Leggio

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Significato dei termini utilizzati nei libri

 

Leggio

Leggio [dal gr. Logeĩon, «pulpito», incrociato col verbo leggere]. Mobile di legno o di metallo, di varia forma, grandezza e fattura, destinato a sostenere, su un piano leggermente inclinato, un libro aperto o uno spartito musicale, perché il lettore, in piedi o seduto, possa leggerlo o trascriverlo. I primi leggii chiesastici (fr. Lutrin, spagnolo atril, ted. Chorpult, ingl. Lectern) erano inamovibili e di pietra, fissati sugli amboni dove il diacono saliva a leggere i vangeli e le epistole. Col tramutarsi del rito e il suo trasferirsi, parte dinnanzi all'altare e parte nello spazio dell'abside, nel luogo detto coro, sorse il leggio, che allora si fece di legno, e servì per poggiarvi i libri corali, ove si leggevano i canti liturgici. Questa sorta di leggii chiesastici di legno, di cui esistono ancora molti esemplari, hanno spesso forme architettoniche e aspetto monumentale: eretti su un gran sostegno, formato da un balaustro piantato sopra una base, le più volte triangolare e terminante in un tripode. Il leggio domestico (fr. E sp. Pupitre, ted. Lesepult, ingl. Reading desk) ebbe più varietà di forme di quello chiesastico. Nelle miniature bizantine medievali, nei dipinti e in altre opere d'arte dei secoli xiv e xv è raffigurato spesso come tutt'una cosa con la scrivania (assisi, affreschi della chiesa superiore, rilievi del campanile di giotto, della prima porta del ghiberti, ecc.). Quando il leggio non faceva corpo con lo scrittoio, sorgeva sopra un piccolo armadio-libreria attiguo a esso, di modo che il lettore potesse al tempo stesso scrivere e gettare gli occhi sul libro. Risale al medioevo una varietà di leggio girevole (tali erano in genere anche i leggii da coro) in forma di piramide poliedrica tronca, e sulle cui diverse facce stavano aperti i volumi che lo studioso poteva consultare successivamente facendoseli scorrere dinanzi agli occhi senza lasciare il suo seggio: il mobile era sormontato da un portafiamma allo scopo d'illuminare leggio e cattedra. Vi erano anche piccoli leggii da collocare su tavoli: erano formati di un piano inclinato che per lo più si apriva a ribalta su una cassettina destinata a contenere libri o carte, e in tale forma poteva anche servire per scrivere. Nei paesi arabi il leggio è largamente attestato da numerose miniature, l’inventario della genîzāh menziona due oggetti che potrebbero essere serviti da supporti per i libri, verosimilmente durante la copiatura, chiamati kursī e mirfa‘ah. Essi si presentano come una struttura pieghevole che una volta aperta, prende la forma di una x, con il libro appoggiato nell’incavo superiore. Nel mondo ottomano alcune miniature ci mostrano mobili bassi sui quali il copista posava il libro per eseguire il suo lavoro.

 

Fonte: http://www.cricd.it/pages.php?idpagina=13&idContenuto=6151

Sito web da visitare: http://www.cricd.it/

Autore del testo: Carlo Pastena C.R.I.C.D.

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