Alessandro Magno

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Fonti storiche:

  • Arriano, storico di Nicomedia del I-II sec. d. C. ("Anabasis Alexandri", ovvero "Le campagne di Alessandro", scritto in greco);
  • Curzio Rufo, storico latino del I sec. d. C. ("Historiae Alexandri Magni", biografia di Alessandro in dieci libri, di cui rimangono gli ultimi otto; biografia di Alessandro fino alla morte e successione dei Diadochi);
  • Plutarco di Cheronea –in Beozia-, storico greco del I sec. d. C. ("Vita di Alessandro");
  • Diodoro Siculo, storico greco del I sec. a. C. (i libri dal XVII al XXI della sua "Bibliothekè Historikè" coprono le conquiste di Alessandro e la successiva storia dei Diadochi);
  • Giustino, storico romano del II-III sec. d. C., ha scritto un'epitome (o "riassunto") della storia universale di Pompeo Trogo ("Historiarum Philippicarum T. Pompeii Trogi Libri XLIV"), scrittore latino, vissuto tra il I sec. a. C. e il I sec. d. C. (età di Augusto).

Propaganda ideologica iniziale: combattere tutti uniti contro il nemico di sempre, i persiani. Non c’è ancora un progetto universalistico. I soldati volevano riconquistare l’Asia Minore, Alessandro voleva diventare re dei persiani e conquistarne la ricchezza e il potere. Alessandro però subisce da subito il fascino dell’idea di sovranità universale (dominio su Oriente e Occidente); la conquista dell’Egitto giocherà un ruolo fondamentale.
334 a. C.: inizia la spedizione; battaglia sul fiume Granico (vicino a Troia); prima vittoria dei Macedoni (50.000 vittime persiane); episodio del nodo di Gordio –fonti: Arriano, Curzio Rufo, Giustino-; Mosaico di Pompei.
333 a. C.: primo scontro diretto col re persiano Dario III presso Isso; Dario si dà alla fuga e il suo esercito è allo sbando. Vittoria dei macedoni. Alessandro decide di continuare la sua conquista dirigendosi verso l’Egitto: lo scopo non è più vendicarsi del nemico, ma conquistarne l’intero impero. Questo diverrà ancor più chiaro nel
332 a. C.: rade al suolo Tiro (deportò la popolazione e fece crocifiggere 2000 guerrieri) e conquista l’intera fenicia (i principali porti dell’impero persiano); assedia Gaza e uccide tutti gli uomini; si dirige in Egitto, dove viene accolto come  un liberatore e incoronato faraone. Episodio dell’oracolo di Giove Ammone presso l’oasi di Siwa: viene proclamato figlio del dio Amon Ra.

DA QUESTO MOMENTO ALESSANDRO TRASFORMA LA MONARCHIA MACEDONE DA CIVILE A TEOCRATICA (voluta dal dio); incontra l’ostilità dei Macedoni: non accettano l’idea di avere un comandante divinizzato, che al contrario giudicavano pari a loro, per quanto dotato di qualità superiori e di carisma.

N.B.:
Il potere teocratico di Alessandro nasce dalla fusione di idee diverse:

  • Per gli egizi il re era un autocrate (colui che ha un potere assoluto sui suoi sudditi) e un dio;
  • Per i persiani era un autocrate ma non un dio;
  • Per i greci poteva avere antenati divini, ma non un autocrate;
  • Per i macedoni non era né un autocrate né un dio.

Si delinea la nuova politica di Alessandro:

  • la sua autorità è pari a quella di un monarca universale di tradizione orientale;
  • il suo potere è assoluto, centralizzato, teocratico.

331 a. C.: battaglia di Gaugamela: distrugge l’esercito di Dario III, che fugge ancora ed è poi assassinato dai suoi stessi satrapi. ALESSANDRO SI PONE QUALE SUCCESSORE DEL SOVRANO PERSIANO: viene proclamato “signore dell’Asia”. Il suo progetto politico assume connotati nuovi: accanto all’ambizione di conquistare il mondo conosciuto (per cui si spingerà fino all’India), si delinea un piano diverso da quello iniziale:

  • creare un immenso impero unico universale;
  • unificare la civiltà greca occidentale con quella orientale;
  • creare un organismo politico all’interno del quale si integrino barbari e greci per dar vita ad una nuova cultura.

Alessandro conquista tutte le capitali dell’impero persiano (Babilonia, Susa, Persepoli, Ecbatana), saccheggiando e dando alle fiamme Persepoli, per vendicare l’offesa patita da Atene durante la seconda guerra persiana.
326 a. C.: scontro con Poro, raja del Punjab, presso il fiume Idaspe. Combatte anche contro gli elefanti. Vince, ma restituisce il regno a Poro. Costretto

  • Dal malcontento dei suoi soldati
  • Dalle numerose perdite subite nello scontro
  • Dal clima arido e inclemente della regione

nel 324 a. C.: torna a Susa (dopo un viaggio di ritorno attraverso il deserto in cui sopravvisse solo 1/3 dell’esercito) e pianifica la gestione del suo immenso impero universale, che comprendeva

  • Macedonia e Grecia;
  • Anatolia
  • Mesopotamia
  • Egitto
  • Regione iranico-indiana

Gestione dell’impero universale:
Si ispira al modello persiano, ovvero

  • stabilisce Susa come nuova capitale dell’impero (dimostra di voler rimanere in Oriente);
  • istituisce una monarchia teocratica e autocratica
  • adotta tradizioni persiane (dall’abbigliamento, ai matrimoni misti –sposa Rossane, figlia del satrapo della Battriana, odierno Turkmenistan-, all’obbligo di prosternarsi davanti a lui –proskineis- come atto di adorazione);
  • nell’ambito dell’amministrazione adotta il sistema delle satrapie, che affidò a nobili macedoni e persiani.

Oltre a ciò,

  • crea nuove città (62 in tutto), come nuovo processo di colonizzazione greca (per promuovere la commistione dei popoli);
  • introduce una lingua comune (universale), il greco dell’Attica, la koinè dialektos, per favorire le comunicazioni e i commerci;
  • “globalizza” i commerci.

Scopo ultimo: creare uno stato capace di amalgamare cultura greco-macedone e tradizione politica orientale. Per questo recluta nell’esercito giovani iraniani, costringe i suoi soldatia a sposare donne orientali, fa affluire coloni greci per popolare le nuove città.

323 a. C.: Alessandro muore (forse di malaria) senza portare a termine il suo progetto politico e senza un erede diretto (il figlio di Rossane doveva ancora nascere).
Si crea un vuoto di potere che viene riempito dai generali che Alessandro aveva nominato funzionari delle diverse satrapie, ovvero i diadochi (“successori”).

 

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