Riassunto Decameron

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Riassunto Decameron

“Decameron” di Giovani Boccaccio (1313-1375)

Proemio
Nel proemio c’è la dedica del Decameron ad un pubblico particolare: le donne che amano e che hanno tempo libero. Questo pubblico però è una metafora di un pubblico moralmente colto e nobile, infatti l’amore nobilita l’animo e lo rende tale da poter comprendere i contenuti trattati.

Ser Ciappelletto
Musciatto Franzesi, un ricco uomo fiorentino, decise di ingaggiare ser Cepparello, un cinico notaio, come usuraio a riscuotere delle tasse a dei debitori. La fama di ser Ciappelletto, com’era soprannominato dai Francesi, era pessima: egli non avrebbe pensato due volte di uccidere o minacciare qualcuno, eppure la faceva sempre alla corte. Andatosene in Borgogna dove nessuno lo conosceva, alloggiò nella casa di due fratelli usurai dove, per sfortuna, si ammalò. I fratelli in pensiero per la loro condizione e immagine, erano indecisi sul lasciarlo per strada o sul curarlo; tuttavia avendo sentito, ser Ciappelletto disse loro di non preoccuparsi e di chiamare subito un santo frate. Venuto quest’uomo, il moribondo chiese una confessione generale dei peccati di tutta la sua vita, ovviamente era una falsa e improvvisata. Fingendo su tutto, capovolgendo la frase a suo favore e facendosi   credere un fedele cristiano, riuscì ad ottenere l’estrema unzione e, il vero obiettivo, ad apparire come un sant’uomo senza peccato. Il frate, una volta morto ser Ciappelletto, decise di farlo seppellire addirittura nel convento e, nella celebrazione del funerale, ne esaltò le doti e venne addirittura baciato e ritenuto santo. Si ritiene che ancora tutt’oggi che chi gli si raccomanda ottiene dei miracoli.

Landolfo Rufolo - Tema: (s)fortuna
Landolfo Rufolo era un uomo molto ricco che, per raddoppiare il suo patrimonio, decise di comprare tutto quello che poteva e di venderlo a Cipri.
Purtroppo trovò la concorrenza e, oltre ad abbassare i prezzi, dovette gettare molta merce in mare; allora decise di darsi alla pirateria e così, con un sacco di ruberie, riuscì a raddoppiare il suo patrimonio. Timoroso di poter perdere tutto, decise di tornarsene a casa, ma, colto da una tempesta, si fermò in un golfo di un’isoletta dove vene attaccato, derubato e fatto schiavo da dei Genovesi. Colti anch’essi da una tempesta naufragarono e Landolfo riuscì a rimanere attaccato prima ad una trave galleggiante e poi ad una cassa che lo aveva disarcionato dalla prima trave; vagante per il mare, venne avvistato da una signora che lo accolse e lo curò. Una volta guarito, si ricordò della cassa e vi trovò tanti gioielli da raddoppiare il suo patrimonio iniziale, tornò così a casa e ringraziò con un dono la gentile signora.

Andreuccio da Perugia - Tema: (s)fortuna contrastata dalla virtù umana (malizia)
Andreuccio si recò a Napoli con 500 fiorini d’oro per dei cavalli, qui incontrò una vecchia signora che conosceva la sua famiglia e anche una “ciciliana” che però aveva adocchiato solamente i suoi soldi. La prostituta siciliana, avendo chiesto alla vecchietta delle informazioni riguardanti Andreuccio, accolse questi in casa sua e si finse sua sorella, riuscendo così a farlo pernottare da lei. Con astuzia però riuscì a prendergli i soldi e di mandarlo fuori casa. Vagante e disperato Andreuccio trovò due briganti che volevano spogliare la tomba di un vescovo che se lo portarono con loro; dopo essere caduto in un pozzo, arrivò con i briganti alla tomba in cui c’erano molti tesori tra cui un anello dal valore di 500 fiorini. Fatto entrare nel sarcofago pensò bene di tenersi l’anello e, una volta gettati fuori gli ori e i gioielli, avendo assodato che non c’era più niente, venne chiuso all’interno e lasciato lì. Fortunatamente un altro gruppo di ladri stava tentando lo stesso colpo e avendoli spaventati fingendo di essere il morto e avendoli fatto lasciare aperta la lastra, riuscì ad uscire. Se ne tornò così a casa non più ricco, non con i cavalli, me sicuramente più cresciuto e con esperienza.

Tancredi e Ghismunda - Tema: amore fedele fino alla morte
Tancredi era il principe di Salerno ed era molto affezionato a sua figlia Ghismunda tanto da non volerla neppure maritare; tuttavia ella si era innamorata di un ragazzo di umile origine e valletto del padre: Guiscardo, essi si vedevano spesso di nascosto e il loro amore era grande. Venutolo a sapere il padre lo fece uccidere e diede il suo cuore ala figlia, la quale, disperata, lo baciò e lo cosparse di lacrime, lo mise in una coppa contenente un infuso velenoso fattoselo preparare in precedenza, bevve il contenuto e morì.

Lisabetta da Messina - Tema: amore
Lisabetta era la sorella di tre giovani mercanti di Messina, rimasti tutti senza padre ma con una buona eredità; ella era innamorata di un operaio tuttofare in casa loro, Lorenzo, con cui si vedeva spesso di nascosto. Venutolo a sapere i fratelli, temendo che s’infamasse il loro nome, lo portarono in un luogo isolato e lo uccisero senza dir niente alla sorella. I fratelli le raccontarono che lo ebbero mandato via per sbrigare delle faccende, ma, non vedendolo più tornare, chiese ripetutamente dove fosse senza ottenere però alcuna risposta e addirittura rischiando che venisse scoperto il loro rapporto. Apparsole in sogno, Lorenzo disse a Lisabetta dov’era sotterrato, così con una scusa andò a cercarlo e, trovatolo, se ne prese la testa e la sotterrò in un vaso in casa. Vedendola sempre piangere su quella pianta di basilico, i fratelli gliela tolsero di nascosto; allora Lisabetta, poiché essi non volevano dirle dove fosse il vaso, si ammalò e morì. I fratelli, avendo scoperto la testa e temendo che si sapesse in giro dell’omicidio, se ne andarono a Napoli.

Nastagio degli Onesti - Tema: amore
Nastagio amava la figlia dei Traversari, una potente famiglia, tanto che spese tutte le sue ricchezze in banchetti e regali senza venir ricambiato. Se ne andò allora dai suoi a Chiassi e in un bosco vide un cavaliere che inseguiva una fanciulla nuda con dei cani, che la amò in vita, ma che non fu ricambiato; questa visione si ripeté ogni venerdì e così decise di invitare ad in banchetto i suoi parenti e anche la donna amata per far vedere loro la scena. Tutto si svolse come previsto e l’amata, temendo che ciò potesse capitare a lei, decise di amare Nastagio e di sposarsi.

Federigo degli Alberighi - Tema: amore
Federigo amava senza essere ricambiato una nobildonna, Giovanna, per la quale, spendendo tutte le sue ricchezze per lei, rimase povero possedendo solo un falcone e una casetta in campagna in cui si ritirò. Al figlio di Giovanna piaceva molto il falcone di Federigo e così, una volta che si ammalò, quella era l’unica cosa che avrebbe desiderato di più. Giovanna volendo rispettare la volontà del figlio si recò da Federigo per chiederglielo, ma quegli, volendo che l’amata si fermasse a pranzo pur non avendo più niente, decise di cucinarle proprio l’unica cosa più cara che avesse: il falcone. Essendo venuto a sapere il motivo della sua visita, si mise a piangere perché non era riuscito ad accontentarla. La donna toccata dal gesto, se ne andò e poco dopo il figlio morì; i suoi fratelli allora la spinsero a risposarsi e, sentendosi costretta, scelse Federigo, l’unico uomo che le ha voluto veramente bene.

Madonna Oretta - Tema: bel parlare.
Un cavaliere durante una passeggiata a cavallo tra amici, chiese a madonna Oretta di allietarla con una novella a cavallo. Egli essendo cavaliere, non portava meglio la spada di quanto sapesse raccontare le novelle, infatti si bloccava, riniziava a raccontare, tornava indietro, insomma non era capace. Ella con un motto disse che il trotto del suo cavallo era troppo duro e che avrebbe preferito proseguire a piedi; il cavaliere capì e la depose

Cisti fornaio - Tema: virtù borghesi e cortesi, bel parlare.
Cisti era un fornaio di Firenze che aveva fatto fortuna col suo lavoro, ma la natura lo aveva dotato di animo nobile capace di rispettare le regole cortesi e le differenze sociali, possedendo però l’arguzia e l’intelletto di raggiungere i suoi scopi; la raffinatezza si rispecchia nell’abbigliamento e negli oggetti usati. Cisti possedeva un forno in una via fiorentina dove passavano spesso degli ambasciatori di pace accompagnati dal banchiere Geri Spina; possedendo i migliori vini di Firenze, Cisti decise di offrirne loro, tuttavia secondo le regole  della borghesia offrire qualcosa a qualcuno di un rango superiore sarebbe stato ritenuto sconveniente. Argutamente però trovò il modo che fosse lo stesso Geri ad invitarsi attraendolo col suo sorseggiare il fresco vino in una calda giornata d’estate in splendidi bicchieri d’argento e ciò avvenne. Per festeggiare il termine dell’ambasciata Geri diede un convito in cui volle offrire il pregiato vino di Cisti e mandò così un servo con un fiasco dal fornaio. Volendone assaggiare un po’, il servo prese un fiasco più grande; Cisti, conoscendo Geri e le norme della buona cortesia, per due volte si rifiutò di riempire quel fiasco, a sua volta Geri, dalle parole riferitegli dal servo, intuì lo scambio dei fiaschi e così riuscì ad ottenere il vino. Cisti, molto liberalmente gli offrì tutto il vino e nacque così una grande amicizia.

Chicchibìo cuoco - Tema: bel parlare
Chicchibìo, il cuoco di Currado Gianfigliazzi, mentre stava cucinando una gru catturata dal falcone di Currado, vide arrivare in cucina una ragazza, Brunetta, della quale era innamorato; ella gli chiese se potesse avere da mangiare una coscia della gru e, ammaliato, Chicchibìo cedette. Quando la gru fu servita, Currado chiese a Chicchibìo dove fosse l’altra coscia e questi prontamente rispose che le gru ne hanno una sola e ciò gliel’avrebbe fatto vedere il giorno successivo; Currado, che aveva ospiti a cena, disse solo che se non fosse stato vero l’avrebbe ucciso. L’indomani partirono alla ricerca di gru e, trovatone un gruppo di dodici gru che stavano su una zampa sola, Chicchibìo prestamente disse che aveva avuto ragione la sera precedente; allora Currado gridò e le gru, posate entrambe le zampe a terra, volarono via. Sbigottito Chicchibìo improvvisò dicendo che la sera precedente il signore non aveva gridato e così la gru sul piatto non aveva posato l’altra zampa; questa risposta piacque molto a Currado e Chicchibìo fu assolto da ogni colpa.

Frate Cipolla - Tema: bel parlare
A Certaldo, frate Cipolla, appartenente all’ordine degli antoniani, era solito andare per raccogliere le offerte del popolo; tuttavia questo frate del pelo rosso, era molto furbo e amante della bella vita e cercava così di speculare sulle offerte a discapito della gente ignorante. Frate cipolla dunque promise che alla festa di sant'Antonio avrebbe fatto vedere la penna dell’arcangelo Gabriele persa durante l’Annunciazione a cui si sarebbero dovute fare molte offerte; avendo sentito ciò, due furbi giovani, Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini, decisero di sottrargliela con un astuto piano: mentre il servo Guccio del frate era intento a parlare con una donna molto poco attraente, scambiarono in contenuto della cassetta. Dopo la sua predica, frate Cipolla prese la cassetta e si accorse che dentro non c’era più una piuma, bensì dei carboni e, imperterrito, continuò improvvisando raccontando il viaggio dove ottenne la reliquia. Alla fine del racconto disse che aveva due reliquie con sé: la penna e i carboni del fuoco in cui era stato bruciato san Tommaso, che però erano contenuti entrambi in due cassette molto simili e così si è sbagliato, avendo scambiato le due cassette. Tuttavia disse che ciò era un miracolo perché significava che Dio volesse ricordar loro la festa di san Tommaso che sarebbe stata due giorni dopo. Con questo espediente riuscì ad ottenere più offerte che mai.

Calandrino e l’elitropia - Tema: le virtù sono distribuite non in base alla classe       sociale, ma per i proprie capacità.
Calandrino era un pittore fiorentino molto amico di Bruno e Buffalmacco, uomo di semplici costumi. Un giorno un astuto uomo, Maso del Saggio, decise di tendergli una beffa: prima gli fece credere che c’era una città piena di cibo gratis e ovunque e poi che c’era un posto dove c’erano delle pietre (elitropie) che ti avrebbero fatto diventare invisibile. Avendoci creduto, Calandrino volle rendere partecipi della sua “fortuna” anche i suoi amici, i quali però lo canzonarono solo facendogli credere che tutto fosse vero: infatti andati sul fiume Mugnone e avendo raccolto un sacco di pietre, gli fecero credere di essere diventato invisibile semplicemente chiedendosi tra loro dove fosse finito. Calandrino convinto di essere invisibile se ne tornò a casa dove c’era la moglie che lo aspettava, ella infatti lo rimproverò per il ritardo ed egli, credendo che quella diabolica donna avesse il potere di togliere le proprietà alla sua pietra, la picchiò duramente. Tornati i due amici ridendo continuarono nel loro scherzo e acconsentivano tutto quello che Calandrino diceva.

Griselda - Tema: Amore e sottomissione
A Gualtieri, marchese di Sanluzzo, non essendo ancora sposato, venne obbligato dai suoi familiari di prendere moglie, cosa che si conveniva ad un uomo ricco e potente; così egli scelse una donna plebea, Griselda, una ragazza molto bella che, dopo l’approvazione del padre, sposò. Tuttavia, Gualtieri decise di mettere alla prova la sua pazienza con diverse prove: finse di aver ucciso la loro primogenita figlia e il secondogenito maschio, che invece vennero mandati a Bologna da dei parenti per essere educati; poi decise di voler cambiar moglie e, dopo aver ottenuto una finta dispensa papale, organizzò le nozze. Griselda sopportò tutto paziente e mesta, mentre Gualtieri piangeva tra sé e sé per il dispiacere che stava arrecando alla sua amata. La finta sposa era proprio sua figlia che, seppur anch’essa inconsapevole di ciò, venne al palazzo per le nozze; qui era stato chiesto a Griselda da fungere da governante per la sua esperienza nei tredici anni di matrimonio; anche a questa prova acconsentì. Nel bel mezzo delle nozze Gualtieri svela tutto e proclama il suo amore grande per Griselda e, abbracciati i figli, vissero felicemente la loro vita.

Conclusione dell’autore - Nella conclusione Boccaccio ne approfitta per rispondere a delle accuse avanzategli sull’opera:

  1. La prima accusa è quella di licenziosità:
  2. La materia trattata è di carattere erotico e a quel tempo si trovava opposizione in queste materie, l’autore risponde di aver trattato ciò con termini “onesti” senza aver offeso nessuno.
  3. La forma usata è richiesta dalla qualità delle novelle, altrimenti sarebbero state sminuite.
  4. Le espressioni più libere sono metafore quotidiane.
  5. I luoghi in cui vengono lette queste novelle non sono le chiese o le scuole filosofiche, bensì in luoghi di sollazzo, di piacere, in giardini.
  6. La dannosità delle novelle dipende solo dall’ascoltatore cosiccome i vantaggi che si possono trarre; l’opera non è né morale né immorale, siamo noi che lo stabiliamo al momento della fruizione, della forma in cui è scritta.
  7. La seconda accusa è quella della bellezza:
  8. Non tutte le novelle possono essere belle, ce ne sono anche di brutte, e comunque siamo noi che lo stabiliamo.
  9.  La terza accusa è quella della lunghezza:
  10. Le novelle sono dedicate ad un pubblico che dispone di tutto il tempo che vuole per riempire l’ozio.
  11. La gente acculturata parla in modo più disteso nei discorsi rispetto a coloro che non hanno studiato.
  12.  La quarta accusa è quella in cui si dice che l’opera è piena di motti e ciance:
  13. Anche se sconvenevoli ad un uomo come lui, si ricorda la finalità delle opere, quella del divertimento.
  14. L’accusa dovrebbe andare invece alle prediche dei frati che dovrebbero essere serie e non piene di spiritosaggini.
  15.  La quinta e ultima accusa è quella di aver detto il “ver dei frati”:
  16. Finge di lodare le imprese dei frati, invece ribadisce i loro vizi (avidità, lussurias)

 

 

Fonte: http://cescoscap.altervista.org/files/Decameron-riassunto.doc

Sito web da visitare: http://cescoscap.altervista.org/

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