Cina 1911

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Cina 1911

La Cina

Nel 1911 la Cina, da impero che era in precedenza, divenne repubblica soprattutto per l’azione del Guomindang(Partito nazionale del popolo). Ma il potere di questa repubblica restò assai limitato, e vaste regioni del nord rimasero sotto il controllo di capi militari, i cosiddetti signori della guerra. Tale fragilità interna permise facilmente al Giappone di sottomettere nel nord ampie zone di suolo cinese.
I membri del Guomindang, tuttavia, aiutati da quelli del locale partito comunista, fondato nel 1921, costituirono un governo a Canton avverso ai giapponesi e avviarono tra il 1926 e il ’27, sotto la guida di Chang Kai Shek, un nazionalista moderato anticomunista, una campagna militare contro Pechino e il nord dominato dai giapponesi.
L’azione funzionò e Pechino fu riconquistata nel 1928, ma il Guomindang in seguito si rivolse contro i suoi ex alleati attaccandoli militarmente. I comunisti sotto la guida di Mao Zedong  riuscirono in qualche anno ad attirare a sé moltissimi militanti e nel 1931 costituirono una repubblica di stampo sovietico nelle zone montuose della Cina, dove si erano rifugiati per sfuggire a Chang Kai Shek che con le sue milizie li accerchiò con l’intento di annientarli. Per sottrarsi all’accerchiamento, Mao guidò i suoi 100.000 militanti in una Lunga Marcia di circa 12.000 Km. per raggiungere un’altra zona della Cina: solo 7.000 di questi riuscirono a portarla a termine, ma l’epica ritirata aumentò nel paese il prestigio dei comunisti e il mito di Mao.
La guerra civile continuò fino al 1936, quando tutte le forze politiche cinesi decisero di interrompere le ostilità e allearsi per fronteggiare insieme i giapponesi. Quando questi vennero sconfitti con la seconda guerra mondiale, la guerra civile riprese dal 1946 al 1949 vedendo alla fine la vittoria dei comunisti, ampiamente aiutati dai contadini cinesi, che speravano di ottenere migliorie alle loro condizioni esistenziali grazie alla riforma agraria promessa da Mao. Infatti proprio questa fu la prima riforma promossa dal governo maoista: distribuiva la terra ai contadini eliminando gli antichi rapporti feudali che ancora erano in vigore.
Il 1 ottobre 1949 Mao proclamava la nascita della Repubblica Popolare Cinese. La rivoluzione combattuta in Cina portò al successo una nuova versione del comunismo, fondando la conquista del potere e la costruzione del socialismo sulla mobilitazione e il sostegno delle masse contadine, non degli operai industriali.
La Russia fu subito pronta a sottoscrivere con la Cina trattati e ad aiutarla economicamente, tuttavia la collaborazione durò fino al 1959-60, quando scoppiò un forte contrasto ideologico con l’URSS, accusata di “revisionismo” perché la politica della distensione verso l’Occidente voluta da Kruscev aveva portato all’abbandono della lotta antiimperialista, quindi ad una trasformazione della cultura comunista. L’URSS ritirò i suoi tecnici dalla Cina e negli anni successivi avvennero anche scontri militari sui confini tra i due eserciti.
Le polemiche sul revisionismo determinarono all’interno del partito comunista cinese un lungo e aspro dibattito sul modo di costruire il socialismo. Esplose così nel 1966 la rivoluzione culturale: milioni di soldati e studenti lungo tutto il paese andarono affermando il primato della politica sull’economia e manifestarono contro la direzione troppo burocratica del partito, contro le differenze tra lavoro manuale ed intellettuale, e per l’egualitarismo e il diritto di critica al potere. Nel 1971, sotto la guida di Ciu En Lai, la Cina avviò una politica di normalizzazione nei rapporti internazionali facendo entrare il suo paese nell’ONU e accogliendo il presidente americano Nixon in visita ufficiale. Dopo la morte di Mao nel 1976 anche l’economia subì una profonda trasformazione modernizzandosi e puntando sull’efficienza tecnica. Nei primi anni ‘80 fu permesso il ritorno di una limitata proprietà agricola, la liberalizzazione di alcuni settori del mercato e l’istituzione delle “zone economiche speciali aperte agli investimenti stranieri.
Nel 1986 iniziò un movimento riformista che si proponeva una maggiore separazione tra le funzioni del Partito e quelle dello Stato. Seguirono manifestazioni studentesche a favore di una democratizzazione del paese. Le proteste culminarono nelle giornate del 16 e 17 maggio 1989 presso piazza Tiananmen a Pechino, quando l’esercito disperse i manifestanti sparando sulla folla. Probabilmente l’ordine di aprire il fuoco arrivò dalla stessa dirigenza. Negli anni ‘90 l’economia cinese ha registrato una crescita significativa ed a tratti eccessiva, tanto da rendersi necessarie talvolta manovre di freno alla stessa. Nel 2007 il parlamento cinese ha votato una legge che consente la proprietà privata ai suoi cittadini. Un passo storico per una nazione ufficialmente comunista.

Rovereta

Nel 1945, a guerra finita, a San Marino andò al potere il Comitato della Libertà, coalizione di socialisti e comunisti, che ottenne nelle elezioni 40 seggi consiliari sui 60 disponibili. Inizialmente pareva che non vi fossero contestazioni da parte dell’Italia e degli altri Stati occidentali verso tale governo, ma ben presto iniziarono aspre polemiche da parte italiana verso San Marino, accusato di varie negligenze, tra cui quella di favorire attività di import-export tese ad aggirare le normative italiane e a produrre fenomeni di elusione ed evasione fiscale.
Aumentò progressivamente anche il problema politico legato al governo rosso del Titano, in quanto l’Europa era in preda alla guerra fredda tra Est e Ovest. Inoltre tra il ‘47 e il ’48 nacque la Democrazia Cristiana Sammarinese, assolutamente anticomunista.
Nel 1949 si svolsero nuove elezioni politiche, ma anche in questa occasione vinsero i partiti di sinistra con 35 consiglieri eletti. L’Italia bloccò subito il pagamento del canone doganale che avrebbe dovuto fornire alla Repubblica e una ingente cifra di arretrati, affermando che San Marino ospitava troppe ditte sospettate di elusione ed evasione fiscale. Le autorità italiane e occidentali vedevano la Repubblica come una sorta di zona franca del comunismo supportata direttamente dalla Russia e dal Partito Comunista italiano, e temevano che il suo esempio politico potesse essere d’incoraggiamento per diffondere il comunismo in Occidente.  
I velenosi contrasti con l’Italia, che metteva in atto un sistematico boicottaggio economico nei confronti della Repubblica, costringendola a mille peripezie per rimediare il denaro bastante ad andare avanti, indussero il governo sammarinese a cercare fonti economiche alternative, così nel 1949 venne aperta una casa da gioco. La reazione italiana fu repentina e pilotata dal ministro degli interni Mario Scelba, conosciuto come l’anticomunista di ferro. Egli fece istituire a circa 500 metri dal confine principale di Dogana un posto di polizia inizialmente preposto al controllo dei documenti di chi entrava in Repubblica dopo le 21.00. Nei mesi seguenti, però, le ispezioni si fecero molto più meticolose, diventando gradualmente un vero e proprio blocco dei confini, con verifiche così rigorose e prolungate da snervare i malcapitati, costretti a soste di ore prima di poter avere il permesso di proseguire.
Ovviamente queste lungaggini provocarono un colpo violento al turismo, che in questi anni stava iniziando ad avviarsi, e la morte del casinò, che nel suo breve periodo di vita aveva dato prova di produrre un bel volume di affari ed introiti consistenti per le pubbliche casse. Il 16 settembre 1951 si svolsero elezioni anticipate che diedero ancora una volta la maggioranza ai partiti di sinistra, ma assai risicata (18 consiglieri comunisti + 13 socialisti).
La situazione rimase dunque estremamente labile ed i soldi insufficienti, perché l’Italia continuò nell’ostruzionismo economico precedente. Tra la fine del ‘54 e gli inizi del ’55 nel gruppo socialista avvenne una prima diaspora, che portò alla nascita del Partito Social Democratico Sammarinese, raggruppamento convinto che un governo in contrasto con le democrazie occidentali non avesse senso ai vertici di un paese non autosufficiente come San Marino.
Nel 1955 si svolsero nuove elezioni, caratterizzate questa volta da forti polemiche intorno al voto alle donne, che i partiti di sinistra osteggiavano, convinti che il mondo femminile avrebbe solo portato preferenze e vantaggi alla Democrazia Cristiana. Contrariamente alle previsioni, il governo di sinistra si rafforzò, ottenendo 35 consiglieri.
Fioccarono le polemiche e le accuse di brogli elettorali. Anche su molti giornali italiani si parlava ormai senza mezzi termini di un governo di stampo marxista che, manipolando le elezioni, voleva trasformare la Repubblica in campo sperimentale del comunismo internazionale, in costante combutta con il partito comunista italiano che lo aiutava e so-steneva in ogni situazione.
Dopo l’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe russe, avvenne un’altra scissione all’interno del PSS che portò alla creazione del Partito Socialista Indipendente, di tendenza anticomunista, che si schierò contro il governo e che determinò una situazione di parità numerica, 30 contro 30, tra i consiglieri della maggioranza e quelli dell’opposizione.
Il 15 settembre un altro consigliere, questa volta proveniente dalle file comuniste, si dimise per schierarsi con l’opposizione, determinando un ribaltamento delle posizioni in Consiglio, in quanto ora si era formata una nuova maggioranza costituita da 23 democristiani, 2 socialdemocratici, 5 socialisti indipendenti e 1 ex comunista.
Nei giorni seguenti il paese visse momenti di forte agitazione tra le parti, perché la nuova maggioranza era pronta a sostituire subito la vecchia e a prendere le redini della Repubblica, mentre questa pretendeva un ritorno alle urne per elezioni anticipate, che vennero in un primo momento fissate dal governo uscente per il 3 novembre.
Ovviamente democristiani e loro alleati non accettarono tale ipotesi, e nella notte fra il 30 settembre e il 1° ottobre si ritirarono a Rovereta, località sui confini riminesi della Repubblica, costituendosi come governo effettivo di San Marino, a cui l’Italia, ben felice che il governo rosso stesse concludendosi, diede subito il suo riconoscimento, istituendo nel contempo un blocco di polizia attorno alla Repubblica.
La prima decade di ottobre vide il paese in uno stato di grave precarietà e conflittualità, con uomini armati che giravano liberamente per il paese e poche idee su quale sarebbe stato lo sviluppo della vicenda. Il giorno 11, tuttavia, la coalizione socialcomunista decise di cessare ogni azione di resistenza nel superiore interesse della collettività, pur ri-tenendosi dalla parte della ragione, e di accettare il ruolo di opposizione. Il 14 ottobre il nuovo governo entrò in carica.
La vicenda di Rovereta ebbe un brutto strascico giudiziario che si chiuse l’8 giugno 1960 con la condanna di vari esponenti socialcomunisti, seguita però da un provvedimento di clemenza emanato dai Reggenti il 29 luglio con cui vennero condonate le pene inflitte.

 

Fonte: http://imparoqualcosa.altervista.org/Cina_Rovereta.doc

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