Battaglie indiane

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BATTAGLIA DI FORT LARAMIE

Fort Laramie
Battaglia del 19 agosto 1854, l'inizio della persecuzione dei Lakota
Durante gli anni del grande esodo dei coloni lungo la pista dell’Oregon, furono frequenti gli scontri tra gli indiani Lakota e i bianchi che transitavano sul territorio indiano. Il 18 agosto 1854, un emigrante mormone perse una mucca nei pressi di Fort Laramie, nel Wyoming e accusò i Sicangu che vivevano vicino al forte di avergli rubato la bestia. Si recò dal comandante del forte, il tenente Hugh Fleming e chiese che a tutti i costi il colpevole fosse arrestato e il danno risarcito. Il capo Sicangu, Orso Che Conquista, cercò di risolvere la questione con il buon senso, facendo presente che la mucca, male in arnese, era entrata nel villaggio indiano seminando scompiglio tra le tende, ed era stata uccisa da un guerriero Minneconjou in visita presso certi suoi parenti. La scarsità del danno e l’impegno messo dal capo nel cercare di porvi riparo, offrendo numerosi cavalli in cambio di una mucca di nessun valore, non servirono a nulla.
Il tenente Fleming, che fu ubriaco tutto il tempo dell’affare, mandò il tenente John L.Grattan al campo indiano con 27 uomini e un cannone per farsi consegnare il colpevole del furto. Giunti al villaggio, i soldati si disposero a semicerchio attorno alla tenda del consiglio. Un esploratore mezzosangue, nemico dei Lakota, che era con i soldati si mise a insultare gli indiani, facendo surriscaldare gli animi. Grattan cominciò a urlare all’indirizzo dei capi, e mentre Orso che Conquista cercava di calmare il giovane ufficiale, questi, improvvisamente, senza nessun motivo se non la sua stupidità, ordinò ai soldati di aprire il fuoco. Il cannone sparò un colpo a mitraglia e il capo fu colpito a morte dalla scarica. Immediatamente, i guerrieri che erano attorno alle tende, si gettarono sui soldati e in pochi istanti li uccisero tutti tranne uno che, sebbene gravemente ferito, riuscì a fuggire a Fort Laramie, dove morì alcuni giorni dopo. Il capo Sicangu fu l’unica perdita dei Lakota in quell’assurdo scontro,che dimostrò ancora una volta l’arroganza e l’inettitudine degli ufficiali americani.

 

LA STRAGE DI FORT ROBINSON

Dopo la resa della primavera del 1877, le bande Cheyenne di Coltello Spuntato e di Piccolo Lupo, furono inviate in esilio nel Territorio Indiano, presso le agenzie di Darlington e Fort Reno. Le durissime condizioni di vita della riserva, però, decimarono gli Cheyenne e in pochi mesi su circa 1000 Cheyenne i due terzi si ammalarono, prevalentemente di malaria e morbillo e 41 di essi morirono. I medici bianchi della riserva non poterono aiutarli, perché mancavano completamente di medicinali. Verso la tarda estate del 1878 Piccolo Lupo si recò dall’agente indiano e gli disse che il suo popolo non poteva vivere in quell’ambiente malsano, e in più soffrendo la fame, senza viveri e senza selvaggina. Volevano ritornare a nord. L’agente, come risposta mandò a chiamare i soldati e Piccolo Lupo e Coltello Spuntato, ormai decisi a partire, radunate circa 300 persone tra guerrieri, donne e bambini dettero inizio alla fuga verso il Montana, vanamente inseguiti dalla cavalleria. Viaggiarono celermente, nascondendosi con abilità nei territori già fittamente popolati, con gli esploratori avanti e i Dog Soldier ai fianchi e dietro la colonna. Attraversarono fiumi, montagne e ferrovie, cercando di tenersi lontano da villaggi e città dei bianchi. Furono inseguiti da circa 10.000 soldati e 3.000 volontari civili che volevano partecipare all’ultima grande caccia all’indiano, Si scontrarono quattro volte con le truppe, ma riuscirono sempre a sganciarsi senza quasi subire perdite. Sul fiume Arkansas, intercettarono una comitiva di cacciatori che avevano appena ucciso delle femmine di bisonte. Li lasciarono andare dopo aver preso fucili e munizioni. Non ebbero mai intenzioni ostili verso bianchi, ma volevano solo tornare a casa. Finalmente, dopo sei settimane raggiunsero il Platte e il gruppo si divise in due bande. Una con Piccolo Lupo proseguì verso nord, diretto al Powder. Coltello Spuntato, invece, preferì dirigersi verso l’agenzia di Nuvola Rossa, per chiedere al vecchio alleato aiuto e protezione. Il gruppo di Piccolo Lupo giunse senza difficoltà nella regione del Powder, e rimase libero a cacciare tutto l’inverno e la primavera successiva. Coltello Spuntato invece, scoprì che l’agenzia dei Lakota era stata chiusa e, ormai circondato da numerosi soldati, si rassegnò ad arrendersi. Gli Cheyenne furono rinchiusi in una squallida baracca di Fort Robinson in attesa della decisione del governo. Gli indiani non volevano assolutamente ritornare in Oklahoma e decisero di resistere a tutti i costi. Le donne smontarono e nascosero con cura nelle vesti e nei miseri fagotti, fucili e pistole, coltelli e qualche arco. Il 24 dicembre 1878, il capitano Henry Wessells, comandante di Fort Robinson, ebbe dal governo l’ordine che temeva. Avrebbe dovuto riportare gli Cheyenne in Oklahoma.
I soldati cercano di convincere la gente di Coltello Spuntato ad andare via, ma il capo disse: “ Non andremo a vivere là. Non è terra sana e se staremo là moriremo tutti. Noi non vogliamo tornare indietro e non torneremo. Siamo sulla nostra terra e non torneremo mai indietro. Potete uccidermi qui, ma non mi farete tornare indietro”. Per convincere gli indiani, il capitano Wessells decise di ridurre progressivamente le razioni di cibo e in poco tempo le fermò totalmente. Dentro il fabbricato, per circa 150 persone, in maggioranza donne e bambini, cominciarono giorni da incubo. Gli cheyenne rimasero totalmente senza mangiare, almeno per cinque giorni. La disperazione cominciò a serpeggiare tra di loro e nel pomeriggio del 9 gennaio, con dieci gradi sotto zero, presero la decisione di tentare una sortita per morire combattendo come guerrieri e non di fame, come oramai si prospettava. Le armi a disposizione, 5 fucili e 11 rivoltelle, furono rimontate con cura e distribuite agli uomini ancora in forze. I guerrieri indossarono gli ultimi abiti da cerimonia e da battaglia, si dipinsero con i colori tradizionali, le donne si misero in ordine cercando di apparire degne dei loro uomini. Sapevano che le speranze di una riuscita della fuga erano scarsissime, ma la maggior parte di loro sarebbe morta aggredendo i soldati per tentare di strappargli le armi, piuttosto che morire di fame. I bianchi sospettarono qualcosa e Wessells, per evitare sorprese, dispose una doppia fila di guardie attorno alla costruzione. I soldati arrivarono anche ad incatenare le porte e alcune delle finestre. Erano presenti gli ultimi capi della banda di Coltello Spuntato, valorosi guerrieri della potente nazione Cheyenne: Gobba di Bisonte, Maiale Selvatico, Forte Mano Sinistra, Piccolo Scudo e Capelli Arruffati, il capo dei Dog Soldier. Al tramonto, Piccolo Scudo, Capelli Arruffati e quattro Dog Soldier ruppero le finestre e si gettarono a corpo morto fuori dalla baracca, ingaggiando un furioso corpo a corpo con le guardie. I cinque si raggrupparono e tennero impegnati i soldati che accorrevano massa. Questi uscirono dalle camerate e avanzarono verso i guerrieri che ad uno ad uno, dopo alcuni disperati minuti di battaglia, furono uccisi, dando però il tempo a molte persone di fuggire. Alcuni Cheyenne riuscirono ad allontanarsi, altri si gettarono sui soldati finchè non furono uccisi. Grande Antilope e sua moglie corsero a perdifiato fino a che la donna, ferita ad una gamba, non potè muoversi. Allora l’uomo prese il suo coltello e l’uccise. Poi se lo piantò nel cuore. Molti Cheyenne furono feriti e successivamente alcuni vennero ricoverati nell’infermeria del forte………..…….il vecchio guerriero Uomo Seduto, che era stato ferito a una gamba uscendo dalla baracca. Si sedette tranquillo, intonò il canto di morte e aspettò la fine: un soldato sopraggiunse, lo vide, gli puntò la canna del fucile alla testa e sparò. Nella corsa disperata verso le colline, gli Cheyenne cercarono in tutti i modi di proteggere le donne e i bambini, ma nella neve alta fu quasi impossibile. Un gruppo di 6 donne e un bambino, tra cui la figlia di Coltello Spuntato, cercò di fuggire verso il bosco di pini che si trovava nelle vicinanze del forte, ma furono raggiunti e massacrati tutti senza pietà. I soldati uccidevano chiunque gli si parasse davanti. Un certo numero di persone riuscì a fuggire molte miglia lontano dal forte, ma la caccia spietata dei soldati non lasciò loro tregua. Il 22 gennaio quattro compagnie di cavalleria con un cannone, intercettarono il grosso dei fuggitivi, 17 guerrieri e 15 donne e bambini, diretti verso l’agenzia Sioux di Pine Ridge. Stremati e affamati, gli ultimi guerrieri Cheyenne si nascosero in un avvallamento del terreno, nascondendo donne e bambini sotto la neve e i cespugli. Circondati da quattro lati, resistettero al terribile fuoco nemico per trenta minuti, rintuzzando e respingendo con i pochi colpi rimasti gli attacchi dei soldati. Poi, ad uno ad uno, sotto un diluvio di cannonate furono tutti uccisi. Gli ultimi tre guerrieri rimasti incolumi, si lanciarono con i coltelli in un attacco suicida verso i soldati e si fecero uccidere. Dal mucchio di morti uscirono illesi solo tre donne e quattro bambini. Coltello Spuntato, con sei membri della sua famiglia, riuscì a fuggire e a trovare riparo in una caverna sulle colline, dove il gruppo si nascose per 15 giorni, prima di arrendersi a Pine Ridge. Nelle vicinanze di Fort Robinson la raccolta dei cadaveri durò alcuni giorni. Una buona metà dei cadaveri fu scotennata e alcuni ufficiali americani raccontarono persino che i coloni bianchi delle vicinanze erano venuti al forte per scotennare i morti e rubare le misere cose che erano ancora indosso ai corpi degli indiani.
In totale, tentarono la fuga e uscirono dalla baracca 149 Cheyenne: 78 furono catturati e di questi, 20 furono mandati in Oklahoma per essere giudicati e 58 a Pine Ridge. I morti furono 64, dei quali 39 uomini e 25 donne e bambini. Sette furono i dispersi, quasi certamente morti. Un numero non identificato di prigionieri fu raccolto ferito gravemente e di questi numerosi morirono in seguito. Nel rapporto finale al suo superiore il generale Crook, il capitano Wessells scrisse che “gli Cheyenne erano ben armati e ben dotati di munizioni come mai gli era capitato di vedere sul sentiero di guerra”. Di tutte le stragi compiute in più di un secolo di guerre e conquiste, riteniamo di poter affermare che la strage di Fort Robinson a danno degli Cheyenne del capo Coltello Spuntato, sia stata una delle più malvagie e insensate azioni compiute dall’esercito degli Stati Uniti.

LA BATTAGLIA  DI ROSEBUD

Durante la campagna indiana del 1876 contro gli indiani Lakota e Cheyenne del Powder, il generale Gorge Crook ebbe un ruolo predominante, guidando tre colonne in altrettanti momenti diversi. Dopo l’occasione perduta del marzo precedente, Crook si mise in movimento con le sue truppe il 29 maggio, in direzione nord, partendo da Fort Fetterman, nel Wyoming, diretto nuovamente verso il territorio del Powder, dove riteneva fosse accampato il grosso degli indiani di Toro Seduto. Altre due colonne erano dirette in quei luoghi, quella del generale John Gibbon e quella del generale Alfred Terry, con il reggimento di Gorge Armstrong Custer come punta di lancia. La colonna di Crook era, però, la più forte e superava le forze combinate delle altre due. Alla colonna di Crook erano aggregati gli scout Frank Grouard, Big Bat Pourier e Luis Richard. Crook s’era inoltre assicurato l’aiuto di numerosi ausiliari Corvi e Shoshoni, che avrebbero raggiunto la colonna alcuni giorni dopo la partenza. Seguivano la spedizione ben cinque corrispondenti di guerra, inviati dai maggiori quotidiani dell’Est e dell’Ovest per seguire quella che doveva essere l’ultima grande guerra indiana. All’alba del 29 maggio la colonna mosse da Fort Fetterman, imboccò la vecchia pista Bozeman in direzione delle rovine di Fort Reno e il 4 giugno, dopo aver percorso una sessantina di miglia, pose il campo alla foce del torrente Prairie Dog, affluente del Tongue. Si erano uniti, nel frattempo 65 minatori civili i quali, diretti ai campi auriferi delle Colline Nere, avevano preferito accodarsi alla spedizione. Furono arruolati come volontari civili, ben lieti di mettersi a disposizione di un generale famoso e preparato come Crook.Il 16 giugno, verso le cinque di mattina, l’esercito di Crook mosse lungo il corso del Rosebud. Le truppe discesero il torrente Goose per trenta miglia e posero il campo nei pressi delle sorgenti del Rosebud. Quella mattina, Molti Colpi avvistò alcuni Lakota sulle colline, e scambiò con loro alcune parole nel linguaggio dei segni.Il villaggio indiano si trovava lungo il Torrente della Cenere, un affluente del Little Big Horn, e i suoi capi furono costantemente informati della posizione dei soldati. Il 16 giugno il consiglio decise che un forte gruppo sarebbe uscito incontro ai bianchi. La forza combattente ammontava circa a 800 guerrieri, contando anche alcuni Cheyenne accampati più lontano sul Rosebud, e di questa circa 700 mossero contro Crook. Erano presenti Toro Seduto e Cavallo Pazzo, anche se l’Hunkpapa non potè prendere parte direttamente alla lotta, perché ancora debilitato dalla grande danza del sole di alcuni giorni prima, dove aveva offerto, come sacrificio, alcune decine di pezzettini di carne delle sue braccia. Il capo di guerra degli Cheyenne era Uomo Bianco Zoppo. Cavallo Pazzo raccomandò ai guerrieri di evitare eroismi, nell’imminente battaglia: “ Questi soldati del Grande Padre non sono uomini come voi. Non hanno casa in nessun luogo, non hanno moglie, ma donne che si pagano, non conoscono i figli. Essi, amici miei, sono venuti a cercarci nel nostro paese per ucciderci. In questa guerra dobbiamo combatterli in maniera diversa dai modi che conoscono i Lakota: non per contare molti colpi, né per compiere grandi imprese da raccontare alla danza di vittoria. Dev’essere una guerra per uccidere, una guerra definitiva, così che poi si possa vivere in pace nel nostro paese”La tattica degli indiani fu relativamente semplice: attaccare il nemico ovunque fosse, senza darli tregua, approfittando dei momenti in cui i soldati manovravano e smettevano di sparare. In questo modo, tenendosi sempre in movimento con i loro cavalli da guerra, gli indiani sembravano molti di più. Se ne vedevano davanti, di dietro, ai lati, in cima qualsiasi altura, vicini e lontani.Gli indiani caricavano con audacia e rapidità, passando in mezzo ai soldati. I cavalli caddero uno dopo l’altro e travolsero molti soldati, prima che la cavalleria si ritirasse.Verso mezzogiorno la battaglia si placò, perché molti indiano si ritirarono al riparo delle colline per far riposare i cavalli. Crook approfittò della breve pausa, e ordinò a due battaglioni di cavalleria, al comando del colonnello Mills, di attraversare il Rosebud e di dirigersi verso nord in direzione del villaggio indiano che credeva molto vicino. Mills portò il suo reparto all’imboccatura di una lunga e stretta fenditura del terreno, con le pendici ricoperte da bassi cespugli. Gli esploratori gli consigliarono prudenza, perché temevano un imboscata dei Sioux. Mentre Mills si inoltrava lungo la gola, gli indiani attaccarono nuovamente Crook. Alle 12,30 questi inviò un messaggio a Mills, con l’ordine di tornare indietro, per appoggiare il maggiore Chambers in difficoltà sotto il fuoco nemico. Mills operò una lunga conversione a sinistra e, dopo una marcia di circa mezz’ora, giunse alla spalle del nemico che, esaurite tutte le munizioni, si ritirò portando via i feriti e la maggior parte dei caduti. La battaglia del Rosebud era finita. La battaglia del Rosebud costituì una grave sconfitta per l’esercito americano, sia tatticamente che strategicamente, e Crook ne fu il principale responsabile. I Lakota e gli Cheyenne, si dimostrarono molto più abili rispetto alla cavalleria americana, sia durante lo scontro in campo aperto, muovendosi con una grande rapidità e coordinazione, che sul terreno accidentato. Dimostrarono anche, cosa poco usuale, un ottima disciplina e, anche se non mancarono episodi di scontri individuali per contare colpi rituali, la maggior parte dei guerrieri combatté per uccidere il nemico. Il merito di questo comportamento fu di Cavallo Pazzo il quale, con una presenza instancabile e il suo grande ascendente sui guerrieri, seppe tenere in pugno una considerevole massa di combattenti, evitando che si disperdessero in combattimenti di dubbia efficacia. Contro soldati bianchi ben armati e riforniti di munizioni illimitate, in almeno un’occasione riuscì a raggruppare i guerrieri in una formazione compatta, guidandoli in una carica vittoriosa.Dal punto di vista strategico la battaglia del Rosebud fu un grave insuccesso per l’esercito e determinò il cattivo esito della campagna di Terry e Custer. Il piano di Crook prevedeva la distruzione dei campi indiani del Powder e del Tongue, ma come abbiamo visto, fallì completamente. La vittoria contro i soldati, rese euforici gli indiani e servì enormemente a rinsaldare l’alleanza tra le diverse tribù che volevano resistere all’aggressione del governo americano. Dopo Rosebud, infatti, moltissime bande che vivevano presso le agenzie, raggiunsero il campo di Toro Seduto, rafforzandolo in vista del decisivo e storico confronto con il 7° Cavalleria di Custer.

LA BATTAGLIA DEL POWDER RIVER
Nel gennaio 1876 l’ultimatum del governo americano agli indiani del Powder perché si presentassero presso la grande riserva Sioux, non ebbe effetto e l’esercito americano decise di intervenire contro i cosiddetti indiani “ostili”. La prima colonna pronta a partire fu quella guidata dal generale Crook composta di 30 ufficiali e 662 soldati, in massima parte del 2° e 3° Cavalleria. Il primo marzo Crook si avviò da Fort Fetterman, la sua base operativa, in direzione della regione del Powder, dove presumeva che fosse il grosso degli indiani. Il 15 marzo, dopo alcuni giorni di durissima marcia nella neve, gli scout di Crook segnalarono la presenza di indiani. Gli esploratori gli riferirono che i campi indiani erano a non più di tre giorni di marcia.

Crook, allora, divise in due la colonna assegnando al colonnello Joseph Reynolds 374 uomini, con l’ordine di seguire le tracce, arrivare al villaggio indiano, attaccarlo e distruggerlo. L’ordine era insensato, perché non c’era ragionedi dividere la colonna e 374 soldati rischiavano di trovare un nemico molto più forte. Probabilmente, con questa scelta Crook voleva dare a Reynolds la possibilità di riscattarsi agli occhi dell’esercito, perché durante la sua ultima permanenza nel Texas, era stato coinvolto in un grave scandalo per corruzione. Alle cinque pomeridiane del 16 marzo la colonna di Reynolds iniziò la marcia verso il Powder e alle prime luci del giorno seguente giunse in vista del villaggio indiano. Frank Grouard, uno degli scout di Reynolds, avvisò il comandante di aver visto nel campo alcuni cavalli di Cavallo Pazzo, ma in realtà il villaggio comprendeva varie bande Cheyenne con in più la piccola banda di Sunka Bloka, “Cane Maschio”, amico e compagno di Cavallo Pazzo, che aveva deciso di andare verso le agenzie del Nebraska a commerciare. Il capo principale del campo era Vecchio Orso e nessuno dei presenti aveva intenzione di compiere atti ostili. Anzi, la maggior parte degli Cheyenne era diretta proprio verso le agenzie del Nebraska, come ordinava l’ultimatum del governo. Nonostante avessero molte pattuglie di vedetta, gli indiani furono colti di sorpresa dall’attacco di Reynolds e costretti ad abbandonare il campo, senza però subire perdite, tranne un’anziana donna che non poté essere portata via. Durante le prime fasi concitate dell’assalto, gli Cheyenne persero tutti i loro cavalli, che furono catturati dai soldati, ma i guerrieri riuscirono ugualmente a fermare l’inseguimento del nemico combattendo a piedi, ingaggiando furiosi corpo a corpo e costringendolo a rimanere dentro il perimetro del villaggio. Gli indiani s’erano appostati sulle colline e Reynolds si rese conto che non era possibile inseguirli. Fra l’altro, i soldati avevano dato mano a quasi tutte le munizioni e la neve alta bloccava i cavalli, impedendo di fatto qualsiasi movimento. Circa a metà giornata il colonnello diede ordine di bruciare il villaggio e i soldati appiccarono il fuoco a 105 tende con tutto il loro prezioso contenuto, compreso il cibo e le pelli conciate che potevano essere utilizzati anche dalla colonna di Crook a corto di rifornimenti. Poi, i soldati si ritirarono abbandonando nella neve, insepolti 4 caduti e persino un ferito, il soldato Lawrence Ayers, del 3° Cavalleria, compagnia M, che in seguito, quando gli indiani ritornarono per cercare di recuperare i loro averi, fu ucciso e fatto a pezzi. La notte seguente, i soldati si accamparono in un luogo riparato, ma trascurarono di mettere sentinelle a guardia della mandria catturata. A notte fonda un gruppo di guerrieri che aveva seguito la colonna con questa precisa intenzione, portò via tutti i cavalli, ridando speranza alle centinaia di persone che avevano passato la notte al freddo delle colline. I soldati non si accorsero di nulla e solo la mattina presero atto che la mandria si era volatilizzata. Il 18 marzo Reynolds si ricongiunse con Crook; il generale appresi i dettagli della spedizione, deferì il suo inetto e sfortunato subordinato alla corte marziale. I soldati di Crook ritornarono alle posizioni di partenza, percorrendo penosamente la pista fra la neve alta, nella morsa d’una temperatura polare. La spedizione invernale del Powder terminò ingloriosamente e Reynolds fu punito con un anno di sospensione dal servizio. Gli indiani, invece, riuscirono a raggiungere il campo di Cavallo Pazzo e Toro Seduto, che li accolsero con amicizia e li dotarono di tende nuove e di cibo per superare la crisi. Gli Cheyenne raccontarono l’attacco subito, l’incendio del campo e rafforzarono, negli indiani ancora liberi, il proponimento di una sempre più ferma resistenza contro i soldati invasori. Il fallimento della campagna del Powder è da imputare essenzialmente alla scarsa chiarezza della strategia di Crook, ai suoi ordini sbagliati e alla scelta, ugualmente errata, del comandante del gruppo di assalto inviato contro il villaggio indiano.

 

LA BATTAGLIA DI PLATTER BRIDGE
Durante l’estate del 1865 le pianure del Wyoming e del Nebraska furono teatro di sanguinose scorrerie di Cheyenne e Lakota, in guerra a causa del massacro di Sand Creek dell’anno precedente. Il 26 luglio di quell’anno il maggiore Martin Anderson, comandante della postazione militare di Platte Bridge Station, vicino all’odierna Casper, Wyoming, inviò un distaccamento di cavalleggeri incontro a un convoglio di rifornimenti di cinque carri, che si sapeva in viaggio verso il Platte con la scorta di 25 soldati e che probabilmente non era distante dalla postazione. Al comando del drappello vi era il tenente Camper Collins, figlio del colonnello William Collins, comandante dell’11° Ohio, un reggimento di volontari unionisti originari dell’Ohio. Al forte nessun ufficiale aveva accettato l’ordine di Anderson, ritenendo quella impresa suicida; molti degli ufficiali presenti, erano vicini alla fine della ferma e nessuno di loro volle rischiare una freccia indiana, proprio alla fine di tanti, duri anni di guerra.. Collins, visto che nessuno si faceva avanti, si offrì volontario, ben sapendo, tuttavia, di andare incontro alla morte. Infatti, appena Collins e i suoi 20 uomini ebbero attraversato il Platte, a poca distanza dal ponte furono attaccati da 1000 indiani Cheyenne e Lakota, che avevano preparato un’ imboscata. Alcuni giovani guerrieri, però, attaccarono senza attendere l’ordine dei capi delle società militari che erano al comando della spedizione, e la loro irruenza fece fallire la sorpresa. Appena i soldati si videro venire incontro tanti nemici, voltarono i cavalli e in fila per due fuggirono in direzione del forte, con gli indiani alle terga. I guerrieri, cavalcando a briglia sciolta, serrarono sotto e cominciarono a sbalzare di sella i soldati, colpendoli con le mazze e le lance. I soldati si difesero coraggiosamente, colpendo i nemici con le sei colpi o difendendosi con fendenti di sciabola. Alcuni cavalleggeri rimasero indietro e furono sopraffatti. Collins si fermò per raccogliere un soldato ferito, ma fu colpito alla fronte da una freccia e ucciso assieme ala soldato che aveva cercato di salvare. Dalla palizzata del forte, intanto, gli obici cominciarono a sparare e riuscirono a coprire la ritirata dei commilitoni. Nella ritirata, oltre a Collins, morirono 4 soldati e altri 9 furono feriti più o meno gravemente. Nel frattempo, il convoglio di carri atteso dal forte giunse nei pressi del ponte e il comandante, il sergente Amos Custard, udito il fragore della battaglia fece sistemare i carri in cerchio, mentre 4 soldati della scorta, che erano in avanscoperta, attaccati dagli indiani riuscirono miracolosamente ad entrare nel forte. I soldati rimasti con Custard resistettero per quattro ore e scoraggiarono, con il tiro preciso dei loro fucili, gli assalti a cavallo degli indiani. Per evitare inutili perdite, i guerrieri smontarono e, circondato il convoglio, strinsero lentamente il cerchio, sparando e lanciando frecce contro i carri. A un certo punto, tutti assieme, i guerrieri si alzarono, superarono di slancio gli ultimi metri che li separavano dai carri e con un furioso corpo a corpo penetrarono nel cerchio uccidendo tutti i soldati. La giornata costò alla cavalleria americana 26 caduti. Ai Lakota e agli Cheyenne 8 morti e numerosi feriti. Sul campo, quel giorno erano presenti quasi tutti i capi e i guerrieri più importanti dei Lakota e tutti quelli degli Cheyenne, sia meridionali che settentrionali, tra i quali Naso Romano, Lingua d’Orso, Gemelli. Con i Lakota c’erano Nuvola Rossa, Vecchio Uomo che Teme i suoi Cavalli e il giovane ma già famoso Cavallo Pazzo.

 

Fonte: http://www.altrestorie.org/nativi/LA%20STORIA%20DEGLI%20INDIANI%20DAMERICA

Sito web da visitare: http://www.altrestorie.org/

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