Proverbi saggezza popolare

Proverbi saggezza popolare

 

 

Proverbi saggezza popolare

Chi vole va, chi nu vole manna.
Chi vuole va, chi non vuole manda. Le responsabilità bisogna assumersele non delegarle.

Chello che se 'mpara 'a giovane, nun se scorda 'a vecchio. Quello che si impara da giovane non si scorda da vecchio.

'A cunfidenza è 'a mamma d' 'a mala creanza. La "confidenza" è la madre della maleducazione.
Dicette 'a luce-luce, io pure faccio luce.
Disse la lucciola, anche io faccio luce. Ognuno, nel suo piccolo, può sentirsi importante.
Che ffa ô rre si perde ‘nu surdato?
Cosa mai fa al re la perdita di un soldato?
Chi cagna penzata ogni mumento, assaje fatica ma nun cunchiure niente.
Chi muta pensiero (o idea) spesso si affatica molto, ma non conclude nulla (di positivo

Appennerse è felinie o appennerse p’è è felinie
Letteralmente: appendersi alle ragnatele o aggrapparsi attraverso le ragnatele; barcamenarsi. Icastica, antica espressione napoletana con la quale si suole commentare l’atteggiamento pseudo furbesco di chi , chiamato a dar ragione di un proprio comportamento che abbia procurato ad altri danno, cerca di discolparsene adducendo motivi pretestuosi; le ragioni addotte sono evanescenti o di nessuna reale consistenza come le ragnatele

 



Chi cchiù spenne, meno spenne. ('O sparagno nun è maje guadagno!)
Chi più spende, spende meno. Una merce più costosa è certamente migliore di una meno cara, e pertanto sarà necessario acquistarla una sola volta, ottenendone così un risparmio.

Chi accatta ‘a rrobba bbona, fa fesso ô niuziante.
Chi acquista merce buona inganna il negoziante Nel senso che una merce buona, essendo migliore di quella scadente dura più a lungo e non si è costretti a ricomprarla.
Chella ca l’aiza ‘na vota l’aiza sempe.
Chi l’alza una volta , la solleverà sempre. Una cosa basta farla una volta per prenderne l’abitudine
A mugliera 'e ll'ate è sempe cchiù bbona.
La moglie degli altri è sempre più (procacemente) piacente.
'A mosca vutaje vutaje, po' 'ncopp' â mmerda se pusaje.
La mosca girò girò e finì per posarsi sullo sterco. L'indeciso spesso finisce per fare la scelta meno opportuna.
'Ammore e miseria so' comm' â tosse.
L'Amore e la miseria son come la tosse Non si possono nascondere.
'A morte va truvanno 'accasione.
La morte cerca l'occasione(per espletare il suo compito)per cui bisogna evitare rischi inutili.
'A morte a chi acconcia e a chi sconceca.
La morte aggiusta qualcuno e guasta qualche altro. Dalla morte di un parente c'è chi riceve qualche beneficio e chi, invece, vede peggiorare la propria situazione.


'A mmerda sott' â neve nun se vede.
Lo sterco coperto di neve non si vede Per cui è bene diffidare di una candida copertura.
Amice e vvino ànn''a essere viecchie.
Gli amici ed il vino devono essere vecchi I veri amici come il vino son quelli di antica data.

'A credenza fuje accisa da 'e male pavature.
Il credito fu ucciso dai cattivi pagatori

Amico cu tutte e fedele cu nisciuna.
Amico con tutte, ma fedele con nessuna! Detto con riferimento a tutti quei giovani abituati a circuire tutte le donne senza naturalmente restar fedele a nessuna.
Amice puverielle, casecavalle perdute.
Amici poveretti, caciocavalli perduti Da un amico in bolletta non c'è da attendersi doni o liberalità. (caciocavallo derriva dal fatto che il gustoso formaggio campano e meridionale a pasta dura prodotto in montagna veniva trasportato a valle a dorso di cavalli)
'A meglia mmedicina?: vino 'e cantina e purpette 'e cucina.
La miglior medicina?: vino fresco di cantina e polpette caserecce.

'A mamma vale cchiù 'e ciento maeste La mamma vale più di cento maestre

 



'A gallina ca cammina torna â casa cu 'a vozza* chiena.
La gallina che cammina torna a casa con il gozzo pieno. Anche lo sciocco (come lo è una gallina), se si mette in azione riesce, in una maniera o in un'altra, a sbarcare il lunario.

'A femmena tanno è bbella quanno tène 'o ppane dint' â spurtella La donna è bella quando ha il pane nel cesto.

Accussì comme vaje, accussì sî tenuto.
Sarai considerato così come cammini. Come ti comporterai con gli altri, così sarai ripagato.

'A carcioffola s'ammonna fronna a ffronna
Il carciofo si monda a una foglia per volta. Un poco per volta e con gradualità si possono raggiungere i buoni risultati.

'A capa nun s'à dda fà maje male paté!
La testa non va fatta mai soffrire. Il capo deve essere sempre protetto e bisogna assecondare le proprie inclinazioni e idee.

Fà ‘e caure ‘a fora e ‘e fridde dinto.
I caldi fuori e i freddi dentro: i bravi vengono ostacolati ed esclusi mentre gli incapaci aiutati e protetti

Fà cacà l’uva, l’aceno e ‘o streppone.
Far defecare l’uva, gli acini ed il raspo relativi. L’azione violenta di chi costringe un ladro o anche solo un profittatore a restituire tutto il mal tolto.


Fà sciacqua Rosa e bive Agnese.
Indica lo sperpero incontrollato dei beni

Fà scennere ‘o paraviso ‘nterra.
Far scendere il paradiso in terra. Comportamento di chi profferisce bestemmie in maniera eccezionalmente violenta e prolungata.

Farse passà ‘a fantasia.
La frase è usata quando ci si convice che determinati desideri a lungo covati, purtroppo non possono essere soddisfatti.

Farse afferrà pe pazzo.
Comportarsi come un folle. Minacciare di cedere ad un violento attacco d’ira, dando in escandescenze tali da spingere gli astanti a far ricorso, per calmare l’irato, ai più svariati mezzi di contenzione quelli solitamente riservati ai pazzi.

Piglià p''o culo
Prendere per il culo: ingannare, gabbare qualcuno; corrispondente italiana: prendere per i fondelli.

Piglià 'nu terno
Prendere un terno: godere di una improvvisa, non preventivata nè cercata fortuna e ciò sia in senso materiale, sia in senso morale.

 



Piglià 'nu bbagno
Pprendere un bagno: subire un grosso tracollo economico, ma anche pagare un bene in maniera esorbitante rispetto al preventivato.

Pigliarse 'a scigna.
Prendersi una scimmia: arrabbiarsi, incollerirsi, ma anche intestardirsi comportandosi caparbiamente ed irrazionalmente come chi è preda dell'ubbriacatura.

Essere n’ acca ‘mmiezo ê llettere oppure n’ ìcchese dinto a ll’affabbeto.
Essere un’acca fra le lettere oppure una ics nell’alfabeto: non contare nulla, essere una nullità assoluta; essere utile poco o nulla al pari della muta acca o, peggio ancora, valere quanto la consonante ics che non è usata né in italiano, né in napoletano.

Essere ricco ‘e vocca.
Ad litteram: essere ricco di bocca: essere un vuoto parolaio che parla a sproposito, a vanvera; essere un millantatore con molte chiacchere senza fatti.

Essere pettulella ‘e mamma
Essere un pezzo di camicia sporgente: adulti che sebbene non più bambini continuano a comportarsi come i bambini che sono sempre attaccati alle vesti della mamma.
Grannezza 'e Ddio!
Grandezza di Dio! Locuzione esclamativa esaltante l’onnipotenza divina, che viene pronunciata a sapido e rapido commento di accadimenti sorprendenti, prodigiosi o mirabolanti.


‘E sciabbule stanno appese e ‘e fodere cumbattono.
Le sciabole riposano appese al chiodo ed i foderi combattono: chi dovrebbe combattere o operare fattivamente si defila, lasciando che altri prendano il suo posto.

Frijere ‘o pesce cu ll’acqua.
Friggere il pesce con l’acqua: situazioni di così marcata povertà da non potersi permettere l’uso dell’olio per friggere il pesce e doversi accontentare dell’acqua per compiere l’operazione con risultati evidentemente miseri, non essendo chiaramente l’acqua l’elemento adatto alla frittura.

Essere ‘nu voccapierto ‘e san Giuanne.
Essere un bocca aperta di san Giovanni: espressione riferita a tutti coloro che sono pettegoli e linguacciuti al segno di tener sempre la bocca aperta per riferire fatti ed avvenimenti che, per altro, non li riguardano e non sarebbero perciò tenuti a parlare.

Essere masto a unu fuoglio.
Esser maestro ad un solo foglio: persone che si autoritengono maestri, ma sono di limitatissime conoscenze e di competenze molto ristrette, ai quali è inutile chiedere che vadano al di là di ciò che essi stessi propongano o facciano.
Ad esmpio: violinista bravissimo esecutore, quasi virtuoso, ma di un unico pezzo.

Essere cchiù ffesso ‘e ll’acqua caura.
Essere più sciocco dell’acqua calda: talmente sciocco e vuoto ed insignificante al punto di non aver alcun gusto e/o sapore al pari di una pentola d’caqua riscaldata.

 



Essere cchiù fetente ‘e ‘na recchia ‘e cunfessore.
Essere più sporco di un orecchio di confessore: si suole indicare una persona così, moralmente, laida e sozza da essere paragonata ad un orecchio di confessore, orecchio che, abituato ad ascoltare i peccati di ogni.

Essere d’ ‘o buttone.
Essere del bottone: appartenere alla medesima compagnia, accolita di persone, essere di quelle persone che per facilmente riconoscersi o farsi riconoscere ostentano un medesimo segno o distintivo. Viene usato anche per indicare persone che appartegngono ad un gruppo di potere.

Comme ‘avuote e comme ‘o ggire, sempe sissantanove è.
Come lo volti o come lo giri sempre sessantanove è: detto di cosa o avvenimento la cui interpretazione è unica.

Chi m’à cecato!?
Chi mi à accecato!? : chi mi à indotto a regolarmi nella maniera in cui mi sono regolato, accecandomi quasi al punto di non farmi rendere conto o del pericolo a cui andavo incontro o degli errori che mi accingevo a compiere.

Annummenanno 'o diavulo, spuntajeno 'e ccorne.
Nel nominare il diavolo, ne spuntarono le corna: usato per commentare l'inatteso, improvviso apparire di qualcuno (magari cattivo soggetto) di cui si stesse parlando.

Addò nce stanno 'e fatte, nun ce ponno 'e pparole
Dove ci sono i fatti, le parole non contano: è inutile tentare di travisare i fatti con le parole.

 



Fà tremmà ‘o strunzo ‘nculo.
Far tremare lo stronzo (inteso anche come cacca da espellere) nel culo.

Chi fatica, magna; chi nun fatica, magna e beve.
Chi lavora, mangia; chi non lovora, mangia e beve: un duro onesto lavoro può procurare un giusto sostentamento, chi non lavora onestamente, ma vive di espedienti, se non ruberie e malversazioni, può procacciarsi molto più del solo sostentamento.

Darse 'nu pizzeco 'ncopp' a' panza
Darsi un pizzicotto sulla pancia: far buon viso a cattivo giuoco; sopportar qualcosa

Fà scénnere 'o core dint' a 'e cauzette.
Far scendere il cuore nelle calze: lasciar sbigottiti, stupefatti tanto da non aver la possibilità o capacità di reazione.
Mmiscà 'a lana cu 'a seta.
Mischiare la lana con la seta: creare confusioni o proporre paragoni non proponibili.
Chi tene mali cerevelle à da tené bboni ccosce.
Chi ha una cattiva testa, deve avere buone gambe: chi, per propria inefficienza mentale, sbaglia deve possedere buone gambe per scappare o per porre rimedio al male operato.

Chello ca nun se fa, nun s' appura.
Solo ciò che non si fa non si viene a sapere: inevitabilmente tutto ciò che viene fatto, prima o poi diventa noto.

 



Ce stammo 'ncartanno!
Ci stiamo incartando! Amaro commento a situazioni nelle quali si sta perdendo il filo logico e si prevedono risultati scadenti e fallimentari dipendenti appunto dalla mancanza di chiarezza; frase mutuata dal giuoco della scala quaranta, nel quale un giocatore che fallacemente si incarti, si preclude la possibilità di vincere la mano.

Ce manca ll'asso 'o doje e 'o tre
Non abbiamo nè l'asso, nè il due, nè il tre: siamo veramente conciati male, non abbiamo le condizioni fondamentali per supportare le nostre azioni. Frase mutuata dal giuoco del tressette nel quale la combinazione dell'asso del due e del tre (detta "napoletana) di un medesimo seme, rappresenta il massimo delle potenzialità offensive o difensive certa.

Mannaggia 'o pataturco
Accidenti al padre dei turchi (Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore della Repubblica turca). Doppia imprecazione usata eufemisticamente in luogo di altra che viene evitata perché gravissima bestemmia: male ne abbia o pure accidenti a ….

Tené 'e rennete spase a 'o sole.
Avere le rendite disseminate al sole: possedere un gran numero di beni immobili e quindi essere molto ricco.

Tené 'e pile 'ncopp' a 'o stommaco.
Avere i peli sullo stomaco esser crudeli, cattivi, non aver alcuna remora nel fare del male (nell'immaginario comune i briganti venivano pensati particolarmente barbuti e pelosi).

 



Manco si 'o vedesse cu ll'uocchie!
Neppure se lo vedessi con gli occhi!: dichiarazione con la quale si vuole affermare che la cosa che ci viene riferita è così falsa o ingannevole da non credersi nemmeno a vederla.

Tu nun te scuorde 'a capa, sulo pecché 'a tiene azzeccata a 'o cuollo...
Tu non dimentichi la testa, perché la tieni attaccata al collo: ironica frase rivolta a persone molto distratte.

'O barbiere te fa bbello, 'o vino te fa guappo e 'a femmena te fa fesso! Il barbiere ti rende bello, il vino, ardimentoso e la donna ti inganna.

Vulé 'o cocco ammunnato e bbuono
Volere l'uovo sgusciato e pronto (per esser mangiato): Detto ironicamente di chi non si vuole impegnare neppure nei più piccoli lavori e preferisca esser servito in tutto.

ì 'arrubbà cu 'e zuocchele
Andare a rubare con gli zoccoli: vanificare le proprie azioni; partecipare a tutti i propri fatti e le proprie intenzioni, svelandole in anticipo, come chi andasse a rubare calzando rumorosi zoccoli.

Stà cu 'e ppacche dinto a ll'acqua
Star con le natiche nell'acqua; lo si dice di chi sia in massima miseria, senza mezzi di sostentamento.
Si me metto a ffà scuffie p''e criature, nasceno senza capa...
Se mi metto a produrre cuffiette per neonati nascono senza testa: situazione ipotizzata da chi si ritenga molto sfortunato.


Parla sulo quanno piscia 'a gallina!
Parla solo quando orina la gallina: monito rivolto a chi si voglia indurre al silenzio e a non metter mai lingua (monito rivolto prendendo erroneamente a modello la gallina per la quale si riteneva che non orinasse mai, infatti essa compie le sue funzioni fisiologiche attraverso un unico organo detto cloaca).
Pe n'aceno 'e sale, se perde 'a menesta
Per un granello di sale, si rovina la minestra: basta poco per rovinare tutto l’operato precedente.
'A femmena nun se sposa 'o ciuccio, pecché lle rompe 'e lenzòle.
Lla donna non sposa l'asino solo perché le strappa le lenzuola: Affermazione con la quale si intende ironicamente sottolineare che in genere la donna pur di sposarsi prenderebbe chiunque.
Fà carne 'e puorco...
Far carne di porco: ricavare il massimo possibile anche oltre il lecito o consentito (come chi si serve della carne di maiale del quale non si butta nulla)
Lassate 'e penziere miéje e pigliateve 'e vuoste!
Lasciate stare i miei problemi e considerate i vostri: preoccupatevi dei fatti vostri ed evitate di darmi consigli .
E' fernuta 'a zezzenella!
E' finita la piccola mammella: è terminata la pacchia, si appresano tempi difficili,

l'arte 'e tata è meza 'mparata!
L'arte o il mestiere del genitore è per metà appresa: l'assidua frequentazione con qualcuno e l'osservazione attenta ci aiuta ad imparare per cui è una grande occasione poter seguire le orme di un genitore.


Chi arrobba poco, arrobba assaje.
Chi ruba poco, ruba molto: chi è capace di rubare il poco, sarà capace di rubare anche il molto... una volta iniziato.
Chi agliotte sano more affucato!
Chi ingoia senza masticare corre il rischio di morire soffocato: l’avido e chi non si accontenta mai sono destinati ad una brutta fine.
Tutte 'e cane pisciano 'nfacci' a 'o muro.
Tutti i cani pisciano contro il muro: un atteggiamento tenuto da tutti finisce per esser considerato giusto ed accettabile, anche se errato.
Tutto a Giesù e niente a Maria!
Tutto a Gesù e niente a Maria: errato comportamento di chi predilige e privilegia qualcuno a discapito di altri ugualmenti meritevoli di stima ed attenzione.

Tu nun cuse, nun file e nun tiesse: tanta gliuommere 'a do' t''e ccacce?
Tu non cuci, non fili, né tessi: da dove li tiri fuori tanti gomitili? Ironica e retorica domanda che si rivolge a chi improvvisamente ed inspiegabilmente è riuscito ad accumulare grandi quantità di danaro pur non occupato in alcuna attività produttive.

'E denare s'abbuscano cu 'a spogna e se ne vanno a cate.
I soldi si guadagnano con la spugna e si disperdono a catinelle

 



Alla sanfrasòn oppure sanfasòn.
Alla carlona: detto di tutto ciò che viene fatto alla meno peggio, con superficialità e senza criterio, in modo sciatto e volutamente disattento.
Fà 'na cosa tacche e cchiuove.
Fare una cosa tacchi e chiodi: usare talmente tanto una cosa da consumarla fino al punto di vederne solo le parti più interne.

Fà 'na cosa schiattato 'ncuorpo.
Fare una cosa con lesioni nell'intimo del corpo: agire controvoglia, senza impegno od enrtusiasmo, come chi ha gravi ferite interne (ad esempio chi, pur non essendo malato o ferito, mostra poca voglia di lavorare).

Cu 'o tiempo e cu 'a paglia s'ammaturano 'e sovere
Col tempo e con la paglia si maturano le sorbe: ogni cosa ha bisogno del tempo necessario per essere realizzata (bisogna avere pazienza), come le sorbe che raccolte semiacerbe vengon poste a maturare sulla paglia.

A bbuonu cavallo nun le manca sella!
Ad un buon cavallo non manca la sella: Una buona occasione non viene persa da nessuno!
Fà 'o paro e 'o sparo....
Fare il pari e dispari: essere indecisi e affidarsi alla sorte.
'A tant'anne è mmuorto Pietro, mo se ne sente 'o fieto?
Da tanti anni che è morto Pietro, adesso se ne avverte il puzzo? Frase usata per rimproverare chi continuia a parlare di fatti accaduti molto tempo addietro.

 

Una noce dint' a 'o sacco nun fa rummore.
Una sola noce nel sacco non fa rumore: da soli difficilmente si può essere ascoltati ed ottenere risultati concreti.
Fatte accattà 'a chi nun te sape!
Lasciati comprare da chi non ti conosce: si rivolge a chi pur sapendo di essere ben conosciuto tenti ugualmente di ingannarci.
Farse 'a croce a mana smerza.
Farsi la croce con la mano opposta: quando si vuole commentare situazioni che sbalordiscono o stupiscono.

Quanno siente 'o llatino da 'e fesse, è ssigno 'e mal' annata!
Quando senti che gli sciocchi parlano latino, è segno di un cattivo periodo: l'ostentazione di una pseudo cultura da parte degli stupidi ed ignoranti, prelude a tempi brutti se non pericolosi, per cui son da temere gli sciocchi che si paludano da sapienti...

Tant’anne dint’ê saittelle… E quanno addiviente zoccola!?
Dopo tanti anni nelle fogne… e quando diventerai un ratto?: rivolta chi a chi dopo tanti anni trascorsi ad imparare non riesce ad essere.

'A copp' ô ccuorio, esce 'a currea.
Dalla pelle si ricava la cintura: chi amministra i beni altrui riesce sempre a trarne un piccolo utile per se stesso, come i lavoranti il pellame per conto terzi son soliti usarne una piccola parte per farsene una cintura.
Chi nun accatta e nun venne, nun saglie e nun scenne.


Chi non compra e non vende non migliora e non peggiora (il suo patrimonio) Acqua â fraveca e vino ê fravecature.
Acqua alla casa in costruzione e vino ai muratori: occorre molta acqua per impastare la malta mentre agli operai che vi lavorano occorre cedere molto vino, affinché affrontino con allegria il lavoro.

Canda culu quannu si sulu ca quannu si accumbagnàtu riesti sbrugugnàtu!
Canta (scorreggia) culo, quando sei da solo, perchè quando sei accompagnato, sarai svergognato!

Chi magna a Natale e pava a Pasca fa 'nu bbuono Natale, ma 'na mala Pasca
Chi mangia a Natale e paga a Pasqua, fa un buon Natale, ma una cattiva Pasqua: rinviare la soluzione di un problema spesso significa far aumentare i problemi.

Quissu è nu ciucciu annistàtu a vorpa!
Questo è un somaro innestato a volpe: far finta di non capire per furbizia!
Natalu cu lu solu, Pasca cu lu ciuppònu!
Natale con il sole, Pasqua con il ceppone: se a Natale il tempo è bello, a Pasqua farà freddo.

Tìempu ri mùstu, fai lu pìrutu jùstu, e si lu sai fà, lu pavimèndu adda cutulià!
Tempo di mosto, fai una scorreggia azzeccata, e se la sai fare, il pavimento devi far sussultare: quando si beve il mosto, questo continua a fermentare nella pancia e si forma l'aria che viene espulsa in maniera fragorosa…

Vatte 'o ffierro finché è caudo.
Percuoti il ferro fin quando è ancora caldo (come facevano i fabbri per modellare il ferro): approfitta delle situazioni favorevoli per ottenere i risultati.


Da ‘nu malo pavatore, piglia chello ca puó!
Da un cattivo pagatore, prendi ciò che puoi: recupera quello che più puoi e accontati…

Chi chiangi, fottu a chi riri!
Chi piange e si lamenta e frega chi ride: non bisogna fidarsi di chi si lamenta perché spesso sta meglio di noi.

Chi è parente d’ ‘a còppola va p’a casa e ntròppeca; chi è parente d’ ‘o muccatùro va p’a casa e va sicùro.
Chi è parente del cappello (sposo), gira per la casa degli sposi ed incespica; chi è parente del fazzoletto (sposa) gira per la casa con sicurezza: i parenti della sposa sono più bene accetti dei parenti dello sposo...

Tutto 'o lassato è perduto.
Tutto il lasciato è perso. Nella vita non bisogna mai perdere un'occasione,bisogna sempre profittare delle occasioni che ci capitano, rammentando che è preferibile avere rimorsi anziché rimpianti!

'Na femmena fa 'na casa e 'na femmena t''a scasa.
Una donna ti mette su la casa ed una donna la distrugge: una buon moglie conduce a buon fine l'intera casa, mentre un'altra donna (un'amante) può distruggerla.

A carocchie a carocchie Pulecenella accerette 'a mugliera.
Pulcinella uccise la moglie con ripetuti colpi di nocchino (carocchia): danni piccoli ma continui possono provocare grandissimi danni.

 

 



Ô tiempo d’’e cazune a tròcciole.
Al tempo dei calzoni con le carrucole: significa che si sta richiamando alla memoria tempi lontani quando le braghe erano sorrette da grosse bretelle di cuoio, regolate da piccole carrucole metalliche.

Addurà ‘o fieto ‘o miccio.
Annusare il puzzo della miccia: fiutare un pericolo.
Addó vede e addó ceca.
Dove vede e dove non vede: riferita alle azioni di taluni individui di facili entusiasmi e di immotivate antipatie per i quali uali esprimono giudizi non sempre con lo stesso metro.

Avimmo perduto a Felippo e ô panaro.
Abbiamo perso Filippo e il cesto: ci abbiamo rimesso sia il capitale che gli interessi.
Aggiu visto 'a morte cu ll' uocchie.
Ho visto la morte con gli occhi: si esprime il concetto di aver corso un serio, grave pericolo tale d’averlo portato ad un passo dalla morte.

Aizarse ‘nu cummò.
Caricarsi addosso un comò: detto di chi ha sposato una donna anziana, non avvenente e priva di congrua dote.

Arriciette ‘e fierre e ghiammuncenno.
Raccogli i ferri del mestiere ed andiamo via: perentorio comando dagli artieri e rivolta al proprio garzone affinché


raccolti i ferri usati per svolgere il lavoro, li riponga in un contenitore da asporto e ci si possa allontanare dal luogo, ove si lavori o si è lavorato, per far ritorno alla bottega.
Stà sempe cu 'a scuppetta 'mmano.
Star sempre con il fucile in mano: riferimento all'atteggiamento borioso e fastidioso di chi è sempre pronto a redarguire un inferiore, sempre pronto a condannarlo e riprenderlo.
Nun sputa' n ciel ca' mmocc t car.
Non sputare in cielo che in bocca ti cade.
Comme pagazio, accussì pittazio.
Come sarò pagato, così dipingerò: la controprestazione è commisurata alla prestazione; un lavoro necessita di un relativo congruo compenso: tanto maggiore sarà questo, tanto migliore sarà quello.
Comme cucozza ‘ntrona, pasca nun vene pe mmo.
Se ci atteniamo al suono della zucca, pasqua è ancóra lontana: se ci atteniamo alle apparenze, le cose non vanno come dovrebbero andare, o come ci auguravamo che andassero. Un curato di campagna aveva predisposto una vuota zucca per raccogliere le elemosine dei fedeli e con il ricavato celebrare solennemente la pasqua; però il suo infido sagrestano, nottetempo sottraeva parte delle elemosine, di modo che quando il curato andò a battere con le nocche sulla zucca per saggiarne il suono, avvertì che la zucca era ancóra troppo vuota e proruppe nell’esclamazione in epigrafe, né è dato sapere se scoprì il ladruncolo.

Tien'a capa solo pe spàrtere e rrecchie.
Hai la testa solo come confine tra le orecchia (testa vuota).



Chi va pe chisti mare, chisti pisce piglia!
Chi va per questi mari, questo pesce pesca: chi si imbarca in certe avventure, non può che conseguire questo tipo di scadenti risultati e se ne deve contentare, specie se si è imbarcato volontariamente e non spinto da necessità.

Chijarsela a libbretto.
Piegarsela a mo’ di libricino: accettare controvoglia che le cose vadano in un certo modo e convincersi che non ci sia altro da fare per migliorare la situazione.

Chi vo' a Ddio, ca s''o preja!
Chi vuole Dio che se lo preghi: chi vuole l'aiuto di Dio lo richieda di persona, senza affidarsi all'aiuto o intercessione di altri.
Fà acqua 'a pippa.
La pipa fa acqua: la miseria incombe, ci si trova in grandi ristrettezze.
Addó arrivammo, llà mettimmo ‘o spruoccolo.
Dove giungiamo là poniamo uno stecco: usata come divertito commento di un’azione iniziata e non compiuta del tutto, sia per rassicurare qualcuno timoroso dell’intraprendere un lavoro lungo e faticoso per rassicurarlo.

Tené 'a parola superchia.
Avere la parola eccedente: espressione usata per bollare e condannare l'atteggiamento prevaricante ed aggressivo di chi tenti di avere sempre l'ultima parola.



'E ffiglie so' comm' a 'e sserpe dinto a 'o manecone.
Le figlie son simili a delle serpi nella manica: le figlie, al contrario dei figli maschi, posson nascondere le più grandi insidie.

'E malatie venono a ccavallo e se ne vanno a ppede.
Le malattie giungono a cavallo (rapidamente) e vanno via a piedi(lentamente). Purtroppo ci si ammala facilmente e difficilmente si guarisce.

Chi saglie e scenne 'e scale d''e pagliette, tiempo nun passa e s'arricetta.
Chi sale scende le scale di avvocatucoli, molto presto muore (cioè finisce male): chi si affida a legali incapaci, molto presto incorre in gravi disgrazie.

Fà ‘o gallo ‘ncopp’ â mmunnezza.
Fare il gallo sull'immondizia: detto con riferimento all'atteggiamento spocchioso e supponente di chi si dà arie, per nulla giustificate, comportandosi da presuntuoso nei confronti di un po' tutti, ma soprattutto di chi sia palesemente a lui inferiore per censo o per cultura.

'A cunferenza è padrona d''a malacrianza.
La confidenza genera la scostumatezza: con riferimento soprattutto ai rapporti tra genitori e figli, tra alunni e docenti quando l'eccesso di familiarità (confidenza) induce a comportamenti scostumati.

'A bbona parola ogne e 'a trista pogne!
La buona parola unge, la cattiva punge! Nel senso che una buona parola fa del bene, producendo il sollievo come


anticamente, l'unzione di lividure o ferite, mentre una parola malevola può procurar del male come lo fa una puntura.

Pigliarse 'o dito cu tutt''a mano
Prendersi il dito e tutta la mano: espressione con la quale si sottolinea l'atteggiamento scostumato dell'adulto che è solito prevaricare e tantare di ottenere più di quanto gli sia stato offerto o concesso.

'E ddete d''a mana nun so' tutte 'e ssocce
Le dita della mano non sono tutte uguali: gli individui non sono tutti uguali e anche tra i fratelli ci sono differenze.

Chiappo ‘e ‘mpiso!
Cappio di impiccato. È il modo napoletano di rendere l’italiano: pendaglio di forca, quasi che la fune che è servita per l’impiccagione fosse diventata tutt’uno con il soggetto impiccato nel significato di persona violenta e pericolosa.

Carcioffola, carcioffola mia bbella, me piacive quann'ire zetella..., mo ca he fatto 'e pile te saluto carcioffola mia.
Carciofo, carciofo mio bello, mi piacevi quando eri giovane, ora che ài cresciuto i peli ti saluto carciofo mio: il carciofo è gustoso e gradevole al palato quando è raccolto e cucinato allorché è ancora piccolo e tenero invece quando è molto cresciuto mette su peli pungenti, divenendo duro. Per traslato la filastrocca fa riferimento (sotto il nome di carciofo) alla donna.
Chi ‘a vô cotta e chi ‘a vô crura!
Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda: fa riferimento alla grande inconciliabilità di gusti esistente nel vivere comune, inconciliabilità per la quale c’è continua discordanza di pareri e di modi di vedere.



Murì cu 'e guarnimiente 'ncuollo.
Morire con i finimenti addosso: fa riferimento a quei cavalli che tiravano le cuoia per istrada, ammazzati dalla fatica, con ancora i finimenti addosso che li collega ai carri. Si dice di lavoratori instancabili.
All' anema d''a palla!
All’anima della palla!(E cioè: che grossa sciocchezza!) Espressione esclamativa con cui si usa commentare o cose così incredibili o palesamente false.
Ddoje femmene e 'na papera arrevutajeno Napule.
Due donne ed un'oca misero a soqquadro Napoli: si pogono in ridicolo le donne ritenute così eccessivamente rumorose e/o ciarliere al segno che bastano due donne ed una starnazzante oca per scatenare un putiferio nell'intera città.
Mannà a accattà 'o ttozzabancone.
Mandare a comprare l'urtabancone. Anticamente, quando le famiglie erano numerose, in ogni casa si aggiravano un gran numero di bambini, la cui presenza impediva spesso alle donne di casa di attendere alle faccende domestiche.
Allora ci si accordava con il bottegaio della zona si assumeva il compito di intrattenere, con favolette o distribuzione di piccole leccornie, i bambini che le mamme gli inviavano con la frase stabilita di accattà 'o tozzabancone.

A 'nu parmo da 'o culo mio fotta chi vo'.
Ad litteram: Ad un palmo dal mio culo, gioisca chi vuole Id est: fate quel che volete purché lo facciate ad una distanza di sicurezza, non chiamandomi in causa o mettendo a rischio la mia integrità....

 



Dà 'na bbotta a 'o chirchio e n'ata a 'o tumpagno .
Assestare un colpo al cerchio ed uno al fondo (della botte): barcamenarsi, perseguire uno scopo adoprandosi in vari modi anche opposti.
Piglià 'nu zzarro.
Cadere in un grossolano errore; incorrere in un madornale equivoco spesso con gravissime conseguenze.
Piglià sputazze pe llire 'argiento.
Prendere sputi per lire d'argento: incorrere in grossolani errori.

N' aggio scaurato strunze, ma tu me jesce cu 'e piede 'a fora...
Ne ho bolliti di stronzi, ma tu (sei così grosso)che non entri per intero nella ipotetica pentola destinata all'uso della bollitura.

He 'a murì rusecato da 'e zzoccole e 'o primmo muorzo te ll'à da dà mammèta.
Che possa morire rosicchiato dai grossi topi di fogna ed il primo morso lo devi avere da tua madre: maledizione partenopea giocata sulla doppia valenza del termine zoccola che, a Napoli, identifica sia il topo di fogna che la donna di malaffare.

'Ammore 'a luntano e comme a ll'acqua 'into a 'o panaro...
L'amore (fatto) di lontano è come l'acqua nel paniere... il paniere è un cestino di vimini intrecciati, inadatto quindi a contener acqua.

 



Prutusino ogne menesta.
Prezzemolo (in) ogni minestra: comportamento fastidioso di ogni intrigante, onnipresente che assicura la sua presenza, il più delle volte sgradita, in ogni occasione soprattutto in quelle dove non sia stato invitato a partecipare.

Chi tène denare ave sempe raggione, chi nun ne tène, ave sempe tuorto!
Chi tiene i denari(è ricco) ha sempre ragione, chi non ne ha, ha sempre torto; la faccenda vale in qualsiasi momento della vita; il proverbio usato in ambito giudiziario rammenta che chi è facoltoso può permettersi l'opera di un valente avvocato che faccia prevalere le sue ragioni, mentre chi è povero, non potendosi permettere di pagare le salate parcelle di un buon avvocato, quasi certamente, in un giudizio finirà per soccombere.
Âmmo fatto primma ‘o scurriato e ppo’ ‘a carrozza cu ‘o cavallo.
Ci siamo procurato prima la frusta e poi la carrozza con il cavallo: ci siamo comportati senza alcuna avvedutezza, badando innanzi tutto alle minuzie ed alle cose non importanti e solo successivamente alle cose fondamentali.
Tutto pò essere, fora ca ll'ommo prieno! Tutto può essere, fuorchè l'uomo incinto.
Natal chi tuoi, Pasqua cu chi vuoi.
A Natale stai con i tuoi, a Pasqua con chi vuoi.
Ll'aucielle s'apparono 'nciele e 'e chiaveche 'nterra.
Gli uccelli si accoppiano in cielo e gli uomini spregevoli in terra.
'E ciucce s'appiccecano e 'e varrile se rompono!
Gli asini litigano e i barili si rompono: i comandanti litigano e le conseguenze le sottortano i soldati.


 

Chi nun sente a mamma e tata va a murì addò nun è nato!
Chi non ascolta i genitori, finisce per morire esule: bisogna ascoltare e mettere in pratica i consigli ricevuti dai genitori e dalle persone che ti vogliono bene, per non incorrere in disavventure senza rimedio.

'O Pataterno addò vede 'na culata spasa, llà manna 'o sole!
Il Padreterno dove vede un bucato steso, lì invia il sole. Id est: la bontà e la provvidenza del Cielo sono sempre presenti là dove occorrano.

Ll'uocchie so' ffate pe guardà, ma 'e mmane pe tuccà!
Gli occhi sono fatti per guardare, ma le mani (son fatte) per toccare. Con questo proverbio, a Napoli, difendono (quasi a mo' di giustificazione) il proprio operato, quelli che - giovani o vecchi che siano - sogliono azzardare palpeggiamenti delle procaci rotondità femminili, esposte più o meno volontariamente.

'A raggione s''a pigliano 'e fesse!
La ragione se la prendono gli sciocchi: viene detto da chi si vede tacitato con vuote chiacchiere, in luogo delle attese concrete opere.

Astìpate 'o milo pe quanno te vene sete!
Conserva la mela, per quando avrai sete: non bisogna essere impazienti; non si deve reagire subito sia pure a cattive azioni ricevute; insomma la vendetta è un piatto da servire freddo, allorché se ne avvertirà maggiormente la necessità.

 



Quanno 'a gallina scacateja è ssigno ca à fatto ll'uovo.
Quando la gallina starnazza è segno che à fatto l'uovo. Al di là del senso letterale, il proverbio vuol significare che quando ci si scusa reiteramente di qualcosa, tale fatto è indizio che se ne è colpevoli. '

E chiacchiere so' femmene, 'e fatte so' uommene.
Le chiacchiere son femmine, i fatti uomini.

Chiove, chiove e malutiempo fa... a' casa 'e ll'ate nun è bbuono a stà; si fosse 'ncasiona mia, aizasse 'ncuollo e me ne jiarria... -E i' me ne vaco e nun me ne curo mare a tte ca 'a pizza t'à cuotto 'o culo!
Piove, piove e fa cattivo tempo In casa degli altri non è conveniente intrattenersi; se mi trovassi in tale condizione, mi alzerei e me ne andrei... - Ed io pure me ne vado e non mi curo (del fatto) peggio per te cui la torta ha scottato il culo! Come si vede più che un proverbio è un raccontino con un dialogo serrato tra un visitatore inopportuno ed un visitato non disposto a ricevere visite. Costui aveva nel momento stesso in cui s'era presentato il visitatore, tirato fuori dal forno una caldissima torta e non volendone offrire all'inopportuno visitatore, l'aveva celata, sedendovi sopra. Poiché l'inopportuno visitatore protraeva il suo trattenersi, il visitato cominciò a tenere un discorso che dissuadesse l'altro dal suo comportamento; ma il visitatore che s'era accorto della manovra, gli rispose per le rime!

Chi guverna 'a rrobba 'e ll'ate, nun se cocca senza magnà!
Chi si prende cura della roba altrui, non si corica digiuno. Proverbio dal doppio significato; nel primo sta a significare che chi amministra i beni altrui merita una ricompensa che gli può dar di che vivere; nel significato più ascoso e malevolo sta a dire che gli amministratori di beni altrui sono con ogni certezza, dei ladri che posson trarre il proprio tornaconto frodando gli amministrati.

 



All'avvucato s'à dda dicere 'a verità, po' sap'isso comme ll'à dda 'mbruglià.
All'avvocato bisogna dire la verità, poi sa lui come deve imbrogliarla.

Figlie piccerille: guaie piccerille, figlie gruosse: guaie gruosse, figlie spusate: guaie radduppiate.
Figli piccoli: guai piccoli, figli grandi: guai grandi, figli sposati: guai raddoppiati: la gravità dei problemi cresce con la crescita dei figli e addirittura si moltiplica quando i figli si sposano.
Chi se scusa, s'accusa.
Chi (senza che sia stato sollecitato a farlo) si scusa di una colpa, in pratica se ne accusa; è la trasposizione dialettale della massima latina:excusatio non petita, accusatio manifesta.
Voje viecchio, surco adderitto.
Bue vecchio, solco dritto: l’esperienza e la pratica quotidiana offrono i migliori risultati tanto per le bestie quanto per gli uomini.
 ggatta ca allicca 'o spito nun ce lassà carne p'arrostere
Ad una gatta che di solito lecca lo spiedo, non lasciarle carne da arrostire: è bene non fidarsi di chi abbia già dimostrato di essere inaffidabile e non meritevole di stima o fiducia.

'A gatta quanno nun pò arrivà a 'o llardo, dice ca fète.
La gatta quando non può raggiungere il lardo dice che puzza: chi per propria incapacità o inettitudine non può raggiungere una meta, la disprezza.

 



'A fissazione è peggio d''a malatia.
Il pensiero fisso è peggiore della malattia: le manie possono essere più deleterie di una malattia.

Meglio murí sazzio ca campà diúno.
Meglio morire, ma sazio, che vivere digiuno. Id est: meglio una buona morte che una cattiva vita.
Tutto passa, tutto se scorda e tutto se lassa
Tutto passa, tutto si dimentica e tutto si lascia per cui non conviene – a questo mondo – attaccarsi né alle cose, nè alle persone e neppure alle idee.

Se ‘ngrassa ‘o puorco pe nne fà sacicce.
Il maiale lo si ingrassa per farne salsicce: nessuna azione è fatta disinteressatamente, ma tutte son compiute in vista di un prossimo o futuro tornaconto.
Ògne bbella scarpa addiventa ‘nu scarpone.
Ogni bella scarpa (col tempo si sforma) diventa uno scarpone. Allo stesso modo una persona (e piú spesso una donna) per bella che sia stata in gioventú, con il trascorrere del tempo sfiorisce, incanutisce e si imbruttisce, ma mentre la scarpaccia può tornare utile come comoda pantofola lo stesso non può dirsi della donna sfiorita.

‘Ntiempo ‘e tempesta ògne pertuso è ppuorto.
In tempo di tempesta ogni buco è porto: in caso di necessità o di pericolo qualsiasi piccolo buco può offrire un riparo.

 

 



Ll'ammore è bbello, ma 'a famma è 'na brutta bestia.
L’amore è bello, ma la fame è un brutto animale: Spesso l’amore, che di per sé è una cosa bella, deve cedere le armi innanzi all’incalzare del bisogno di cibo; come dire: prima i denti, poi i sentimenti.

'A meglia parola è cchella ca nun se dice.
La parola migliore è quella che si tace: il silenzio è da preferirsi al parlare.

Chi tène arte tène parte.
Chi ha un mestiere ha una posizione: chi conosce ed è ben pratico di un mestiere ha di che vivere e non avrà mai preoccupazioni finanziarie.

'A fatica d''e fràcete se venne a caro prezzo.
Il lavoro degli sfaticati è venduto a caro prezzo: chi non è intenzionato a lavorare tiene alto il prezzo del proprio lavoro, per modo che non possa trovar committenti.

Tanno se chiamma grano, quanno sta dint' a' votte.
Allora si chiama grano, quando si trova nel tino: nella vita non bisogna farsi illusioni o credere ai castelli in aria, ma fidarsi solo di ciò che si è concretamente raggiunto e di cui si può servire.

Miettece n'autu nomme e tienete 'a stessa.
Chiamala diversamente, ma tieniti quella che hai (Lo si dice con riferimento alla propria moglie; conviene mantenerla, magari combiandole il nome, giacché con un eventuale cambio potrebbe accadere di ritrovarsi con una moglie peggiore di quella cambiata).



Dicette mastu Cciccio:"Ce stanno cchù gghiuorne ca sacicce"
Disse mastro Francesco: " Ci sono più giorni che salsicce, (per cui evita di dilapidare tutto ciò che hai, conservane un po' per quando ne avrai bisogno)".

Chi pesce vò magnà, 'e piede s'à dda 'nfonnere.
Chi vuol mangiare pesce, deve bagnarsi i piedi: chi vuol conseguire un risultato sperato ed importante deve pur correre qualche rischio e sottostare ad imprevisti; nulla si ottiene gratuitamente, senza lavoro ed impegno!

Cane c'abbaia nun mozzeca. Cane che abbaia non morde.

Quannu u ciucciu nun bole veve hai voglia du fisccà. Quando l'asino non vuole bere è inutile che lo fischi.

Asseccà 'o mare cu 'a cucciulella.
Prosciugare il mare con una minuscola valva di arsella: lanciarsi in un'impresa assurda e disperatamente impossibile.

'E ricche comme vonno, 'e pezziente comme ponno.
I ricchi come vogliono, i poveri come possono: chi possiede denaro può far valere il proprio volere; al contrario chi - come i poveri - ne è sprovvisto deve accontentarsi di ciò che gli sia offerto o concesso e non può mai esprimere una sua volontà.

Dicette 'o pappice vicino a' noce: damme 'o tiempo, ca te spertoso.
Disse l'insetto punteruolo alla noce: dammi tempo e ti perforerò: pian piano anche le cose più difficili da farsi,


possono esser fatte e le cose più dure diventano cedevoli, come una noce che col tempo può esser perforata da un piccolissimo insetto quale è il pappice.
A cart e music man e cecat
Il pentagramma con la musica da leggere in mano ai ciechi . Proverbio usato quando qualcuno si avvale di un ruolo che poco gli si addice.
Storta va' e reritta ven, semp stort nun po' ghii' Storta va e dritta viene sempre storta non puo' andare.
L'acqua e' poc e a paper nun galleggi.
L'acqua e' poca la papera non galleggia... Proverbio usato in caso di mancanza di denaro ma con grosse spese d'affrontare.

Senza pan e senza mazz li figl' fann pazz', cu r mazz e r panell li figli fann bell!
Senza pane e senza bastoni (bastonate=punizioni) i figli diventano pazzi (crescono male); con i bastoni i filoni(di pane) i figli crescono bene.

E' gghijuta a pazziella 'mman'e ccriature.
E' finito il giocattolo in mano ai bambini. Lo si dice di tutto cio' che e' affidato nelle mani di persone incompetenti.
Caruso, melluso, miette 'a capa dint' a 'o pertuso, e po' vène 'o scarrafone e te roseca 'o mellone...
Filastrocca intraducibile ad litteram con la quale a Napoli un tempo si soleva prendere in giro i ragazzi che - per igiene - portavano la testa completamente rapata; li si insolentiva preconizzando per loro che avrebbero avuto, ma


non si capiva il perché, la testa rosicchiata da uno scarafaggio.

Mazza e panella fanno 'e figlie belle; panella senza mazza fanno 'e figlie pazze. Bastone e pagnotta rendono i figli belli; pagnotta senza bastone rende i figli pazzi.
Quanno 'o parente corre, 'o vicino è ggià curruto.
Quando il parente accorre, il vicino lo ha già fatto: bisogna aspettarsi maggior aiuto da un vicino che da un parente, che viene a prestarti aiuto meno sollecitamente di un vicino.
'O puorco fète 'a vivo, ma addora quanno è mmuorto, ll'ommo addora 'a vivo e fète 'a muorto, 'a femmena fète viva o morta.
Il maiale puzza da vivo, ma odora da morto(quando è ben cucinato), l'uomo odora da vivo e puzza da morto, la donna - invece puzza sia da viva che da morta: la donna è comunque un'essere da evitare, essendo l'unico essere inaffidabile e, figurativamente, maleodorante sia da vivo che da morto.

E' mmeglio fà 'mmidia ca pietà.
E’ meglio essere invidiati che essere oggetto di commiserazione.

A ccuoppo cupo poco pepe cape.
In un cartoccio pieno zeppo entra poco pepe. Lo scioglilingua vuol significare che una misura colma non può essere addizionata di altro.

'O figlio muto 'a mamma 'o 'ntenne.
Il figlio muto lo comprende la madre. Il senso è che nessuno sa capire i propri figli come una madre.

 

Ivi piro e non menavi pere e mò si santo e vuò fà miracoli?
Eri pero e non producevi pere e adesso sei diventato santo e vuoi compiere miracoli? La statuetta scolpita nel legno di un pero che non dava frutti difficilmente può compiere miracoli.

lL'AMICO è COMME A 'O 'MBRELLO: QUANNE CHIOVE NUN 'O TRUOVE MAJE.
L'amico è come l'ombrello; quando piove non lo trovi mai: l'amico - che nei momenti di bisogno dovrebbe essere il primo a soccorrerti-, accade che, proprio allora sparisce e non si fa trovare...

Cu ll'evera molla, ognuno s'annetta 'o culo.
Ad litteram: con l'erba tenera, ognuno si pulisce il sedere; per traslato: chi è privo di forza morale o di carattere non è tenuto in nessuna considerazione , anzi di lui ci si approfitta, delegandogli persino i compiti più ingrati

Ll'avvocato fesso è cchillo ca va a leggere dint' a 'o codice.
L'avvocato sciocco è quello che compulsa il codice: non è affidabile colui che davanti ad una questione invece di adoprarsi a comporla pacificamente consiglia di adire rapidamente le vie legali.

'Nu strunzo ca cadette a mmare, vedenno 'nu purtuallo ca llà galliggiava, dicette: simmo tutte purtualle!
Uno stronzo che cadde in mare, vedendo un'arancia che ivi galleggiava, easclamò: siamo tutti arance: per canzonare e commentare le azioni di tutti gli sciocchi, i supponenti e gli stupidi che pretendono di farsi considerare per ciò che non sono...

A 'o ricco lle more 'a mugliera, a 'o pezzente le more 'o ciuccio.
Al ricco viene a mancare la moglie, al povero, l'asino... : il povero è sempre quello più bersagliato dalla mala sorte,


infatti al povero viene a mancare l'asino che era la fonte del suo sostentamento, mentre al ricco viene a mancare la moglie, colei che gli dilapidava il patrimonio.

Cu 'o furastiero, 'a frusta e cu 'o paisano 'arrusto.
Con il forestiero occorre usare la frusta (per scacciarlo)mentre con il compaesano bisogna servirlo di adeguato sostentamento
Si comme tiene 'a vocca, tenisse 'o culo, farrìsse ciento pirete e nun te n'addunasse.
Se come tieni la bocca, avessi il sedere faresti cento peti e non te n'accorgeresti; il proverbio è usato per bollare l'eccessiva verbosità di taluni, specie di chi è logorroico e parla a vanvera, senza alcun costrutto, di chi - come si dice
- apre la bocca per prendere aria, non per esprimere concetti sensati.
Si 'a tavernara è bbona, 'o cunto è sempe caro.
Se l'ostessa è procace, il conto risulterà sempre salato. Lo si dice a mo' d'ammonimento a tutti coloro che si ostinano a frequentare donne lascive e procaci, che per il sol fatto di mostrar le loro grazie pretendono di esser remunerate in maniera eccessiva...

Zitto chi sape 'o juoco!
Zitto chi conosce il giuoco: faccia silenzio chi è a conoscenza del trucco o dell'imbroglio.
'Ammuina è bbona p''a guerra...
Il caos, la baraonda è utile in caso di guerra: per aver successo in caso di lotta occorre che ci sia del caos, della baraonda; mestando in esse si può giungere alla vittoria nella lotta intrapresa.

 



Astipate 'o piezzo janco pe quanno venono 'e jiuorne nire.
Conserva il pezzo bianco per quando verranno le giornate nere: cerca di comportarti come una formica; non dilapidare tutto quel che hai: cerca di tener da parte sia pure un solo scudo d'argento (pezzo bianco) di cui potrai servirti quando verranno le giornate di miseria e bisogno.

Chi tène 'o lupo pe cumpare, è mmeglio ca purtasse 'o cane sott' a 'o mantiello.
Ad litteram: chi à un lupo per socio, è meglio che porti il cane sotto il mantello: chi ha cattive frequentazioni è meglio che si premunisca fornendosi di adeguato aiuto per le necessità che gli si presenteranno proprio per le cattive frequentazioni.

Chi ride d''o mmale 'e ll'ate, 'o ssujo sta arret' a' porta.
Chi ride delle digrazie altrui, ha le sue molto prossime: chi o per cattiveria o per insipienza si fa beffe del male che ha colpito altre persone, dovrebbe sapere che - presto o tardi - il male potrebbe colpire anche lui...

E' 'na bbella jurnata e nisciuno se 'mpenne.
E' una bella giornata e nessuno viene impiccato.Con la frase in epigrafe, un tempo erano soliti lamentarsi i commercianti che aprivano bottega a Napoli nei pressi di piazza Mercato dove erano innalzate le forche per le esecuzioni capitali; i commercianti si dolevano che in presenza di una bella giornata non ci fossero esecuzioni cosa che, richiamando gran pubblico, poteva far aumentare il numero dei possibili clienti. Oggi la locuzione viene usata quando si voglia significare che ci si trova in una situazione a cui mancano purtroppo le necessarie premesse per il conseguimento di un risultato positivo.

 

 



'E meglio affare so' cchille ca nun se fanno.
I migliori affari sono quelli che non vengono portati a compimento; siccome gli affari - in ispecie quelli grossi - comportano una aleatorietà, spesso pericolosa, è più conveniente non principiarne o non portarne a compimento alcuno.

Primma t'aggi''a 'mparà e po' t'aggi''a perdere....
Prima devo insegnarti(il mestiere) e poi devo perderti: prima bisogna impegnarsi per insegnare il mestiere agli apprendisti, e poi si deve sopportare il fatto che costoro, diventati provetti, lasciano la bottega dove hanno imparato il mestiere e si mettono in proprio, magari facendo concorrenza al vecchio maestro.
'Na mela vermenosa ne 'nfraceta 'nu muntone
Basta una sola mela marcia per render marce tutte quelle con cui sia a contatto: in una cerchia di persone, basta che ve ne sia una sola cattiva, sleale o peggio, per rovinare tutti gli altri.

A' sera so' bastimienti,a'matina so' varchetelle.
A sera sono grosse navi, di mattina piccole barche: con il mutare delle ore del giorno, mutano le prospettive o proporzioni delle cose; così quelli che di sera sembrano insormontabili problemi, passata la notte, alla luce del giorno, si rivelano per piccoli insignificanti intoppi.
'A vipera ca muzzecaje a cchella murette 'e tuosseco.
La vipera che morsicò quella donna, perì di veleno; per significare che persino la vipera che è solita avvelenare con i suoi morsi le persone, dovette cedere e soccombere davanti alla cattiveria e alla perversione di una donna molto più pericolosa di essa vipera.



A chi piace lu spito, nun piace la spata.
A chi piace lo spiedo, non piace la spada: chi ama le riunioni conviviali tenute intorno ad una tavola imbandita rifugge dalla guerra.

Vuo' campà libbero e biato: meglio sulo ca male accumpagnato. Vuoi vivere libero e beato: meglio solo che male accompagnato.

Quanno quacche amico te vene atruvà, quacche cazzo le mancarrà.
Quando qualche amico ti viene a visitare, qualcosa gli manca (e la vuole da te): non bisogna mai attendersi gesti di liberalità o affetto; anche quelli che reputiamo amici, sono - in fondo - degli sfruttatori, che ti frequentano solo per carpirti qualcosa.
'O galantomo appezzentùto, addeviventa 'nu chiaveco.
Iil galantumo che va in miseria, diventa un essere spregevole. In effetti la disincantata osservazione della realtà dimostra che chi perde onori e gloria, diventa il peggior degli uomini giacché si lascia vincere dall'astio e dal livore verso coloro che il suo precedente status gli consentiva di tenere sottomessi e che nella nuova situazione possono permettersi di alzare la testa e contrattare alla pari con lui.
'E fravecature, cacano 'nu poco pe parte e nun pulezzano maje a nisciunu pizzo.
I muratori defecano un po' per parte, ma non nettano nessun luogo che hanno imbrattato. Il proverbio, oltre che nel suo significato letterale è usato a Napoli per condannare l'operato di chi inizia ad occuparsi di cento faccende, ma non ne porta a compimento nessuna, lasciando ovunque le tracce del proprio passaggio.


Quanno 'o vino è ddoce, se fa cchiù forte acìto.
Quando il vino è dolce si muta in un aceto più forte, più aspro: quando una persona è d'indole buona e remissiva e paziente, nel momento che dovesse inalberarsi, diventerebbe così cattiva, dura ed impaziente da produrre su i terzi effetti devastanti.

'O dulore è de chi 'o sente, no 'e chi passa e tène mente.
Il dolore è di chi lo avverte, non di coloro che assistono alle manifestazioni del dolente: solo chi prova il dolore in prima persona sulla propria pelle ne conosce il significato e non chi si limita ad una fugace commiserazione.
Chi troppo s''o sparagna, vene 'a 'atta e se lu magna.
Chi troppo risparmia, viene la gatta e lo mangia: non conviene eccedere nel risparmiare, perché spesso ciò che è stato risparmiato viene dilapidato da un terzo profittatore che disperde o consuma tutto.

A 'stu munno sulo 'o cantero è nicessario.
La sola cosa necessaria a questo mondo è il pitale: niente e - soprattutto - nessuno sono veramente necessarii alla buona riuascita dell'esistenza la sola cosa che conta è nutrirsi bene e digerire meglio.
Ammèsurate 'a palla!
Misùrati la palla: misura preventivamente ciò che stai per fare così eviterai di incorrere in grossolani errori; renditi conto di e con chi stai contrattando o con chi ti stai misurando per non trovarti davanti ad esiti poco convenienti per te delle tue azioni.

 



A' bbona 'e Ddio!
Con il benvolere di Dio: ci assista Dio. E' l'augurio che ci si autorivolge nel principiar qualsiasi cosa affinché la si possa portare a compimento senza noie o pericoli.
Scuntà a ffierre 'e puteca.
Scontar con utensili di bottega: saldare un debito conferendo non il dovuto danaro, ma una prestazione di lavoro confacente al proprio mestiere, con l'uso dei ferri da lavoro usati nella propria bottega.
Fattélla cu chi è mmeglio 'e te e fance 'e spese.
Frequenta chi è miglior di te e sopportane le spese. Il proverbio compendia la massima comportamentale secondo la quale le amicizie vanno scelte nell'ambito di persone che siano migliori di se stessi, soprattutto dal punto di vista morale... e bisogna coltivare questo tipo di amicizia anche se esso tipo comporta il doverci rimettere economicamente parlando.
Armammoce e gghiate.
Armiamoci, ma andate: Tirarsi indietro davanti al pericolo; come son soliti fari troppi comandanti, solerti nel dare ordini, ma mai disposti a muovere i passi verso il luogo della lotta.

Cca 'e ppezze e cca 'o sapone.
Qui gli stracci e qui il sapone. Espressione che compendia l'avviso che non si fa credito e che al contrario a prestazione segue immediata controprestazione. Era usata in passato dai rigattieri che davano in cambio di abiti smessi o altre cianfrusaglie, del sapone per bucato e che perciò erano detti sapunare.

 

 



Sciorta e mole spontano 'na vota sola.
La fortuna ed i molari compaiono una sola volta: bisogna saper cogliere l'attimo fuggente e non lasciarsi sfuggire l'occasione propizia che - come i molari - spunta una sola volta e non si ripropone
Vieste Ciccone, ca pare barone.
Vesti Ceccone e sembrerà un barone. La locuzione stravolge completamente quella toscana che afferma: l'abito non fa il monaco. Il detto campano, al contrario, afferma che basta vestire accuratamente un qualsiasi Ceccone (villano) per farlo apparire un barone...

Essere 'na pimmice 'e canapé.
Essere una cimice annidata in un divano: essere inaffidabile, subdolo e perfido come una cimice che - secondo la credenza popolare - è pronta a tradire il proprio simile o colui che abbia la sventura di tenerla nascosta nel proprio divano; il primo ad essere morsicato sarà proprio il padrone del divano.

A' pprimma entratura, guardateve 'e ssacche!
Entrando per la prima volta, in qualche sito sconosciuto, badate alle tasche: state attenti alle nuove frequentazioni specie di sconosciuti che possono derubarvi o procurare altri danni.

Mare a chi more e Paraviso nun trova.
Povero chi muore e non trova posto in Paradiso: la si usa per commiserare chi si trovi a gestire situazioni dalle quali non può o non riesce a ricevere - per insipienza personale o sopravvenuta sventura - i benefici sperati.
Doppo magnato e vìppeto" a' salute vosta".
Dopo d'aver mangiato e bevuto:"alla vostra salute: chi approfitta di una situazione proficua e posticipa gli



atteggiamenti augurali, dopo di aver goduto di benefici per i quali la buona norma vorrebbe che gli auguri venissero fatti antecedentemente prima cioè di godere dei frutti di azioni comuni.
Purtà p''e viche.
Menare per i vicoli: comportarsi truffaldinamente nei confronti di qualcuno, imbrogliandolo, confondendolo, rimandando sine die il compimento di promesse formulategli, conducendolo per tortuosi e dispersivi vicoli in luogo della retta e più breve via maestra.

Se so' stutate 'e llampiuncelle.
Si sono spente le luminarie: siamo alla fine, non c'è più rimedio, non c'è più tempo per porre rimedio ad alcunché, la festa è finita.

Pare 'o sorice 'nfuso 'a ll'uoglio.
Sembra un topolino bagnato da l'olio: viene usata nei confronti di taluni bellimbusti che vanno in giro tirati a lucido ed impomatati che in napoletantano suona: alliffati (dal greco aleiphar=olio); tali soggetti vengon paragonati ad un topolino che per ventura sia cascato nell'orcio dell'olio e ne sia riemerso completamente unto e luccicante.
Fà 'e scarpe a quacched'uno.
Fare le scarpe a qualcuno: conciar male, ridurre a cattivo partito qualcuno fino al punto di approntargli la morte.
L'espressione deriva dall'usanza che si teneva a Napoli, di far calzare ai morti di un certo rango - per l'ultimo viaggio - delle scarpe nuove, conservate all'uopo dai familiari.
'O cucchiere 'e piazza: te piglia cu 'o 'ccellenza e te lassa cu 'o chi t'è mmuorto.
Il vetturino da nolo: ti accoglie con l'eccellenza e ti congeda bestemmiandoti i morti: situazione nella quale chi vuole


ottenere qualcosa, in principio si profonde in ossequi e salamelecchi esagerati ed alla fine sfoga il proprio livore represso, come i vetturini di nolo adusi a mille querimonie per attirare i clienti, ma poi - a fine corsa - pronti a riversare sul medesimo cliente immani contumelie, in ispecie allorché il cliente nello smontare dalla carrozza questioni sul prezzo della corsa, o - peggio ancora - non lasci al vetturino una congrua mancia.

Cu chestu lignamme se fanno 'e strommole.
Con questo legno si fanno le trottoline: non attendetevi risultati migliori, perché con questo materiale che ci conferite non possiamo che fornirvi cose senza importanza e non altro!
Dicette vavone: Levamme 'a 'ccasiona...
Disse il trisavolo: Lasciamo stare... : occorre lasciar correre e non accapigliarsi ad ogni pie' sospinto, togliendo - anzi
- l'occasione, ossia lasciando cadere i motivi prossimi che ci spingerebbero al contrasto.

Pìgliate 'a bbona, quanno te vène, pecché 'a trista nun manca maje.
Cogli la buona (occasione) quando ti si presenta, perché i momenti cattivi non mancano mai...
Mare a chi à dda avé e viato a chi à dda dà
Meschino chi deve avere e beato chi deve dare. A prima vista parrebbe il contrario, ma l'attenta osservazione della realtà fa concludere che è esatto ciò che afferma il proverbio; in effetti il creditore che si trovi in una posizione di attesa è in una situazione peggiore del debitore che, avendo già ottenuto ciò che ha determinato la sua posizione debitoria, può - magari - rimandare sine die la soluzione del suo debito risultando così privilegiato rispetto al suo creditore.

 



Facimmo ammuina!
Facciamo confusione. E' l'invito a creare il disordine nel quale si possa mestare al fine di conseguire dei vantaggi. La locuzione in epigrafe, dai soliti disinformati e bugiardi storici postunitari si ritiene essere addirittura il titolo di un articolo di un preteso regolamento della marina borbonica del , articolo nel quale si sarebbero indicati i vari modi di fare ammuina; si tratta chiaramente di una voluta sciocchezza tesa a denigrare l'organizzazione e la valentia della marineria di Francesco II Borbone...

Chi vò bbene a 'o marito, veve 'ncopp'a ll'acito.
Chi vuol bene al marito beve anche in presenza di una crisi di acidità gastrica: il bene coniugale fa superare ogni avversità, anche a costo di sacrificio quale è quello di bere in presenza di una crisi di stomaco con versamento acido.

Tené 'a neve dint' a' sacca.
Tenere la neve in tasca: avere o mostrar d'avere grandissima fretta quale quella che dovrebbe portare chi trasportasse neve tenendola in tasca e volesse evitare che si sciolga.

Va truvanno chi ll'accide.
Va in cerca di chi lo ammazzi. Lo si dice di chi, sciocco e masochista provochi il prossimo, lo stizzisca al punto da provocarne gli istinti omicidi nei propri confronti.
Essere ditto tòrtano e senza 'nzogna.
Esser chiamato tortano, ma esser sprovvisto di sugna. Colui che viene indicato responsabile di qualcosa di cui - comprovatamente - non sia stato autore suole ribellarsi con la locuzione in epigrafe affermando cioè che non lo si può chiamare tortano, dal momento che egli è privo di strutto, ossia non ha commesso ciò che gli viene addebitato.


Ll'acqua 'nfraceta 'e bastimiente a mmare.
L'acqua rende fradice le navi in mare. Così gli accaniti bevitori di vino sogliono respingere un bicchiere d'acqua che venga loro offerto, volendo significare che mutare le abitudini buone può essere pernicioso, se non deleterio.

E' gghiuto 'o ccaso 'ncopp' a 'e maccarune.
E’ finito il formaggio sui maccheroni la faccenda ha avuto la sua logica e sperata conclusione, allo stesso modo come una spolverata di formaggio conclude nel miglior dei modi la presentazione di un fumante piatto di maccheroni.
Buono p'aparà 'o mastrillo.
Buono per armare la trappola. Il mastrillo è la piccola trappola per topi nella quale a mo' di esca si pone un piccolissimo pezzetto di formaggio; così che quando di si dice di una razione alimentareche è buona per armare la trappola, si vuol significare che la razione è veramente esigua e non adatta a soddisfare neppure un normale appetito.
Jì ascianno guaie cu 'o lanternino.
Andare alla ricerca di guai con la lanterna: cacciarsi nei guai quasi con voluttà al punto di andarne alla ricerca con una metaforica lanterna che illumini i luoghi dove i guai stanno nascosti.
Sabbato è arrivato, stammo a' fine d'''a semmana: allonga 'o punto e allarga 'a mana.
Sabato è giunto, siamo alla fine della settimana, allunga il punto e allarga la mano. La frase è pronunciata a mo' di disonesto consiglio allorché ci si trovi davanti alla scadenza di un termine che colga impreparati; allora - prendendo spunto dal disonesto consiglio dato da un sarto ai propri lavoranti,- si esorta a rabberciare il lavoro per portarlo a conclusione nei termini, anche se non nei modi previsti.



'E ditte antiche nun fallisceno maje. Gli antichi proverbi non falliscono mai.
Dalle a dalle 'o cucuzziello addeventa tallo.
Dagli e dagli la zucchina diventa tallo: ad insistere sempre sulla medesima questione si finisce male come a cogliere zucchini continuamente non restano che le foglie. Il tallo è la foglia commestibile delle cucurbitacee, ma pure essendo edibile è sempre meno pregiata e saporita dello zucchino che già di suo non è molto saporito.
Passasse ll'ngelo e dicesse: Ammenne!
Possa passare un angelo e dire "Così sia!" : si adopera per augurarsi che accada qualcosa, sia nel bene che nel male.
Va truvanno: 'mbruoglio, aiutame.
Va alla ricerca di un imbroglio che lo soccorra: si dice di chi in situazioni difficili e senza apparenti vie di scampo, si rifugi nell'astuzia, nell'inganno, in situazioni ingarbugliate rimestando nelle quali spera di trovare l'aiuto alla soluzione dei problemi.
Paré Pascale passaguaje.
mbrare Pasquale passaguai: così viene appellato chi si va reiteratamente lamentando di innumerevoli guai che gli occorrono, di sciagure che - a suo dire, ma non si sa quanto veridicamente - si abbattono su di lui rendendogli la vita un calvario di cui lamentarsi, compiangendosi, con tutti.
Fà trenta e una trentuno.
Quando manchi poco per raggiungere lo scopo prefisso, conviene fare quell'ultimo piccolo sforzo ed agguantare la meta: in fondo da trenta a trentuno v'è un piccolissimo lasso. La locuzione rammenta l'operato di papa Leone X che fatti cardinali, in extremis ne creò un trentunesimo.


 

'O rialo ca facette Berta a' nepota: arapette 'a cascia e le dette 'na noce.
Il regalo che fece Beerta alla nipote: aprì la cassa e le regalò una noce: è usata per sottolineare l'inconsistenza di un dono, specialmente quando il donatore lascerebbe intendere di essere intenzionato a fare grosse elargizioni.

Amicizia stretta, se spezza cu 'na mazza.
Letteralmente: un'amicizia stretta si spezza con un bastone; id est: bisogna ricorrere alla violenza per sciogliere un'amicizia di vecchia data, ben rinsaldata; non viene meno la vera amicizia per futili motivi.

Chi se fa masto, cade dint' a 'o mastrillo.
Chi si fa maestro, finisce per essere intrappolato: viene rivolto soprattutto ai presuntuosi e supponenti che son soliti dare ammaestramenti o consigli non richiesti, ma poi finiscono per farte la fine dei sorci presi in trappola proprio da coloro che pretendono di ammaestrare.

'A capa 'e ll'ommo è 'na sfoglia 'e cepolla.
La testa dell'uomo è una falda di cipolla: il cervello umano è labile e deperibile ed inconsistente alla stessa stregua di una leggera, sottile falda di cipolla.

Essere 'a tina 'e miezo.
Essere il tino di mezzo: essere la massima somma di quanto più sporco, più laido, più lercio possa esistere. Offesa gravissima che si rivolge a persona ritenuta così massimamente sporca, laida e lercia da essere paragonata al grosso tino di legno posto al centro del carro per la raccolta dei liquami da usare come fertilizzanti, nel quale tino venivano


versati i liquami raccolti con due tini più piccoli posti ai lati del tino di mezzo dove veniva riposto il letame raccolto.

Nun tené voce 'ncapitulo.
Non aver voce nel capitolo: sta a significare che colui a cui è rivolta l'espressione non ha nè l'autorità, nè la capacità di esprimere pareri o farli valere, non contando nulla. Il capitolo in questione è il consesso capitolare dei canonaci della Cattedrale; solo ad alcuni di essi era riservato il diritto di voto e di intervento in una discussione.
Menarse dint' a 'e vrache...
Buttarsi nelle imbracature: rallentare il proprio ritmo lavorativo, lasciarsi prendere dalla pigrizia, procedere a rilento.
Lassa ca va a ffunno 'o bastimento, abbasta ca morèno 'e zzoccole.
Lascia che affondi la nave, purchè muoiano i ratti. Con questa locuzione si suole commentare l'azione spericolata di chi è disposto anche al peggio pur di raggiungere un suo precipuo scopo; proverbio nato nell'ambito marinaresco tenendo presente le lotte che combattevano i marinai con i ratti che infestavano le navi.

Muntagne e muntagne nun s'affrontano.
Le montagne non si scontrano con le proprie simili: è una velata minaccia di vendetta con la quale si vuol lasciare intendere che si è pronti a scendere ad un confronto anche cruento, stante la considerazione che solo i monti sono immobili...

 

 



Sparà a vrenna.

Sparare a crusca (cartucce caricate a salve): minacciare senza far seguire alle parole , i fatti minacciati. L'espressione la si usa quando ci si riferisca a negozi, affari che si concludono in un nulla di fatto e si ricollega ad un'abitudine dell'esercito borbonico i cui proiettili, durante le esercitazioni, erano caricati con crusca, affinchè i colpi non procurassero danno alla truppa che si esercitava.
'A vacca, pe nun movere 'a coda se facette magnà 'e ppacche da 'e mosche.
La mucca per non voler muovere la coda, si lasciò mangiare le natiche dalle mosche. Lo si dice degli indolenti e dei pigri che son disposti a subire gravi nocumenti e non muovono un dito per evitarli alla stessa stregua di una vacca che assalita dalle mosche per non sottostare alla fatica di agitare la coda, lasci che le mosche le pizzichino il fondo schiena!

A 'e tiempe 'e PAPPAGONE
Ai tempi di PAPPAGONE: in un tempo lontanissimo. Così vengono commentate cose di cui si parli che risultano risalenti a tempi lontanissimi.

'Ncopp' a 'o muorto se canta 'o miserere.
Sul morto si piange il miserere: non bisogna precorrere i tempi, in ispece quelli delle lamentazioni che allora son lecite quando ci si trovi davanti al fatto compiuto del danno patito, mai prima.

Arretìrate, pireto!
Ritirati, peto! Imperiosa ed ingiuriosa invettiva rivolta verso chi, per essere andato fuori dei limiti consentiti, si cerchi di ridimensionare esortandolo, anzi imponendogli di rientrare nei ranghi, anche se non si capisce come un peto, partito dalla sua sede vi possa rientrare a comando...


Paré 'nu pireto annasprato.
Sembrare un peto inzuccherato: lo si dice di chi si dia troppe arie, atteggiandosi a superuomo, pur non essendo in possesso di nessuna dote fisica o morale atta all'uopo.

Dicette 'o miedeco 'e Nola: Chesta è 'a ricetta e ca Ddio t''a manna bbona...
Disse il medico di Nola: Questa è la ricetta e che Dio te la mandi buona. La locuzione viene usata quando si voglia sottolineare che, dinnanzi ad un problema, si sia fatto tutto quanto sia nelle proprie possibilità personali e che occorra ormai confidare solo in Dio dal quale si attendono gli sperati risultati positivi.

Chi tène cummedità e nun se ne serve, nun trova 'o prevete ca ll'assolve.
Chi ha comodità e non se ne serve, non trova un prete che l'assolva: chi ha avuto, per sorte o meriti, delle comodità deve servirsene, in caso contrario commetterebbe non solo una sciocchezza autolesiva, ma pure un peccato così grave per la cui assoluzione non sarebbe bastevole un semplice prete.
'A riggina avette bisogno d''a vicina.
La regina ebbe bisogno della vicina: si sottolinea che nessuno può fare a meno degli altri e persino la regina ebbe bisogno della propria vicina.

Quanno nun site scarpare, pecché rumpite 'o cacchio a 'e semmenzelle?
Dal momento che non siete ciabattino, perché infastidite le semenze?: viene usata quando si voglia distogliere qualcuno dall'interessarsi di faccende che non gli competono in quanto non rientrano tra le competenze del suo mestiere, né tra le sue capacità intellettive o morali.

 



Dà 'ncopp' a 'e recchie.
Dare sulle orecchie: consiglia il modo di comportarsi nei confronti dei boriosi, dei supponenti, dei saccenti adusi ad andare in giro tronfi e pettoruti a testa elevata quasi fossero i signori del mondo. Nei loro confronti bisogna usare una sana violenza colpendoli sulle orecchie per fargliele abbassare.
Tante galle a cantà nun schiara maje juorno.
Tanti galli a cantare non spunta mai il giorno: quando si è in tanti ad esprimere un parere intorno ad un argomento, a proporre una soluzione ad un problema, a comandare non si riesce a fare nulla di concreto.
Ommo 'e ciappa.
Uomo di bottone: uomo importante, di vaglia. Le ciappe (dal latino=capula) erano i grossi bottoni d'argento cesellato che formavano l'abbottonatura della toga simbolo di una famosa consorteria.

Jirsene cu 'na mana annanze e n'ata arreto.
Andarsene con una mano davanti ed una di dietro (per coprirsi le vergogne): era il modo con cui il debitore si allontanava dal luogo dove aveva eseguito la cessio bonorum, aveva cioè poggiato le nude natiche su di una colonnina posta innanzi al tribunale a dimostrazione di non aver più niente. La locuzione perciò significa e si usa per indicare chi, non avendo concluso nulla di buono, ci ha rimesso fino all'ultimo quattrino e non gli resta che l'ignominia di cambiar zona andandosene con una mano davanti ed una di dietro.

Essere 'nu secaturnese.
Essere un sega tornesi: essere un avaraccio, super avaro al punto di far concorrenza a taluni antichi tonsori di monete, che al tempo che circolavano monete d'oro o d'argento, usavano limarle per poi rivender la limatura e far



così piccoli guadagni.

Essere 'na galletta 'e Castiellammare.
Essere un biscotto di Castellammare: essere poco generoso, tener sempre saldamente chiusi i cordoni della borsa, essere insomma così duro da essere paragonabile ai durissimi biscotti prodotti in Castellammare, biscotti a lunga conservazione usati abitualmente come scorta dalla gente di mare che li preferiva al pane perché non ammuffivano, ma che erano così tenacemente duri che - si diceva - neppure l'acqua di mare riuscisse ad ammorbidire.
Dicette 'o scarrafone: Pò chiovere 'gnostia comme vò isso, maje cchiù niro pozzo addeventà...
Disse lo scarafaggio: (il cielo) può far cadere tutto l'inchiostro che vuole, io non potrò mai diventare più nero di quel che sono: è usata da chi vuole far capire che ha già ricevuto e sopportato tutto il danno possibile dall'esterno.
Signore mio scanza a mme e a chi coglie.
Signore mio fa salvo me e chiunque possa venir colto: invocazione rivolta a Dio quando ci si trovi davanti ad una situazione nella quale si corra il pericolo di finire sotto i colpi imprecisi e maldestri di qualcuno non esperto.
Mettere a uno 'ncopp' a 'nu puorco.
Mettere uno a cavallo di un porco: sparlar di uno, spettegolarne, additarlo al ludibrio degli altri, come avveniva anticamente quando al popolino era consentito condurre alla gogna il condannato trasportandolo a dorso di maiale affinché venisse notato da tutti e fatto segno di ingiurie.

Oramaje ha appiso 'e fierre a sant' Aloja.
Ormai ha appeso i ferri a sant'Eligio: ormai ha raggiunto l'età della senescenza . Il sant'Aloja della locuzione è



sant'Eligio (in francese Alois) al mercato, basilica napoletana dove i cocchieri di piazza andavano ad appendere i ferri dei cavalli che, per raggiunti limiti di età, smettevano di lavorare.
'O culo 'e mal'assietto nun trova maje arricietto.
Il sedere che siede malvolentieri non trova mai tregua: si fa riferimento al continuo dimenarsi quando si è seduti in modo scomodo o non si vede l’ora di andare via.
Quanno 'o diavulo t'accarezza è signo ca vò ll'anema.
Quando il diavolo ti accarezza, significa che vuole l'anima: a commento delle azioni degli adulatori o di coloro che godono di cattiva fame; se uno di costoro ti blandisce, offrendoti servigi o opere gratuite, bisogna non fidarsi, giacché nel loro operare c'è nascosta la richiesta di qualcosa molto più importante della prestazione offerta.
A chi parla areto, 'o culo le risponne.
A chi parla alle spalle gli risponde il sedere: vuole significare che coloro che parlano alle spalle di un individuo, cioè gli sparlatori, gli spettegolatori meritano come risposta del loro vaniloquio una salve di peti.
Stammo all'evera.
Stiamo all'erba: siamo in miseria, siamo alla fine, non c'è più niente da fare.
Chi nasce tunno nun pò murì quatro.
Chi nasce tondo non può morire quadrato: è impossibile mutare l'indole di una persona che, nata con un'inclinazione, se la porterà dietro per tutta la vita.
'A malanova ll'accumpagna 'o viento.
La cattiva notizia viaggia sulle ali del vento: le cattive notizie ti raggiungono rapidamente, spinte come sono dal vento; per cui il popolo è solito affermare: nessuna nuova, buona nuova, poichè sono le cattive notizie a giungere


sospinte dal vento; se non ne giungono, significa che si tratta di buone notizie.

Quanno 'o mellone jesce russo, ogneduno ne vò 'na fella.
Quando il cocomero al taglio si presenta ben colorito di rosso, ognuno ne vuole una fetta: Quando l'occasione è buona, ognuno cerca di ottenerne il massimo vantaggio.
M''o ssento 'e scennere pe dereto a 'e rine.
Me lo sento colare lungo il filo della schiena: viene usata con senso di rammarico se non di timore, quando si voglia comunicare a terzi di avvertire su se stessi la sensazione di un prossimo imminente disastro e/o pericolo e di non potervi porre riparo.
Quanno scioscia viento 'e terra, 'o pesce nun zompa dint' a' tiella.
Quando spira il maerstrale il pesce non salta in padella: i giorni spazzati dal vento maestrale sono i meno adatti per la pesca. Più in generale il proverbio sta a significare che per ottenere buoni risultati occorre attendere il momento propizio e non bisogna avventurarsi in alcuna opera quando spiri vento avverso.
Carta vène e giucatore s'avanta.
Carta (vincente) viene e giocatore (vittorioso) si vanta: sottolinea il comportamento ridicolo e presuntuoso - tipico peraltro di coloro che hanno scarse capacità intellettive - di chi tenti di farsi merito di successi ottenuti non per propria capacità, intelligenza e valore, ma per mera fortuna, come avviene in taluni giuochi di carte.
Chella 'a mana è bbona; è 'a vaklanza ca vò essere accisa!
Quella la mano è buona, è la bilancia che si comporta in modo tale da meritarsi d'essere ammazzata: va riferita a chi cerca di imbrogliare sul peso e tenta di far ricadere la colpa sulla bilancia.



Meglio 'na mala jurnata, ca 'na mala vicina.
Meglio una cattiva giornata che una cattiva vicina: una giornata cattiva, prima o poi passa e con essa i suoi effetti negativi, ma una cattiva vicina, perdurante la sua stabile vicinanza, di giornate cattive ne può procurare parecchie...
Pure ll'onore so' castighe 'e Ddio.
Anche gli onori son castighi di Dio: anche agli onori si accompagnano gli òneri; nessun posto di preminenza è privo di fastidiose incombenze.
Dicette 'o puorco 'nfacci' a 'o ciuccio: Mantenimmece pulite!
Disse il porco all' asino: Manteniamoci puliti: commento che si suole fare allorché ci si imbatta in un individuo che critica la pagliuzza nell'occhio altrui e non vede la trave che occupa il proprio occhio. A simile individuo si suole rammentare: Cumparié nun facimmo comme 'o puorco...(Amico non comportiamoci come il porco che disse all'asino etc. etc.)

S' è fatta notte a 'o pagliaro.
Letteralmente: E' calata la notte sul fienile. La locuzione viene usata a mo' di incitamento all'operosità verso colui che procrastini sine die il compimento di un lavoro per il quale - magari - ha già ricevuto la propria mercede; tanto è vero che si suole commentare: chi pava primma è male servito.

Ha perzo 'e vuoje e va cercanno 'e ccorna.
Ha perduto i buoi e va in cerca delle loro corna: lo si dice ironicamente di chi, avendo perduto cose di valore, ne cerca piccole vestigia, adducendo sciocche rimostranze e pretestuose argomentazioni.



Pe gulio 'e lardo, vasa 'nculo a 'o puorco.
Per desiderio di lardo, bacia il sedere del maiale. Lo si dice di chi pur di ottenere anche un'inezia, è disposto alle più disonorevoli azioni.
Guaglù, levate 'o bbrito!
Ragazzi, togliete il vetro... : Ragazzi togliete di mezzo i bicchieri. E' il comando che proprietari delle bettole o cantine dove si mesceva vino a pagamento, rivolgevano ai garzoni, allorchè si avvicinava l'ora di chiusura dell'esercizio, affinché ritirassero i bicchieri e le bottiglie usati dagli avventori. Per traslato, la frase viene usata quando si voglia far capire che si è giunti alla fine di qualsivoglia operazione e non si è intenzionati a cominciarne altra.

S'è aunito 'o strummolo a ririteppete e 'a funicella corta.
Si è unita la trottolina decentrata e lo spago corto: hanno concorso due fattori altamente negativi per il raggiungimento di uno scopo prefisso, come nel caso della trottolina di legno non esattamente bilanciata e lo spago troppo corto e perciò inadatto.
'E meglie pariente stanno a' Zecca.
I migliori parenti stanno alla zecca, intesa non come zona della città, ma come luogo dove si batte moneta, in quanto la locuzione proclama il danaro, miglior congiunto.

A'o puorco, miettece 'a sciassa, sempe 'a coda ce pare.
Al porco puoi anche mettere una marsina, mostrerà sempre la coda: è inutile affannarsi a ricoprire di begli abiti un essere sporco e lercio, qualcosa dimostrerà comunque la sua vera natura.


Prumettere 'e certo, e venì meno 'e sicuro.
Promettere con certezza e con medesima certezza disattendere al promesso. Lo si dice di chi fa le viste di promettere mari e monti e poi in pratica non tiene fede a nulla di quanto promesso.
Pigliarse 'nu passaggio.
Prendersi un passaggio: protendere furtivamente le mani fino a sfiorare con le dita procaci e prominenti rotondità femminili, magari soffermandosi a palpeggiare le suddette rotondità.
Chi te sape, t'arape.
Chi ti conosce, ti può rapinare. Se subisci un furto i primi di cui sospettare son quelli che ti frequentano, giacché son loro che conoscono le tue abitudini e ciò che possiedi.
Chi fa bbene, more acciso.
Letteralmente: chi fa il bene, muore ucciso (non riceverà riconoscimento).
Trova cchiù ampressa 'a femmena 'na scusa, ca 'o sorice 'o purtuso.
Trova più presto una donna una scusa, che un topo un buco (in cui infilarsi): la donna è grandemente menzognera per cui facilmente trova da scusarsi delle sue malefatte e lo fa in maniera così rapida da battere in velocità persino un rapidissimo topo.

'Stu ventariello ca tte t'arrecrea, a mme me va 'nculo!
Quel venticello che ti soddisfa, frega me: non sempre da un'identica situazione scaturisce un medesimo effetto per chiunque. Nella fattispecie, un soffio di vento che magari è piacevole per uno, può essere deleterio per un altro, che per esempio è cagionevole di salute.


Fà comme a 'e funare.
Agire come i fabbricanti di corde: non fare alcun progresso né nello studio, né nell'apprendimento di un mestiere. I cordari solevano fissare con i chiodi ad un asse di legno i capi delle corde da produrre e poi procedendo come i gamberi le intrecciavano ad arte. La locuzione prende in considerazione non i risultati raggiunti ma solo il modo di procedere tenuto dai cordari.
Ma addò t'abbìe senza 'mbrello?
Ma dove ti dirigi senza ombrello (se già piove?): è l'avvertimento di non affrontare qualsivoglia situazione se non si è preparati e pronti;non è sufficiente la buona volontàma occorrono anche gli strumentiidonei.
Meglio essere cap' 'alice ca coda 'e cefaro.
Meglio (esser) testa di alice che coda di cefalo: meglio comandare ed essere primo in un ristretto contesto piuttosto che ultimo in una situazione moltopiù importante.
Chi tène cchiù ssante va 'mparaviso.
Chi ha più santi va in Paradiso; si riferisce ai beni terreni e posti di comando ben remunerati; e i santi sono coloro che son capaci di dare una spinta, di raccomandare o di segnalare qualcuno a chi gli possa essere d’aiuto.
O patatern ra o'pane a chi nun ten e rient!
Dio dà spesso il pane a chi non ha i denti per mangiarlo!
Se pigliano cchiù mosche cu 'na goccia 'e mèle, ca cu 'na votta 'acito.
Si catturano più mosche con una goccia di miele che con una botte di aceto: i migliori risultati si ottengono più con le manieri dolci che con quelle aspre.



Aria scura e fète 'e caso!
Aria torbida che puzza di formaggio: errate affermazioni di qualcuno che abbia confuso situazioni diverse tra di loro e le abbia messe in relazione incorrendo in certo errore come accadde a Pulcinella che, confondendo la porta della dispensa con la finestra, così si espresse.
Acqua 'a 'nnanze e vviento 'a reto...
Acqua davanti e vento da dietro: augurio con cui viene congedato una persona importuna e fastidiosa cui viene indirizzato l'augurio di essere attinto di faccia da un violento temporale e di spalle da un impetuoso vento che lo spingano il più lontano possibile.
Essere 'o rre cummanna a scoppole.
Essere il re comanda a scappellotti: chi vuole comandare i senza averne né l'autorità né il carisma derivante da esperienze e doti morali.
'O pesce fète d''a capa.
Il pesce puzza dalla testa: il cattivo esempio viene dall'alto, gli errori maggiori vengon commessi dai capi.
Stà sempe 'ntridice.
Stare sempe in tredici: esser sempre presente, mostrarsi continuatamente, partecipare ad ogni manifestazione, insomma far sempre mostra di sé alla stregua di un candelabro perennemente in mostra in mezzo ad un tavolo, e poiché nella smorfia napoletana il candelabro, come le candele, fa ecco che viene fuori l'espressione con la quale a Napoli si è soliti apostrofare gli impenitenti presenzialisti...

 

 



Aspettà cu ll'ove 'mpietto.
Attendere con le uova in petto: attendere con impazienza e preoccupazione... L'espressione deriva dall'uso in certe campagne allorché le contadine, accortesi che la chioccia, per sopraggiunti problemi fisici, non portava a termine la cova, si sostituivano ad essa e si ponevano tra le mammelle le uova per completare con il loro calore l'operazione cominciata dalla chioccia.

Attacca 'o ciuccio addò vò 'o patrone
Lega l'asino dove vuole il padrone: rassegnarsi alla volontà altrui e in particolare del capo senza proccparsi troppo delle conseguenze.
Stà 'ncappella.
Stare in cappella: essere male combinato e addirittura in fin di vita; fa riferimento ai condannati al patibolo della fine del , che, a Napoli, prima dell'esecuzione venivano condotti in una cappella della Chiesa del Carmine Maggiore, adiacente la piazza Mercato, dove era innalzato il patibolo e nella cappella ricevevano l'estremo conforto religioso.

'o cummannà è mmeglio d''o fottere.
Il comandare è migliore del coito: viene usata per sottolineare lo scorretto comportamento di chi si limita ad impartire ordini e non partecipa alla loro esecuzione.

Mentre 'o miedeco sturia, 'o malato se ne more.
Mentre il medico studia, il malato se ne muore: è usata per sottolineare il lento improduttivo comportamento di chi


predilige il vacuo pensiero alla più proficua, se rapida, opera.

Fà cuofeno saglie e cuofeno scenne.
Far cesto sale e cesto scende: significa lasciare che le cose vadano secondo la loro naturale inclinazione, evitare di interessarsi di qualche cosa, non curarsi di nulla (Il Cuofeno è un particolare cesto di vimini più stretto alla base e provvisto di manici, per il trasporto delle merci più varie).
S'à dda fà 'o pireto pe quanto è gruosso 'o culo.
Occorre fare il peto secondo la grandezza dell'ano: bisogna commisurare le proprie azioni alle proprie forze e capacità fisiche e/o morali evitando di eccedere per non incorrere o in brutte figure o in pessimi risultati.

'A gallina fa ll'uovo e a 'o gallo ll'abbruscia 'o mazzo.
La gallina fa l'uovo e al gallo brucia l'ano: è usata quando si voglia redarguire qualcuno che si sia vestito della pelle dell'orso catturato da altri, o che si voglia convincere qualcuno a non lamentarsi per fatiche che non ha compiute.

Quanno si 'ncunia statte e quanno si martiello vatte
Quando sei incudine sta fermo, quando sei martello, percuoti: ogni cosa va fatta nel momento giusto, sopportando quando c'è da sopportare e passando al contrattacco nel momento che la sorte lo consente perché ti è favorevole.

Ll' avimmo fatto 'e stramacchio.
L'abbiamo compiuto alla chetichella: di straforo, di soppiatto, ai margini della legalità.


Ha fatto 'o pireto 'o cardillo.
Il cardellino ha fatto il peto: si usa quando si vuole sottolineare la risibile performance di un insignificante e maldestro individuo che per sue limitate capacità ed efficienznon può produrre.
Nun lassà 'a via vecchia p''a via nova, ca saje chello ca lasse e nun saje chello ca truove!
Non lasciare la via vecchia per la nuova, perchè conosci ciò che lasci e ignori ciò che trovi: si consiglia di non imboccare strade diverse da quelle note per evitare di andare incontro all’ignoto.
'Nfila 'nu spruoccolo dinto a 'nu purtuso!
Infila uno stecco in un buco: indica una esortazione ad evidenziare una tappa importante e che difficilmente potrà capitare di nuovo.
Puozz'avé mez'ora 'e petriata dinto a 'nu vicolo astritto e ca nun sponta, farmacie 'nchiuse e miedece guallaruse!
Imprecazione malevola rivolta contro un inveterato nemico cui si augura di sottostare ad una mezz'ora di lapidazione subìta in un vicolo stretto e cieco, che non offra cioè possibilità di fuga e a maggior cordoglio gli si augura di non trovare farmacie aperte ed imbattersi in medici erniosi e pertanto lenti al soccorso.
Aje voglia 'e mettere rumma, 'nu strunzo nun addiventa maje babbà.
Puoi anche irrorarlo con parecchio rum, tuttavia uno stronzo non diventerà mai un babà: un cretino, uno sciocco per quanto si cerchi di truccarlo, edulcorare o esteriormente migliorare, non potrà mai essere una cosa diversa da ciò che realmente è.
Ogne strunzo tene 'o fummo suio.
Ogni stronzo sprigiona un fumo:ogni sciocco ha modo di farsi notare



Si 'a morte tenesse crianza, abbiasse a chi sta 'nnanze.
Se la morte avesse educazione porterebbe via per primi chi è più innanzi, ossia è più vecchio... la morte non ha educazione e non tiene conto dell’età sulla priorità dei decessi.
'A gatta, pe gghì 'e pressa, facette 'e figlie cecate.
La gatta, per andar di fretta, partorì figli ciechi. La fretta è una cattiva consigliera. Bisogna sempre dar tempo al tempo, se si vuol portare a termine qualcosa in maniera esatta e confacente. '
A sciorta d' 'o piecoro: nascette curnuto e murette scannato...
La cattiva fortuna del becco: nacque con le corna e morì squartato: è usata per sottolineare l'estrema malasorte di qualcuno che viene paragonato al maschio della pecora che oltre ad esser destinato alla fine tragica della sgozzatura deve portare anche il peso fisico e/o morale delle corna.

E' gghiuta 'a mosca dint' a 'o Viscuvato...
E' finita la mosca nella Cattedrale: chi si lamenta d' un risibile boccone che non gli ha tolto la fame in quanto si sperde nello stomaco, quasi come una mosca entrata in una Cattedrale...
Ancappa pe primmo, fossero pure mazzate!
Acchiappa per primo, anche se fossero botte: la miseria spinge la filosofia popolare a suggerire di metter le mani su qualsiasi cosa, anche rischiando le percosse, per evitare di trovarsi nella necessità di doversi poi pentire di non avere rischiato.

 

 



Chi fraveca e sfraveca, nun perde maje tiempo.
Chi fa e disfa, non perde mai tempo: si usa a commento delle inutili opere di taluni, che non portano mai a compimento le cose che cominciano per cui il loro comportamento si traduce in una perdita di tempo.
Chi se fa puntone, 'o cane 'o piscia 'ncuollo...
Chi si fa spigolo di muro, il cane gli minge addosso: "Chi si fa pecora, il lupo se la mangia" è usata per sottolineare i comportamenti di coloro che o per paura o per ingenuità, non riescono a farsi valere
Cunsiglio 'e vorpe, rammaggio 'e galline.
Consiglio di volpi, danno di galline: i furbi o malintenzionati quando si riuniscono rappresentano per decidere il da farsi sono certamente un danno per i più sciocchi o più buoni.
Jì stocco e turnà baccalà.
Andare stoccafisso e ritornare baccalà: viene usata per commentare negativamente un'azione compiuta senza che abbia prodotto risultati apprezzabili In effetti sia che lo si secchi-stoccafisso-, sia che lo si sali-baccalà- il merluzzo rimane la povera cosa che è.
Chiacchiere e tabbacchere 'e lignammo, 'o bbanco nun ne 'mpegna.
Chiacchiere e tabacchiere di legno non sono prese in pegno dal banco: il banco in questione era il Monte dei Pegni sorto a Napoli nel per combattere la piaga dell'usura. Da esso prese vita il Banco di Napoli, fiore all'occhiello di tutta l'economia meridionale, Banco che è durato sino all'anno quando, a completamento dell'opera iniziata nel da Cavour e Garibaldi e da casa Savoia, non è stato fagocitato dal piemontese Istituto bancario San Paolo di Torino. La locuzione proclama la necessaria concretezza dei beni offerti in pegno, beni che non possono essere evanescenti come le parole o oggetti non preziosi. Per traslato l'espressione si usa nei confronti di chi vorrebbe



offrirci in luogo di serie e conclamate azioni, improbabili e vacue promesse.

Femmene e gravune: stutate tégnono e appicciate còceno.
Donne e carboni: spenti tingono e accesi bruciano: quale che sia il loro stato, donne e carboni sono ugulmente pericolosi.
Quanno te miette 'ncopp' a ddoje selle, primma o poie vaje cu 'o culo 'nterra.
Quando ti metti su due selle, prima o poi finisci col sedere per terra: il doppio gioco alla fine è sempre deleterio
'E fatte d' 'a tiana 'e ssape 'a cucchiara.
I fatti della pentola li conosce il mestolo: solo gli intimi possono essere a conoscenza dell'esatto svolgimento di una faccenda intercorsa tra due o più persone e solo agli intimi di costoro ci si deve rivolgere se si vogliono notizie certe e circostanziate.
Nun fà pìrete a chi tene culo...
Non fare scorregge contro chi ha sedere: non metterti contro chi ha mezzi adeguati e sufficienti per risponderti per le rime.
Quanno 'o piro è ammaturo, cade senza turceturo.
Quando la pera è matura, cade senza bastone: se i presupposti ci sono il risultatoarriva facilmente (IL turceturo è un bastone uncinato atto a pigare il ramo al fine di scuoterlo per far cadere il frutto).
Jirsene a cascetta(te ne vaie a cascetta!.
Andarsene a cassetta.(te ne vai a cassetta!): viene usata quando si voglia sottolineare la dispendiosità o la fatica cui si va incontro, impegnandosi in un'azione ritenuta gravosa per cui se ne sconsiglia il porvi mano. La cassetta in


questione è quella del vespillone: il posto più alto, ma anche il più scomodoe il più faticoso da raggiungere, delle antiche vetture da trasporto passeggeri.
A' casa d' 'o ferraro, 'o spito 'e lignamme...
In casa del ferraio, lo spiedo è di legno: è usata a commento quando ci si imbatte in persone dalle quali per la loro supposta professionalità ci si attenderebbero risultati ben diversi da quelli che invece sono sotto gli occhi di tutti.
Quanno jesce 'a strazziona, ogne ffesso è prufessore...
Quando è avvenuta l'estrazione dei numeri del lotto, ogni sciocco diventa professore: viene usata per sottolineare lo stupido comportamento di chi vuole credersi profeta e professore, solo dopo aver conosciutoi fatti .
Facesse 'na culata e ascesse 'o sole!
Facessi un bucato e spuntasse il sole: avessi un po' di fortuna...
Mettere 'o ppepe 'nculo a' zòccola.
Introdurre pepe nel deretano di un ratto: istigare,sobillare, metter l'uno contro l'altro. Quando ancora si navigava, capitava che sui bastimenti mercantili, assieme alle merci solcassero i mari grossi topi, che facevano gran danno. I marinai, per liberare la nave da tali ospiti indesiderati, avevano escogitato un sistema strano, ma efficace: catturati un paio di esemplari, introducevano un pugnetto di pepe nero nell'ano delle bestie, poi le liberavano. Esse, quasi impazzite dal bruciore che avvertivano si avventavano in una cruenta lotta con le loro simili. Al termine dello scontro, ai marinai non restava altro da fare che raccogliere le vittime e buttarle a mare, assottigliando così il numero degli ospiti indesiderati.
Pure 'e pulice tenono 'a tosse...
Anche le pulci tossiscono: anche le persone insignificanti tossiscono, ossia voglione esprimere il proprio parere.


Chello è bbello 'o prutusino, va 'a gatta e ce piscia a coppa...
Il prezzemolo non è rigoglioso, poi la gatta vi minge sopra: amaro commento di chi si trova in una situazione precaria e non solo non riceve aiuto per migliorarla, ma si imbatte in chi la peggiora maggiormente...

Giorgio se ne vò jì e 'o vescovo n' 'o vò caccià.
Giorgio intende andar via e il vescovo vuole cacciarlo: si riferisce ad un rapporto nel quale due persone intendono perseguire il medesimo fine, ma nessuno ha il coraggio di prendere l'iniziativa, come nel caso del prelato e del suo domestico...

Si 'a fatica fosse bbona, 'a facessero 'e prievete.
Se il lavoro fosse una cosa buona lo farebbero i preti.
Fa mmiria a 'o tre 'e bastone.
Fa invidia al tre di bastoni- Ironico riferimento ad una donna che abbia il labbro superiore provvisto di eccessiva peluria, tale da destare l'invidia del di bastoni, che nel mazzo di carte napoletano è rappresentato con nell'incrocio di tre randelli un mascherone di uomo provvisto di esorbitanti baffi a manubrio.
'O Pataterno 'nzerra 'na porta e arape 'na fenesta.
Il Signore Iddio se chiude una porta, apre una finestra : ti dà sempre una via di scampo
E' gghiuto 'o caso 'a sotto e 'e maccarune 'a coppa.
E' finito il cacio sotto e i maccheroni al di sopra: si è rivoltato il mondo.



Ha fatto marenna a sarachielle.
Ha fatto merenda con piccole aringhe affumicate: si è dovuto accontentare di ben poca cosa.

Fà ll'arte 'e Michelasso: magnà, vevere e gghì a spasso.
Fare il mestiere di Michelaccio:mangiare, bere e andar bighellonando
Nun vulè nè tirà, nè scurtecà...
Non voler né tendere, né scorticare : non voler assumere alcuna responsabilità, come certi operai conciatori di pelle quando non volevano né mantener tese le pelli, né procedere alla scuoiatura.
Pare ca s''o zucano 'e scarrafune...
Sembra che se lo succhino gli scarafaggi: di persona così magra e rinsecchita da sembrar che abbia perduto la propria linfa vitale succhiata dagli scarafaggi.
Quanno 'o diavulo tuoio jeva a' scola, 'o mio era maestro.
Quando il tuo diavolo era scolaro, il mio era maestro - Cioè: non credere di essermi superiore in intelligenza e perspicacia.

'O cane mozzeca ‘o stracciato.
Il cane assale chi veste dismesso: il destino si accanisce contro il diseredato.
Ogne scarrafone è bbello a mmamma soja...

 



Aùrio senza canisto, fa' vedé ca nun l'he visto.
Augurio senza dono, mostra di non averlo ricevuto: alle parole occorre accompagnare i fatti.
A 'o pirchio pare ca 'o culo ll'arrobba 'a pettula...
All'avaro sembra che il sedere gli rubi la pettola della camicia: chi è avaro vive sempre nel timore d'esser derubato.
Chi fatica'na saraca, chi nun fatica, 'na saraca e mmeza.
Chi lavora guadagna una salacca, chi non lavora, una salacca mezza: spesso nella vita si è premiati oltre i propri meriti.
Quanno dduje se vònno, ciento nun ce pònno...
Quando due si vogliono, cento non possono contrastarli... : E' inutile opporsi all'amore di due persone che si amano

Me staje abbuffanno 'e zifere 'e viento.
Mi stai riempiendo di refoli di vento: mi stai riempiendo la testa di fandonie
Ògne capa è 'nu tribbunale
Ogni testa è un tribunale:ognuno decide secondo il proprio metro valutativo.
Pare 'a varca 'e mastu tTore:a poppa cumbattevano e nun 'o sapevano a propra...
Sembra la barca di mastro Salvatore: a poppa combattevano e lo ignoravano a prua: il massimo della disorganizzazione!...
Chiagnere cu 'a zizza 'mmocca...
Piangere con la tetta in bocca: piangere ingiustificatamente


Chi s'annammora d''e capille e d''e diente, s'annammora 'e niente...
Chi si lascia conquistare dai capelli e dai denti, s'innamora di niente, perché capelli e denti sono beni che sfioriscono presto…

Dicette Pulicenella:'A MEGLIA MMEDICINA? VINO 'E CANTINA E PURPETTE 'E CUCINA...
Disse Pulcinella:LA MIGLIOR MEDICINA? VINO STAGIONATO E POLPETTE FATTE IN CASA...

STANNO CAZZA E CUCCHIARA.
STANNO SECCHIO DELLA CALCINA E CUCCHIAIA: vanno di pari passo, stanno sempre insieme.
'A mala nuttata e 'a figlia femmena.
La notte travagliata e il parto di una figlia: le disgrazie non vengono mai sole.
Nun tené manco 'a capa 'e zi' Vicienzo.
Non aver nemmeno la testa del sig. Vincenzo: esser poverissimo. 'a capa 'e zi' Vicienzo è la corruzione dell'espressione latina: caput sine censu ovverossia:persona senza alcun reddito, persona che pertanto non pagava tasse.

Dicette munsignore a 'o cucchiere:"Va' chiano , ca vaco 'e pressa!"
Disse il monsignore al suo cocchiere:"Va' piano, ché ho premura!" :la fretta è una cattiva consigliera
Giacchino mettette 'a legge e Giacchino fuie 'mpiso.
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso: Con riferimento a Gioacchino Murat ucciso a Pizzocalabro in attuazione


di una norma da lui stesso dettata

Dicette Pulicenella: PE MARE NUN CE STANNO TAVERNE. Disse Pulcinella: IN MARE NON VI SONO RIPARI.

Si ll'aucielle canuscessero 'o ggrano, nun ne lassassero manco n' aceno!
Se gli uccelli conoscessero il grano, non ne lascerebbero un chicco: se gli uomini fossero a conoscenza di tutti i benefici che la vita offre, ne approfitterebbero sempre.
Scarte fruscio e piglie primera. Cader dalla padella nella brace.
Va' dinto 'e chiesie granne ca truove segge e scanne...
Vai nelle chiese grandi dove troverai sedie e scranni: Chi vuol qualcosa lo deve cercare nei negozi più grandi che sono i più forniti.

Femmene, ciucce e crape tenono tutte una capa.
Donne, asini e capre hanno tutti una testa.
Ll'ommo cu 'a parola e 'o vojo cu 'e ccorne.
L'uomo si conquista con la parola, il bue per le corna.

 



Chi d’austo n’è vestito, ‘nu malanno lle’ vebuto
Chi alla fine dell’estate non si copre bene, incorrerà in qualche malanno: cioè occorre essere sempre previdenti.
'A corta è bbona p' 'o marito, 'a longa p' 'e cogliere 'e ffiche
La donna bassa è buona per maritarsi, quella alta per cogliere i fichi

'A femmena è cumm' 'a castagna: bella 'a fora e 'a dintu cu' 'a magagna La donna è come la castagna: bella di fuori, dentro ha la magagna

Ammore e lo cetrulo vanno paro, doce è la ponta, ma lo culo è amaro L'amore è come il cetriolo: dolce all'inizio, amaro alla fine

Chiacchiere e tabbacchere 'e lignammo 'o banco nu ne 'impegna
Le chiacchiere e tabacchiere di legno, la banca non le accetta come pegno Chi zappa se veve l'acqua, chi fila se veve 'o vino
Chi zappa beve acqua, chi fila beve vino

Cu' 'e danare e ll'amicizia s'accatta la justicia Con i soldi e l'amicizia si compra la giustizia

Dicette 'o ciuccio: si arrivo a asì 'a miezo a stì botte, nun esco cchiù a cacà 'e notte Disse l'asino: se riesco a uscire da queste legnate, non esco più a cacare di notte

 



'E corne quanne spontano fanno male, ma po' doppo, servono pe' magnà Le corna quando spuntano, fanno male, ma dopo servono per mangiare

'E denare nun fanno felicità .quanno so' poche I soldi non danno la felicità . quando sono pochi

L'acqua vo' 'a pennénza e 'ammore vo' 'a speranza L'acqua vuole pendenza, l'amore vuole speranza

L'ammore fa pass' 'o tiempo, e 'o tiempo fa passa' l'ammore L'amore fa passare il tempo, e il tempo fa passare l'amore

Nun fa' male ca è peccato, nun fa' bene ca è sprecato
Non fare del male perché è peccato, non fare del bene perché è sprecato

 

 

 

 

 

 

 



Chi tardi arriva male alloggia.
• Chi non stima altri che sè, è felice quanto un re.
• Chi troppo vuole nulla stringe.
• Chi trova un amico trova un tesoro.
• Chi va a scuola, qualche cosa impara sempre.
• Chi va al mulino s'infarina.
• Chi va con lo zoppo impara a zoppicare.
• Chi va piano va sano e va lontano.
• Chi vivra, vedrà.
• Cielo a pecorelle acqua a catinelle.
• Contadini, scarpe grosse e cervelli fini.
• Contro la forza la ragion non vale.
• Corpo satollo anima consolata.
• Donne e buoi dei paesi tuoi.
• Donne e motori gioie e dolori.
• Dove c'è gusto, non c'è perdenza.
• Fà quello che il prete dice, non quello che il prete fà.
• acile è criticare, difficile è l'arte.
• Fai del bene e dimenticatene: fai del male e ricordatene.
• Fatta la legge, trovato l'inganno.
• Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
• Gobba levante, luna calante, gobba a ponente, luna crescente.
• Guardare e non toccare è una cosa da imparare


• I figli sono pezzi di cuore.
• I vecchi devono, i giovani possono.
• Il bue mangia il fieno perché si ricorda che è stato erba
• Il meglio è nemico del bene.
• Il silenzio è d'oro, la parola d'argento.
• La fame caccia il lupo dal bosco.
• La farina del diavolo va tutta in crusca.
• La luna regge il lume ai ladri.
• La luna, se non riscalda, illumina.
• La mala erba non muore mai.
• La superbia va a cavallo e torna a piedi.
• La via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni.
• La virtù sta nel mezzo.
• La vita è breve e l'arte è lunga.
• L'acqua corre al mare.
• L'acqua cheta rovina i ponti.
• L'acqua di maggio inganna il villano, par che non piova e si bagna il gabbano
• L'amore è cieco.
• L'appetito vien mangiando.
• L'arcobaleno la mattina bagna il becco della gallina; l'arcobaleno la sera buon tempo mena.
• L'assai basta e il troppo guasta.
• Le bugie hanno le gambe corte.
• Le chiacchiere non fanno farina.
• Le cose lunghe diventano serpi.


• Le disgrazie non vengono mai sole.
• Le donne ne sanno una più del diavolo.
• Le rose sono belle, ma con esse ti puoi pungere.
• Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
• L'occasione fa l'uomo ladro.
• L'occhio del padrone ingrassa il cavallo.
• Mal comune mezzo gaudio.
• Male non fare, paura non avere.
• Meglio l'uovo oggi che la gallina domani.
• Meglio poco che niente.
• Meglio tardi che mai.
• Meglio una festa che cento festicciole.
• Meglio una torta in due che una cacca da soli
• Meglio un asino vivo che un dottore morto.
• Moglie e buoi dei paesi tuoi.
• Moglie maglio.
• Molto fumo poco arrosto.
• Morto un papa se ne fa un altro.
• Né di Venere né di Marte ci si sposa oppur si parte.
• Né donna, né tela a lume di candela.
• Necessità fa legge.
• Nel dubbio astieniti.
• Nella botte piccola, c'è vino buono
• Nella vita si paga tutto.


• Non cade (Non si muove) foglia che Dio non voglia.
• Non c'è carne senza osso.
• Non c'è due senza tre.
• Non c'è fumo senza arrosto.
• Non c'è pane senza pena.
• Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
• Non c'è regola senza eccezioni.
• Non c'è rosa senza spine.
• Non destare il can che dorme.
• Non dire quattro se non l'hai nel sacco.
• Non è tutto oro quel che luccica.
• Non fare il male ch'è peccato, non fare il bene ch'è sprecato.
• Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi.
• Non si entra in Paradiso a dispetto dei Santi.
• Non si fa niente per niente.
• Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
• Non tutte le ciambelle riescono col buco.
• Non tutto il male viene per nuocere.
• Non v'è armonia più bella dell'armonia del cuore e della bocca.
• Occhio che piange cuore che sente.
• Occhio non vede, cuore non duole.
• Oggi a me domani a te.
• Ogni bel gioco dura poco.
• Ogni lasciata è persa.


• Ogni legno ha il suo tarlo.
• Ogni medaglia ha il suo rovescio.
• Ogni promessa è debito.
• Ogni simile ama il suo simile.
• Ognuno è artefice della propria fortuna.
• Ognuno ha la sua croce.
• Ognuno tira l'acqua al suo mulino.
• Ognuno per se e Dio per tutti.
• O mangi questa minestra o salti questa finestra.
• Paese che vai usanza che trovi.
• Paga il giusto per il peccatore.
• Pancia vuota non sente ragione.
• Parenti serpenti.
• Passata la festa gabbato lo santo.
• Patti chiari amicizia lunga.
• Quando arriva la gloria svanisce la memoria.
• Quando c'e' gusto non c' é perdenza.
• Quando il gatto non c'è i topi ballano.
• Quando piove col sole le vecchie fanno l'amore / Quando piove col sole il diavolo fa l'amore.
• Quando si è in ballo bisogna ballare.
• Quel che è fatto è reso.
• Rana di palude sempre si salva
• Ride bene chi ride l'ultimo.
• Roma non fu fatta in un giorno.


• Rosso di sera bel tempo si spera; rosso di mattina, brutto tempo si avvicina.
• Salta chi può.
• Salute e grano.
• Sasso che rotola non fa muschio.
• Sbagliando s'impara.
• Scherza coi fanti e lascia stare i Santi.
• Scherzo di mano, scherzo di villano.
• Scusa non richiesta, accusa manifesta.
• Se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna.
• Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto.
• Se non è zuppa è pan bagnato.
• Sempre il diavolo ci mette la coda.
• Senza denari non si canta messa.
• Se son rose fioriranno, se son spine pungeranno.
• Si dice il peccato ma non il peccatore.
• Si stava meglio quando si stava peggio.
• Sono sempre gli stracci che vanno all'aria.
• Sotto la luna marzolina nasce l'insalatina.
• Sotto la neve pane, sotto l'acqua fame.
• Spesso a chiaro mattino v'è torbida sera.
• Sposa bagnata, sposa fortunata.
• Studia, non per sapere di più, ma per sapere meglio degli altri.
• Tutti i mali non vengono per nuocere
• Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.


• Tanto tuonò che piovve
• Tempo, marito e figli, vengono come li pigli.
• Tentar non nuoce.
• Tra cani non si mordono.
• Tra i due litiganti il terzo gode.
• Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.
• Tra moglie e marito non mettere il dito.
• Troppi cuochi guastano la cucina.
• Tutte le strade portano a Roma.
• Tutti i fiumi vanno al mare.
• Tutti i guai son guai, ma il guaio senza pane è il più grosso.
• Tutti i gusti son gusti.
• Tutti i mestieri danno il pane.
• Tutti i nodi vengono al pettine.
• Tutti i salmi finiscono in gloria.
• Tutto è bene quel che finisce bene.
• Tutto il mondo è paese.
• Un bel tacer non fu mai scritto.
• Un padre campa cento figli e cento figli non campano un padre.
• Una ciliegia tira l'altra.
• Una mano lava l'altra e tutte e due lavano il viso.
• Una ne paga cento.
• Una rondine non fa primavera.
• Una testa savia ha la bocca chiusa.


• Una volta corre il cane e una volta la lepre.
• Una volta per uno non fa male a nessuno.
• Uomo avvisato, mezzo salvato.
• Uomo morto non fa più guerra.
• Vale più la pratica che la grammatica.
• Vale più un gusto che un casale.
• Vedere e non toccare è una cosa da crepare.
• Vento fresco, mare crespo.
• Vivi e lascia vivere.


 

Fonte: http://www.portaleagora.it/Eventi/CortiliInMusica270506/proverbi%20Cortili%20in%20musica.pdf

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