Lezioni di Storia della Filosofia Morale

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Lezioni di Storia della Filosofia Morale

John Rawls, Lezioni di Storia della Filosofia Morale

Nota all’edizione italiana, di Salvatore Veca

Questo volume è la traduzione italiana dell’ultimo corso di lezioni di storia della filosofia morale, tenuto da John Rawls a Harvard nel 1991. Come ricorda nella sua prefazione la curatrice dell’opera, Barbara Herman, l’autore di Una teoria della giustizia ha dedicato costantemente parte del suo insegnamento allo studio di alcuni testi classici della filosofia morale, a partire dal 1962. Nel corso di trent’anni circa di lezioni sui classici del pensiero, i temi e la struttura dei corsi di Rawls hanno naturalmente subito mutamenti e trasformazioni, connesse agli sviluppi della sua ricerca teorica e dell’ininterrotta indagine filosofica sulla teoria della giustizia. La versione curata da Barbara Herman riflette la fase matura della sistemazione di Rawls, che nei primi anni Novanta stava portando a termine la lunga e tenace opera di revisione e riformulazione delle tesi del grande libro del 1971. Le lezioni ruotano intorno all’esame e all’interpretazione del pensiero di Kant. Facendo perno su una complessa lettura della prospettiva etica kantiana, Rawls esplora le dottrine di Hume e di Leibniz, per concludere con un esame e un’interpretazione delle tesi della filosofia del diritto di Hegel connesse, in particolare, alla nozione cruciale di eticità.
Le Lezioni di storia della filosofia morale sono un contributo filosofico di grande importanza, per almeno tre tipi di ragioni. In primo luogo, la lettura e lo studio delle interpretazioni dei classici, proposte da Rawls, consentono di accedere ad uno dei cantieri e dei laboratori, in cui si è venuta definendo nel tempo la monumentale costruzione dell’offerta di teoria normativa da parte del più grande e influente filosofo politico della seconda metà del secolo scorso. Il confronto con le risposte che, almeno entro la nostra tradizione intellettuale, filosofi della statura di Hume e Kant, Leibniz o Hegel, hanno tentato di dare nel tempo alle domande su come dobbiamo convivere, mette capo a esiti teoricamente importanti: alla messa a fuoco di una varietà di impieghi della ragione pratica, alla definizione di tipi fondamentali del ragionamento morale, all’esame delle ragioni della normatività. In particolare, l’insegnamento di Rawls mira ad offrire un’interpretazione coerente del meglio che, entro la nostra tradizione, i grandi classici del pensiero morale sono riusciti a fare, in una varietà di circostanze e contesti, per venire a capo delle più difficili questioni che toccano i modi in cui dovremmo vivere insieme le nostre vite. Il lettore di Una teoria della giustizia e di Liberalismo politico trova così, nelle Lezioni, alcuni degli elementi portanti della grande costruzione teorica della teoria della giustizia come equità e delle tesi principali del liberalismo politico. Il lettore riconosce o, a volte, scopre alcune delle componenti essenziali del progetto architettonico di Rawls.
In secondo luogo, le Lezioni esemplificano un aspetto significativo del più ampio contributo innovativo, che Rawls ha dato alla filosofia politica e sociale del ventesimo secolo. L’aspetto significativo coincide con il riconoscimento dell’interesse propriamente filosofico della storia del pensiero, un riconoscimento non abituale nella tradizione che per mera convenzione possiamo chiamare analitica, entro cui la ricerca e l’insegnamento di Rawls si situano. La storia della filosofia non è semplicemente il suo archivio, ne è piuttosto una parte. E una parte essenziale. Giova chiarire questo secondo tipo di ragioni dell’importanza delle Lezioni, per rendere conto in modo preciso della natura dell’interesse propriamente filosofico che per Rawls ha lo studio della storia del pensiero. L’interesse propriamente filosofico dipende dal fatto che non disponiamo di una definizione non controversa di criteri di valutazione del progresso nella conoscenza filosofica, dal fatto che la storia delle dottrine filosofiche non ha carattere cumulativo o lineare e, infine, dal fatto fondamentale che non si dà una famiglia stabile o costante nel tempo di problemi o domande filosofiche.
La tradizione intellettuale del lavoro filosofico è intrinsecamente pluralistica e non convergente. L’accettazione delle soluzioni via via proposte per i problemi e le questioni filosofiche dipende dagli schemi di pensiero, entro cui esse sono apprestate e offerte al giudizio. I contesti e le circostanze entro cui Hume o Kant, Leibniz o Hegel hanno tentato di rispondere alle questioni difficili a proposito di come dobbiamo convivere nel tempo, non sono i nostri. Né le questioni sono le stesse. Né sono costanti gli schemi di pensiero, entro cui cerchiamo di venire a capo delle nostre questioni. Possiamo forse dire così: un sistema mobile di prossimità e distanza sembra contraddistinguere i nostri modi di leggere i classici dell’indagine filosofica. Qual è allora il contributo propriamente filosofico che Rawls sostiene derivi dallo studio dei classici? Possiamo rispondere sostenendo che il confronto con i grandi testi della tradizione è illuminante per due ragioni: i) perché ci dischiude un repertorio di possibilità alternative di pensiero filosofico e ii) perché ci induce, come per effetto di contrasto, a mettere a fuoco lo schema di pensiero, a volte implicito e non articolato, entro cui noi siamo alle prese con le nostre questioni. L’interesse propriamente filosofico dello studio della storia del pensiero è così connesso agli effetti che l’esplorazione di uno spazio di possibilità di pensiero ha, o può avere, sul nostro tentativo di identificare, definire e cercare di risolvere i problemi filosofici che ci assillano.
Le Lezioni esemplificano, in terzo luogo, la fisionomia inconfondibile della lunga e tenace indagine filosofica dell’autore di Una teoria della giustizia. Lo stesso stile dell’esposizione, che mantiene fedelmente il carattere originario della comunicazione orale all’uditorio in aula, lascia trasparire con forza ed equilibrio la devozione di Rawls nei confronti dell’attività filosofica e della sua variegata tradizione. E il suo senso di responsabilità nei confronti dei suoi innumerevoli studenti e studentesse. Una delle caratteristiche che Rawls riconosce come proprie dei grandi testi della tradizione filosofica è la profondità e, al tempo stesso, la varietà dei modi in cui essi possono parlarci e, così, orientarci con maggiore chiarezza e senso delle possibilità nella nostra ricerca. Qualcosa del genere, ne sono convinto, può accaderci di provare nell’esperienza della lettura di questo volume. E questo rende conto, in conclusione, dell’importanza filosofica delle Lezioni di storia della filosofia morale.

 

Fonte: http://njord.feltrinelli.it/sito/giornalisti/fs/download_press/5000313.rtf

Sito web da visitare: http://njord.feltrinelli.it

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