! Attenzione, qualcuno sentendo parlare della metà a immaginato che si parlasse delle mogli. Inutile dire che quando la moglie è venuta a saperlo, al consorte «l’à gh’à molà ón slavion che l’è lì ch’el gira ancamò adess». (gli ha mollato un ceffone che è lì 8il marito) che sta ancora girando su se stesso).


De man ladina. Qui non c’entra nulla la lingua ladina parlata in certe zone orientali dell’Italia settentrionali. Questo adagio vuole riconoscere la persona che è facile nello spendere, quindi che ha una mano non rattrappita, ma scivolosa per quanto riguarda i denari. Altresì in tempi ormai remoti aveva invece il significato di non aver troppi riguardi da parte dei genitori o anche dei precettori nel mollare scapaccioni senza troppi riguardi, quindi scivolando lasciandosi andare senza troppe precauzioni, nei confronti della figliolanza.


Donna giùina e omm vecc, tanti fioeu sott el tecc. Letteralmente il significato è chiaro. Il bonario sarcasmo milanese voleva senza alcun dubbio intendere una certa cosa…. A buon intenditor poche parole. Ah! Per la cronaca, qualche marito anzianotto stava cercando sul mercato una cintura di castità a buon prezzo… oggigiorno invece, va di moda il Viagr!

 

Fonte: http://www.circolomorbegnese.it/000anno2014/proverbimilano_d.pdf

Sito web da visitare: http://www.circolomorbegnese.it

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