Sociologia del lavoro domande e risposte

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Sociologia del lavoro domande e risposte

 

IL LAVORO

 

CAP. 1 L’AFFERMARSI DEL MODERNO CONCETTO DI LAVORO

 

  • LAVORO: UN SOLO TERMINE DIVERSI SIGNIFICATI

Il termine lavoro ha due significati:

    • Indica l'attività stessa, quei compiti che svolgiamo per sopravvivere. Questa modalità può essere definita sostanziale, si connette con il significato dell'attività che facciamo indipendentemente dal quadro formale in cui è inserita

 

    • è un prodotto della rivoluzione industriale e di complicati e variabili parametri culturali, storici e sociali.

Lavoro è sinonimo di occupazione. Nel linguaggio scientifico e comune lavorare significa svolgere un'attività sistematica e specializzata che ha come contropartita un reddito piuttosto che il soddisfacimento immediato di un bisogno. Il lavoro inteso come occupazione è indipendente dal contenuto sostanziale dell'attività ed è definito dal quadro formale in cui si colloca.

Marx, riferendosi agli operai parla di lavoro astratto. Il lavoro è reso astratto dall'intermediazione del salario che spezza il legame diretto di senso tra le attività dei propri bisogni. Si lavora per guadagnare dei soldi con i quali soddisfare propri bisogni e il contenuto dell'attività non ha alcuna importanza diretta rispetto alle modalità di vita del lavoratore astratto.

  • MERCIFICAZIONE E SOCIALIZZAZIONE DEL LAVORO ASTRATTO

 

Mercificazione: si intende un processo che distacca il lavoratore dal controllo e dall'uso diretto del prodotto, che diventa parte di un'opera collettiva e qualcosa che viene mista sul mercato come merce e non consumata direttamente dal produttore. Mi sono due aspetti del processo di industrializzazione:

    • l'aumento della produttività del lavoro

 

    • La subordinazione dei lavoratori

 

  • IL LAVORO ASTRATTO E LA NASCITA DELLE SCIENZE SOCIALI

Marx: i due esempi di processo di liberazione:

    • le enclosures in Inghilterra: l'abolizione violenta del diritto di coltivare appezzamenti di terra per il consumo alimentare degli abitanti del villaggio costringe molti contadini a cercare fortuna nelle città.

 

    • colonizzazione: è più violenta.
  • LA DIVISIONE SOCIALE DEL LAVORO

 

Per Durckheim la divisione sociale del lavoro è specializzazione: lo sviluppo industriale per cronologico delle capacità produttive favorisce una crescente diversificazione delle capacità lavorative degli individui.si sviluppano legami sociali che connettono i lavoratori all'interno di organizzazioni che promuovono la specializzazione, le corporazioni, perché difendono le qualifiche professionali e gli interessi dei propri iscritti promuovendo la loro partecipazione alla vita civica.
Marx mette l'accento su una caratteristica differente della diffusione del lavoro astratto: la subordinazione. Quella che durckheim chiama divisione del lavoro per lui è divisione tecnica del lavoro, l'integrazione di mansioni specializzate all'interno di organizzazioni complesse della produzione.
Divisione sociale del lavoro per Marx è la frattura tra i lavoratori e chi controlla il processo produttivo. Per Marx subordinazione mancanza di controllo sul prodotto sul processo produttivo sono gli elementi necessari dello sfruttamento, della sottrazione del plusvalore.

 

  • IL LAVORO ASTRATTO COME FONTE DI IDENTITà SOCIALE

La divisione del lavoro è un processo che produce identità individuale in una conformazione sociale sorprendente. L'identità dei lavoratori astratti è data dal fatto di sentirsi simili a propri colleghi per interessi abitudini, formazione professionale e origine sociale, sia nella versione di Durckheim e in quella di Marx.
Durckheim insiste sullo sviluppo delle istituzioni di socializzazione e controllo sociale, Stato interventista nell'economia e associazioni professionali, che permettano la diffusione delle forme di solidarietà organica e contrastino l'incertezza sulle regole sociali, anomia, e una crescita economica turbolenta e discontinua può ingenerare.

 

CAP. 2 I PERCORSI DEL LAVORO NELLA STORIA DELLE SOCIETà INDUSTRIALI

 

Il taylorismo ha costituito uno strumento per contrastare l'importanza degli operai con qualifiche artigianali, che godevano di posizioni vantaggiose sul mercato del lavoro e risultavano poco controllabili da parte della dirigenza, e sostituirli con quadri e capi gerarchici, molto più indisciplinati leali e rispetto agli interessi aziendali.

  • IL LAVORO NELLA TRANSAZIONE INDUSTRIALE DELL’ITALIA

 

La diversificazione agraria a tre principali origini:

    • La varietà climatica e culturale del paese
    • La divisione tra regimi feudali a vocazione commerciale e i regimi feudali assenteisti

 

    • varietà dei sistemi feudali dovuta a frequenti cambiamenti della classi possidenti

 

 

CAP. 3 L’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO IN FABBRICA

 

  • DIVISIONE DEL LAVORO E SVILUPPO INDUSTRIALE

La sociologia del lavoro ha avuto come oggetto di studio la realtà della grande fabbrica, con attenzione all'organizzazione del lavoro e all'integrazione e al conflitto industriale. Questo grande aumento della quantità di lavoro è dovuto a tre circostanze:

    • All'aumento di destrezza di ogni singolo operaio

 

    • al risparmio del tempo che di solito si perde per passare da una specie di lavoro a un'altra
    • all'invenzione di un gran numero di macchine che facilitano e a breve non lavoro che permettono a un solo uomo di fare il lavoro di molti

 

All'interno della manifattura i compiti sono di diversa difficoltà e richiedono capacità diverse, che le imprese hanno interesse a retribuire in maniera differenziata. Affabile diventa luogo di aggregazione più significativo. con il taylorismo all'operaio è attribuito il compito che meglio può svolgere e il compito stesso è suddiviso in parti corrispondenti a singole dettagliate operazioni, il cui carattere contenuto sono definiti dalla direzione dell'impresa.

 

  • TAYLORISMO E FORDISMO

Secondo TAYLOR l'autonomia finisce per incidere sulla produttività dato che il lavoratore, conoscendo il processo lavorativo necessario alla realizzazione di un determinato prodotto decide i tempi e i criteri dell'operazione. Li ha detti alla supervisione realizzano un controllo modesto di operai di mestiere mantenevano un notevole grado di autonomia. Intende incidere proprio su quest'autonomia, con l'obiettivo di trasferire l'essenza della conoscenza del processo produttivo, anche a livello del dettaglio, dagli operai all'impresa. Su queste basi elabora i principi dello scientific management riconosce l'importanza delle nozioni tradizionali possedute dagli operai, afferma che il lavoro intellettuale deve essere tolto dall'officina. i lavoratori dovrebbero essere messi nelle condizioni di svolgere propri compiti con un insieme di istruzioni il più elementare possibile.

il fordismo, si riferisce alle innovazioni realizzate nell'industria allo scopo di garantire la produzione su vasta scala e in tempi brevi di un prodotto standardizzato. L'aspetto fondante consiste nella produzione di massa e nella standardizzazione del prodotto in un contesto a elevata meccanizzazione. L'innovazione sul piano dell'organizzazione è la catena di montaggio che rappresenterà la struttura portante della moderna industria manifatturiera. Ha elevati livelli di produttività attraverso gli incentivi materiali e l'aumento del reddito dei lavoratori. C'è una stabilità dei rapporti di lavoro che ha un valore significativo sia per le imprese che possono contare su una manodopera che conosce bene le procedure della produzione, sia per i lavoratori che possono contare su una vera e propria carriera lavorativa all'interno della stessa fabbrica.

 

  • LA SCUOLA DELLE RELAZIONI UMANE

La scuola delle relazioni umane ebbe il merito di individuare il ruolo del fattore umano mettendo in evidenza il più grande limite del taylorismo: il non a tenere conto dell'importanza della soggettività dei lavoratori, del loro diverso atteggiamento nei confronti del lavoro a seconda delle circostanze. La sua ottica restò limitata perché non riuscì a concepire una diversa organizzazione del lavoro e della vita sociale in fabbrica i limiti di questa scuola stanno nel non aver saputo dare peso al conflitto di interessi tra lavoratori all'impresa e il non aver saputo attivare la partecipazione dei lavoratori, sottovalutando il ruolo del sindacato può svolgere.

 

  • ESPANSIONE DEL MODELLO E NUOVA CLASSE OPERAIA

FRIEDMANN: rivolge la sua critica alla frantumazione del lavoro, alla separazione tra la fase dì ideazione e quella di realizzazione, e al degrado della condizione dell'operaio sul posto di lavoro.

TOURAINE: analizza i cambiamenti del lavoro partendo dalla struttura tecnologica. Al prevalere di ogni tipo di macchinario corrisponde un tipo di qualificazione richiesta e anche il prevalere di una particolare qualificazione operaia. Identifica tre fasi nello sviluppo tecnologico e nel cambiamento del carattere del lavoro industriale:

    • Caratterizzata dalla necessità di lavoro qualificato o richiesto dalle macchine universali

 

    • caratterizzata dallo sviluppo del macchinismo e del lavoro non qualificato di alimentazione delle macchine

 

    • quella dell'automatismo e dell'eliminazione del lavoro direttamente produttivo

Tutta la sua ricerca è rivolta all'analisi della seconda fase, vista come fase di evoluzione. L'unità è data dal rapporto uomo macchina. L'operaio determina l'uso della macchina facendole eseguire ad un momento stabilito una delle tante operazioni di cui esser capace il nuovo sistema è definibile in termini tecnici. Nella seconda fase si generalizza la presenza di un soggetto sociale, una nuova classe operaia all'interno della quale prevalgono gli operai a minor grado di qualificazione. Nella fase precedente era l'operaio di mestiere la figura dominante, nella seconda si afferma l'operaio comune.

  • IL PROCESSO LAVORATIVO E IL CONTRATTO SUL LAVORO

 

EDWARDS: individua tre diverse modalità di controllo sul lavoro
( Corrispondenti alle diverse fasi dello sviluppo del capitalismo industriale e a diverse situazioni produttive):

    • Personale: o semplice, quello direttamente esercitato dall'imprenditore, dal supervisore o dal caporeparto, corrisponde alla fase iniziale dello sviluppo industriale, quando ancora il padrone al cavo esercitava direttamente il potere intervenendo nel processo lavorativo.

 

    • tecnico: quello determinato da tempia da modo di funzionamento del macchinario
    • burocratico: basata su regole norme definite dall'azienda e sottoscritte da lavoratori, si basa sul principio di replicare e col forare il controllo nella struttura sociale o le relazioni sociali sul posto di lavoro. L'origine di questo controllo va ricercata all'interno del tradizionale sistema industriale ma si applica meglio a imprese di tipo nuovo con organizzazione di lavoro meno rigida

 

  • LE TRASMORMAZIONI RECENTI DEL LAVORO INDUSTRIALE

 

Il processo di vertical disintegretion avrà luogo nella produzione industriale. Il processo di integrazione implicava la crescita della scala produttiva con la concentrazione all'interno della stessa azienda di un numero crescente di attività ed i prodotti intermedi, con la deverticalizzazione una serie di attività viene collocata all'esterno. Just in time e qualità totale sono termini usati nel dibattito sull'organizzazione del lavoro e il modello giapponese. Con il primo si intende la caratteristica del modello per cui l'azienda è sempre capace di garantire l'asimmetria tra la domanda proveniente dal mercato e l'offerta del prodotto, con lo scopo di evitare a accumulazione di scorte.

 

CAP. 4 LE CATEGORIE DEL MERCATO DEL LAVORO

 

  • IL CONCETTO DI MERCATO DEL LAVORO

L'occupato è un percettore di salario e o un percettore diretto di reddito da lavoro.
Il mercato del lavoro del contesto ideale all'interno del quale avviene la compravendita di una merce sui generis, che alla forza lavoro. La merce trattata non può essere fisicamente separata dal suo proprietario
La forza lavoro non nasce allo scopo di essere venduta.

  • COMPONENTI E DINAMICHE DEL MERCATO DEL LAVORO

 

Dal mercato del lavoro sono escluse le persone ritenute prive di capacità lavorativa, che nelle statistiche rientrano nelle non forze di lavoro, nella popolazione non attiva.

  • LA POPOLAZIONE ATTIVA: OCCUPATI E DISOCCUPATI

 

L'incidenza percentuale della popolazione attiva sulla popolazione totale si definisce tasso di attività.
è il tasso di occupazione non ha come base la popolazione attiva bensì la popolazione totale o quella in età da lavoro
il termine disoccupato si riferisce a quelle persone in età da lavoro che sono prive di un'occupazione retribuita, che la cercano attivamente e che sono disposte ad accertarla a determinate condizioni.

 

  • STRUTTURALFUNZIONALISMO E SEGMENTAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO

La strutturazione del mercato del lavoro si è sviluppata con modalità differenziate.

GORDON: all'origine del dualismo un compromesso tra i lavoratori delle grandi imprese a carattere monopolistico con elevato grado di produttività e i loro datori di lavoro. Questi ultimi si mostrano disponibili a fornire miglioramenti sul piano del salario e della sicurezza o nazionale a patto che risultino esclusivi privilegi dei lavoratori di questa componente del mercato del lavoro del cosiddetto mercato del lavoro primario. Nel mercato del lavoro secondario domina alla precarietà occupazionale, i salari sono bassi e le garanzie sindacali modeste o inesistenti.

nell'ipotesi di EDWARDS: i mercati del lavoro sono strutturati in tre diversi anche i cui lavoratori non competono la loro. I2 sentimenti primari del mercato sono caratterizzati dalla concorrenza interna all'azienda, ha un alto grado di stabilità occupazionale e dalla crescente impermeabilità rispetto alla concorrenza che deriva dall'offerta di lavoro con caratteristiche sociali personali.

 Le teorie del dualismo e della segmentazione possono contribuire a spiegare le crescenti incongruenze che si sono verificati di licenze a proposte della relazione tra disoccupazione, l'immigrazione i livelli salariali. La flessibilizzazione ha un impatto ambiguo sulla segmentazione del mercato del lavoro viene praticata al fine immediato di spostare forme lavorative dai sentimenti primari verso l'area secondaria, ma sconvolge l'intero impianto di strutturazione dei mercati del lavoro verso forme di frammentazione sempre più difficili da controllare.

  • SALARIO E COSTO DEL LAVORO

 

Il salario: è ciò che il lavoratore ottiene in cambio della sua prestazione lavorativa. Quando il lavoratore non è salariato non è dipendente, è autonomo.
per Marx il salario è dato dal livello di sussistenza dei lavoratori cioè diversa nelle diverse società e rapporto al tv di sviluppo sociale.
secondo l'economia concessionari il salario è determinato dalla produttività del lavoro e dal libero gioco della domanda dell'offerta.
bisogna tener conto della differenza tra paga nominale e reale:

  • paga nominale: ciò che il lavoratore ha nella busta paga.

 

  • Paga reale: la capacità di acquisto che il salario nominale a e dunque corrisponde alla quantità di beni e servizi acquistabili con il denaro contenuto della busta paga.

 

 

 

 

 

CAP. 5 LAVORO E SISTEMI OCCUPAZIONALI OGGI

 

  • DIVERSITà E CONVERGENZA NEI SISTEMI OCCUPAZIONALI

Attraverso le differenze di genere i paesi sembrano considerarsi in tre modelli:

    • In Gran Bretagna e Svezia i tassi di disoccupazione femminili sono inferiori a quelli maschili per ragioni diverse, per la diffusione di opportunità di lavoro part-time mal pagato nei servizi privati, e Svezia grazie all'assorbimento di gran parte della forza lavoro femminile nel settore pubblico.

 

    • in Germania e in Francia non si osservano ampie differenze nell'incidenza della disoccupazione

 

    • in Italia e Spagna la disoccupazione femminile è circa doppia rispetto a quella maschile
  • IL LAVORO AUTONOMO

 

I lavoratori autonomi non sono garantiti da contratti di lavoro per quanto riguarda orari, obbligo di funzionamento, contributi previdenziali, assunzione e perdita del lavoro, manda norme relative orari di apertura degli esercizi pubblici e concessione delle licenze, l'iscrizione agli Albi professionali e deontologia professionale. Successo del reddito sono collegati con la capacità di interagire direttamente con il mercato, di consolidare e ampliare i rapporti con la clientela, di aggiornare la propria professionalità, di mettere in pratica strategie innovative e adattarsi a nuove esigenze e domande.

  • L’OCCUPAZIONE FEMMINILE

 

Le donne occupate hanno quasi tutte un lavoro a tempo pieno che cumulo non carico domestico elevato. L'espansione dell'occupazione delle donne è avvenuta grazie alla crescita di protezioni considerate tipicamente femminili: ciò ha protetto le donne dalla concorrenza maschile, concentrandole in alcuni settori.

 

  • IL LAVORO DEI GIOVANI

I giovani entrano tardi nell'occupazione perché restano a lungo nella scuola e poi hanno difficoltà a trovare lavoro per restano disoccupati e si inseriscono con modalità più flessibili e temporanee nei settori più innovativi.
Questa sproporzione è presente in quasi tutti paesi industrializzati e costituisce un segnale di mutamento rispetto al passato quando il lavoro a tempo parziale era tipico delle donne sposate con bambini a carico più diffuso tra le donne adulte di tra le giovani.
Nel considerare le esperienze di lavoro e disoccupazione dei giovani gioco ruolo importante il modello di coabitazione con meno quella famiglia di origine e il rifiuto di giovani ricevono da genitori e parenti.
Si può parlare non ho quasi quattro modelli di transizione giovanile all'età adulta:

  • quello dell'Europa meridionale dove giovani abitano e sono sostenuti finanziariamente dalla famiglia d'origine
  • quello dell'Europa centrale: i giovani non coabitano ma sono sostenuti finanziariamente dalla famiglia d'origine

 

  • quello nordico: in giovani non coabitano e sono sostenuti dai programmi pubblici, oltre che dalle famiglie
  • quello britannico: in giovani non coabitano e non sono sostenuti da programmi pubblici e dalle famiglie

 

La proporzione dei giovani che fanno lavoro autonomo è quella degli occupati nell'industria. Il primo è relativamente omogeneo. La prima fase della carriera lavorativa è caratterizzata da esperienze di lavoro dipendente anche per quei soggetti che si metteranno in proprio o subentreranno le attività dei genitori. l'alta concentrazione di giovani elucubrazioni industriali potrebbe sorprendere un sistema occupazionale più conservativo ma anche riflettere la maggiori innovatività delle piccole industrie e una minore capacità di attrazione per i giovani minuscola i dati dei servizi, che può essere intesa come un indizio di lentezza nei processi di defamigliarizzazione e di sviluppo di servizi di welfare sia con l'esistenza di barriere culturali e legali all'espansione dei maejobs.

  • I SOTTOSISTEMI OCCUPAZIONALI ITALIANI E L’EUROPA

 

La principale caratteristica del sistema occupazionale italiano è la differenza tra il 100 il nord il suo i dati sul sistema occupazionale italiano sono poco indicativi perché costituiscono la media tra situazioni opposte. Al nord la questione centrale la doppia presenza perché l'occupazione delle donne sposate sta raggiungendo livelli europei. Al sud resta dominante l'esercito delle casalinghe.

 

CAP. 6 CONFLITTO E SINDACATO

 

  • PREMESSA

Il sindacato: l'organizzazione di difesa rappresentanza un il suo ruolo è diventato massimo nella fase fordista. La controparte del sindacato rappresentata da datori di lavoro. Il sindacato può delegare i lavoratori a partire dal posto di lavoro oppure su base territoriale. Le strutture periferiche del sindacato possa avere un diverso grado di autonomia rispetto a quelle centrali i sindacati di categoria possono essere aggregati in confederazioni sindacali. L'iscrizione al sindacato è libera. La principale arma di lotta dei sindacati allo sciopero, l'astensione dal lavoro, che può avere forme e caratteristiche diverse.

  • AFFERMAZIONE ED EVOLUZIONE STORICA DEL SINDACATO

 

La durezza delle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia è proporzionale alla portata dello scontro e l'inconciliabilità del conflitto. 1000 mutualismo si trovano sia le radici delle organizzazioni sindacali, sia quelle del moderno welfare state.

  • IL CONFLITTO INDUSTRIALE E L’OGGETTO DELLA CONTRATTAZIONE

 

Il sindacato protagonista del conflitto che caratterizza questa società.

DAHRENDORF: considera il conflitto istituzionalizzato un fattore che attiva lo sviluppo della società industriale.
La tradizione marxista vive alla base del conflitto la contrapposizione degli interessi nei rapporti di produzione e nella distribuzione della ricchezza, egli considera centrali i rapporti di autorità e identifica la base del conflitto industriale nel grado di subordinazione dei lavoratori di fabbrica.
L'operaio è anche su nature capaci di sostenere la domanda di beni di consumo; l'impresa e fan dei suoi profitti espandendo anche la scala di produzione e realizzando processi produttivi, il che permette di pagare anche salari elevati.
il risultato dell'azione sindacale e della contrattazione fra lavoratori e datori di lavoro si concretizza nel contratto di lavoro la durata della prestazione fissata su base giornaliera della durata standard di una giornata di lavoro è di 8 h in Italia c'è stata una riduzione del numero delle ore lavorative nel corso della settimana passate da 48 a 46, ciò che ha permesso la riduzione dell'orario è stato rilevato l'incremento della produttività del lavoro.
i principali sindacati italiani si caratterizzano come sindacati di classe per l'attenzione mostrata le tematiche che restano dall'azione sindacale in senso stretto i sindacati di mestiere sono associativi nel senso che limitano l'azione ealla rappresentanza degli interessi stretti degli associati.

  • ORGANIZZAZIONE INTERNA E RAPPOSRTI CON I ARTITI POLITICI

 

L'ambito del sindacato è rappresentato dalla contrattazione collettiva e dalle tematiche attinenti al lavoro la contrattazione stessa può implicare una maggiore o minore autonomia dei momenti organizzativi periferici. All'interno del modello meno corporativi scavi sono tre soggetti: lo Stato, le organizzazioni dei lavoratori e le organizzazioni padronali.

 

CAP. 7 LA DIVISIONE DEL LAVORO PER GENERE E PER Età

  • INTRODUZIONE

 

Da un lato la combinazione tra progresso sanitario a comportamenti demografici rende minimo rivendica un lavorativo delle donne, compensato dalla protezione giuridica a favore della natalità, dall'altro persistono divisioni che hanno sacrificato generazioni di donne alla cura di mariti, figli e genitori anziani.

  • LE DONNE TRA IMPEGNI DOMESTICI E ATTIVITà RETRIBUITE

 

La divisione in genere si compone di tre aspetti interconnessi:

    • L'attribuzione di responsabilità domestiche non pagate, che esclude una quota dell'impegno femminile dal mercato del lavoro e che confina con la partecipazione femminile di lavori a tempo parziale, rendendo le donne in tutto o in parte dipendenti dei redditi maschili
    • La segregazione dell'occupazione delle donne in ambiti lavorativi specifici spesso specializzati in attività di cura, dove la professionalità e meno riconosciuta, i salari più bassi e le potenzialità di carriera limitate

 

    • La minore probabilità che le donne a scendano a ruoli dirigenziali anche quando le pari opportunità sono garantite ed efficiente mente incrementati

L'esternalizzazione ha messo in moto un circuito virtuoso che ha liberato le donne all'impiego domestico a tempo pieno creando occasioni occupazionali per le stesse nei nuovi servizi.

 

  • LAVORO DEI GIOVANI E PENSIONAMENTO DEGLI ANZIANI

Le condizioni industriali hanno sviluppato forme di regolazione del lavoro fondato sull'età: la produzione del lavoro minorile e lo sviluppo di educazione e formazione professionale al di fuori dei contesti familiari le pensioni sono una costruzione storica sociale variata che si è consolidata con la maturazione di sistemi di welfare delle società industrializzate fondate sulla diffusione del lavoro alle dipendenze di organizzazioni elevata produttività. La questione del lavoro del sostentamento degli anziani in un regime sociale fondato sull'oro estratto è andata dai diversi aspetti interconnessi. Si riconosce un diritto dei lavoratori a essere mantenuti anche quando non sono in grado di lavorare sono stati fissate alcune regole: l'obbligo di versare una parte del proprio reddito a un fondo pensionistico pubblico, con limiti di età al compimento della quale ci si devi ritirare dal lavoro e un numero di anni lavorativi.

  • CONCLUSIONI

 

Il corso di vita lavorativo della divisione di genere del lavoro si sono andate differenziando a partire dall'intreccio fra carriera agronomi dipendenti. Le prime sono rimasti lunghi meno regolate il soggetto all'ordine vigente all'interno della famiglia. L'aumento della longevità e il parallelo incremento del costo di welfare per mantenere gli anziani mette in difficoltà tutti sistemi di welfare capitalism.

 

CAP. 8 LA DISOCCUPAZIONE

 

  • LE 3 FORME DELLA DISOCCUPAZIONE

Disoccupazione come fenomeno involontario che colpisce lavoratori salariati bisogna avere lo condizioni: che la disoccupazione abbia una certa portata e che essa sia visibile.

BEVERIDGE: vi introduce la concezione della disoccupazione quale problema immanente alla produzione industriale, che si presenta con gravità e sistematicità, soprattutto a causa del funzionamento del mercato del lavoro.

KEYNES: c'è una quota della disoccupazione è chi può essere riassorbita solo grazie alla disponibilità dei lavoratori ad accettare salari più modesti. per quel che riguarda i possibili rimedi spassa il problema sul piano degli investimenti dei consumi: in situazioni disoccupazione dovuta a carenza di domanda,1 politica di investimenti pubblici, aumentando il monte salari e stimolando i consumi, può ridurre la disoccupazione tra all'estensione della base occupazionale e allo stimolo fornito alle industrie produttrici di beni di consumo.

Questi due autori si riferiscono alla disoccupazione della società industriale e la figura del disoccupato prevalente è l'operaio di fabbrica che ha perduto il lavoro.

Tre forme principali disoccupazione:

    • La disoccupazione, non ora stato operaio ma tende a diventarlo

 

    • La disoccupazione di chi è già stato operaio, di chi vive nel contesto della società industriale, e ha perduto l'occupazione. La condizione operaia è una condizione normale e la disoccupazione è un incidente rispetto a tale stato.
    • La disoccupazione di chi non è mai stato operaio e a scarse possibilità di entrare nella condizione operaia.

 

I disoccupati del primo tipo non hanno rilievo oggi. I disoccupati della Secondo tipo rappresentano una frazione della disoccupazione attuale. La forma di disoccupazione oggi dominante la terza, rappresenta la disoccupazione propria del postfordismo, la domanda di lavoro non si riduce ma quella di lavoro stabile alle dipendenze.

  • IL MODELLO MEDITERRANEO DELLA DISOCCUPAZIONE

 

Quando si analizza la disoccupazione devono essere presi in considerazione quattro dimensioni: quanti sono i disoccupati, chi è disoccupato, qual è la durata della disoccupazione è come sta chi è disoccupato.
La prima dimensione riguarda la capacità economica del sistema di garantire alla gente e più alti livelli d'occupazione.
La seconda riguarda la composizione demografica sociale professionale della disoccupazione.
La terza riguarda l'incidenza della disoccupazione di lungo periodo rispetto a tanti libelli che possono esser i ricorrenti o meno.
nella quarta riguarda la capacità del sistema di garantire la sopravvivenza a coloro i quali perde un lavoro o non hanno ancora avuto la possibilità di lavorare.

Le principali caratteristiche del modello Mediterraneo della disoccupazione sono un basso tasso di partecipazione della forza lavoro e un elevato tasso di disoccupazione, concentrato tre giovani. È una disoccupazione scarsamente: pochi sono i disoccupati che godono di sussidi o benefici assicurativi e questi sono concentrati tre disoccupati adulti. I giovani disoccupati non gravano direttamente sul sistema di welfare. per quel che riguarda l'Italia, dalla concentrazione della disoccupazione nelle fasce di età giovanile, e tra le donne, può essere collegata due gruppi di fattori. Il primo riguarda il sistema italiano di relazioni industriali caratterizzato da una forte difesa del posto di lavoro dei disoccupati per cui i maschi adulti finiscono per avere minori rischi di disoccupazione.

 

 

  • FINE O CAMBIAMENTI RADICALI DEL LAVORO?

 

I fenomeni della jobless growth, crescita senza occupazione, sottolineano come lo sviluppo economico non sia più capace di creare nuovo lavoro secondo la tesi della crescita senza occupazione si starebbe determinando su vasta scala una forma di disoccupazione tecnologica dovuta all'intenso ritmo dello sviluppo tecnico e al massiccio processo di sostituzione di macchine agli uomini.
La disoccupazione di massa sarebbe cascato anche dall'indisponibilità dell'offerta a sua volta determinata dall'esistenza di un sistema di welfare benevolo e permissivo.
I programmi di workfare : il suo obiettivo è duplice, tenere fuori dalla disoccupazione il quarto numero di persone possibile e al contempo di risparmiare sulle spese di welfare in particolare sulla spesa dei sussidi.

CAP. 9 GLOBALIZZAZIONE E MIGRAZIONI DEL LAVORO

 

  • PREMESSA

Nella internazionalizzazione del mercato del lavoro intendiamo quel processo per cui un crescente numero di paesi è interessato dalle migrazioni come aria di partenza.

  • L’IMMIGRAZIONE NELLA SOCIETà POSTFORDISTE

 

Con la deindustrializzazione la natura stessa della domanda di lavoro cambia il modello di sviluppo complessivo si modifica c'è anche una sostanziale modificazione qualitativa della domanda di lavoro. le global cities: città non più industriali ma grandi centri terziari che governano l'economia mondiale.(sassen)

  • DOMANDA E OFFERTA DI LAVORO A LIVELLO INTERNAZIONALE

 

La forte pressione all'immigrazione dei paesi del terzo mondo ha portato gli studiosi a focalizzare l'attenzione sull'effetto spinta, sul fatto che all'origine di flussi che sia in primo luogo la povertà e la conseguente mancanza di opportunità economiche delle popolazioni dei paesi sviluppati.
Secondo HARRIS: i motivi che stanno alla base dell'ingresso di lavoratori provenienti dal terzo mondo i paesi a economia avanzata sono complessi e per capirli bisogna tenere conto anche del ruolo della domanda di lavoro. Le frontiere sono chiuse all'immigrazione legale in tutta Europa e le quote d'ingresso ufficiale per motivi di lavoro sono molto limitate. Agli effetti della chiusura sono duplici: da una parte si riduce il numero degli ingressi, dall'altra si creano le condizioni per l'aumento dell'incidenza dei lavoratori irregolari e clandestini.

 

  • IL LAVORO NEI PAESI DI NUOVA IMMIGRAZIONE

In Europa le differenze più significative si riscontrano da paesi di tradizionale immigrazione e quelli di nuova immigrazione. I primi hanno conosciuto la fase delle grandi migrazioni dell'epoca dello sviluppo industriale. I secondi conoscono solo la fase postindustriale. Il lavoro domestico si colloca nel quadro della terziarizzazione della domanda di lavoro e a una serie di specificità da domanda di lavoro è espressa da famiglie. L'occupazione nei servizi è quella terziaria, è l'occupazione prevalente.

 

 

  • CONCLUSIONI

La differenza tra collocazione degli immigrati nei paesi di nuova e di tradizionale immigrazione consiste nel fatto che nei primi esiste già un'esperienza consolidata del fenomeno portava alla formazione di comunità di immigrati e allo sviluppo di politiche di accoglienza riguardanti anche la condizione lavorativa. Gli immigrati della fase precedente quella del grande sviluppo industriale, erano in prevalenza europei che hanno voluto avvalersi non solo delle norme sulla libera circolazione della manodopera ma anche di una legislazione protettiva sia sul piano delle condizioni di lavoro, sia sul piano dei benefici del sistema di welfare. I nuovi immigrati, grazie alla loro più elevata disponibilità ad accettare condizioni di lavoro meno stabili e garantite soddisfano in maniera efficace il nuovo tipo di domanda di lavoro. A determinare le loro condizioni di vita e di lavoro contribuiscono anche le politiche migratorie.

 

Fonte: http://www.sociologia.uniroma1.it/users/studenti/Riassunti/Riassunti%20vari_hakuna/IL_LAVORO.doc

Sito web da visitare: http://www.sociologia.uniroma1.it

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