Camillo Benso Conte di Cavour

Camillo Benso Conte di Cavour

 

 

Camillo Benso Conte di Cavour

La sua formazione fu caratterizzata da spirito d’intraprendenza economica e cosmopolitismo culturale. Fu tra i primi fautori dello sviluppo ferroviario e tra i fondatori della Banca di Torino.
Il suo ingresso in politica avvenne nel 1847, con la pubblicazione del giornale “Il Risorgimento”. Era un liberale, moderato, piemontese, di cultura europea. La vita pubblica spettava ai rappresentanti dei ceti istruiti ed industriosi.
Era avverso ai miti nazionali del primato e dell’iniziativa del popolo; secondo lui il Piemonte e l’Italia dovevano accostarsi ai Paesi dell’Occidente e in particolare all’Inghilterra, tramite l’acquisizione di competenze tecniche, produttive e professionali, e l’incremento del benessere e dell’istruzione; ciò poteva avvenire solo con i metodi della libertà.
Dal 1849 Cavour divenne la figura più importante della maggioranza moderata nel Parlamento di Torino, ricoprendo poi la carica di ministro dell’agricoltura e delle finanze.
Dopo il colpo di stato del 1851 compiuto da Bonaparte in Francia, decise di chiedere l’appoggio dei settori moderati dell’opposizione di sinistra, guidati da Urbano Rattazzi; con essi strinse un accordo politico, il “connubio”→ Rattazzi fu nominato presidente della Camera, Cavour si dimise, e ciò provocò una crisi politica che fu risolta nel 1852 con la sua nomina a primo ministro al posto del troppo moderato d’Azeglio. Il connubio fu molto importante per vari motivi:
-Segnò la trasformazione del regime piemontese da costituzionale puro a parlamentare; il governo divenne espressione del Parlamento.
Segnò una svolta politica in senso liberale emarginando le forze conservatrici che    frenavano lo sviluppo del Piemonte.
In questo modo Cavour riuscì a governare assieme al Parlamento e ad attuare con il suo consenso l’azione riformatrice da lui voluta per evitare l’estremismo rivoluzionario.
L’obiettivo della sua azione era quello di incanalare il movimento nazionale italiano all’interno delle istituzioni del Regno Sardo divenute liberali.

Politica interna:
mirò alla modernizzazione del Piemonte; cercò di svecchiare la pubblica<amministrazione sostituendo i funzionari dell’ancien regime

Politica economica:
favorì i settori più dinamici abbandonando il tradizionale regime protezionistico; utilizzò gli strumenti del liberismo nel commercio estero e del forte incremento della spesa pubblica.
L’apertura ai mercati esteri provocò un maggiore interessamento da parte dei capitali stranieri. La politica liberistica valse anche la simpatia dell’Inghilterra, favorevole alla libera circolazione delle merci e dei capitali.
PER favorire le iniziative economiche il governo potenziò il sistema bancario e fondò la Banca Nazionale, anche se si dovrà attendere il 1893 perchè l’Italia abbia una vera  banca di Stato, la Banca d’Italia.
Risanò il deficit finanziario precedente non attraverso il contenimento della spesa pubblica, ma con un forte incremento del carico fiscale. Si fece anche una politica di investimenti in settori strategici, che aumentò il debito pubblico.
Fu estesa la rete delle comunicazioni ferroviarie e potenziati alcuni porti.
L’accrescimento della ricchezza nazionale permisero di rafforzare l’esercito e la marina.

Politica ecclesiastica:
le minacce maggiori al governo di Cavour provennero dalla Destra reazionaria e clericale che era appoggiata dalla Chiesa. Essa chiedeva la limitazione della libertà di stampa, una politica di accordo con l’Austria e una finanza prudente.
Cavour invece si era impegnato nel limitare le prerogative ecclesiastiche e nel realizzare uno Stato laico, di tipo moderno e occidentale.
Nel 1845 Cavour propose una legge per eliminare i conventi tenuti da religiosi contemplativi (Legge dei conventi); il clero si mobilitò e scoppiò una crisi, detta “calabiana” dal nome di un vescovo. Cavour, non appoggiato dal re, dovette dimettersi nel 1855. Fu però richiamato subito al potere e dovette mitigare la legge.
Cavour si rese conto che il principio del “libera Chiesa in libero Stato” poteva attuarsi solo dopo che i privilegi ecclesiastici fossero stati eliminati e fosse stata realizzata l’uguaglianza civile dei cittadini.

Cavour però non si occupò della riforma del sistema legislativo e i codici piemontesi, destinati a diventare i codici dell’Italia unita, che rimasero di tipo pre-costituzionale.

Politica estera:
intuì che Napoleone III avrebbe scosso gli equilibri internazionali esistenti.
Cavour, in accordo con il re Vittorio Emanuele, decise di intervenire a fianco della Francia e dell’Inghilterra nella Guerra di Crimea; i soldati che vennero inviati erano capitanati da Alfonso La Marmora.
Al successivo Congresso di Parigi il Piemonte ottenne che la questione italiana fosse per la prima volta discussa davanti ad un congresso europeo.

Molti politici italiani emigrarono ben presto in Piemonte e qui iniziò a prefigurarsi la futura classe dirigente dell’Italia unita. Il Piemonte svolgeva sempre più una funzione nazionale, così come aveva intuito Gioberti. Alla politica di Cavour espressero consenso molti intellettuali, tra cui Francesco De Sanctis e Bertrando Spaventa.
Anche molti ex-mazziniani auspicavano una soluzione sabauda al problema italiano.
Nel luglio 1857 Cavour fondò la Società Nazionale, in cui confluirono molti patrioti, tra cui Manin, Garibaldi e Giuseppe La Farina, che ne divenne il segretario; si formarono nei Ducati dei gruppi organizzati di liberali che si battevano per l’annessione al Piemonte.
Nel 1858 però il mazziniano Felice Orsini tentò un attentato contro Napoleone III, considerato nemico della repubblica. Grazie al discorso fatto alla Francia da Orsini sulle sorti dell’Italia e all’abilità di Cavour che condannò duramente l’attentato, Napoleone III capì che trovare una soluzione politico-diplomatico-militare per l’Italia era ormai nell’interesse della pace e dell’ordine in Europa.
Furono stipulati gli accordi di Plombieres tra Napoleone III e Cavour→  la Francia doveva intervenire in aiuto del Piemonte qualora fosse stato attaccato dall’Austria, e al termine della guerra, in caso di vittoria, si sarebbe costituito un Regno dell’Alta Italia, sotto Vittorio Emanuele II; il papa avrebbe conservato Roma e i territori vicini. In cambio di ciò il Piemonte doveva cedere alla Francia Nizza e la Savoia. Si parlò anche di costituire un Regno dell’Italia Centrale e uno dell’Italia Meridionale.
Subito gli ambienti conservatori e clericali francesi e le potenze europee, tra cui Gran Bretagna e Russia, cercarono di evitare la guerra, cercando di organizzare una conferenza internazionale; ma gli Austriaci si opposero per evitare che fosse messo sotto accusa l’operato austriaco in Italia, e chiesero il disarmo del Regno di Sardegna, che fu però respinto.
26 aprile 1859: l’Austria dichiara guerra al Piemonte→ II Guerra d’Indipendenza.

 

Fonte: https://sociologiaunipi.files.wordpress.com/2013/03/riassunti-storia-contemporanea-sabbatucci-vidotto.doc

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