Storia della carta

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Storia della carta

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Materiali testuali per la produzione di un ipertesto

Prima della carta

Prima dell'invenzione della carta l'uomo scriveva i suoi messaggi su diversi tipi di materiali e superfici: ossa piatte, pietre,  tavolette d'argilla, tavolette di cera, lamine di rame, di piombo, d'oro e d'argento, foglie di palma, tessuti di seta e lino.
Con il perfezionarsi della scrittura e col progredire della civiltà, questi materiali vennero sostituiti gradualmente da altri più maneggevoli: il papiro e la pergamena.
Il primo materiale veramente adatto per la scrittura fu il papiro utilizzato a partire del 3000 a.c. dagli antichi egiziani. molto simile alla carta, il papiro veniva fabbricato utilizzando una pianta semi-acquatica, a quel tempo molto diffusa lungo il fiume Nilo (in Egitto), in Siria, nell'antica Palestina ed in Sicilia. per ottenere la carta dal papiro il fabbricante doveva eseguire una serie di operazioni. Si doveva tagliava il gambo in lunghe e sottili strisce, poi le stenderle una accanto all'altra, successivamente ne disporre sopra un altro strato in senso perpendicolare, versare sopra dell'acqua per appiattire e rendeva liscio il tutto con uno strumento adatto (una specie di largo martello d'avorio), infine, mettere il foglio ad essiccare al sole.
La carta di papiro fu utilizzata almeno fino a quando non si diffuse l'uso della pergamena.
Un libro era costituito da tanti fogli attaccati l'uno accanto all'altro sino ad ottenere un lungo rotolo di carta sul quale era possibile scrivere. Nell'Antico Egitto colui che scriveva si chiamava scriba. Egli tracciava i segni della scrittura egizia antica -detti geroglifici- con dei bastoncini appunti intinti in sostanze colorate.

 

L’uso della pergamena
L'uso della pergamena è molto antico. Sembra che il suo nome derivi da Pergamo, una città dell'Asia Minore (l'attuale Turchia) che sorgeva presso l'odierna Smirne, dove pare ci fossero i più importanti laboratori di tale prodotto già a partire dal IV secolo a.C.
Per fabbricare la pergamena si usavano le pelli di alcuni animali.
La pergamena fu utilizzata per lungo tempo per scrivere documenti, codici e libri sacri  (almeno sino al XIV secolo). La pergamena si ricavava dalle pelli di capra, agnello, pecora le quali venivano sottoposte a procedimenti che le pulivano dal pelo, dal grasso e dall'acqua.
Le pelli stese su telai venivano fatte essiccare completamente, ritagliate in pezzi rettangolari, i quali venivano poi uniti tra loro a formare un rotolo simile a quello del papiro oppure rilegati come un libro.
Con la pergamena era possibile costruire dei libri veri e propri. Prima avveniva la scelta delle pelli già preparate, poi  il  taglio della misura richiesta, si tracciavano le righe , si scriveva e si decoravano le pagine con miniature ed infine si rilegavano con copertine di cuoio spesso.
La pergamena aveva il vantaggio di essere molto resistente nel tempo ma di essere molto costosa. I fabbricanti, inoltre, data la lunghezza della preparazione ne potevano produrre quantità limitate. Fino a quando la produzione della carta non si diffuse, in Europa si continuò a scrivere su pergamena.

Chi inventò la carta
La carta fece la sua comparsa tra i vari popoli in tempi diversi.
Cinesi, Giapponesi, Arabi ed Europei non hanno percorso la stessa strada per scoprire, conoscere ed utilizzare l'importante scoperta della carta.
Alcuni documenti del II secolo. d.C. scoperti in Cina testimoniano che l'invenzione della carta è da attribuire ad un certo Ts'ai LunName=Ts'ai Lun; HotwordStyle=BookDefault;  il quale -nel 105 d.C.- scoprì in modo casuale come produrla.

L'arte di fabbricazione della carta si diffuse prima in Giappone verso VI secolo d.C.
In Giappone i fabbricanti migliorarono la tecnica di lavorazione utilizzando come materia prima la corteccia del gelso.

A seguito di una battaglia avvenuta nel 751 d.C. tra Arabi e Cinesi, vennero fatti prigionieri alcuni cinesi i quali furono condotti a Samarcanda. Poiché alcuni di essi sapevano come fabbricare la carta ne insegnarono la tecnica agli artigiani arabi.
In quei territori non crescevano gli alberi di gelso, quindi, i prigionieri cinesi utilizzarono le fibre del lino e della  canapa ottenendole dagli stracci vecchi usati. Gli artigiani arabi ne diffusero la fabbricazione in tutto il loro impero.
In Europa la carta si diffuse attraverso la Spagna (a quel tempo occupata dagli Arabi)
e probabilmente in Italia attraverso la Sicilia anch'essa occupata dagli Arabi tra l'827 e il 1091 d.C.
Gli studiosi hanno infatti ritrovato il più antico documento italiano scritto su carta, esso risale al 1109 d.C. È attualmente conservato a Palermo presso l'Archivio di Stato. È probabile, dunque, che i primi mulini da carta (o cartiere) si trovassero in questa regione.

 

Dove si sviluppò la carta
I primi inventori della carta furono i Cinesi, essi ne diffusero la scoperta prima ai Giapponesi, e in seguito agli Arabi. Gli Arabi ne trasmisero la tecnica di fabbricazione in tutto il loro impero. In Europa essa si diffuse quasi contemporaneamente in Spagna e in Sicilia.
Dalla Spagna mediante i traffici commerciali si diffuse in Francia, dalla Francia in Germania e nel Nord Europa.
Dalla Sicilia si diffuse attraverso il resto della penisola italiana.
Dopo la scoperta dell'America la carta si diffuse anche in quel continente.
La cartina ti mostra l'area di diffusione della pianta del papiro. Essa comprende la Sicilia e il Medio Oriente, zona della Terra compresa tra l'Africa del Nord e l'Asia Occidentale. Tra gli stati più importanti nei quali cresceva abbondantemente il papiro  ci sono l'Egitto, la Palestina (attuale Israele), la Siria.

In Italia vi furono importanti centri per la lavorazione della carta di stracci nel XIV secolo.
In quel periodo, e per tutto il XV e XVI secolo le cartiere italiane produssero la carta di migliore qualità in Europa. In particolare la carta per disegno  era la preferita da tanti artisti dell'epoca.

Quando
Ricavare le date dai testi precedenti

Come si fabbicava e come si fabbrica oggi la carta
Il papiro è una pianta perenne originaria dell'Africa Centrale e della Valle del Nilo. Questa pianta cresce anche in Sicilia. Dal midollo contenuto nel fusto eretto gli antichi egiziani ricavavano le strisce per fabbricare i rotoli di papiro.

Il gelso utilizzato per ottenere la carta è un albero chiamato broussonetia papyrifera ed è originario dell'asia.
Ha chioma arrotondata, rami pelosi, foglie intere di colore verde- grigio. Dalla sua corteccia si estraggono le fibre per la carta.
La canapa è una pianta annuale originaria dell'Asia Centrale. E' composta da piante maschili e femminili alte fino a 3 - 4 metri. Dalle piante femminili si raccolgono i semi, mentre quelle maschili vengono tagliate, essiccate e poi messe a macerare nell'acqua. Le fibre piuttosto lunghe vengono liberate dalla parte legnosa più dura, "pettinate" ed infine filate.
Dalla canapa si ottengono tessuti piuttosto pesanti, ma più spesso si utilizza per produrre corde e spaghi in quanto è una fibra molto resistente.
Il cotone è una pianta che cresce nelle regioni a clima caldo-umido. Molte piantagioni si trovano in Asia, America, Russia, India, Cina, Nord Africa (specialmente lungo il corso del Nilo); in Italia viene coltivato solamente in Sicilia.
Il frutto del cotone è una capsula che, giunta a maturazione, si apre liberando un fiocco di peluria di  colore bianco, giallo o rossiccio a seconda della varietà.
Il frutto, essendo formato da fibre lunghe può essere lavorato, cioè filato e tessuto immediatamente senza bisogno di trattamenti con acqua o altre sostanze.

ll lino è una pianta annuale originaria dell' Egitto e dell'Asia Minore (o Turchia). E' alta circa 1 metro e produce fiori di colore azzurro.
Le fibre si ricavano dallla corteccia del  fusto che viene tagliato e messo ad essiccare e poi a macerare nell'acqua.
Le fibre vengono poi liberate dalle parti più dure e legnose, successivamente "pettinate" ed infine filate.
Con il lino si fabbricano tessuti molto sottili e leggeri. Nell'antichità era molto più usato del cotone.

La carta di un tempo si otteneva macinando gli stracci usati che si raccoglievano dalle case. Dovevano essere tessuti con fibre di lino, cotone o canapa altrimenti non si potevano utilizzare per fare la carta.
La pasta di stracci aveva il vantaggio di rendere la carta molto resistente e duratura nel tempo.
La pasta di stracci si otteneva riducendo in piccoli pezzi i tessuti e lasciandoli a marcire per molti giorni nell'acqua.

La carta dei nostri giorni si produce con la cellulosa. La cellulosa è contenuta in tutti i vegetali. La si ottiene soprattutto estraendola dagli alberi; riducendo a segatura il legno e facendolo poi bollire assieme ad altre sostanze chimiche fino a quando non diventa di colore bianco.
Il prodotto che si ottiene si chiama polpa di cellulosa.
I vegetali che si usano più frequentemente per ricavarne la cellulosa da carta sono: l' abete, il pino, il  pioppo, il faggio, la betulla, la paglia di grano e di riso.
La pasta di legno è stata ottenuta per la prima volta nel 1844 da F. KELLER in Germania. La pasta di legno si ottiene riducendo i tronchi degli alberi a pezzi di circa un metro e poi facendoli sminuzzare da una macchina chiamata sfibratore. Le fibre ottenute, simili a segatura vengono poi fatte bollire a lungo, raffinate e mescolate sino a ridurle ad una pasta uniforme.
La pasta di legno (chiamata anche pasta meccanica) serve per produrre carta economica, cioè poco costosa e non raffinata. Infatti tende ad avere un colore giallo-grigiastro. La si usa soprattutto come carta per stampare giornali.

Per fabbricare la carta i Cinesi utilizzavano prevalentemente la corteccia dei gelsi e fibre di canapa. Provarono anche ad utilizzare germogli di bambù.
Ts'ai Lun ottenne la carta mescolando scorza d'albero di gelso, vecchi stracci e reti da pesca (tessute con  fibre di canapa).
Per ottenere la carta Ts'ai Lun fece macerare scorza di gelso,  vecchi stracci e reti di canapa nell'acqua,  sfibrò con un mortaio l'impasto ottenuto e  raccolse  la  pasta (o poltiglia) su un  setaccio formato da sottilissime strisce di bambù. Fece, infine, essiccare completamente il foglio all'aria.
Nell'antica Cina si usava anche il bambù per produrre la carta.
L'invenzione della carta fu dapprima trasmessa ai Giapponesi ed in seguito giunse in Europa attraverso gli Arabi.
Gli Arabi, per triturare gli stracci di lino  e  canapa usavano dei magli di legno  manuali. Gli stracci venivano sfibrati dentro a dei mortai di piccole dimensioni. Questo lavoro era affidato a degli operai i quali potevano produrre poca pasta di stracci in un giorno di conseguenza la carta -a quel tempo- era ancora un prodotto raro e costoso.

In Europa, come materia prima per la fabbricazione della carta si usavano esclusivamente stracci di lino e di cotone ricavati da vestiti, coperte, lenzuola, ormai inutilizzabili, i quali venivano raccolti dalle case ed inviati presso le cartiere. Si deve ai cartai italiani l'invenzione di un sistema meccanizzato per ridurre gli stracci in pasta usando l'energia idraulica del mulino a ruota idraulica.

Tecnologie
Il procedimento per fabbricare la carta rimase per alcuni secoli abbastanza simile a quello che gli Arabi avevano imparato dai Cinesi.
Tuttavia il progresso tecnologico permise nel corso dei secoli di meccanizzare e rendere meno faticoso il lavoro dei cartai.
Il maglio di legno (chiamato in seguito pestello) era una specie di grosso martello con la testa di legno al quale i cartai italiani applicarono delle lamelle di metallo che -sbattendo continuamente sugli stracci- permettevano di sfibrarli, cioè di renderli poltiglia più velocemente. Alcuni magli collegati assieme ad un albero a camme e ad una ruota idraulica formavano una pila a pestelli.

ll mortaio (detto in seguito pila) era la vasca in pietra o legno dentro alla quale si mettevano acqua e stracci tagliati sui quali ritmicamente cadeva il maglio (o pestello) a pestare fino a quando non si riducevano in poltiglia.
La forma era un setaccio composto da una cornice di legno che teneva tesi sottili fili di metallo incrociati come in un tessuto.  Con questo telaio si raccoglieva la pasta di carta per darle la forma, appunto, di foglio. Sulla forma veniva spesso ricamata la filigrana.
Il tino era il grosso recipiente dentro al quale si trovava la pasta di stracci diluita nell'acqua. Nel tino si immergeva la forma per estrarne il foglio di carta.
Il feltro era un rettangolo si stoffa pesante che serviva per assorbire l'acqua contenuta nel foglio appena estratto dal tino. Fogli e feltri alternati si mettevano poi a schiacciare sotto la pressa per togliere più acqua possibile prima di farli asciugare.

La pressa era una macchina azionata dall'uomo, una specie di torchio che serviva a "strizzare"  i fogli ancora bagnati togliendo -mediante schiacciamento-  l'acqua in eccesso.
Già conosciuto nell'antichità il mulino ad acqua fu per lungo tempo poco utilizzato. Il mulino sorgeva sempre su un corso d'acqua (fiume o canale artificiale). Lo scorrere dell'acqua metteva in moto le pale della ruota la quale trasmetteva il movimento ad una serie di ingranaggi che si trovavano all'interno dell'edificio. Gli ingranaggi -a loro volta- servivano ad azionare la macina per il grano, il mantice per il fabbro o la sega per il falegname. Verso il XIII secolo i cartai italiani applicarono la sua energia idraulica alle cartiere (detti appunto mulini da carta).

Nel mulino da carta (o cartiera) la ruota idraulica era mossa dall'acqua del fiume o della canaletta che scorreva accanto all'edificio.
Alla ruota, mediante un ingranaggio era collegato un albero a camme  in legno il quale mediante le sue sporgenze faceva sollevare ritmicamente  la testa dei magli (o pestelli). Il movimento costante e ininterrotto dei pestelli permetteva di ridurre gli stracci in pasta senza bisogno di usare l'energia umana.
Il mulino ad acqua fu usato fino a quando fu inventata la macchina a vapore.
Nel mulino da carta (o cartiera) la ruota idraulica era mossa dall'acqua del fiume o della canaletta che scorreva accanto all'edificio.
Alla ruota, mediante un ingranaggio era collegato un albero a camme  in legno il quale mediante le sue sporgenze faceva sollevare ritmicamente  la testa dei magli (o pestelli). Il movimento costante e ininterrotto dei pestelli permetteva di ridurre gli stracci in pasta senza bisogno di usare l'energia umana.

 

Nel mulino da carta (o cartiera) la ruota idraulica era mossa dall'acqua del fiume o della canaletta che scorreva accanto all'edificio.
Alla ruota, mediante un ingranaggio era collegato un albero a camme  in legno il quale mediante le sue sporgenze faceva sollevare ritmicamente  la testa dei magli (o pestelli). Il movimento costante e ininterrotto dei pestelli permetteva di ridurre gli stracci in pasta senza bisogno di usare l'energia umana.
Il mulino ad acqua fu usato fino a quando fu inventata la macchina a vapore.

 

Verso la fine del XVII secolo fu inventata  una nuova pila che venne chiamata "olandese" poiché era stata costruita in Olanda. era un recipiente ovale di pietra dentro al quale venivano messi gli stracci. All'interno di esso girava un cilindro ricoperto di lame sporgenti. Il cilindro veniva azionato da un ingranaggio mosso da un mulino ad acqua o da un mulino a vento. Sul fondo della pila si trovava una lastra metallica  anch'essa laminata . Quando gli stracci passavano tra le lame del cilindro  e quelle della lastra sottostante  venivano sminuzzati e ridotti in poltiglia.
L'"olandese" aveva il vantaggio di sminuzzare gli stracci in meno tempo ed inoltre rendeva la "pasta" più omogenea.
La qualità della carta prodotta con la pila olandese era più raffinata, più "regolare", di migliore qualità.
Verso il XIII secolo i cartai italiani inventarono un nuovo sistema di collatura.
Si prendevano gli scarti delle pelli di animali, si facevano bollire e durante  la cottura si formava una gelatina nella quale -dopo averla filtrata- si immergevano i fogli di carta  per renderli impermeabili all'inchiostro.
La collatura rendeva la superficie del foglio più liscia e più resistente nel tempo.

Un'altra delle "invenzioni" dei cartai italiani fu la filigrana. Sul setaccio (o forma) veniva ricamato con un sottile filo metallico un segno di riconoscimento il quale, durante la fase di estrazione della pasta, lasciava impresso il suo stampo sul foglio ma era visibile solo in trasparenza. La filigrana serviva come segno di riconoscimento (come marchio) della cartiera.

Nel corso dei secoli erano aumentate le richieste di carta. La pergamena si usava sempre meno in quanto era molto costosa e si scriveva ormai tutto su carta.
L'invenzione della macchina per la stampa a caratteri mobili da parte di J. Gutemberg avvenuta in Germania nel 1454 diede avvio ad una sempre maggiore richiesta di carta in quanto la stampa poteva essere fatta solo su carta e non su altri materiali.
Il primo libro che Gutemberg stampò fu la Bibbia.

L'aumento costante della richiesta di carte per la stampa spinse alcuni inventori a preparare una macchina che fosse in grado di sostituire quasi totalmente il lavoro manuale dei cartai. Nel 1797Name=1797; HotwordStyle=BookDefault;  l'inglese N.L. Robert inventò la macchina continua. Essa diede avvio alla produzione della carta su scala industriale, cioè in grandi quantità. La macchina continua permetteva di trasformare la pasta di carta raffinata dalle olandesi in un unico nastro di carta. All'inizio la prima macchina era in grado di produrre un nastro largo 68 cm. e lungo 60 cm.
Per avere un'idea di cosa cambiasse con la prima macchina continua basti considerare che in 24 ore la macchina di Robert, anche se molto piccola, era in grado di fabbricare tanta carta quanto quella prodotta da 100 persone con 6 tini a disposizione.

La macchina continua si chiama così perché produce carta in continuazione, giorno e notte, non si ferma mai. Essa è stata migliorata nel tempo: è diventata più grande e soprattutto più veloce. Una continua moderna può produrre bobine (cioè rotoli) di carta di larghezza variabile dai 4 ai 7m. e ad una velocità elevata (circa 1000 m. al minuto). Mediamente una bobina pesa 50 quintali.
Una macchina continua moderna ha le dimensioni di un palazzo lungo circa 40 m. e alto 3 piani.

Una macchina continua moderna funziona in questo modo:
1-Nella cassa del raccoglitore  dell'impasto dentro al quale si trova l'acqua viene versata la cellulosa già raffinata (cioè ridotta in poltiglia omogenea) e pronta per diventare carta.
2-L'impasto molto diluito viene versato sulla tavola piana, cioè un nastro di  tela forata larga alcuni metri e lunga circa 30 che ruota velocemente attorno a due cilindri; sulla tela l'impasto diventa un lungo nastro di carta bagnato che via via si va sgocciolando attraverso i piccolissimi fori della tela.
3-Il nastro ancora bagnato passa attraverso i cilindri aspiranti i quali servono a togliere tutta l'acqua in eccesso dal nastro di carta.
4-Il nastro ora umido passa attraverso i cilindri essiccatori i quali funzionano come un ferro da stiro, cioè stendono e asciugano completamente il nastro di carta.
5-Il nastro viene, infine, avvolto  nell' arrotolatore per formare la bobina (cioè un grosso rotolone) e tagliato della lunghezza richiesta.

 

Fonte: http://www.informaticaestoria.it/userfiles/file/Documenti/Materiali%20testuali.doc

Sito web da visitare: http://www.informaticaestoria.it/

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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