Guelfi e ghibellini - La casa di Svevia

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Guelfi e ghibellini - La casa di Svevia

 

Nel dodicesimo secolo l’Impero germanico era dilaniato dalla lotta per la corona imperiale tra la casa di Svevia, sostenuta dai Ghibellini, e la casa di Baviera, appoggiata dai Guelfi. Nel 1152 salì al trono Federico I di Svevia, detto il Barbarossa. Egli mirava a riportare sotto l’autorità imperiale i liberi Comuni dell’Italia settentrionale e a ripristinare il Privilegio ottoniano, riaffermando la supremazia dell’imperatore sul papa. I piani di Federico Barbarossa fallirono per la resistenza opposta dai Comuni italiani, che rifiutarono di sottomettersi all’imperatore. Dopo aver subito la


distruzione di Crema e di Milano a opera delle truppe del Barbarossa, essi si coalizzarono nella Lega lombarda, appoggiata dal papa Alessandro III, e nel 1176 vinsero la decisiva battaglia di Legnano. Con la pace di Costanza del 1183 l’imperatore dovette riconoscere l’autonomia dei Comuni italiani. Alla sua morte salì al trono il figlio, Enrico VI, il quale, per estendere i territori svevi e ripristinare il dominio imperiale in Italia, era stato fatto sposare con l’erede del Regno Normanno dell’Italia meridionale, Costanza d’Altavilla. Enrico VI morì in giovane età e Costanza, per difendere il giovane re dalle lotte tra guelfi e ghibellini (che in Italia sostenevano rispettivamente il papa e l’imperatore), pose il figlio Federico II sotto la protezione del papa Innocenzo III, il quale era deciso a riaffermare la superiorità del Papato sull’Impero e ad annientare le eresie che si stavano diffondendo in Europa. Questi movimenti esprimevano l’esigenza di un ritorno alla purezza evangelica e al dialogo diretto con Dio. Nel 1208 il papa bandì la Crociata contro gli Albigesi, che si risolse con il massacro degli eretici che vivevano nel  Sud della Francia. La stessa sorte toccò agli altri movimenti. Nel 1231 fu istituito il Tribunale dell’Inquisizione, in cui venivano processate e torturate tutte le persone sospettate di eresia o di stregoneria.
I movimenti che contestavano la Chiesa erano espressione di un’esigenza molto diffusa di rinnovamento. Per ripristinare il prestigio del cattolicesimo Innocenzo III promosse una riforma interna del clero, appoggiando due Ordini mendicanti che si impegnavano a vivere nella povertà. Nel 1210 riconobbe l’Ordine francescano, fondato da San Francesco d’Assisi, che si dedicava alla cura dei poveri e dei malati; sei anni dopo nacque l’Ordine domenicano, fondato da San Domenico di Guzman, che sosteneva la dottrina della Chiesa con la predicazione e la preparazione culturale del clero.
Mentre il papa lottava per ricostruire il prestigio della Chiesa, Federico II diventò maggiorenne e fu quindi libero dalla tutela papale. Come imperatore Federico II trascurò la Germania a favore dell’Italia meridionale, che durante il suo regno conobbe un periodo di grande splendore culturale (in Sicilia nacque tra l’altro la prima scuola poetica italiana). Egli si dedicò inoltre a sottomettere i Comuni, riprendendo l’antico progetto del nonno, Federico Barbarossa. Molti Comuni si ricostituirono in lega, mentre altri appoggiarono l’imperatore, facendo rinascere le rivalità tra guelfi e ghibellini. Le prime fasi della lotta furono favorevoli a Federico, ma poi le difficoltà aumentarono, anche a causa della scomunica ricevuta dal papa Innocenzo IV. All’improvviso Federico II morì, nel 1250, e gli successe il figlio Manfredi. Il papa chiamò in aiuto il fratello del re di Francia, Carlo d’Angiò, offrendogli il Regno di Sicilia. Nel 1266 i Francesi sconfissero e uccisero Manfredi a Benevento; due anni dopo giustiziarono anche l’erede Corradino, con il quale la dinastia sveva si estinse.
Il duro dominio francese in Sicilia provocò una rivolta, appoggiata dagli Aragonesi spagnoli. La Guerra del Vespro che ne derivò si concluse nel 1302 con la pace di Caltabellotta: il Sud venne spartito tra gli Aragonesi, che ottennero la Sicilia, e gli Angioini, ai quali rimase il resto dell’Italia meridionale.

 

Fonte: http://rossanaweb.altervista.org/blog/mater_studenti/storsunt.pdf

Sito web da visitare: http://rossanaweb.altervista.org/

Autore del testo: R.Cannavacciuolo

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