Bullismo a scuola e nella vita

Bullismo a scuola e nella vita

 

 

 

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Bullismo a scuola e nella vita

Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono. (Dan Olweus)
1 – Le dimensioni del fenomeno.
Che cosa s’intende con Bullismo? Bullying (in inglese) bullismo (in italiano) mobbing o mobbning (in Scandinavia). La radice “mob” si riferisce ad un gruppo di persone implicato in azioni di molestie, ma viene ormai frequentemente utilizzato anche in riferimento ad una sola persona.
Bullismo quando uno studente è prevaricato e vittimizzato, esposto ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da uno o più compagni.
L’azione offensiva è tale quando una persona infligge intenzionalmente un danno o un disagio ad un’altra persona; con l’uso della parola (minacciandolo, offendendolo, prendendolo in giro), ricorrendo alla forza e al contatto fisico (picchiandolo, spingendolo, tormentandolo) ( esempi di bullismo diretto), oppure escludendolo dal gruppo (bullismo indiretto), beffeggiandolo alle spalle. Ciò che contraddistingue l’azione del bullo da un’azione violenta isolata, è la ripetitività nel tempo, può essere messa in atto da un singolo o da un gruppo e può essere rivolta verso un singolo o verso un gruppo; ma in ambito scolastico si verifica per lo più verso un singolo. I risultati dello studio di Bergen indicano che per lo più la vittima è molestata da un gruppo di 2-3 studenti. Il termine bullismo dunque non va utilizzato quando il confronto avviene tra 2 persone,ma quando c’è un’asimmetria nella relazione e uno studente ha difficoltà nel difendersi, si trova in una situazione d’impotenza.
Breve panoramica degli studi recenti Il principale strumento di rilevazione utilizzato negli studi condotti su larga scala in Norvegia e Svezia, è un questionario (somministrato dagli insegnanti e compilato anonimamente dagli studenti) elaborato in occasione della campagna nazionale contro il bullismo (avviata dal Ministero della pubblica Istruzione norvegese nel 1983, dopo la notizia del suicidio di 3 ragazzi tra i 10 e i 14 anni che erano stati vittime di frequenti atti di bullismo). Il questionario 1) fornisce una definizione univoca di bullismo per consentire ai ragazzi di comprendere bene di cosa si parla; 2) fa riferimento a specifici archi di tempo che vengono assunti come riferimento; 3) le possibilità di risposta sono ben specificate; 4) comprende domande sulle reazioni degli altri al bullismo. In occasione della campagna nazionale in Norvegia ha partecipato l’85% delle scuole elementari e medie. Per un’analisi più dettagliata è stato poi selezionato un campione di 830 scuole, ma sono stati esclusi i bambini della prima classe perché ancora non in grado di saper bene leggere e scrivere. Parallelamente è stato condotto uno studio con lo stesso questionario su 17000 studenti nella fascia terza elementare/terza media di 3 città svedesi. È stato poi avviato uno studio su 3 città norvegesi ed uno a Bergen, che ha interessato 2500 ragazzi e ragazze tra i 10 e i 15 anni, provenienti da scuole diverse. Inoltre sono stati raccolti dati da circa 300-400 operatori scolastici (insegnanti, direttori e presidi) e da circa 1000 genitori.
Uno studente su 7 Dal sondaggio nazionale è emerso che circa il 15% della popolazione delle scuole elementari e medie è stato coinvolto nel fenomeno del bullismo, come vittima o come bullo; cioè uno studente su 7 è esposto al rischio di diventare bullo o vittima (9% vittime, 7% bulli, 1,6% entrambi i ruoli). Il 3% rispondeva di essere vittima di questi episodi almeno una volta la settimana, il 2% rispondeva di prevaricare gli altri con la stessa frequenza. Da queste ricerche è risultato dunque che il bullismo in Norvegia è un problema diffuso, ma ricerche analoghe in altri paesi, hanno rilevato che molti altri paesi sono coinvolti in questa situazione e spesso con dati più allarmanti.
Il bullismo nelle diverse classi L’analisi dei dati ha rilevato che nelle scuole elementari norvegesi, la % di vittime diminuisce con l’aumentare dell’età: sono soprattutto gli studenti più giovani ad essere più deboli e più vittime. Nella scuola media, questa diminuzione è meno marcata. Se ne desume che sono proprio i ragazzi più grandi ad essere più frequentemente bulli. Dal punto di vista del genere, i bulli sono maggiori alla scuola media che in quella inferiore; per le bulle si verifica il contrario, sono di più nelle classi inferiori. Emerge dunque che nelle scuole elementari il problema è più diffuso di quanto ipotizzato inizialmente.
Il bullismo è in crescita? Il confronto fra gli studi effettuati in Scandinavia nel corso degli anni ’70 e poi nel corso degli anni ’80, è emerso ce il bullismo è in crescita; ma nelle prime ricerche il campione che veniva utilizzato era molto ristretto e non ci si avvaleva di una chiara definizione del fenomeno; inoltre spesso era somministrato anche agli studenti del primo anno e senza adeguata supervisione. Nella pratica dunque non esistono dati attendibili per rilevare la crescita o meno del fenomeno del bullismo, anche se i dati sembrano dirci chiaramente che oggi si manifesta in forme più gravi e con maggiore frequenza di 15 anni fa. Non bisogna trascurare inoltre il fatto che c’è un 60/70% di ragazzi che non è coinvolto in questo fenomeno; e sono proprio loro che possono essere indispensabili per risolvere i problemi del bullismo a scuola.
Il bullismo tra i maschi e tra le femmine I maschi sono maggiormente esposti al bullismo diretto rispetto alle femmine, soprattutto nella scuola media; mentre le femmine sono più esposte al fenomeno del bullismo indiretto. I maschi sono per lo più responsabili del bullismo verso le ragazze (il 60% delle femmine ha riportato di essere stato prevaricato dai maschi, il 15-20% ha riportato di essere stato prevaricato da entrambi i generi; l’80% dei maschi è stato prevaricato da maschi). La % di maschi che hanno dichiarato di aver prevaricato altri studenti è nettamente più alta di quella delle femmine e i maschi sono quelli che più ricorrono al bullismo tramite contatto fisico e violenza; le femmine adottano tipologie di molestie più sottili, come calunniare e alterare i rapporti di amicizia. La molestia agita senza l’uso di mezzi fisici è la forma di bullismo più diffusa anche tra i maschi. I maschi dunque sono più spesso vittime di bullismo e perpetratori di bullismo diretto, ma le ragazze sono esposte al bullismo indiretto nella stessa misura in cui lo sono ii maschi. Inoltre è possibile anche che alcune forme “sottili” di bullismo al femminile non siano state rilevate.
Che cosa fanno insegnanti e genitori Il 40% degli studenti di classe inferiore e il 60% delle scuole medie hanno riferito che gli insegnanti hanno tentato di bloccare il fenomeno solo “ogni tanto” o “quasi mai”, e molti dei prevaricati hanno affermato che mai l’insegnante ha affrontato il discorso del bullismo in classe (65% e 85%). In generale sembra dunque che gli insegnanti tendano a non mettere in atto strategie d’intervento contro il fenomeno e a trascurare il momento della discussione con gli alunni. Per quanto riguarda la famiglia, la % dei prevaricati che dichiarano di aver sentito parlare di bullismo in casa è bassa (55% e 35%), ancor più bassa quella dei prevaricatori: le famiglie dunque non sono a conoscenza del problema neanche quando questo interessa il loro figlio o comunque non ne parlano con loro.
Il bullismo a scuola e nel tragitto fra casa e scuola È opinione diffusa che la maggior parte dei fenomeni di bullismo si verifichi nel tragitto tra casa e scuola, in realtà quelli che si verificano a scuola sono più del doppio, ma c’è un legame tra le 2 situazioni, perché i ragazzi prevaricati a scuola lo sono anche fuori. Ma la scuola è il luogo in cui il bullismo si manifesta con più frequenza.
Confronto tra Norvegia e Svezia Gli studenti svedesi sono più esposti al bullismo indiretto (isolamento sociale, esclusione dal gruppo) di quelli norvegesi, ma sono anche più spesso vittime di bullismo diretto e vittimizzano gli altri con maggiore frequenza. Il problema del b. sembra insomma più grave nelle scuole svedesi che in quelle norvegesi, in modo particolare per le forme di b. diretto nelle scuole medie, e per le forme di b. indiretto nelle scuole elementari. Gli insegnanti norvegesi intervengono più frequentemente per arginare il fenomeno, ma quelli svedesi parlano di più con gli studenti, e anche i genitori svedesi discutono del problema di più con i figli rispetto a quelli norvegesi: insegnanti e genitori svedesi sembrano più consapevoli del problema.
Il bullismo è più accentuato nelle grandi città? I risultati delle ricerche mostrano che ciò non è vero, anzi sembra proprio il contrario; anche insegnanti e genitori delle grandi città parlano di più del fenomeno rispetto che nelle province. Questo sembra dimostrare che nelle grandi città c’è maggiore consapevolezza del fenomeno.
La dimensione della scuola e della classe È opinione comune che i problemi aumentino all’aumentare della dimensione della scuola e delle classi. I risultati delle ricerche non confermano questa ipotesi, non sembra esserci una relazione tra la dimensione del fenomeno e quella della scuola o della classe. Anzi, è emerso che i dati di prevaricatori e vittime rilevati nelle scuole monoclasse (per lo più in campagna o in piccoli agglomerati urbani) sono in linea con quanto rilevato nelle scuole più grandi situate in città, in alcuni casi la % è addirittura leggermente più alta.
Supervisione durante l’intervallo e nell’orario di mensa Le ricerche hanno confermato che quanto più alto è il numero di operatori coinvolti in un’azione di controllo e vigilanza, quanto meno è incidente la problematica. Subentra l’esigenza di disporre di un n° adeguato di adulti che controlli gli studenti durante gli intervalli.
2 – Persecutori e vittime: le cause, i profili.
L’esame di variabili come le caratteristiche dell’ambiente o del sistema che possono influenzare il fenomeno, può essere un momento importante per acquisire maggiori informazioni sul fenomeno e la sua incidenza, nonché sui criteri da adottare per ridurlo. È importante altresì approfondire le caratteristiche esteriori e gli attributi di personalità, ma anche gli ambienti di provenienza e il contesto in cui si verifica il fenomeno, di tutti i soggetti coinvolti nel fenomeno (bulli, vittime, altri)
La stabilità del bullismo nel tempo? Gli studi condotti in Svezia hanno dimostrato che gli studenti prevaricati e prevaricatori per un certo periodo di tempo, tendono ad esserlo per diversi anni. Il fatto che il comportamento aggressivo sia una componente individuale piuttosto stabile è stata dimostrata da diversi studi. Essere vittima di atti di bullismo condiziona il proprio comportamento con gli altri anche per molti anni a venire.
Il bullismo è una conseguenza della competizione a scuola E’ opinione diffusa che il bullismo sarebbe conseguenza della competizione scolastica, in modo particolare come risposta ai fallimenti scolastici conseguiti dai bulli. Per quanto l’ipotesi sia ragionevole, in realtà non trova riscontro nella realtà. Studi effettuati hanno dimostrato che vittime e bulli hanno in genere voti più bassi della media, ma non sono mancati dato contrastanti: studenti bulli o vittime con voti eccellenti.
Il ruolo delle caratteristiche esteriori Le ricerche effettuate non hanno mostrato una relazione tra caratteristiche esteriori e fenomeno del bullismo. L’unica caratteristica esteriore rilevante è la forza fisica: le vittime sono solitamente più deboli dei ragazzi in generale, mentre i bulli sono più forti della media dei ragazzi. Eppure comunemente viene attribuita pregiudizialmente un’importanza rilevante ala presenza di certe “anomalie” fisiche piuttosto che nel modo di parlare o di comportarsi (tic). Il bullo di certo può approfittare di certe caratteristiche esteriori della vittima ma questo non vuol dire che esse siano la causa del fenomeno. Forse le caratteristiche esteriori giocano un ruolo più rilevante nelle forme minori di bullismo, quelle che si esercitano per lo più quando c’è un nuovo ingresso in un gruppo già costituito (il caso dei figli d’immigrati), ma ci sono ancora poco ricerche al riguardo per poter fare una generalizzazione.
Le caratteristiche della vittima Dagli studi è emersa una descrizione chiara delle vittime, riferita sia ai maschi che alle femmine: sono solitamente più ansiose e insicure, caute, sensibili e calme; se attaccate in genere reagiscono piangendo e chiudendosi in se stesse; soffrono di scarsa autostima, hanno un ‘opinione negativa di sé, si considerano fallite, stupide, poco attraenti; a scuola sono per lo più isolate e sole, non hanno un buon amico in classe, non sono soggetti aggressivi e molesti (il bullismo quindi non può essere spiegato come reazione ad una loro provocazione; se sono maschi sono più deboli della media dei ragazzi vittima passiva o sottomessa: sono insicure e incapaci di reagire di fronte agli insulti, hanno un modello reattivo ansioso, sottomesso e associato alla debolezza fisica per i maschi. Le interviste con i genitori hanno rilevato che questi ragazzi fin dai primi anni di vita hanno dimostrato una spiccata sensibilità e prudenza: sono ragazzi che hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei. Queste caratteristiche sembrano denotarli come preda facile del bullismo, ma d’altra parte i ripetuti attacchi dei bulli accentuano queste loro caratteristiche (ansia, insicurezza e valutazione negativa di se stessi). Alcuni dati rivelano che le vittime hanno un rapporto particolarmente intimo e positivo con i genitori, soprattutto con la madre (percepita dagli insegnanti come iperprotezione). Vittime provocatrici combinazione del modello ansioso e di quello aggressivo, questi studenti hanno spesso problemi di concentrazione, si comportano in modo tale da causare irritazione, alcuni vengono definiti iperattivi; il loro comportamento spesso provoca reazioni negative nei compagni. Quello che caratterizza le vittime è dunque un modello reattivo ansioso associato a debolezza fisica.
Studi condotti hanno rilevato che le vittime di tipo ansioso si sono normalizzate all’età circa di 23 anni: una volta usciti dalla scuola, hanno avuto maggiore libertà di scelta del proprio ambiente sociale. Questo tipo di vittima è più esposto alla depressione e sviluppa una scarsa autostima.
Le caratteristiche del bullo Caratteristica distintiva del bullo è l’aggressività verso i coetanei, anche se spesso lo sono anche verso insegnanti e genitori; hanno un atteggiamento positivo verso la violenza e l’uso di mezzi violenti, sono caratterizzati da impulsività e da un forte bisogno di dominare gli altri, mostrano scarsa empatia nei confronti delle loro vittime, hanno un’opinione positiva di se stessi e, se maschi, sono generalmente più forti dei loro coetanei e soprattutto delle vittime. L’opinione comunemente sostenuta da psicologi e psichiatri, secondo cui dietro un atteggiamento violento ci sarebbe insicurezza e ansia, non viene confermata dagli studi sul bullismo: i bulli non sono ansiosi, né, insicuri, né affetti da scarsa autostima, anzi. Ci sono anche i cosiddetti bulli passivi, ragazzi che partecipano al bullismo ma che non vi prendono parte attivamente (gregari, seguaci, sobillatori); questi possono essere ansiosi e insicuri. I bulli sono spesso circondati da gruppi di 2-3 coetanei che simpatizzano per loro e che li sostengono, ma la loro popolarità diminuisce man mano che cresce l’età per calare vertiginosamente in terza media; ma non raggiungono mai il basso livello di popolarità che caratterizza le vittime. Quello che caratterizza i bulli è dunque un modello aggressivo associato alla forza fisica. Le probabili cause psicologiche suggerite dagli studi sono almeno 3: 1) i bulli hanno un forte bisogno di potere e di dominio, godono nel sottomettere e controllare gli altri; 2) le condizioni familiari sono spesso inadeguate e gli hanno fatto sviluppare un certo grado di ostilità verso l’ambiente; 3) la componente strumentale: i bulli spesso costringono le loro vittime a procurare loro denaro, dolci, sigarette, birra, oggetti di valore. Inoltre il comportamento aggressivo è spesso ricompensato da un accresciuto prestigio. Il bullismo può essere anche interpretato come un più generale comportamento antisociale, mancanza del rispetto delle regole, disturbi della condotta: in questo senso è facile aspettarsi che i bulli rimangano più spesso coinvolti in veri e propri atteggiamenti criminali; le ricerche hanno confermato che i prevaricatori a scuola, a 24 anni sono stati in prigione almeno una volta. I bulli precoci registrano un aumento quadruplo nei livelli di criminalità; le vittime precoci in età adulta presentano invece un livello di criminalità al di sotto della media.
Debolezza e forza fisica Fra i ragazzi la forza fisica gioca un ruolo importante nel bullismo. Le vittime sono più spesso soggetti fisicamente più deboli della media, ma questo non vuol dire che tutti i ragazzi dotati di forza fisica la usino per prevaricare gli altri. La ricerca mostra che non c’è una correlazione significativa tra forza fisica e aggressività, ma ha rilevato un’associazione tra forza fisica e popolarità e tra debolezza fisica e impopolarità. La forza fisica può inoltre consentire ad un ragazzo di difendersi ed è quindi un fattore di protezione contro il bullismo. Nelle femmine la forza fisica non gioca lo stesso ruolo e non si conoscono fattori di protezione al femminile contro il bullismo.
In una classe ci sono, di norma, tensioni di vario tipo e interazioni aggressive, che possono avere come obiettivo il divertimento o l’autoaffermazione. In presenza di un bullo le interazioni sono più dure, irruente e violente; il bullo ha un temperamento irascibile e anche le difficoltà di poco conto lo spingono all’uso di mezzi violenti e della forza fisica; i suoi attacchi sono per gli altri spesso causa di sofferenza. Il bullo preferisce scontrarsi con i ragazzi più deboli, ma non ha paura di litigare anche con gli altri, si sente forte e sicuro; se in classe c’è un ragazzo passivo e ansioso, viene prontamente scoperto dal bullo: non reagisce se attaccato, piange, è incapace di difendersi, si sente ed è isolato. Il bullo vuole ce anche gli altri si uniscano a lui e riesce facilmente a convincere i suoi amici e gregari ad attaccare il ragazzo frustrato; vi è sempre qualcosa nell’aspetto esteriore della vittima che fa da catalizzatore degli attacchi. Per il bullo osservare gli altri che molestano la vittima è altrettanto piacevole. In genere queste situazioni rimangono per molto tempo sconosciute ai genitori, la stessa vittima non en parla per paura e vergogna. Il bersaglio diventa sempre più facile: nessuno dei ragazzi più forti lo difende, tantomeno quelli deboli per paura di diventare bersagli anche loro; i molestatori non provano mai sensi di colpa e s’innesca un processo di de umanizzazione della vittima nonché la sua progressiva emarginazione.
Stili educativi e ragazzi aggressivi è importante approfondire gli stili educativi familiari e le condizioni che durante l’infanzia possono aver favorito lo sviluppo di tale modello. 4 fattori sono risultati particolarmente importanti, per lo più tra i maschi: 1) l’atteggiamento emotivo dei genitori, in modo particolare della madre: un atteggiamento caratterizzato da poco calore e coinvolgimento aumenta il rischio che il ragazzo diventi un bullo; le vittime invece rivelano in genere di avere un rapporto molto intimo e positivo con la madre. 2) lo stile educativo nell’educazione del figlio: un educatore permissivo e tollerante non pone limiti ai comportamenti del bambino e alle sue deviazioni aggressive. 3) l’uso coercitivo del potere da parte del genitore con punizioni fisiche e violente esplosioni emotive, “la violenza chiama la violenza”: bisogna definire i limiti ma la violenza non è uno strumento educativo. 4) il temperamento del bambino: un bambino con un temperamento attivo ha più probabilità di essere un futuro bullo e un giovane aggressivo, rispetto ad un bambino con un temperamento più calmo. Per quanto queste siano delle linee generali, sono comunque un’ottima base di partenza. E’ indispensabile che durante l’adolescenza i genitori supervisionino le attività dei proprio figli, a scuola e fuori: la maggior parte delle condotte discutibili sono infatti sconosciute ai genitori. Gli stili educativi non sono indipendenti dalle relazioni tra gli adulti in famiglia: conflitti frequenti, discussioni manifeste tra i genitori producono relazioni insicure nei bambini; il coinvolgimento dei figli nelle questioni adulte è sempre sconsigliato. Le condizioni socioeconomiche della famiglia (reddito, grado d’istruzione dei genitori, tipo di abitazione) non hanno in genere nessuna influenza significativa sulle condotte aggressive dei giovani, e lo stesso vale per le vittime.
Meccanismi di gruppo Il bullismo è anche un fenomeno di gruppo. Molti studi rivelano che molti ragazzi assumono atteggiamenti aggressivi dopo aver osservato altri agire aggressivamente, l’effetto è più forte quanto più l’osservato è considerato un modello. Questo riguarda molto i bulli passivi e i gregari, insicuri e dipendenti, che non godono di alcuna considerazione nel gruppo e che desiderano affermarsi (effetto del contagio sociale). C’è poi l’indebolirsi del controllo e dell’inibizione nei confronti delle tendenze aggressive: quanto più il comportamento viene punito, tanto meno sarà rafforzato, e viceversa. Nel bullismo il modello viene ricompensato dalla “vittoria” riportata sulla vittima e produce purtroppo scarse conseguenze negative da parte sia degli insegnanti che dei genitori. Può anche accadere che si partecipi ad un’azione di bullismo per una riduzione del senso di responsabilità individuale e ad una diffusione e diluizione della responsabilità, che riduce il senso di colpa.
Altri fattori Alcune ricerche hanno evidenziato che l’assistere di frequente a spettacoli di violenza (tv, cinema, video giochi) può aumentare la dose individuale di aggressività; anche fattori ereditari possono contribuire allo sviluppo di un determinato modello comportamentale. Ma sembrano fattori che giocano un ruolo indiretto e di minore importanza. Di sicuro le attuali conoscenze sul bullismo sono incomplete.
Una questione di diritti democratici i risultano hanno dimostrato che in Scandinavia il bullismo è un problema rilevante, rispetto al quale insegnanti e genitori fanno poco. Le vittime del bullismo costituiscono un gruppo trascurato dalla scuola e per molto tempo visto che sono dei bersagli per lo più per molti anni (fino a determinare in alcuni casi addirittura il suicidio). Dietro a questa questione ci sono alcuni principi democratici di base: ogni ragazzo deve poter andare a scuola al sicuro e senza sentirsi oppresso e umiliato. Bisogna prendere dunque in considerazione anche l’atteggiamento generale della società verso la violenza e l’oppressione, perché la salvaguardia sia non solo verso le vittime ma anche verso i bulli (possibili futuri criminali per i loro comportamenti antisociali). Il caso di Roger ed Henry.
3 – Persecutori e vittime: guida per l’identificazione.
Sono stati individuati indicatori primari e secondari, divisione utile ma non sempre netta; gli indicatori primari sono più direttamente correlati alla presenza del bullismo, anche quelli secondari rivelano la presenza del fenomeno ma non in modo altrettanto forte. Quando sono presenti in un ragazzo solo i secondari è necessario procedere ad un’analisi più dettagliata. Un ragazzo è prevaricato quando è esposto ripetutamente nel tempo alle azioni offensive messe in atto da uno o più compagni; il bullismo implica inoltre un squilibrio di forza e un rapporto di potere asimmetrico. Per valutare l’importanza di ogni indicatore è necessario considerare la frequenza con cui si manifesta.
Indicatori della possibile vittima. Indicatori del possibile bullo.
A scuola
Indicatori primari
• Sono ripetutamente presi in giro in modo pesante e ingiuriati, rimproverati, denigrati e messi in ridicolo, intimiditi e umiliati, dominati e sottomessi.
• Sono fatti oggetto di derisione non amichevole.
• Sono aggrediti fisicamente e picchiati.
• Nei litigi e negli scontri sono indifesi e reagiscono piangendo.
• Le loro cose vengono prese, danneggiate e sparse in giro.
• Presentano lividi, tagli, graffi e vestiti stracciati a cui non può dare una spiegazione naturale.
Indicatori secondari
• Sono spesso soli ed esclusi dal gruppo dei pari durante l’intervallo e l’orario di mensa, e sembrano non avere un buon amico in classe.
• Vengono scelti per ultimi nei giochi di gruppo.
• Tendono sempre a stare vicino l’insegnante o qualche adulto nell’orario d’intervallo.
• Hanno difficoltà a parlare in classe, sono ansiosi ed insicuri.
• Appaiono abbattuti, depressi e piagnucolosi.
• Mostrano un progressivo peggioramento del rendimento scolastico.
A casa
Indicatori primari
• Tornano da scuola con vestiti stracciati e coi i libri rovinati.
• Presentano lividi, tagli, graffi e vestiti stracciati a cui non può dare una spiegazione naturale.
Indicatori secondari
• Non portano a casa compagni di classe o altri coetanei dopo la scuola.
• Non hanno amici con cui trascorrere il tempo libero.
• Raramente sono invitati alle feste.
• Sembrano timorosi e riluttanti ad andare a scuola, hanno scarso appetito e accusano malessere.
• Scelgono percorsi più lunghi per andare a scuola o tornare a casa.
• Dormono male e fanno brutti sogni.
• Perdono interesse nella scuola e riportano voti bassi.
• Sembrano infelici, tristi e depressi.
• Chiedono o rubano denaro alla famiglia per assecondare le richieste dei bulli.
Indicatori (da considerarsi primari o secondari in base alla frequenza con cui si ripetono)
• Prendono in giro ed in maniera pesante, rimproverano, intimidiscono, minacciano, beffeggiano, mettono in ridicolo, comandano, spingono, prendono a calci e pugni, danneggiano le cose degli altri.
• Tendono a rivolgere questi atteggiamenti verso gli studenti più deboli, ma non solo.
• Molti bulli restano dietro le quinte e spingono altri ad agire (“la manodopera”).
Caratteristiche generali della possibile vittima. Caratteristiche generali del possibile bullo.
• Sono fisicamente più deboli dei loro coetanei
• Hanno paura di farsi male, sono fisicamente poco capaci nelle attività sportive o fisiche, hanno uno scarso coordinamento corporeo.
• Sono cauti, sensibili, tranquilli, riservati, passivi, sottomessi, timidi, piangono facilmente.
• Sono ansiosi, insicuri, infelici ed abbattuti ed hanno un’opinione negativa di se stessi.
• Hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei pari, non sono aggressivi, non provocano.
• Si rapportano meglio agli adulti.
• Il loro rendimento scolastico si abbassa durante la scuola media. • Si sa molto di più del bullismo maschile che di quello femminile.
• Possono essere fisicamente più forti dei loro compagni,ma lo sono senz’altro delle loro vittime.
• Possono essere più grandi o coetanei delle loro vittime.
• Sono fisicamente capaci nelle attività sportive o ludiche.
• Hanno un forte bisogno di sottomettere, dominare e comandare gli altri, di affermare se stessi con la minaccia, di imporre il proprio punto di vista.
• Hanno un temperamento bollente, si arrabbiano facilmente, sono impulsivi e poco tolleranti verso la contrarietà.
• Non rispettano le regole e tentano di acquisire vantaggi anche con l’inganno.
• Sono oppositivi, insolenti e aggressivi verso gli adulti.
• Sono considerati duri e non sono per nulla empatici con le loro vittime.
• Non sono ansiosi e insicuri e hanno una buona opinione di se stessi con un livello di autostima sopra la media.
• In età precoce prendono parte a comportamenti antisociali come furto, vandalismo e abuso di alcool.
• Sono spesso sostenuti da almeno un paio di coetanei e la loro popolarità può anche non essere molto spiccata.
• Il loro rendimento scolastico è vario alle elementari, ma si abbassa alle scuole medie e si accompagna ad un atteggiamento sempre più negativo verso la scuola.
Vittime provocatrici.
• Presentano una combinazione dei modelli reattivi di tipo ansioso e aggressivo.
• Quando in un gruppo classe è presente una vittima provocatrice, viene coinvolta nell’attività offensiva anche tutta la classe.
• Sono più deboli dei loro coetanei, sono preoccupati della loro incolumità fisica, sono ansiosi, insicuri, infelici, depressi e hanno un’opinione negativa di se stessi.
• Possono avere un “temperamento bollente”, tendono a ricorrere alla forza e a controbattere anche se senza risultati spesso.
• Possono essere iperattivi, inquieti, poco concentrati, offensivi, creano tensione, spesso goffi e immaturi.
• Possono essere sgraditi anche agli adulti.
• Possono tendere a prevaricare gli studenti più deboli.

Bullismo che cosa possiamo fare Il programma d’intervento.
Gli insegnanti hanno considerato il programma d’intervento auspicabile e realizzabile, per lo più l’hanno considerato efficace o molto efficace.
• I principali obiettivi del programma sono:
o Prevenire, ridurre e possibilmente estinguere i problemi relativi al bullismo.
o Prevenire l’insorgere di nuovi problemi.
o L’attenzione deve essere orientata sia la bullismo diretto che a quello indiretto.
o Favorire migliori relazioni tra coetanei (vittime acquisire maggiore sicurezza a scuola e maggiore fiducia in se stessi; bulli far meno ricorso a reazioni aggressive e violente e proporsi in maniera socialmente più accettabile).
o Gli adulti devono essere consapevoli dell’entità del fenomeno ed è indispensabile il loro coinvolgimento per risolvere il problema.
o Nessuna scuola può essere considerata a prova di bullo: dove c’è aggregazione c’è una possibilità d’insorgenza del fenomeno.
4 – L’intervento a livello di scuola.
• Somministrazione di un questionario per raccogliere informazioni il più possibile dettagliate sull’entità del fenomeno, sulla frequenza con cui gli insegnanti intervengono o parlano del problema, sul livello di consapevolezza dei genitori circa le esperienze dei loro figli, sul numero degli studenti coinvolti.
• Una giornata di dibattito sul problema del bullismo è opportuno organizzarla con la partecipazione, oltre che del Preside e degli insegnanti, anche dello psicologo scolastico, lo psicopedagogista e una rappresentanza di genitori e studenti. Si deve discutere dei risultati della somministrazione del questionario e proiettare una videocassetta sul bullismo, si deve programmare un piano d’azione a lungo termine, specifico e realizzabile a livello operativo. Il dibattito favorisce lo sviluppo di un certo impegno collettivo e una maggiore responsabilità nella scelta del programma.
• Supervisione durante l’intervallo e nell’orario di mensa si registra un minor numero di atti di bullismo n quelle scuole in cui vi è un numero maggiore di adulti impiegati in attività di controllo sulle attività dei ragazzi durante l’intervallo e l’orario di mensa. L’efficace supervisione è un’ottima misura di prevenzione. È necessario che oltre che presenti siano in grado e pronti ad intervenire. Devono saper riconoscere un’azione di bullismo e contrastarla immediatamente per veicolare chiaramente il messaggio che il bullismo non è accettato. Ci deve essere comunicazione tra gli insegnanti.
• Predisposizione di spazi più attrezzati e adeguati per la ricreazione la scuola deve tentare di prevenire il fenomeno del bullismo attraverso una più accurata organizzazione di spazi e tempi. Il bullismo viene messo in atto in specifici ambienti condivisi (bagni, zone appartate del giardino e della scuola) dove è necessaria una supervisione particolarmente attenta. Le aree ricreative vanno riorganizzate anche perché spesso il bullismo è una conseguenza della noia.
• Contatti telefonici molto spesso quando un ragazzo è vittima di bullismo non si rivolge subito ai suoi genitori o agli insegnanti, per timore di ritorsioni da parte dei bulli; può accadere anche che i genitori e la vittima non abbiano avuto adeguata considerazione dall’insegnante a cui si sono rivolti. Per questo è importante stabilire dei contatti telefonici tra un esperto e i genitori o gli studenti che sentono il bisogno di una comunicazione provata. Compito principale è ascoltare e fornire un supporto, per acquisire un quadro della situazione. Questo sistema può essere d’aiuto anche per i genitori di bulli che richiedono una qualche forma di aiuto a gestire la situazione.
• Incontri tra insegnanti e genitori la stretta collaborazione tra scuola e famiglie è auspicabile e deve essere promossa a livello di scuola e di singola classe. La scuola deve incoraggiare i genitori a segnalare loro qualsiasi segnale e garantire la circolarità delle informazioni: i genitori devono essere informati con dei resoconti e informazioni sul programma d’intervento contro il bullismo.
• Gruppi di studio d’insegnanti per lo sviluppo di un buon clima scolastico la partecipazione alle modalità d’intervento non deve essere un’occasione isolata ma ogni insegnante deve far parte di un gruppo di lavoro per lo sviluppo di un buon ambiente sociale nella scuola. Questi gruppi dovrebbero costituire dei forum per discutere dei problemi della scuola e condividere le esperienze. Questo tipo d’incontri sono importanti anche per quegli insegnanti che registrano scarsi episodi di bullismo, perché la situazione può cambiare da un anno all’altro e perché i fenomeni durante l’intervallo sono comunque diffusi. Il gruppo deve essere di massimo 10-12 insegnanti e i gruppi devono essere in costante contatto tra di loro per lo scambio d’informazioni. Agire secondo una logica comune aumenta le possibilità di successo delle policy messe in atto.
• Incontri tra genitori se insegnanti e genitori reagiscono allo stesso modo, la possibilità di ottenere i risultati auspicati aumentano. È necessario che i genitori siano in costante contatto tra di loro e organizzino degli incontri per confrontarsi sul problema del bullismo.
5 – L’intervento a livello di classe.
• Regole di classe sul bullismo è fondamentale delineare un insieme di regole per promuovere un clima di classe migliore, è importante coinvolgere gli studenti nella loro discussione perché aumenta il senso di responsabilità individuale. Una volta decise le regole possono essere esposte in spazi ben visibili a tutti. 1) non si devono prevaricare altri studenti. 2) si deve cercare di aiutare chi è stato prevaricato. 3 ) si deve cercare di coinvolgere chi è stato isolato. I tipi di comportamento cui si fa riferimento devono essere resi il più possibile chiari agli studenti: la proiezione della videocassetta può essere un valido aiuto, la lettura e la discussione collettiva di brani in classe a per conoscere il problema e promuovere l’empatia con le vittime, il role playing per ricreare le situazioni concrete, il significato delle regole deve essere reso più chiaro possibile (cosa particolarmente importante per i bulli che spesso non si rendono conto dell’effettiva conseguenza delle loro azioni), la partecipazione passiva (“complici”), denunciare la prevaricazione non vuol dire “Fare la spia”, contrastare l’isolamento e coinvolgere i compagni nelle attività.
o Elogi e ricompense rivolti dagli insegnanti agli studenti sono dei mezzi importanti per influenzare in senso positivo il clima della classe (riconoscimento positivo verso il singolo, il gruppo o l’intera classe per il rispetto delle regole); i ragazzi bulli n modo particolare hanno bisogno di attenzioni e rinforzi positivi.
o Sanzioni le ricerche sull’argomento hanno dimostrato che elogi e ricompense non sono sufficienti, servono anche le sanzioni, le punizioni, da presentare come conseguenza negativa delle azioni: la giusta combinazione di rinforzi positivi e negativi porta a risultati più rapidi. Le sanzioni andrebbero decise mediante una discussione di classe per aumentare il senso di auto-responsabilità e dovrebbero tenere conto dell’età, del sesso e della personalità dello studente. È fondamentale che gli studenti aggressivi imparino a rispettare uno slot di regole.
• Incontri di classe sistematici è importante che la classe abbia periodiche occasioni di dibattito sull’argomento, i cui esiti potrebbero poi essere ulteriormente discussi da appositi forum insegnanti-genitori. Questi incontri devono essere ispirati alla spontaneità: eliminare i banchi e la cattedra e sedere tutti in circolo, l’insegnante è il leader e il moderatore della discussione, tenuti verso la fine della settimana per fare un bilancio del lavoro fatto.
• Apprendimento cooperativo è diffuso soprattutto in America, si tratta di un tipo particolare di lavori di gruppo, le ricerche hanno evidenziato che il metodo ha effetti positivi sull’apprendimento e sul rendimento, gli studenti che vi partecipano tendono ad essere più positivi verso gli altri, con meno pregiudizi e offrono più sostegno. Nell’apprendimento cooperativo gli studenti lavorano in piccoli gruppi (2-6 studenti) su un compito comune, seduti in circolo, vicini; l’insegnante chiarisce che ciò che conta e viene valutato è il lavoro del gruppo, ognuno deve essere in grado di presentare il lavoro ed è responsabile dell’apprendimento dei propri compagni. La formazione del gruppo deve essere fatta dall’insegnante che deve mettere insieme studenti con diverso livello di apprendimento, ponendo attenzione agli atteggiamenti dei ragazzi. Non opportuno inserire nello stesso gruppo vittima e prevaricatore, piuttosto l’ideale sarebbe inserire ragazzi che vengono isolati in gruppi formati da studenti socialmente positivi e disponibili. È importante fare in modo che durante l’anno i gruppi cambino la loro composizione per consentire a tutti di lavorare con tutti.
• Attività positive comuni possono avere un impatto positivo sul gruppo-classe (feste gite, campeggio) ma l’insegnante deve vigilare affinché invece proprio queste situazioni non sortiscano l’effetto contrario: essere emarginati in queste situazioni è più penoso che esserlo a scuola.
• Incontri tra insegnanti, genitori e alunni le discussioni devono essere condotte in termini generali e senza far nomi, proposte e suggerimenti devono essere posti nel modo meno specifico possibile. I genitori devono invitare i figli a prendere parte a queste discussioni e devono accertarsi che abbiano ben chiaro il problema. Tutto questo può rendere i genitori più partecipi della vita scolastica dei figli, ma gli insegnanti devono farsi carico di dare fiducia ai ragazzi e ai loro genitori: non sono stati rari i casi in cui i genitori venivano rapidamente congedai dagli insegnanti proprio quando andavano a chiedere aiuto per i loro figli prevaricati.
6 – L’intervento a livello individuale.
• Colloqui approfonditi con i ragazzi.
o Con i bulli: prima della sanzione deve esserci il colloquio con il ragazzo, individuale prima e di gruppo poi.
o Con le vittime: la vittima in genere si isola, non parla con nessuno, nemmeno con i suoi genitori, su cui anzi preme affinché non parli con gli insegnanti del problema. La vittima va rassicurata e deve avere fiducia proprio negli adulti per la soluzione del problema. Prima di sollevare il problema in classe dunque bisogna parlare con il ragazzo prevaricato.
• Colloqui con i genitori dei ragazzi direttamente coinvolti nel bullismo scoperto il problema, l’insegnante deve prendere contatto con i genitori per informarli e promuovere il cambiamento. Può essere utile organizzare un incontro in cui partecipino il bullo, la vittima e i rispettivi genitori e mantenersi vicendevolmente in contatto per decidere insieme come muoversi.
o Cosa possono fare i genitori dei bulli ribadire che il bullismo in famiglia non viene tollerato; fissare delle regole, scrivere delle regole e affiggerle in un luogo della casa dove siano ben visibili; premiare ed elogiare i ragazzi quando rispettano le regole; sanzionarli quando non le rispettano; discutere insieme di quali saranno i provvedimenti presi nel caso in cui non le rispettino; i genitori devono conoscere gli amici del figlio e sapere cosa fanno quando sono insieme; sollecitare il figlio ad intraprendere un’attività sportiva in cui convogliare la propria forza fisica.
o Cosa possono fare i genitori delle vittime contattare gli insegnanti quanto prima se si accorgono che il figlio è stato prevaricato e la scuola non se n’è accorta; aumentare l’autostima del ragazzo, incoraggiandolo ad esprimersi e sviluppare le sue abilità, per potersi affermare nel gruppo dei coetanei; il ragazzo deve irrobustirsi fisicamente, facendo uno sport adatto; lo sport consente di entrare in contatto con altri coetanei; esortare il ragazzo a fare amicizia con compagni di classe tranquilli e socievoli; dare consigli su come fare amicizia e stabilire contatti; sostenere e incoraggiare il figlio ma senza essere iperprotettivi.
7 – Effetti del programma d’intervento.
Il programma d’intervento era costituito da un libretto per l’insegnante (il contenuto era in pratica molto simile ai primi 6 capitoli del libro), una cartella per i genitori, la videocassetta sul bullismo e il questionario, ed è stato accettato piuttosto favorevolmente. Si sono evidenziate marcate riduzioni di circa il 50% o più dei problemi legati al bullismo (per lo più diretto) durante i 2 anni successivi all’introduzione del programma; gli effetti sono risultati più marcati dopo i 2 anni che dopo 1 anno; è stato evidenziato un calo dei comportamenti antisociali in genere (risse, vandalismo, calunnie); è migliorato sensibilmente il clima scolastico; è aumentato il grado di soddisfazione verso la vita scolastica da parte degli studenti. Ci sono 3 principi chiave che sottostanno al piano d’intervento: 1) è importante creare a scuola e a casa un ambiente accogliente, caratterizzato dalla partecipazione attiva e positiva degli adulti; 2) è importante porre limite a comportamenti inaccettabili; 3) è necessario punire e sanzionare la trasgressione delle regole. Ci sono 4 sotto-obiettivi al programma: 1) promuoverla conoscenza e la consapevolezza dei problemi legati al bullismo; 2) stimolare il coinvolgimento attivo di insegnanti e genitori; 3) sviluppare chiare regole contro il bullismo; 4)fornire sostegno e protezione alle vittime.
La ricerca in Italia – Ada Fonzi.
In Italia la cattedra di Psicologia dello Sviluppo di Firenze ha curato una ricerca sul bullismo, con l’obiettivo di capire se nelle scuole italiane esistesse il fenomeno e in che misura: ne è emerso un quadro preoccupante che la stampa ha dipinto come allarmante e da shock. In realtà oppressi ed oppressori sono sempre esistiti in ogni ambito relazionale. È stato costruito un questionario (anonimo) composto da 28 domande ed è stato sottoposto a 1379 alunni delle ultime 3 classi elementari e della scuola media di Firenze e Cosenza. Il fenomeno è risultato più marcato che in molti paesi europei attestandosi al 46% per le scuole elementari di Firenze e al 38% per quelle di Cosenza; durante la scuola media il fenomeno cala di molto ma si attesta comunque intorno al 30% (circa il doppio delle % inglese che sono superiori a quelle norvegesi). Le tipologie di bullismo che emergono sono: l’uso di parolacce, la violenza fisica, le minacce, l’esclusione, la diffusione di dicerie calunniose; la sottrazione di oggetti. La ricerca è stata poi estesa ad altri comuni della provincia di Firenze, in Valle d’Aosta e a Torino, Napoli, Bologna e Padova, con l’obiettivo di prendere in considerazione zone d’Italia dalla configurazione più varia possibile. Dal confronto con la ricerca inglese emergono delle analogie: con l’aumentare dell’età gli atteggiamenti dei bulli vengono criticati sempre di più, le femmine in modo particolare sono le più critiche, e aumentano gli atteggiamenti di protezione verso i compagni più deboli.

Fonte: http://www.sociologia.uniroma1.it/users/studenti/Riassunti/psicologia%20dello%20sviluppo%20e%20dell'educazione%20-%20Toni/psicologia%20dello%20sviluppo%20e%20dell'educazione%20-%20Toni/Bullismo%20a%20scuola%20-%20Dan%20Olweus%20(Riassunto)%20.doc

Sito web da visitare: http://www.sociologia.uniroma1.it

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