Blitzkrieg

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Blitzkrieg

1 "Strana guerra" e Blitzkrieg

La spartizione della Polonia tra Germania e Urss e la guerra russo-finnica

La capitolazione della Polonia

La prima fase della II guerra mondiale è una spartizione dell'Europa orientale tra Tedeschi e Russi. Il 27/9/1939 Varsavia capitola: la Polonia viene spartita (secondo il patto Molotov-Ribbentrop). Entrambe le potenze si adoperano spietatamente per eliminare l'intera classe dirigente polacca (tragicamente famoso l'eccidio sovietico di Katyn). A ciò si aggiungono le persecuzioni antiebraiche ad opera dei nazisti. L'URSS trasforma in protettorati Estonia, Lettonia e Lituania, e attacca la Finlandia, che però resiste fino al maggio '40 (poi sarà costretta a concessioni territoriali)

 

La non belligeranza italiana

Inghilterra e Francia sperano di piegare la Germania con un blocco navale, ma esso è reso inutile dalla collaborazione russo-tedesca e dallo sfruttamento dei territori conquistati. Mussolini non è intervenuto in guerra (per l'impreparazione militare italiana) né ha interrotto i rapporti con gli anglo-francesi: fa così pervenire loro le proposte di pace di Hitler, che però non vengono accettate. È per ora una strana guerra (drôle de guerre)

 

Da Oslo a Parigi. L'offensiva di primavera ed il crollo della Francia

L'invasione tedesca di Danimarca e Norvegia

Nella primavera del '40 Hitler attacca e conquista in breve i paesi neutrali di Danimarca e Norvegia (per materie prime, derrate alimentari, controllo di basi navali e per battere sul tempo gli anglo-francesi). Hitler rinnova poi le offerte di pace, ma ha deciso l'offensiva ad ovest: attacca Olanda, Belgio e Lussemburgo (paesi neutrali); è quindi la volta della Francia.

 

L'aggressione verso la Francia

Le forze tedesche e anglo-francesi sono praticamente pari (l'aviazione tedesca è però più forte). Ma in Francia il morale dei soldati non è combattivo; i generali hanno strategie vecchie; l'opinione pubblica è pacifista (e non vuole morire per Danzica); le masse comuniste vedono che Hitler è alleato dell'URSS, e non si mobilitano; molti borghesi temono più Léon Blum che Hitler.

 

L'illusione della linea Maginot

I generali francesi si aspettano una guerra di posizione, e hanno preparato una linea di fortificazioni (linea Maginot); i tedeschi sfruttano invece al massimo le innovazioni della tecnologia, e mirano ad una guerra lampo (Blitzkrieg) di movimento.

 

Il successo della guerra di movimento tedesca

Le divisioni corazzate e la fanteria motorizzata tedesche colpiscono velocemente in profondità: poi arriva la fanteria di linea. Collaborano poi efficacemente aviazione e paracadutisti. Le linee francesi sono superate e accerchiate, così come l'intero contingente inglese, che si imbarca fortunosamente a Dunkerque il 4/6/40, solo perché Hitler lo lascia andare, mirando ad una pace separata con l'Inghilterra.

 

L'ingresso in guerra dell'Italia e la nascita del regime di Vichy

La dichiarazione di guerra del 10/6/40

Mussolini il 10/6/1940 interviene a fianco di Hitler. Lo hanno convinto le rapide vittorie, la consapevolezza che l'Italia dipende sempre più dal carbone tedesco, la delusione per il disimpegno commerciale inglese in Italia. Mussolini spera soprattutto in una pace imminente: si pensa mediatore, e intrattiene una corrispondenza con Churchill

 

La resa della Francia

Il 17/6 la Francia chiede un armistizio separato; il 22 accetta le condizioni di Hitler:niente forze armate e i 3/5 del paese alla Germania. Gli Inglesi, allora, affondano la flotta francese ad Orano (Algeria): lo fanno per non lasciarla ai tedeschi, ma il modo e le vittime francesi generano reazioni antibritanniche in Francia.

 

La fiducia a Pétain

Il parlamento francese dà la fiducia al maresciallo Pétain (eroe della I Guerra Mondiale); al governo è Pierre Laval. È nato il regime di Vichy (la nuova capitale): neutrale ma allineato alla Germania, autoritario e antisemita. Inizialmente il regime ha consenso: Pétain è popolare, e i francesi sperano che l’alleanza coi tedeschi attenui le condizioni dell’armistizio. La disfatta viene attribuita alla terza repubblica: ora si cerca una rivoluzione nazionale e autoritaria, capace di risollevare la Francia. L’appoggio a Pétain non viene perciò solo da destra. I comunisti poi, legati dal patto Molotov-Ribbentrop, non combattono per ora apertamente i nazisti. Solo più tardi i francesi daranno ascolto all’appello alla resistenza lanciato da De Gaulle, leader della Francia libera.

 

La resistenza inglese e la battaglia della Manica

L’Inghilterra di Churchill

La Francia accetta la sconfitta, l’Inghilterra invece continua a combattere, sorda alle offerte di pace di Hitler, che non è ostile all’impero britannico (sono consanguinei, e l’impero è marittimo, non continentale). L’Inghilterra non vuole che ci sia una sola potenza egemone nel continente, e gli USA la appoggiano. Guidata da Churchill, la Gran Bretagna si prepara a resistere all’attacco tedesco (l’operazione leone marino), preceduto da massicci bombardamenti, che devastano centri industriali ed infrastrutture

 

Il successo delle difese inglesi

Il morale degli Inglesi tuttavia non si fiacca: sostenuti da Impero e Commonwealth, gli Inglesi mostrano tenacia, autocontrollo e disciplina. In più li difendono gli eroici piloti della RAF (Royal Air Force), che hanno il radar, sconosciuto ai tedeschi. Per tutto ciò, nel sett. ’40 l’operazione leone marino si ferma.

 

L’Italia all’offensiva: prime mosse e primi scacchi. Campagne d’Africa e guerra di Grecia

L’impreparazione militare dell’Italia

Il fascismo ha militarizzato la vita civile, ma non ha dato all’Italia forze armate efficienti. Non mancano volontari entusiasti, ma la mobilitazione industriale è carente. Generali ambiziosi hanno illuso Mussolini sulla forza militare italiana (e Mussolini s’è lasciato ingannare, confidando in una pace imminente). Non tutte le forze armate,  poi, sono entusiaste del fascismo (gelosie per le rapide carriere dei miliziani; simpatie filobritanniche nella Marina)

 

La caduta dell’Impero

Dichiarata la guerra, l’Italia non attacca la vicina base inglese di Malta, ma l’Egitto: dopo qualche parziale successo, scatta la massiccia controffensiva inglese (fine ’40), che solo l’aiuto tedesco di Rommel saprà fermare ed invertire. In Africa orientale è conquistata la Somalia britannica, ma già nella primavera ’41 le truppe italiane devono arrendersi: è la fine dell’Impero italiano.

 

L’umiliazione albanese

Ma il maggiore insuccesso è in Grecia (dic. ’40): Mussolini decide l’attacco, convinto di un imminente golpe filofascista in Grecia, e della possibilità di una rapida e vittoriosa campagna invernale. Invece non c’è golpe e i Greci resistono e contrattaccano, penetrando in Albania (italiana dal ’39), mentre gli Inglesi affondano metà della flotta italiana, ormeggiata a Taranto.

 

L’intervento tedesco

Nell’aprile ’41 sono i Tedeschi a risolvere la situazione, occupando Jugoslavia e Grecia. La Jugoslavia è divisa in Serbia (controllata dai Tedeschi) e Croazia. La resistenza greca è piegata: il re Giorgio II fugge a Creta protetto dagli Inglesi; ma i tedeschi invadono anche Creta. Il successo però sottrae uomini, tempo e risorse alla guerra di Hitler.

 


 

2 La guerra diventa totale: l’aggressione all’URSS e l’intervento del Giappone

Patto tripartito e carta atlantica

Il primo anno di guerra: un bilancio

La II guerra mondiale non ha all’inizio un  netto carattere ideologico (nazisti e sovietici sono alleati a danno territoriale dello stato autoritario polacco, che nel ’38 si era unito ai nazisti nella spartizione della Cecoslovacchia). La guerra non è poi all’inizio una guerra totale:  rispetto alla prima guerra mondiale, ci sono meno vittime, minori sacrifici per i soldati e per i civili (a parte il caso inglese)

 

Verso un allargamento del conflitto

Ma nel ’41 la guerra si estende, e diviene ideologica e totale. Nell’ott. ’40 un patto tripartito lega Germania, Italia e Giappone per definire un nuovo ordine mondiale (Europa centro-orientale alla Germania, Mediterraneo all’Italia, Asia al Giappone).

 

La carta atlantica

Roosevelt e Churchill siglano invece nell’ago. ’40 la carta atlantica, dichiarazione di principi democratici, punto di partenza dell’alleanza antinazista che si chiamerà Organizzazione delle Nazioni Unite. L’allargamento del conflitto è ormai inevitabile.

 

Dal folle volo di Hess all’operazione Barbarossa

I tentativi tedeschi di convincere la Gran Bretagna alla trattativa

Nella prima metà del ’41 Hitler rinuncia alla pace separata con la Gran Bretagna, deludendo però molti esponenti nazisti, favorevoli alla pace con Londra, secondo le teorie del prof. Haushofer (pace con gli inglesi, lotta ai Russi, per estirpare il comunismo, ma anche per fare tedesca quella terra di mezzo euro-asiatica, che assicura il dominio del mondo). Rudolf Hess, luogotenente di Hitler, vola allora in Scozia, all’insaputa di Hitler, per convincere Churchill alla trattativa, ma fallisce: Churchill non lo ascolta, Hitler lo dice pazzo.

 

L’aggressione all’URSS

Il 22/6/41 Hitler attacca l’URSS, cercando nell’oriente slavo lo spazio vitale per la Germania, che egli vuole trasformare in un immenso impero euro-asiatico, forte delle ricchezze agricole e minerarie russe. La Germania (totalitaria, continentale, agricola e industriale) potrà così vincere il confronto con l’Inghilterra (democratica, marittima, commerciale e finanziaria) e con gli USA che la appoggiano.

 

La debolezza dell’armata rossa

Sono anche altre le motivazioni dell’operazione Barbarossa: il timore di un attacco russo; la pessima prova in Finlandia dell’armata rossa, decapitata dalle purghe staliniane; la speranza che il regime sovietico, malvisto da molti Russi, si sgretoli sotto l’attacco tedesco. Hitler insomma spera in un Blitzkrieg, quando apre lo sterminato fronte russo. I governi alleati dell’Asse inviano subito truppe per la crociata cristiana occidentale contro la barbarie comunista, e i volontari sono inquadrati nelle Waffen-SS

 

Crociata antibolscevica o guerra di sterminio?
Il terrore nazista e le sue conseguenze

La prima fase dell’invasione dell’URSS

L’attacco tedesco coglie Stalin impreparato: le truppe russe, né pronte né motivate, si sgretolano e talora si arrendono in massa. L’avanzata tedesca è imponente, e nell’estate ’42 tocca il Caucaso ed il basso Volga. La crociata antibolscevica pare trionfare, grazie anche all’appoggio degli oppositori di Stalin (anticomunisti, Cosacchi, Ucraini, Mongoli) e dei Finlandesi.

 

La rinascita del patriottismo russo

Tra le forze dell’Asse nascono però presto profonde divergenze su come condurre la guerra in Russia: per il fascismo è una marcia su Mosca antibolscevica; per i nazisti è la conquista di uno spazio vitale, a scapito della inferiore razza slava. In pratica ciò si traduce in diversi comportamenti: i nazisti praticano una politica di sterminio, che però favorisce la rinascita del patriottismo russo. “Non per l’URSS, ma per la grande madre Russia”: se ne rende conto Stalin, che cerca l’appoggio del clero ortodosso e ridà prestigio e tradizioni all’esercito.

 

L’aggressione a Pearl Harbor e l’entrata in guerra degli Stati Uniti

La guerra nel Pacifico

Visto il quadro internazionale, il Giappone ritiene sia giunto il momento per reagire all’embargo USA su petrolio e rottami di ferro (dovuta all’occupazione giapponese della Cina), e il 7/12/41 attacca e distrugge la flotta USA a Pearl Harbor (Hawaii). Il Giappone vuole allontanare l’ingerenza USA in Asia; vuole annettersi le basi USA nel Pacifico; vuole sostituirsi agli imperi coloniali europei, facendo leva sul nazionalismo antieuropeo in Asia. I Giapponesi dilagano: nel giu. ’42 hanno Indocina, Malesia, Birmania, Indonesia, Nuova Guinea e tutti gli arcipelaghi del Pacifico. Minacciano ora l’Australia.

 

L’Asia agli Asiatici

La propaganda giapponese promette l’Asia agli asiatici, e propone una sfera di coprosperità. In realtà l’economia di guerra giapponese sfrutta a fondo le risorse agricole e minerarie dei territori conquistati.

 

Gli USA abbandonano l’isolamento

Pearl Harbor, successo militare, è un disastro politico: gli USA trovano la volontà di combattere, e Roosevelt (che, informato di un imminente attacco giapponese, è volutamente rimasto ad attendere) ha ora la meglio sui movimenti isolazionistici (America First di Henry Ford e Ch. Lindberg), portando a termine il programma già avviato coi precedenti provvedimenti di coscrizione obbligatoria, riarmo e sostegno economico ai nemici dell’Asse ( legge Affitti e prestiti del mar. ’41)

 

“Hitler per mille anni”. Collaborazionismo e collaborazionisti in Europa

Estate del 1942: l’esito della guerra appare segnato

Dapprincipio l’Asse sottovaluta l’intervento USA, che pensa sarà economico e monopolizzato dal fronte giapponese. Del resto, al principio dell’estate ’42 la battaglia dell’Atlantico, condotta dai sommergibili tedeschi, ha successo; i Giapponesi dilagano in Asia; Rommel è ormai in Egitto; i Tedeschi sono a Mosca e Stalingrado. Il Reich millenario sembra una realtà.

 

L’attesa di un nuovo ordine

Questo quadro favorisce lo sviluppo di governi e movimenti collaborazionisti nei territori controllati dall’Asse, in Francia come nei Paesi Bassi e in Scandinavia. In Cecoslovacchia ed Jugoslavia sono collaborazionisti i movimenti espressione di minoranze etniche, che aspirano ad una maggiore autonomia (come nel caso degli Ustascia croati).

 

Il ruolo dell’antisemitismo

I collaborazionisti vengono da destra, ma le parole d’ordine sociali e rivoluzionarie del nazismo attraggono anche esponenti di sinistra. Anche l’antisemitismo favorisce in alcuni casi l’affermarsi dei movimenti collaborazionisti. Ma, dopo l’attacco all’URSS, sarà l’anticomunismo l’elemento di maggior peso nella propaganda nazista, che promette un’Europa unita, anticomunista ed anticapitalista. Naturalmente sono illusioni: la Germania sfrutta duramente i territori occupati: l’idea dell’impossibile convivenza con un nazismo vittorioso si fa sempre più strada

 

 


 

3 La marea cambia: i primi rovesci dell'Asse

El-Alamein e Stalingrado

L'offensiva alleata in Africa settentrionale

Dall'estate '42 la situazione peggiora per l'Asse: l'organizzazione dell'industria militare tedesca (promossa da Albert Speer) non controbilancia la vastità del fronte e degli armamenti angloamericani. Nell'ott. '42 da El-Alamein parte la vittoriosa controffensiva inglese di Montgomery. Nel nov. viene invaso da ovest il nordafrica francese (Marocco, Algeria), dove gli anglo-americani lasciano al governo l'ammiraglio Darlan (rappresentante di Vichy) che ha collaborato con loro. Per rappresaglia, i Tedeschi occupano anche i territori della Francia di Vichy. Nel gen. '43 le truppe dell'asse in Africa settentrionale devono capitolare.

 

La disfatta italo-tedesca in Russia

anche sul fronte orientale, nel dic. '41, l'armata rossa contrattacca, forte degli aiuti anglo-americani e della mobilitazione delle energie nazionali compiuta da Stalin. I Tedeschi sferrano tuttavia un poderoso attacco alla città di Stalingrado, e la conquistano (ago. set. '42). Ma è inutile: dopo un terribile assedio, i Tedeschi, decimati da guerra, gelo e fame si arrendono il 2/2/43. Fino all'estate '43 i Tedeschi attaccano, ma ormai la superiorità numerica e dia armamento sovietica è schiacciante. Intanto i giapponesi sono sconfitti alle Midway (giu. '42) ed alle Salomone (nov. '42). Cominciano a crescere e a diffondersi le organizzazioni di resistenza antinaziste

 

Le origini della Resistenza al nazismo

La guerra totale

La convenzione intrenazionale dell'Aja non consentiva ai civili di combattere contro eserciti regolari. Ma la guerra è diventata "conflitto totale": è mondiale e coinvolge sempre più la popolazione civile (sottoposta a massicce campagne di indottrinamento e a pesanti restrizioni delle libertà personali). Requisizioni di beni, internamento in campi di concentramento di cittadini di nazionalità nemica, razionamenti, lavoro obbligatorio: sono fenomeni comuni a quasi tutti i paesi in guerra.

 

Il risveglio del sentimento nazionale

L'impegno dei civili contro gli occupanti dell'Asse va crescendo, ispirato da diverse motivazioni: c'è l'antifascismo; c'è spesso un sentimento nazionale ferito; talora (Germania, Italia) c'è desiderio di libertà politica, che in qualche caso alimenta la speranza in trasformazioni sociali radicali o rivoluzionarie; c'è infine l'esigenza di sottrarsi ai reclutamenti, al lavoro forzato ed alle persecuzioni naziste. È per questo che la Resistenza avrà anime diverse. In un primo tempo, comunque, resta un fenomeno variegato ma minoritario. Le masse operaie, condizionate dai partiti comunisti, rimangono per ora estranee alla lotta.

 

Ideologie e metodologie della guerriglia

Il contributo comunista

L'aggressione tedesca all'URSS spinge il Komintern a formare alleanze tra partiti comunisti locali ed altre forze antifasciste. I comunisti acquisteranno un peso crescente nella Resistenza (per la base di massa, la rigida disciplina, lo spirito insurrezionale, la disponibilità al sacrificio). La lotta contro gli occupanti non è guerra regolare, ma guerriglia partigiana.

 

Sabotaggi e rappresaglie

Il peso militare della lotta partigiana non è decisivo, ma non è irrilevante (snerva e logora le forze occupanti). Il costo umano è però elevato, anche per i civili, che subiscono le rappresaglie dei Tedeschi. Tali rappresaglie scaveranno un solco incolmabile tra civili ed occupanti nazisti.

 

L'universo concentrazionario

Il coinvolgimento dei civili nella guerra

L'Ottocento fu l'età dell'oro delle convenzioni internazionali, tese a garantire a prigionieri e civili un trattamento umano nel corso delle guerre. Ma queste condizioni non possono persistere nella guerra totale. Già nella Prima guerra mondiale la propaganda sostituisce ai sentimenti cavallereschi l'odio per il nemico, mentre sfuma via via la distinzione tra civili e militari, e la detenzione dei prigionieri si fa sempre più lunga e pesante.

 

La nascita dei lager

I campi di concentramento (lager in tedesco) per i prigionieri nemici ce li hanno tutti i paesi belligeranti nella Prima guerra mondiale:in essi le condizioni di vita sono precarie, c'è fame, freddo, depressione. Nella seconda guerra mondiale l'universo concentrazionario si dilata. Le convenzioni internazionali sono per lo più rispettate tra le forze dell'Asse e quelle anglo-americane.

 

Il costo degli odi incrociati

Diversa, e molto più crudele, è la situazione su altri fronti, nel Pacifico e nell'Europa orientale (dove i nazisti conducono una guerra di sterminio, in seguito alla quale i sovietici colpiranni anche la popolazione civile tedesca, oltre ai prigionieri di guerra).

 

L'olocausto ebraico

L'eliminazione dei diversi

Sono durissime le condizioni di vita nei campi di concentramento destinati ai civili. Già ce n'erano prima della guerra nella Germania nazista e nella Russia sovietica. Hitler estende sistematicamente l'uso dei lager, in cui fa rinchiudere oppositori, Zingari, omosessuali e soprattutto Ebrei.

 

Lo sterminio degli Ebrei

Gli Ebrei hanno subito la privazione dei diritti civili e discriminazioni umilianti. Molti sono emigrati, anche se molte nazioni hanno posto dei freni al loro ingresso. Con la guerra cominciano i rastrellamenti e le deportazioni nei lager, dove la mortalità è altissima per il pesante lavoro, il freddo, la fame ed i maltrattamenti inflitti dalle guardie e dai kapò (prigionieri che collaborano coi nazisti per avere un trattamento migliore). Nel '42 c'è la svolta ancor più tragica: caduta l'ipotesi di una deportazione di massa, si fa strada la prospettiva di una progressiva limitazione razziale, con le ipotesi di sterilizzazione degli ebrei, prima, e di sterminio, poi: è la soluzione finale.

 

 

 

4 L'assalto alla Fortezza Europa (parte prima)

Le Nazioni Unite all'offensiva

La battaglia dell'Atlantico

Inizio '43: Hitler non ha sfondato a oriente e il Giappone non ha costretto gli Usa a disperdere le loro forze nel Pacifico (hanno occupato solo le basi più importanti). La battaglia dell'Atlantico (per bloccare gli aiuti USA) dopo il '42 è perdente. Nel '43 l'industria blellica alleata produce il triplo di quella dell'Asse, e il serbatoio umano alleato è immenso. La caduta della fortezza Europa è solo questione di tempo. a Casablanca, nel gen. '43, USA e Inghilterra discutono su come ottenere la resa incondizionata del nemico.

 

La scelta della guerra ad oltranza

Gli  USA vorrebbero subito uno sbarco in Francia; gli Inglesi invece vogliono prima fiaccare coi bombardamenti i Tedeschi: prevale questa scelta, e dal '42 la Germania è bombardata a tappeto. Questa strategia dà però scarsi risultati militari, mentre accresce nei tedeschi la volontà di resistere. Stesso effetto produce il piano Morgenthau,  degli USA, che vuole deindustrializzare la Germania. Scatta nel frattempo l'attacco all'Italia.

 

La campagna d'Italia e la caduta del fascismo. Dal 25 luglio
all' 8 settembre

Un fronte particolarmente vulnerabile: l'Italia

L'Italia è vulnerabile: è vicina al nordafrica, ma soprattutto ha ormai verso il fascismo sfiducia e insofferenza, che hanno contagiato il ceto medio (penalizzato economicamente dalla guerra, culturalmente ostile all'alleanza coi tedeschi e infastidito dal crescente populismo del regime). Manca una disciplina di guerra che impedisca le speculazioni, e il malcontento popolare cresce. Esercito e Marina sono freddi col regime, e così pure il Vaticano. Il re vuol riprendersi la sua libertà d'azione. Mussolini sa che continuare la guerra è impossibile, e progetta una pace separata dell'Asse con l'Urss (per convogliare forze sul fronte mediterraneo); oppure una pace separata italo-britannica (ma teme l'accusa di tradimento).

 

Lo sbarco in sicilia e il ruolo della mafia

Il 10/7/43 gli Alleati sbarcano in Sicilia: dopo breve resistenza le truppe italiane cedono. Gli Alleati si avvalgono della collaborazione della mafia italo-americana, per meglio controllare il territorio.

 

L'incontro fallito di Feltre e la caduta di Mussolini

A Feltre Mussolini tenta invano di convincere Hitler a una pace separata. Gli Alleati avanzano e bombardano: il  25 luglio '43 il Gran Consiglio del fascismo invita il re a ripristinare la legalità costituzionale e a prendere il controllo delle forze armate. Il re fa arrestare Mussolini, e pone Badoglio a capo di un governo tecnico. Il PNF è sciolto, la Milizia epurata ed inglobata nell'Esercito.Molti gerarchi sono arrestati, qualcuno assassinato. Intanto gli antifascisti escono dal carcere (ma non c'è amnistia): Badoglio tuttavia reprime le manifestazioni di piazza e dichiara che l'Italia combatterà ancora a fianco dei Tedeschi.

 

Le illusioni dell' 8 settembre

Invece a Cassibile il 3/9/43 Badoglio sigla la resa incondizionata, che è divulgata da un ambiguo comunicato radio. È il caos: i tedeschi occupano i punti nevralgici e disarmano i militari italiani (vi sono casi di eroica resistenza). Il re e Badoglio lasciano quindi Roma per Brindisi, controllata dagli Alleati.

 

Lo sbarco in Normandia

 

La campagna d'Italia durerà ben 2 anni (è considerato un fronte secondario; i tedeschi vi fanno resistenza; è montuosa; infine gli Alleati non vogliono sacrificare troppi loro soldati, e procedono con cautela, bombardando a lungo). Nel '44 gli Alleati preparano un nuovo sbarco: Churchill lo vorrebbe nei Balcani (per fermare il dilagare dell'armata rossa e del comunismo). Roosevelt teme di meno Stalin, ed esige uno sbarco in Francia: e in Normandia avviene infatti lo sbarco, il 6/6/44 (operazione Overlord). Lo sbarco riesce, e il 25/8/44 De Gaulle è a Parigi. I tedeschi contrattaccano nelle Ardenne, ma il loro destino è segnato.

 

 


 

4 L'assalto alla Fortezza Europa (parte seconda)

Il regno del sud e la rinascita dei partiti politici in Italia

La formazione di uno schieramento antifascista

Dopo lo sbarco in Normandia il fronte italiano è ancor più secondario. In Italia si formano due regimi politici. C'è il Regno d'Italia (detto del sud), che dal 13/9/43 è cobelligerante degli Alleati contro i Tedeschi (con un esercito ricostruito a fatica). Al governo c'è Badoglio, ma ormai è piena l'attività dei partiti antifascisti: cattolici, liberali, democratici, socialisti e comunisti (nei quali confluiscono molti giovani ex militanti della sinistra fascista .

 

Da Badoglio a Bonomi

È proprio dai comunisti, guidati da Togliatti, che giunge un segnale di moderazione: autorizzati da Stalin, chiedono di rinviare la decisione sulla monarchia, e di formare un governo di unità nazionale (=con tutti i partiti). Così sarà il governo Badoglio dell'apr. 44. Vittorio Emanuele III lascia luogotenente del regno il figlio Umberto. Intanto gli Alleati risalgono lentamente la penisola. I Tedeschi si attestano nell'estate '44 sulla linea gotica (Versilia-Rimini), che terranno fino alla fine. A nord c'è la repubblica sociale italiana (RSI) di Mussolini

 

Realtà e velleità della repubblica sociale

Il ritorno al fascismo movimento

Con la RSI Mussolini torna alle origini rivoluzionarie ed al programma di Sansepolcro (promette riforme radicali e socializzazione delle aziende). Ma in realtà né i benpensanti né i ceti popolari lo appoggiano, e i Tedeschi lo condizionano vistosamente. Un processo a Verona manda a morte i traditori  del 25 luglio (tra essi Ciano, il genero del duce). Aderiscono alla RSI fascisti estremisti, funzionari di carriera, profittatori; ma anche giovani di educazione fascista, spiriti insofferenti dell'opportunismo di molti ex- fascisti. Ci sono poi anche moderati.

 

La repubblica di Salò: una macchina repressiva all'ombra dei tedeschi

La repubblica di Salò (è lì la sua agenzia di stampa) assicura la continuità della pubblica amministrazione, ma i veri padroni sono i Tedeschi, che hanno addirittura annesso Alto Adige e Venezia Giulia. Anche la persecuzione degli Ebrei incrudelisce. Il tentativo di creare un nuovo esercito fallisce (i più disertano): le forze repubblichine svolgeranno compiti di repressione antipartigiana.

 

L'epopea della Resistenza italiana

La diffusione delle iniziative di resistenza

Dopo l'8 sett., la Resistenza è quella di gruppi di soldati sbandati, rentitenti o disertori, ebrei o fuggiaschi, che mirano all'autoconservazione. Presto però si darà un inquadramento militare e politico, di varie ispirazioni ideologiche.

 

L'attentato di via Rasella e la strage delle Fosse Ardeatine

Le azioni partigiane sono inizialmente attentati dimostrativi, che però generano dure rappresaglie contro la popolazione civile: tragicamente famosa quella delle fosse ardeatine a Roma (24/3/44), a seguito dell'attentato di via Rasella, organizzato dai comunisti dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica)

 

Il proclama di Alexander

Fra '44 e '45 le formazioni partigiane diventano piccoli eserciti, che talora controllano porzioni di territorio. Gli alleati hanno un atteggiamento ambivalente: gradiscono i sabotaggi, ma l'inglese Alexander nel nov. '44 li invita a sciogliersi (si teme che l'Italia partigiana possa alzare il prezzo  della sua cobelligeranza; ma si teme anche la crescente influenza dei comunisti; i comunisti hanno del resto frequenti urti, anche cruenti, coi partigiani non comunisti: lo si vede tragicamente in Venezia Giulia, dove stanno intanto maturando le stragi anti-italiane).
L'invito di Alexander resta inascoltato, e nel dic. '44 il regno del sud delega al CLNAI (Comitato  di liberazione) i poteri sull'alta Italia.

 

Il crollo del nazismo e la fine di Mussolini. La tragedia di Hiroshima

I tentativi di eliminare Hitler

Anche la Germania ha i giorni contati: un complotto militare cerca di eliminare Hitler (20/7/44) per tentare una pace separata con gli inglesi; ma fallisce.

 

La grande fuga dall'est

L'avanzata sovietica in Polonia e in Germania produce la fuga di enormi masse di profughi tedeschi. Intanto a Yalta (in Crimea) Roosevelt, Churchill e Stalin definiscono le future reciproche sfere di influenza.

 

La fine della RSI e piazzale Loreto

Nell'aprile '45 i Russi sono ormai a Berlino, e i Tedeschi abbandonano la linea gotica: gli Alleati dilagano in pianura Padana, e i partigiani liberano le città. Mussolini, sorpreso in fuga verso la Svizzera, viene fucilato il 28/4/45; il cadavere viene appeso per i piedi in piazzale Loreto a Milano.

 

Il suicidio di Hitler

Hitler invece si suicida nel suo bunker il 7/5/45, poco prima dell'arrivo dei Russi. L'8/5 è per gli Alleati il giorno della vittoria: ma già emergono i primi contrasti coi sovietici, mentre il Giappone resiste con estremo fanatismo (che provocherebbe agli USA ingenti perdite umane in caso di sbarco)

 

La disfatta giapponese e l'impiego dell'atomica

È così che il nuovo presidente USA, Truman, decide di usare contro i Giapponesi una nuova terribile arma: la bomba atomica (6 e 9/8/45). Il Giappone si arrende. Il mondo si interroga sul sinistro presagio…

 

 

 

Fonte: http://gritti.provincia.venezia.it/sintesidistoria/seconda_guerra_Cap8.doc

Sito web da visitare: http://gritti.provincia.venezia.it

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