Adolf Hitler vita e biografia

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Adolf Hitler vita e biografia

Le ogirini di Adolph Hitler

 

Sangue ebreo all’origine della sua famiglia?

Chi era davvero Adolf Hitler? Chi era lo statista antisemita tedesco che portò all'uccisione di milioni di ebrei nella Shoah, la tragedia più grande dell'umanità? Dove e quando ha inizio la sua vera storia? Cosa l'ha spinto al genocidio del popolo di Israele?
Gli storici, in questi sessant'anni, hanno sviscerato e analizzato a fondo l'uomo Hitler per cercare una risposta, ma tutte le soluzioni sono risultate, per un motivo o per un altro, insoddisfacenti.
Tra le tante tesi avanzate, ho creduto la più interessante e forse attendibile da approfondire, quella che riguarda la possibile origine ebrea del Führer. Spulciando qua e là tra i vari siti internet, credibili o meno, e leggendo qualche libro, sono riuscito a ricavare un quadro abbastanza composito ma per nulla fantasioso.
HITLER è nato il 20 aprile del 1889 a Braunau am Inn, una città sul fiume bavarese, un corso d'acqua che la divide da due millenni (città nata da un castro romano di Augusto-Druso-Germanico sulle due sponde, forse con la funzione di villaggio cuscinetto arretrato dai limes romani nel vicino Danubio). Nasce in una casa abitata da un doganiere, in gioventù ex calzolaio e prima ancora aiutante mugnaio in casa di suo zio Johann Hutler, fratello di Georg Hiedler, ovvero il nonno di Hitler. Ma era davvero suo nonno?
Per iniziare l'analisi, conviene partire dal misterioso villaggio di Döllersheim, in una regione dell'Austria chiamata Waldviertel,  a nordovest di Vienna. Un paese insignificante per un uomo che voleva conquistare il mondo e purificarlo dal "sangue ebraico", ma che dopo 1938 fu raso al suolo per ordine dello statista antisemita. Apparentemente perché zona destinata all'addestramento militare. Ma fu solo una copertura. Ma coprire cosa? Occorre fare un passo indietro.
Correva l'anno 1930 e il Partito Nazista si apprestava ad affrontare quelle elezioni che avrebbero dato il via alla scalata al potere di Hitler. Tutto doveva andare per il verso giusto, ma una minaccia arrivò dall'Inghilterra: una certa signora Bridget aveva sposato a Liverpool Alois jr., fratellastro di Adolf, e aveva avuto da lui un figlio, William Patrick. I due, parenti del Führer, avevano trattato con l'impero editoriale di Hearst la vendita della storia sui segreti dell'albero genealogico del capo dei nazisti. Hans Frank, avvocato di spicco del partito, nonché personale dello stesso Adolf Hitler, fu da quest'ultimo incaricato di svolgere adeguate ricerche circa i suoi antenati. E ciò che scoprì non fu per lui piacevole. Riporto fedelmente la parte più interessante delle due pagine del memoriale di Franz, scritto negli ultimi mesi di vita, prima di essere impiccato per la condanna a morte a seguito dei processi di Norimberga.
"Dalle indagini condotte con grande solerzia, risultarono le seguenti informazioni: il padre di Hitler era figlio illegittimo di una donna, il cui cognome era Schicklgruber, originaria di Leonding nei pressi di Linz, che lavorava come cuoca in una famiglia di Graz… Ma la parte più straordinaria di tutta la storia è la seguente: quando la cuoca Schicklgruber (la nonna di Adolf Hitler) dette alla luce quel figlio, essa era al servizio di una famiglia ebrea di nome Frankenberger. Il sig. Frankenberger (a nome di suo figlio, allora diciannovenne) pagò alla Schicklgruber un assegno di mantenimento dalla nascita del bambino fino a quando questi ebbe compiuto i quattordici anni. Inoltre, per un certo numero di anni, vi fu una corrispondenza epistolare tra i Frankenberger e la nonna di Hitler e, dal tenore generale delle lettere, emergeva il tacito riconoscimento, da entrambe le parti, che il figlio illegittimo della Schicklgruber era stato generato in circostanze tali che rendevano i Frankenberger responsabili del suo mantenimento… Non si può, quindi, escludere che il padre di Hitler fosse per metà ebreo, come frutto di una relazione extraconiugale fra la Schicklgruber e l'ebreo di Graz. Ciò vorrebbe dire che adolf hitler era, per un quarto ebreo". Una tesi sconvolgente che cambierebbe, almeno in parte, la lettura di un periodo terribile e decisivo della nostra storia recente. Certo, in questa storia sono presenti alcune inesattezze. Maria Schicklgruber era originaria del villaggio di Strones, nei pressi di Döllersheim e non esiste alcuna prova che la stessa abbia lavorato per una famiglia Frankenberger a Graz, né che questa famiglia sia mai esistita. Successivamente, però, Hans Frank riporta anche la reazione di Hitler stesso nel momento in cui l'avvocato gli comunica le scoperte fatte:
"Adolf Hitler mi disse che sapeva… che suo padre non era figlio della Schicklgruber e dell'ebreo di Graz. Lo sapeva in base a ciò che gli avevano raccontato sua nonna e suo padre. Sapeva che suo padre era nato da una relazione extraconiugale fra sua nonna e l'uomo che più tardi essa sposò (Georg Hiedler). Ma essi erano entrambi poveri e l'assegno di mantenimento che l'ebreo pagò per un certo numero di anni rappresentò un aiuto economico quanto mai desiderabile, a favore di una famiglia che viveva in misere condizioni. Egli versò spontaneamente quel denaro e per questo si pensò che fosse il padre. L'ebreo pagò senza rivolgersi al tribunale probabilmente perché non voleva esporsi alla pubblicità che una sistemazione legale avrebbe potuto comportare"
In pratica, Frank ci dice che il Führer considerava i suoi nonni dei truffatori da quattro soldi. Qualcosa era successa tra Maria Schicklgruber e il diciannovenne ebreo, forse qualcosa che la quarantaduenne aveva già calcolato. E al concepimento del bambino, riesce ad insinuare il dubbio nella famiglia di Graz che la gravidanza era da imputare al rampollo di casa Frankenberger,"costringendola" a pagare il mantenimento. In realtà, però, il figlio era di Georg Hiedler, che per necessità, si presto al gioco e non riconobbe il figlio.
Ma a seguito di questa storia, vera o falsa che fosse, attirò l'attenzione dei suoi nemici. Negli anni prebellici, giornalisti e altri ricercatori sono spinti a recarsi ripetutamente in pellegrinaggio a Döllersheim, provocando ogni volta furiosi attacchi di collera da parte sua. "La gente non deve sapere chi sono io! (.....) Nessuno deve sapere da dove provengo." Perché?
Secondo altre fonti, Maria Anna Schiklergruber, all'età di 47 anni, sposò il 7 giugno 1837 il mugnaio Georg Hiedler che, come detto, per non perdere la retta dei Frankenberger, non legittimò il figliastro Alois. Dopo dieci anni, nel 1847, Maria Anna Schiklergruber morì. Georg Hiedler dopo la morte della moglie, sistema il figliastro dal fratello e poi sparisce dalla circolazione per trent'anni. Ma ricompare a Spital ormai ottantaquattrenne, il 6 giugno del 1876 per legittimare il figliastro ormai già quarantenne. Una ragione per cui Georg Hiedler era un padre prodigo c'era: era quella di poter accedere all'eredità lasciata dal fratello mugnaio, morto senza lasciare eredi maschi. Nello stesso anno, il 23 novembre alla parrocchia di Döllersheim il parroco cancellò il nome di Alois Schiklergruber dal registro battesimale sostituendolo con quello di Alois Hitler; così infatti il parroco scrisse il nuovo cognome (invece di Hutler o Hiedler) che servì subito dopo - con un estratto della parrocchia - per redigere l'atto notarile per venire in possesso dell'eredità. Un'altra versione della stessa storia la fornisce dal prof. P. Kastner, storico che ha studiato a fondo il caso, consultando tutti gli archivi ed i documenti inerenti. La nonna di Hitler, stando a questa versione, abitava a Strones, piccolo paese austriaco poco distante da Dollersheim, e lavorava come cameriera a Graz presso la famiglia ebrea dei Frankerberger, il cui figlio ebbe una relazione con Anna Schicklgruber. All'età di quarant'anni la donna incinta tornò al suo paese dove fu respinta dai famigliari in quanto considerata ormai "donna perduta", ma il sindaco mosso da pietà, la ospitò in casa sua dove ella diede alla luce il figlio Alois. Nel paese la donna lavorò sempre come cameriera fino a quando, qualche tempo dopo, un giorno giunse in quel luogo Johann Georg Hiedler, che la conobbe e che decise di abitare con lei e forse, di sposarla (Kastner sostiene infatti che non esiste la certezza che il matrimonio sia realmente avvenuto). Dopo cinque anni Hiedler lasciò la moglie, che in seguito morì all'età di quarantasette anni per tubercolosi; il piccolo Alois fu quindi affidato alla famiglia Hitler (o Hiedler), antica famiglia le cui origini risalivano addirittura al XV secolo. Molti anni più tardi il padre del futuro Fuhrer si sposò per la prima volta a Braunau in Austria con una donna molto più anziana di lui, sul confine con la Germania, ma questo matrimonio durò assai poco e non ci furono figli. Poco più tardi Alois sposò quindi la domestica della prima moglie, una giovane ventenne, e con lei ebbe alcuni figli, ma la donna a venticinque anni morì. A questo punto un'altra domestica, Klara Poelzl futura madre di Hitler, entra nella vita di Alois sia pur con una curiosa casualità: anch'essa era una Hitler di origine famigliare da parte materna. A questo punto il capo della antica famiglia Hitler, decise di legittimare Alois: portò con sé tre amici analfabeti dal parroco di Dollersheim al quale chiese di modificare gli archivi della parrocchia: da quel momento Alois Schicklgruber diventò ufficialmente Alois Hitler all'età di quarant'anni. Poco più avanti Alois decise quindi di sposare la domestica Klara Poelzl, e per questa ragione si presentò al parroco di Braunau che però respinse la richiesta in quanto, dopo avere consultato i loro documenti, disse che avevano la stessa origine genetica: entrambi infatti risultavano essere degli Hitler. Naturalmente i due non poterono spiegare dettagliatamente tutta la loro vicenda, al punto che per poter contrarre il matrimonio dovettero chiedere l'intercessione del Papa, che la accordò sei settimane dopo. "Ebbero poi cinque figli; i primi due figli morirono. Il terzo era Adolf Hitler, il quarto Otto Hitler che morì a due anni, e il quinto figlio Paula Hitler, che era la sorella più piccola di Adolf, ma non si piacevano molto e non avevano relazioni molto strette. Adolf Hitler, nasce così per espressa volontà del Papa". La versione del prof. Kastner è però debole in un punto. Nello stesso documento, infatti, il ricercatore afferma che non è assolutamente certo che il matrimonio tra Anna e Georg sia mai avvenuto, se non che poco oltre afferma invece che il parroco che li sposò era morto, quando nella stessa città si presentò il capostipite Hitler per legittimare Alois, accompagnato dai tre amici analfabeti: una sfumatura che però rivela una curiosa contraddizione in questa vicenda assai ingarbugliata.
Ron Rosenbaum, giornalista, nel suo riuscito libro "Il mistero Hitler", parla anche delle stravaganti teorie sulla sessualità, a sfondo fisiologico-mistico, di Hitler. "Il teorico antisemita da lui preferito, Julius Streicher, aveva pubblicato in "Der Stùrmer", ad ammonimento dei suoi lettori, alcune storie di donne ariane che avevano avuto rapporti sessuali con ebrei e che, dopo ripetuti incontri amorosi, avevano scoperto con orrore che il "seme ebraico" si era insinuato nel loro sangue e che, di conseguenza, stavano diventando ebree. Lo storico del Williams College Robert Waite, uno dei più convinti sostenitori della plausibilità del racconto di Hans Frank come spiegazione soddisfacente dell'antisemitismo di Hitler, cita un passo del Mein Kanipf nel quale Hitler parla dello straordinario potere esercitato da una presenza, anche minima, di sangue ebraico, e del modo in cui esso si infiltra nell'organismo sovvertendone la componente ariana: un passo nel quale, secondo Waite, Hitler parla di una lotta che stava avvenendo in lui stesso. Egli descrive la lotta che avviene, all'interno di un "essere razzialmente diviso", fra la componente ariana e la componente ebraica, e l'infallibile sintomo che permette di individuare la presenza di sangue ebraico: "Soprattutto i primi prodotti di incroci, per esempio nella terza, quarta, quinta generazione (lui, naturalmente, apparteneva alla terza generazione), debbono soffrire amaramente: non solo sono privi del valore proprio del più nobile fra i primitivi elementi dell'incrocio, ma, mancando loro l'unità del sangue, manca pure l'unità del volere e della forza della decisione, necessaria alla vita. In tutti i momenti critici, in cui l'essere di razza pura prende decisioni giuste e unitarie, l'essere di razza mista diventa esitante e prende mezze misure". Secondo Waite, il retaggio di incertezza sulle scelte sessuali di Maria Schicklgruber avrebbe posto Hitler in uno stato di continua, ossessiva vigilanza. Egli sarebbe stato sempre alla ricerca, dentro di sé, del sintomo rivelatore: ogni sia pur piccola esitazione o incertezza, ogni minimo vacillare della sua volontà, avrebbero indicato che il suo sangue ariano era stato contaminato dal funesto siero semitico. Qui sta il nucleo essenziale dell'interpretazione proposta da Waite: Hitler cercava di dimostrare di essere puro e non affetto da alcuna debolezza conducendo con implacabile ferocia la sua guerra contro gli ebrei; distruggeva il dubbio di essere egli stesso un ebreo sterminando tutti gli ebrei su cui poteva mettere le mani". Partendo da queste considerazioni, possiamo capire meglio le "leggi di Norimberga", quelle che, dal settembre del 1935, proibiscono i matrimoni tra ebrei e non. Anzi c'é di più. Le storie delle donne di famiglia (la nonna Maria Schicklgruber, la madre Klara Poelzl e la nipote-amante Geli Raubal) erano tra loro simili: tutte erano cameriere coinvolte sessualmente con i loro padroni di casa. E nel caso di Geli, la  similitudine con la Schicklgruber era ancor più netta. Un sospetto seduttore ebreo, una gravidanza di cui si mormorava, la tormentata relazione con il padrone di  quella casa in cui svolgeva le mansioni di domestica. Tutto sembra combaciare con il bizzarro provvedimento legislativo che imponeva il divieto di assumere come domestiche donne ariane di età inferiore ai quarantacinque anni.
Un'ultima teoria circa le sue origini è stata elaborata da Walter Langer. Di seguito è riportato il passaggio più interessante:
"C'é qualcuno che dubita seriamente che Johann Georg Hiedler fosse il padre di Alois. Thyssen e Koehler, per esempio, sostengono che il cancelliere Dollfuss aveva ordinato alla polizia austriaca di condurre una ricerca completa sulla famiglia di Hitler. Come conseguenza di questa ricerca è stato redatto un documento segreto che ha dimostrato che Maria Anna Schicklgruber stava vivendo a Vienna al momento del concepimento. A quel tempo era impiegata come domestica nella sede del baron Rothschild. Non appena la famiglia ha scoperto la sua gravidanza è tornata di nuovo alla sua città natale a Spital, dove Alois è stato allevato. Se uno del Rothschilds è il padre reale di Alois Hitler, ciò renderebbe a Adolf ebreo per un quarto. Secondo queste fonti, Adolf Hitler ha saputo dell'esistenza di questo documento e della prova incriminante che conteneva. Per ottenerlo ha precipitato gli eventi in Austria ed ha iniziato con l'assassinare il cancelliere Dollfuss. Secondo questa storia, non è riuscito ad ottenere il documento poiché Dollfuss lo aveva nascosto ed aveva detto a Schuschnigg dove in modo che in caso di morte l'indipendenza dell'Austria fosse assicurata. Parecchie storie di questo genere sono in circolazione". (Langer, “La mente di Adolf Hitler”).
Ma torniamo ai parenti scomodi. Secondo l'OSS, il nipote William Patrick cercò di sfruttare in ogni modo lo zio Führer. Negare la parentela non servì molto a Hitler. I due "fastidiosi" parenti entrarono in possesso della copia fotostatica del certificato di battesimo di Adolf. William Patrick, secondo quanto da lui affermato, fu convocato a colloquio dallo zio che gli intimò di non "cercare di batter cassa sulla questione della loro parentela". Ma i documenti in loro possesso (depositati a Londra presso il governo inglese) costrinsero Hitler a procurare al nipote un lavoro, precisamente alla fabbrica di automobili Opel. In tal modo William aveva il denaro che cercava e il Führer poteva esercitare un diretto controllo sul ragazzo. Ecco, in definitiva, ciò che rese la distruzione del villaggio di Döllersheim necessaria. Dietro questo atto apparentemente inspiegabile, vi era la necessità di cancellare "qualcosa di sacro": l'ormai dimenticata chiesa parrocchiale nella quale furono celebrate, in periodi diversi, tre ambigue cerimonie che accertavano l'effettiva origine di Adolf Hitler. Nel 1837, come detto, fu il luogo nel quale venne rilasciato il certificato di battesimo del bambino divenuto in seguito il padre del Führer, il documento con la penosa riga bianca alla voce "padre". In quella stessa chiesa fu celebrato, cinque anni dopo, il matrimonio fra Maria Schicklgruber e Georg Hiedler, che poi non riconobbe il piccolo Alois. E infine quello che fu la cerimonia per il cambio del cognome, da Schicklgruber a Hiedler, successivamente modificato dallo stesso in Hitler.
Certo, tutto il castello potrebbe cadere se pensiamo che la ricostruzione di Hans Franz sia solo una rievocazione dell'ambiente nel quale si formò la mentalità hitleriana, quella ricattatrice vita monacense dalla quale egli emerse. Tra ricatti sessuali, sordide e meschine estorsioni, emerge un quadro diverso dal solito. Ecco (per definirlo come Rosenbaum) "il film noir della famiglia Hitler.

L’indagine interna: un fascicolo della Gestapo

Un fascicolo,  creato dalla Gestapo dopo il 1940 e scritto con una speciale macchina, riferisce alcuni pettegolezzi sulle origini di Hitler: " il padre del Führer - si legge nel testo - era un bambino illegittimo". Prima dell'adozione,  il nome della nonna del Fuehrer era Schicklgruber. La stirpe degli Schicklgruber - si legge ancora nel documento - aveva dato alla luce una sfilza di idioti." Tra questi c'era un impiegato del fisco, Josef Veit, morto nel 1904 a Klagenfurt, in Austria. Uno dei suoi figli era morto suicida, una figlia era morta in manicomio, una figlia che gli era sopravvissuta era matta e una terza figlia era una minorata mentale. La Gestapo accertò che la famiglia di Konrad Pracher, di Graz, aveva un dossier di fotografie e di certificati su questa faccenda. Himmler lo fece sequestrare "per impedirne un cattivo impiego".

E pensare che voleva fare il pittore…

Hitler già a 12 anni si oppone al padre nel proseguire gli studi. Aveva ottenuto la licenza di quinta elementare (suo compagno di banco era il grande filosofo WITTGESTEIN!!) poi si era iscritto alla scuola media, ma svogliato com'era ci rimase molto poco, fino a quando i professori inviarono al padre una brutta nota "non ha attitudine allo studio". Il ragazzo si sentì umiliato ma nello stesso tempo libero, perchè il giudizio negativo gli servì per convincere così il padre a rinunciare alla scuola per dedicarsi solo alla sua passione: la pittura. Il ragazzo ha questa ambizione: vuole diventare un artista!
Il padre si opponeva continuamente "fin quando io vivrò, il pittore mai!" -  Ma dopo averlo detto, visse poco; lui andava a taverne, e due anni dopo il figlio lo trovò sotto il tavolo di una di queste, morto stecchito. Adesso era libero. Nel ricordarlo, "Lui dubitava della mia intelligenza" dirà in seguito suo figlio.
A sussidiarlo più che a sostenerlo nella sua ambiziosa scelta c'è la madre. Rimasta vedova con una discreta pensione  riuscì a finanziarlo con qualche soldo quando il ragazzo nel 1907 partì per la prima volta già diciottenne e con belle speranze  per Vienna, alla ricerca di successo come artista. Come pittore è piuttosto mediocre, è un autodidatta, e di cultura sa che ne ha poca, ma è ostinato ed è convinto di farcela. Quando dirigerà le grandi armate sul Volga (3-marzo-'42) ai suoi generali giustificherà le sue lacune scolastiche e i tanti errori linguistici, dicendo "quei professori erano dei somari, la loro apparenza esteriore trasudava sporcizia....Erano il prodotto di un proletariato privo di ogni indipendenza di pensiero; caratterizzati da una ignoranza senza pari...Ci volevamo imbottire il cervello allo scopo di trasformarci in scimmie come loro...Ed è tragico pensare che tale puerile gente abbia avuto il potere di sbarrare l'avvenire di un giovane come me che aveva - come potete notare - le qualità di condottiero della futura Europa".
Solo di un professore di storia aveva un buon ricordo; e lo andò anche a trovare quando entrò trionfalmente in Austria. Chissà cosa gli raccontava per attirare l'attenzione di questo svogliato e ribelle allievo. Degli altri invece non aveva  dimenticato cosa avevano detto di lui. "Era insofferente, un ribelle", diranno i suoi professori in tempi ancora relativamente quieti. Quando l'ex allievo giunse al potere, e nel 1938 invase l'Austria, ed entrò a Vienna, quei professori che avevano sparlato di lui li andrà a scovare uno per uno. Testardo, dopo l'abbandono della scuola lo divenne ancor di più quando iniziò a leggere, divorando libri su libri e a dipingere. A 18 anni  dunque, nel 1907, l'ambizione all'arte lo porta a Vienna,  ma all'esame per iscriversi all'Accademia di Belle Arti è bocciato per "scarsa attitudini", "Prova di disegno: insufficiente";  il ragazzo registra il suo primo cocente fallimento. Tornato a casa, sconfitto ma non vinto, lavorò un intero anno, poi si ripresentò all'Accademia convinto questa volta di farcela. Ma non fu nemmeno ammesso agli esami, i disegni presentati furono tutti "bollati" a margine con un plateale "mediocre", "mediocre", "mediocre". Ostinato, Hitler  chiese spiegazioni e i docenti lo consigliarono di darsi all'architettura. Ma il mancato artista non aveva gli studi necessari per iscriversi, non aveva finito neppure le medie, quindi davanti a sè non aveva nessuna strada, nè arte e nè parte; non un mestiere, e nemmeno l'attitudine a iniziarne o a farne uno. Nè poteva più contare sui soldi della madre, il 21 dicembre del 1908 gli moriva. Addio all'aiuto finanziario. Rimasto senza un soldo a Vienna, un amico muratore gli trovò un posto in una impresa edile a fare il manovale, ma Hitler per convivere con i suoi colleghi di lavoro doveva iscriversi come tutti al sindacato di sinistra; lui rifiutò e fu messo in condizione di licenziarsi. E' il 1909. Hitler ha vent'anni. E' solo, è un "artista" umiliato, non ha un mestiere,  ed è senza soldi, dentro la monumentale Vienna di questo periodo; una città metropoli borghese, gaia, gioiosa, godereccia con i suoi valzer di Strauss in ogni angolo. Hitler tenta di vivere alla giornata vendendo piccoli disegni, acquerelli grossolani, cartelloni pubblicitari per i bottegai, che alcuni "grassi salumieri mi disprezzavano". Non curava affatto la sua persona, barba e capelli sempre lunghi, con  addosso in inverno una sgualcito cappotto nero regalatogli da un ebreo che vendeva vestiti usati, che forse fu una contropartita per aver dipinto dei cartelloni pubblicitari per il suo negozio. Diventato Führer, si vendicò con tutta l'Austria e perfino con i professori che avevano avuto l'impudenza di averlo bollato "mediocre". Li scovò uno per uno! Li umiliò e attorno ad alcuni fece terra bruciata togliendo loro l'impiego, la casa, la vita. Alla fine decise di dedicarsi alle letture politiche, come Mussolini. Forse proprio da lì inizio la sua tragica ascesa al potere. Lo avremmo preferito come pittore.

 

Fonte: http://lab.artmediastudio.it/www-storage/appunti/168520/29459/Le%20ogirini%20di%20Adolph%20Hitler.doc

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