Donna femminile e la donna virile

Donna femminile e la donna virile

 

 

 

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Donna femminile e la donna virile

Diventare Donna
Riflessioni e ricerca sull'identità femminile ad oggi

"Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire!"
Anna Magnani
INTRODUZIONE
Il tema del femminile è un tema oggi molto dibattuto che porta con sé molteplici significati e pregiudizi che lo rendono paradossalmente quasi un tabù: parlare oggi del femminile infatti assume toni ideologici e stereotipati nella stigmatizzazione di un femminile che a tutti i costi deve coincidere con l'ideologia femminista.
Viviamo in una società dove i diritti rivendicati dal movimento femminista sono stati riconosciuti (anche se molte femministe su questo punto avrebbero da ridire), dove la donna, insieme all'uomo, condivide stili di vita e di pensiero, dove può scegliere quale Dio pregare e a quale genere appartenere. La donna è libera, ma nonostante tutto è ancora insoddisfatta e arrabbiata. Perché e soprattutto con chi?
Siamo arrivate ad una tale negazione del nostro essere donna che nulla più ci rende felici, euforiche si, ma felici più nulla. Siamo in continua ricerca di qualcosa all'esterno che ci dia pace. È come se per una donna le cose importanti della vita fossero sempre da un'altra parte, in un'altra situazione, in un'altra relazione.
Siamo arrivate al punto massimo di malessere relazionale, sia con noi stesse, sia con le altre donne, sia con il sesso opposto, sia con il sistema globale.
...Siamo sul crinale... non è questione di andare avanti o tornare indietro, non è questione, come molti credono, di invertire la marcia, di “tornare a casa” o di far “tornare il patriarcato”. La questione è se ri-legarsi a sé, se salvare la propria differenza femminile o slegarsene definitivamente.... [M. Terragni, La scomparsa delle donne, 2007, 16]
Sono nata in una famiglia in cui i ruoli del maschio e della femmina sono stati ben distinti ma in cui non c'è mai stata prevaricazione, dove il problema della sottomissione femminile non si poneva. Mia madre ad esempio era contenta di avere cura delle cose del suo compagno di vita, al contempo mio padre era ben contento di progettare, costruire e decidere insieme a lei il loro futuro. Quello che contava era volersi bene: volere il bene dell'altro.
Uscendo dal mio nucleo familiare notavo come le dinamiche relazionali fossero invece molto diverse.
Mi colpiva ad esempio il fatto che nella maggioranza delle famiglie intorno a me, le donne ben più emancipate di mia madre e che effettivamente dominavano i loro mariti, fossero in realtà meno serene e molto meno soddisfatte. Sono passati 35 anni e purtroppo la situazione non mi sembra cambiata, ma anzi peggiorata.
Se infatti 50 anni fa si poteva sostenere a tutto tondo l'esistenza di un maschilismo sociale che si traduceva in difficoltà di carriera ad esempio, o in generale in un'immagine della donna dimessa e relegata ai compiti domestici, oggi ad osservare la realtà, guardare film, pubblicità, letterature di genere e simili, si può facilmente notare come l'immagine socialmente condivisa della donna sia invece centrata sul controllo, sulla forza. Goffman nel 1976 analizzò le immagini maschili e femminili nella pubblicità scoprendo come ad eccezione dell'ambito domestico, gli uomini venissero rappresentati nell'esercizio di ruoli di comando. Notò anche come la collocazione fisica delle donne nelle fotografie era più bassa di quella degli uomini. Se avesse svolto questa analisi al giorno d'oggi avrebbe notato l'esatto opposto.
Documentandomi e riflettendo sull'immagine della donna oggi, penso che il disagio, il malessere femminile nascano proprio dalla frenesia del fare, dal bisogno di dover riempire ogni singolo minuto della propria esistenza: lavoro, casa, figli, shopping, palestra, estetista, chirurgo, letture intellettuali per essere preparate al confronto col maschio. Malessere che nasce dal voler controllare tutto ed apparire perfette, perché questo vuol dire essere donna oggi. I media ci propongono modelli di donne belle, sorridenti, magre e iperattive che sono sempre più alla ricerca di prodotti che velocizzino e favoriscano il quotidiano, prodotti che rendano i propri corpi perfetti, con visi bamboleschi ma con occhi accattivanti e seduttivi, labbra carnose e nessun segno dell'età.
La società urla alla donna tre verbi da seguire per costruire un'identità sana: apparire, fare e sentire.
Siamo arrivate a creare una società dove la maternità è under attack [Terragni, 2007], chirurghi plastici in sala parto per eliminare le tracce di quella maternità, siamo arrivate a negare la bellezza del corpo di donna incinta prima e mamma poi, unico pensiero è riappropriarsi del proprio corpo e ritornare come prima... come nulla fosse accaduto, come tutte le donne dello spettacolo che pochissimi mesi dopo il parto ritornano sul palco con corpi ancora più scolpiti e perfetti “...prima o poi un utero di plastica ci dispenserà dall'incomodo...” [M. Terragni, 2007].
In questa tesi, ho deciso di approfondire il tema dell'essere donna sia nella differenza con il maschile che nella condivisione dell'appartenere all'homo sapiens sapiens che nella dimensione dell'integrazione tra i sessi.
Nella prima parte della tesi dedicandomi al tema della differenza sono andata a studiare le tipologie e gli stereotipi del femminile.
Nella seconda parte ho invece affrontato le questioni della condivisione e del confronto tra i sessi: l'aggressività maschile e femminile, il conflitto, il comune problema dell'appartenenza di genere.
Nell'ultima parte mi sono invece dedicata a proporre alcune forme di integrazione possibile nell'ottica delle relazioni evolute.
In appendice ho trascritto una serie di sms/catene che circolano attualmente tra le donne e che oltre ad essere rilevanti per i contenuti, mostrano lo stato dell'arte del conflitto tra femminile e maschile.
Ho infine deciso di escludere il tema della maternità per due ordini di ragioni: in termini funzionali, avrebbe richiesto un'enorme estensione del lavoro di ricerca; non volevo che l'ingombro emotivo di questo tema riducesse l'analisi del femminile alla sola maternità.
La maternità è del resto una caratteristica dell'affettività tipica del femminile ma non esclusiva dell'essere mamma.

Capitolo I
COS'E' LA DONNA OGGI
Nell'era del web, la mia ricerca è iniziata ovviamente in internet.
Per avere una visione un po' più completa di cosa significhi essere donna oggi, quali sono gli interessi femminili e cosa propone la società per il benessere della donna, ho trascorso un lungo pomeriggio a navigare in internet (per me è stato scoprire un mondo...). Ho visitato numerosi siti femminili e cliccando le varie aree proposte (attualità, bellezza, moda, oroscopo, salute, casa e cucina, vivere meglio, fai da te...) ho notato che di fondo il messaggio era il solito: per una sana femminilità, la donna oggi deve apparire, fare e/o sentire.
Riflettendo su questi tre aspetti femminili, mi son venuti in mente le tre dimensioni simbolico, dinamico, narrativo; apparire-simbolico, fare-dinamico, sentire-narrativo. Per quanto questo parallelismo possa funzionare sul piano descrittivo, sul piano pratico, la loro compresenza, così come proposti da questi siti femminili, non produrrebbe un reale benessere della persona, in quanto difettano di profondità e riflessione profonda sull'essenza ed identità femminile.
L'apparire simbolico rimane infatti ristretto ad un egocentrismo estetico e ad una ricerca di potere, in nessun modo modifica il punto di vista su se stessi o sull'altro. Così come il narrativo a cui si fa riferimento qui, non modifica realmente un vissuto interiore né di se né dell'altro, ma si limita ad un utilizzo strategico delle proprie capacità empatiche di condivisione. Al contempo il fare dinamico non si risolve in una pratica relazionale o realistica di soluzione ai problemi della vita.
In termini trasversali questi tre modelli appaiono dunque come ambizioni verso cui tendere, miti del femminile per essere accettate in società. Ovvero tutte forme, più o meno complesse ed evolute, di un narcisismo egocentrico privo di dimensioni reali di affettività e relazione evoluta con l'esterno. Dietro l'apparenza positiva di questi miti vedremo come purtroppo si nascondano modi di essere egoistici ed autorefenziali, dannosi tanto quanto i passati miti del maschile: dallo yuppismo, al rude silenzioso, all'hipster odierno.
A monte sembrano esserci a tutti gli effetti quell'ipersoggettivismo che la società di oggi propone in tutte le salse!
Prima di descriverle mi piace lanciare una provocazione sul tema del cambiamento del femminile negli ultimi 70 anni: “la società si andava modernizzando in modo tumultuoso... eravamo all'oscuro di tutto, senza anticorpi e nel giro di pochi anni siamo passate dall'obbligo di essere caste, con la gonna a pieghe, alla vergogna di essere vergini...” [L.Percovich, “La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni settanta”, Franco Angeli, Milano 2004]
La donna dell'Apparire
Ginette Paris, in La rinascita di Afrodite, [Moretti e Vitali, Bergamo 1997] offriva un'interessante sintesi descrittiva di un certo tipo di donne che possiamo includere nel profilo della donna dell'apparire: “costantemente preoccupata di provare che non è brutta, ma senza possedere più i mezzi per partecipare veramente alla bellezza... l'ossessione per il proprio aspetto esteriore diventa l'equivalente del bigottismo religioso di chi ripete meccanicamente formule vuote o gesti privi di anima...”.
La donna dell'apparire è una donna ovviamente appariscente, che si fa guardare, a volte perché davvero bella, a volte perché stravagante, a volte perché eccessiva. Dedica molte delle sue energie alla cura del corpo e alla sua immagine esteriore, organizza la sua giornata affinché ci sia del tempo da dedicare alla sua persona (si sveglia un'ora prima per prepararsi con cura). Frequenta centri estetici e luoghi alla moda e spesso ricorre al chirurgo anche solo per piccoli ritocchini.
Ama fare shopping: il suo è uno shopping quotidiano, in ogni occasione acquista qualcosa per sé, una crema, un make-up, un capo di abbigliamento a seconda di ciò che può permettersi. È una donna con una buona dialettica, e buone abilità sociali, ama apparire informata ed esperta in proporzione alla sua estrazione sociale. Apparentemente spontanea e invece molto strategica, racconta solo quello che lei ritiene utile dire e lo modula in relazione al suo obiettivo: è un'abile manipolatrice, raggira con modi tattici l'altro per ottenere ciò che vuole. Difensiva e controllante, si posiziona nello spazio in modo da avere sempre tutto sotto controllo. Nella relazione con altre donne vuole predominare ed essere la capobranco, è assertiva, difficilmente prende posizioni per paura di perdere benefit. Ama raccontarsi, le piace tanto che si parli di lei. In alcuni suoi aspetti è simile alla donna narcisista di Simone De Beauvoir, una donna che ama l'immagine di sè più della propria persona. Festosa che sa far ridere e trascorrere una buona serata in compagnia, ama essere la prima donna e attirare l'attenzione di tutti i maschi presenti. Molto seduttiva e sicura di sé, ha un modo di camminare intrigante, gli sguardi sono il suo forte, siede spesso con le gambe accavallate e sempre un po' di profilo. Vedo non vedo è la sua regola di base. Vuole piacere a tutti i tipi di maschio ma per sé cerca un uomo che non le tolga il palcoscenico, introverso ma non troppo che le prepari gli assist ma non faccia azioni autonome, un uomo che si faccia guidare e condizionare, che lasci a lei le decisioni ma sappia farle sorprese e farla sentire unica, ama ricevere regali ma anche farli, è il suo modo di dimostrare l'affetto. Il suo vivere interno è molto oscillante, passa da momenti di grande euforia a momenti di grande angoscia che cerca di arginare con controllo e rigidità, per questi motivi ha disturbi alimentari che solo raramente si esprimono all'esterno (come le ortoressie più complesse). In ambito lavorativo predilige lavori a contatto con le persone, anche qui dipende molto dalla sua estrazione sociale, dalla manager o responsabile di un settore alla segretaria classica, dalla rappresentante farmaceutica alla venditrice porta a porta di prodotti femminili, dalla farmacista alla commessa, dalla modella all'istruttrice di danza.
Difficilmente si propone come suffragetta o esplicitamente come femminista ma anzi, a volte si propone come una donna che riafferma l'importanza del maschile.
Come donna di casa è per tutte le caratteristiche fin qui elencate molto attenta all'immagine dei suoi figli e della casa (su cui spende molti soldi), effusiva ma isterica e dunque difficilmente affettuosa, vive oscillazioni interne che influiscono molto nel suo rapporto con i membri della sua famiglia. Le basta poco per esplodere con grande aggressività, anche se, ovviamente, a porte chiuse.
Dietro un mondo patinato ed edulcorato nel suo perfezionismo estetico e simbolico si nasconde però un egocentrismo molto forte. Ciò che conta è la sua vittoria, il suo potere. Non l'affetto che riceve o che offre perché anzi, questi sono segni di debolezza. Apparentemente impeccabile, povera, algida, solitaria, egoista nella sostanza.
In questa lettura dell'affermazione del femminile trovano spazio differenti modelli estetici: l'intellettuale carismatica ed intrigante di sinistra, la velina supersexy, la femminona dominante di destra, la madre anoressica anaffettiva o le lolita della cronaca odierna. Il femminismo intellettualistico dell'ideologia del gender fino al lesbismo conflittuale di matrice comunista ne sono fulgidi esempi. … “La ragazza perfetta deve avere tutto ed essere tutto: intelligente, sexy, spiritosa, ricca, disinibita, anzi, un po' puttana, piena di amici, lanciata verso una luminosa carriera e naturalmente molto molto magra, eventualmente con l'aiuto di alcol, droghe, ansiolitici e antidepressivi” [Terragni, 2007].
Spesso la sua storia personale è segnata da una sorta di catena matriarcale di madri anaffettive che mai le hanno insegnato a coltivare la sua identità e la sua anima. Nei fatti, il loro rapporto con i sentimenti è inibito e bloccato dal controllo che ne esercitano causato dalla paura che le muove. “Queste non sono ragazze che conquistano un piacere sessuale, queste sono ragazze che conquistano un riconoscimento sociale.  Il sesso è solo un mero strumento” scriveva provocatoriamente Ariel Levy, in “Sporche femmine scioviniste”, Castelvecchi, Roma 2006.
Questo tipo di donna ha imparato a contenere la sua angoscia con la strutturazione di forti schemi di controllo. Secondo il nostro modello personologico sarebbe una donna Avara e/o Sballona.
La donna del Fare
La donna del fare è ovviamente iperattiva, la giornata di 24 ore non le basta mai, è in continuo affanno per riuscire a completare tutto quello che si è prefissata di fare. Ha le braccia e le gambe sempre in movimento ma la sua mente è il vero carro armato, mentre fa una cosa lei pensa alle altre 150 da fare, e così non riesce a godersi i risultati ottenuti e le vittorie raggiunte. Non è eccessivamente attenta al suo aspetto estetico, è curata ma predilige la funzionalità e la praticità. La donna del fare è aggressiva, il suo passo veloce e deciso, quando passa si sentono i suoi tacchi.
Il suo rapporto con i soldi è molto pragmatico: non ama fare shopping, ma nelle occasioni di acquisto compra con fine di ridurre gli sprechi e gli eventuali ulteriori momenti di shopping. Cucina, pulisce, lavora, rammenda, è disponibile per chi ha bisogno, è sempre piena di impegni e solo a descriverla viene l'affanno. Il cibo per lei è funzionale, cucina per gli altri ma se è sola mangia un panino.
Il lavoro per lei è indispensabile. È competitiva, ambiziosa e molto esigente. Qualsiasi sia la sua estrazione sociale, i lavori che predilige sono comunque dinamici, impegnativi o creativi, e se può scegliere privilegia lavori autonomi: dall'imprenditrice alla politica, dall'artigiana al promotore finanziario, dal medico alla badante, dalla donna soldato alla sindacalista.
Le sue relazioni ovviamente sono relazioni dinamiche, dimostra il suo affetto facendo cose per gli altri, è altruista, le piace stare in compagnia ma in movimento, organizzare cene, pic-nic, gite fuori porta, ma il suo bisogno di accudimento non le permette di godere appieno questi momenti perché troppo impegnata a fare. Il suo rapporto con il maschio è davvero un testa a testa, la donna del fare è molto mascolina e fortemente autonoma, cerca un uomo che l'assorba ma al contempo che riesca a tenerle testa. In famiglia è una donna molto presente nei fatti, ma incapace di cogliere i bisogni altrui e spesso di lasciare spazi autonomi, con la sua inesauribile energia, guida tutto il suo gruppo. Il suo agire spesso è intimidatorio e decisionista.
La donna del fare è la femminista doc, la suffragetta, l'icona del femminismo liberale e marxista, libertà e indipendenza sono i minimi sindacali da lei accettati. È resiliente e autonoma. E' come la donna indipendente di Simone De Beauvoir, è fiera di bastare a se stessa, vuol vivere allo stesso tempo come un uomo e come una donna, ma in questo modo moltiplica le sue fatiche non riuscendo così a soddisfare alcun suo bisogno.
Volendola rappresentare con un grafo del nostro modello teorico sarebbe polarizzata sul ruminante, adesivo e/o delirante. La sua vita mentale e la sua carica interiore le riducono le sue capacità empatiche e la sua sensibilità, presa da sé a volte le sue parole sono taglienti e molto forti. 
Il suo vivere quasi esclusivo nella sfera dell'attivazione la rende sempre meno abile a reggere i carichi emotivi. Per la sua salute mentale, cerca di negare i propri vissuti e rimuovere i propri dolori. Più accumula dolore, più aumenta la sua reattività fino a diventare un treno in corsa senza macchinista.
La donna del Sentire
...E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta. [ Susanna Tamaro, Va dove ti porta il Cuore, 1994]
La donna del sentire è tutta concentrata nei suoi vissuti complicati, in cui si culla e si perde. Introversa, a volte timida, apparentemente umile e accondiscendente ma dentro di sé molto squalificante e autoreferenziale. Il suo agire è molto lento e complesso, per lei fare, prendere una decisione, sono un processo molto lungo, perché troppo esigente e giudicante con se stessa e con gli altri e quindi spesso insoddisfatta. Indugia su ogni decisione al fine di non avere mai responsabilità negli eventi. Il suo fine ultimo è mantenere stabili e costanti i suoi vissuti al di là di ogni segnale esterno. Fidarsi e abbandonarsi sono emozioni che difficilmente si concede. Ha ottime capacità empatiche che nel privato utilizza per condizionare i comportamenti altrui tramite manipolazioni, istigazioni, demotivazioni o squalifiche. Non parla molto di sé, è ambigua e sfuggente, da un lato per evitare ogni possibile giudizio, dall'altro perché teme di perdere il potere che acquisisce con i segreti. È un'amica disponibile, effusiva, presente, attenta ed accogliente, sa consolare, le piace molto ascoltare i vissuti altrui e dare consigli, vuole essere l'amica del cuore, colei che custodisce segreti e dolori di cui è esperta. Nel gruppo è una figura apparentemente invisibile invece è lei che ne regola il clima relazionale e lo stile. Ottiene nel complesso una apprezzabile immagine poiché all'esterno appare seducente, poetica, sensibile, delicata e fragile oltre che intrigante e intelligente. Tramite la sua effusività, anche quando edulcorata, esprime un'affettuosità che in prima istanza appare decisamente materna. Rappresenta l'ideale della madre-madonna ed in lei l'etica del sacrificio trova la sua massima espressione. È lei che rinuncia a tutto per i figli e per il proprio uomo, che sacrifica i suoi desideri per la felicità di chi le sta vicino. Dietro questo velo è però lei che fa sentire in colpa e chiede il conto della sua infelicità, ottenendo così un potere a volte anche maggiore di quello esplicito dei due modelli di donna precedentemente descritti.
E' una mamma molto presente e attenta, che cerca di educare i figli affinché essi diventino delle persone che possano avere nella vita tutto quello che a lei è mancato e che ha dovuto sacrificare per la famiglia.
Nel rapporto di coppia è la donna innamorata di Simone De Beauvoir [1949], quella che cerca di vedere con gli occhi del suo amato, legge i libri che egli legge, gli hobbies di lui diventano quelli di lei, adotta le sue amicizie così come le sue inimicizie, si fonde a lui con la speranza e poi la pretesa che diventino tutt'uno. Fa suo il mondo del suo uomo al fine di mostrargli cosa significhi veramente amare e quindi spera che presto anche lui faccia lo stesso. E quando questo non avviene l'amore così devoto si trasforma velocemente in disamore e a volte anche in odio.
Il lavoro non è tra i suoi obiettivi primari, predilige infatti impieghi saltuari o con orari flessibili, part-time, adattabili alle sue esigenze: dalla maestra alla casalinga, dalla veterinaria alla volontaria, dalla psicologa alla poetessa, dall'assistente sociale alla baby-sitter.
La donna femminile e la donna virile
Se i modelli presentati nel precedente paragrafo sono gli ideali a cui la donna odierna tende, è altrettanto utile adesso analizzare le varie forme che la femminilità assume.
Masini nel 2006 scriveva a proposito di forme di espressione del femminile e del maschile ed individuava due tipologie di femminile che vale la pena presentare sinteticamente poiché aggiungono utili elementi alla mia indagine sulla realtà del femminile odierno:
La donna femminile è descritta (sintetizzo da B. Giordani, 1991 e da  F.J.J. Buitenijk, 1967) come caratterizzata dal profondo bisogno di essere amata e, allo scopo di far volgere verso di sé tale attenzione d'amore, centrata su una personalità narcisistica (che egocentricamente desidera l'attenzione degli altri a sé). Questo tipo di donna si interessa quasi esclusivamente alla percezione delle sue emozioni, è ipersensibile alle personali reazioni, si sente facilmente ferita nell'amor proprio, ha sempre il bisogno di attirare su di sé l'interesse altrui, tende ad appoggiarsi ad altri richiedendo costantemente aiuto, può manifestare espressioni di umiltà anche eclatante ma non sincera. Non riesce a raggiungere oblatività nel rapporto altrui se non nelle caratteristiche pseudomaterne, sentimentalistiche e morbose.
Questo modo di vivere esclusivamente la propria identità sessuale e non costruire identità personale, la conduce a forme vuote e banali di vanità, di superficialità e di esteriorità.
Questa espressione della femminilità è, aggiunge l'autore, da considerarsi tipica dell'adolescenza umana in cui molte donne restano imprigionate per tutta la vita.
La donna virile è una persona che, per diverse cause (psico-bio-relazionali) ha rifiutato la sua identità di genere ed ha cancellato la sua emotività prendendo a modello atteggiamenti autoritari e voglia di dominio.
E' una donna risoluta che ha scelto di esprimere se stessa attraverso il potere ed ha trasformato la sua realizzazione di persona in obiettivi di coraggio, di sforzo, di impegno e di volontarietà. Si propone quasi come persona asessuata e non conciliata con la sua identità di donna, da cui prende distanza frammentando il sé. La rottura interna è infatti la sua caratteristica coperta dalla costante negazione di tal frattura: la prima conseguenza di questa condizione è la fuga dai rapporti intimi e significativi e la volontà di gestire costantemente in prima persona ogni tipo di rapporto. Il suo modo di fare è quello tipicamente maschilista ideologizzato per coprire con la motivazione della difesa della sua condizione un esagerato bisogno di dominio.
Tale mascolinizzazione si accentua quando tale donna struttura in maniera salda vincoli con altre donne che divengono veri e propri sodalizi. La potenza di queste relazioni è tale da regolare i diversi rapporti matrimoniali ed educativi che le diverse donne intrattengono.
La donna virile non ha una esplicita propensione per l'inversione sessuale, o, almeno, la manifesta in misura molto minore del maschio, in ragione della minor espressione psicobiologica del desiderio di appagamento sessuale oltreché per la maggior pressione sociale contro il lesbismo. Lesbismo che, tra l'altro, fa immediatamente cadere l'intero costrutto di credenza e di immaginari rivendicativi che tal tipo di donne esprimono contro l'uomo. Come potrebbe ancora essere critica nei confronti del maschio ove fosse divenuta esattamente come lui anche sul piano della caccia sessuale?
Le risorse degli idealtipi al femminile
Avendo finora posto l'attenzione sugli aspetti negativi e critici dell'essere donna oggi, iniziamo a presentare i punti di forza di ogni idealtipo femminile così da porre le prime basi per la costruzione di una nuova femminilità che abbia come focus il benessere della donna e delle persone al suo fianco.
La donna avara è una donna che sa gestire molto bene il suo tempo e organizzare anche quello degli altri. E' affidabile e solida, ambiziosa e controllante. E' protettiva, ha un gran senso di responsabilità e una grande attenzione e cura delle persone e delle cose.
E' una moglie presente che sostiene il marito pur rimanendo autonoma.
E' una mamma premurosa che esprime la sua affettività attraverso il suo prendesi cura nelle cose pratiche e quotidiane.
La donna ruminante è piena di energie che utilizza e mette a disposizione degli altri. Semplice e pratica, è una donna che difficilmente si da per vinta. E' istintiva e conflittuale. Da carica e incoraggia.
E' una moglie attiva e pragmatica che gestisce la casa da sola e libera il marito da molti impegni.
E' una mamma attiva e incoraggiante.
La donna delirante è creativa, dialogica, informata, ama confrontarsi, ricevere e dare stimoli culturali. Le piace dedicarsi ad attività di vario tipo come scrivere, dipingere, disegnare, leggere o ad esempio suonare.
E' una moglie propositiva e liberante che condivide con il marito interessi e passioni.
E' una mamma dialogante e che insegna ai figli a sognare e a incuriosirsi.
La donna sballona è solare e appassionata, ama stare in compagnia, è aggregante ed effusiva. La comunicazione è il suo forte, difficilmente resta senza parole. Le sue passioni sono la sua fonte di carica ed energia. Romantica e sognatrice.
E' una moglie passionale e calorosa che cerca nel rapporto con il marito condivisione ed emozioni.
E' una mamma per certi aspetti animatrice, amica, festosa che spinge i figli al gusto della vita.
La donna apatica è rilassata e semplice, ha grandi doti contemplative, sa attendere e cogliere le occasioni che le si presentano. Tranquillizzante e tollerante è una donna che riesce a consigliare e a canalizzare le energie nella giusta direzione.
E' una moglie rassicurante e stabile che assorbe e gestisce sapientemente il rapporto con il marito.
E' una mamma diplomatica che insegna ai figli l'equilibrio.
La donna invisibile ha grandi doti empatiche che la rendono molto sensibile, delicata e attenta ai bisogni altrui. E' timida e questo la rende una donna di poche parole, la comunicazione non verbale è per lei molto più semplice di quella verbale. Ama particolarmente la natura e gli animali, dimensioni che le permettono di esternare le sue emozioni che restano un pò inibite nel confronto diretto con gli altri.
E' una moglie che sostiene e accompagna il marito nelle battaglie quotidiane con la sua presenza solida e sottile.
E' una mamma che aiuta ma non invade, che consiglia e su cui si può contare.
La donna adesiva è generosa e affettuosa, sa voler bene, consolare e accontentare gli altri. I suoi amori sono la base solida della sua vita. E' una donna disponibile ed altruista, per lei essere d'aiuto è un modo di sentirsi utile. Fedele e calorosa ha un gran senso dell'amicizia e della famiglia. Sa stare in gruppo e riesce a fare gruppo anche con persone molo diverse tra loro.
E' una moglie accogliente che affianca il marito e fa squadra con lui.
E' una mamma avvolgente e gratificante che esprime il suo affetto in maniera diretta ed effusiva.


 

Capitolo II
IL MALESSERE FEMMINILE
La donna moderna è nei fatti una donna libera che può scegliere il suo ruolo nella società e il suo stile di vita. Nonostante i vari riconoscimenti e le autonomie conquistate, la donna dei giorni d'oggi vive però un malessere di fondo molto forte, che non è possibile spiegare solamente con la persistenza di casi, più o meno numerosi, di maschilismo. I "maschilisti", per quanto ancora esistenti anche se spesso celati, sono ormai una fetta della popolazione non più connessa a tutto tondo con i poteri forti.
Per contro la voglia di ascesa e successo delle donne di oggi, il loro bisogno di apparire forti ed autonome, il loro forte desiderio di divenire un essere perfetto, sembrano produrre un senso di incompletezza profondo, che le spinge a volere sempre più, a non accontentarsi, a cercare un riconoscimento che, fino in fondo, non sentono di ricevere. Perché?
Insoddisfatte della propria vita, delle proprie relazioni, dei propri ruoli sociali, dei doveri e dei diritti che hanno, le donne vivono un senso di affanno che le allontana dalla realtà e le spinge sempre più verso un mondo utopico, irreale, fatto di emozioni e solitudini, dove le relazioni assumono un aspetto sempre più conflittuale ed aggressivo.
Insoddisfazione, vittimismo, aggressività con i maschi e anche tra donne sono ad oggi lo stato dell'arte di un femminismo che appare sempre meno (almeno per le società occidentali) connesso alla realtà sociale. Femminismo che a volte, sembra essere, proprio per questa sua assurdità, la prima causa della sofferenza e dei disturbi di molte donne che oggettivamente non vivono nelle condizioni delle donne dell'ottocento. Cerchiamo di capire meglio questa complessa condizione.
Uno sguardo a ritroso: dalle "quote rosa" alle origini del femminismo
L'attuale realtà delle cosiddette "quote rosa" descrive una situazione piuttosto articolata e che si presta a letture ideologiche.
In prima istanza v'è infatti l'acquisizione di un diritto alla presenza nella res publica di fatto imposto. Tra le righe di questa imposizione traspare invece, a mio avviso, una sottile squalifica, quasi che senza tale legge le donne non potessero da sole ambire all'impresa.
In seconda istanza si nota un'esplicita valorizzazione della donna che perde però peso nel momento in cui questa stessa valorizzazione sprofonda nell'acquisizione di importanza in quanto donna, piuttosto che in quanto persona competente.
Ad oggi (nell'arco di trent'anni di evoluzione sociale e lotta per i diritti) molte sono le leggi approvate nel nostro sistema legislativo a favore del femminile. Brevemente, elenco le più importanti per avere una visione oggettiva del lavoro importante che il femminismo ha svolto:

  • Legge 898/70 sullo scioglimento del matrimonio;
  • Legge 1044/1971 per l'assistenza all'infanzia che prevede l'istituzione di asili-nido pubblici;
  • Legge 1204/71 di riforma della legge sulla lavoratrice madre (assicura un’efficace protezione fisica alle gestanti e contiene la salvaguardia del posto di lavoro);
  • Legge 151/75 di riforma del diritto di famiglia che sanziona la parità dei coniugi (viene sostituita la “patria potestà” con la “potestà parentale”);
  • Direttiva 76/207/CEE sull’attuazione del principio di parità di trattamento tra uomini e donne per quanto concerne l’accesso al lavoro, la formazione, la promozione professionale e le condizioni di lavoro.
  • Legge 903/77 sulla parità di trattamento fra uomini e donne in materia di lavoro. In questa legge viene sancito il divieto di discriminazione nell’accesso al lavoro, nella formazione professionale, nelle retribuzioni, nell’attribuzione delle qualifiche e delle carriere professionali. Inoltre viene preclusa qualsiasi discriminazione basata sullo stato matrimoniale, di famiglia, di gravidanza.
  • Legge 194/78 sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria di gravidanza;
  • Direttiva 86/378/CEE sull’attuazione del principio di parità di trattamento tra uomini e donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale;
  • Direttiva 86/613/CEE sull’applicazione del principio di parità tra uomini e donne che esercitano un’attività autonoma, comprese quelle del settore agricolo, nonché tutela della maternità;
  • Legge 546/87 che estende l’indennità giornaliera di gravidanza e puerperio alle lavoratrici autonome, coltivatrici dirette, mezzadre, colone, artigiane ed esercenti attività commerciali (attuando la direttiva CEE 86/613 dell’11 dicembre 1986 che recita “parità di trattamento tra uomini e donne che esercitano un’attività autonoma e tutela della maternità”);
  • Legge 979/90 sull’indennità di maternità per le libere professioniste (sempre in attuazione della direttiva CEE 86/613);
  • Legge 379/90 sulla tutela della maternità per le libere professioniste;
  • Legge 164/90 che va a normare la Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri;
  • Legge 81/93 in cui viene sancito l’obbligo per gli enti comunali e provinciali di stabilire norme per promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organismi collegiali, nonché negli enti, aziende e istituzioni da essi dipendenti;
  • Legge 277/93 per la Camera basata su collegi uninominali maggioritari per il 75% e una quota proporzionale del 25% che prevede l'alternanza fra uomini e donne nelle liste;
  • Decreto legislativo n. 29/93, sulla parità e pari opportunità sia per l’accesso al lavoro sia per il trattamento sul lavoro relativamente alla gestione delle risorse umane (art.7) e sulla istituzione delle quote di donne nelle commissioni di concorso, sulla pari dignità di uomini e di donne sul lavoro e sulla partecipazione delle dipendenti delle Pubbliche amministrazioni ai corsi di formazione e di aggiornamento professionale (art. 61);
  • Legge 120/2011 quote di genere, che prevede la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate nei mercati regolamentati, giornalisticamente chiamata "quote rosa";

A seguito di tale presa d'atto viene automatico chiedersi come mai il femminismo, dopo tanti anni e tanti successi, non abbia placato o almeno in parte spento la sofferenza e l'insoddisfazione che le donne vivono, e anzi sembri essere una delle cause dello stesso. Indubbiamente alcune particolari realtà di maschilismo rimangono presenti nel territorio (quantomeno mediterraneo), ma la loro ricorrenza numerica non giustifica la lotta al maschilismo e al "dominio maschile" [Boudrou,1998] tanto invocata in passato.
Una sintesi storica del femminismo
Per un'analisi completa, facciamo un passo indietro: perché nasce il femminismo?
Per riconoscere alle donne i propri diritti, per dare loro libertà di parola e di esistere oltre le mura domestiche. Una battaglia per demolire il sistema patriarcale che negava loro la possibilità di essere persona.
È un'ovvia risposta alla società del tempo, una società dove gli affetti avevamo pochissima importanza, le relazioni erano prevalentemente ipocrite, piene di cortesie e formalismi, piene di valori finti (o almeno è una società che così ci viene sempre descritta).
Una cultura che ingabbiava e avviliva oppure condannava al silenzio e alla rassegnazione. Le mogli venivano scelte per accordi familiari o per appartenenza alla stessa classe sociale, due persone che si trovavano a condividere un luogo ma non un valore, non un sentimento se non quello della riconoscenza. Rapporti, quindi, basati sul sacrificio. Come ben sappiamo quando si vive di sacrifici prima o poi si presenta il conto e la rivolta femminile è la giusta partenza per avviare una rivoluzione del sistema sociale di quel periodo.
Le prime istanze dell'emancipazione femminile si verificarono tra la fine dell'Ottocento e l'inizio della Prima Guerra Mondiale, periodo di grandi cambiamenti economici, un grande aumento della produzione industriale, un allargamento del mercato e un sensibile aumento del reddito pro-capite, al quale corrisponde una crescita demografica e un potenziamento della domanda.
La nascita della società di massa consente l'entrata definitiva delle donne nel mondo del lavoro. La donna si confronta quindi con il mondo esterno e per quanto le venga concessa la possibilità di uscire dalla chiusura domestica, pochi sono i diritti che le vengono riconosciuti. Da qui il primo movimento femminista focalizzato sul riconoscimento dei diritti civili della donna.
In questa prima fase del movimento manca un'attenta riflessione sul piano delle differenze psichiche e antropologiche che verranno invece affrontate nella seconda ondata del movimento femminista degli anni '50 -'60, anni in cui il femminismo cerca di identificare quali siano i motivi da cui nasce l'ineguaglianza tra uomini e donne. Chi sono le femministe di questi anni e cosa volevano? Erano, in genere, donne istruite, che leggevano molto, creavano e consumavano cultura di alto livello appartenenti alla classe dirigente. Molte erano a favore della classe operaia, del socialismo, del pacifismo, del comunismo, dell'anarchismo, erano contrarie al razzismo, al capitalismo, all'imperialismo, alle religioni organizzate e alla pena di morte. Erano donne sempre pronte all'azione, eccentriche, bellicose, devianti che nonostante la parità giuridica e le uguali retribuzioni in ambito lavorativo acquisite, “sentono” ancora di non essere libere. Uno stato di malessere accompagna ancora il loro animo e non riuscendo ad individuare i reali motivi di questo disagio si scagliano sempre più sul maschio e sulla sua presunta superiorità.
Nel 1975 Oriana Fallaci nel suo libro "Lettera ad un bambino mai nato" parla a questo bambino/a che sta per nascere e augura a lui di nascere donna, perché essere donna "è un'avventura che richiede molto coraggio, è una sfida che non annoia mai". Partendo da questo assunto, l'autrice presenta tutti gli svantaggi dell'essere donna, che in sintesi estrema sono condizionamenti culturali, tesi a giustificare l'uso del potere da parte di quei pochi uomini che lo tengono saldamente in mano. Augura quindi a questa eventuale bambina di essere una donna coraggiosa che si attivi per il riconoscimento del femminile in una società maschile che la limita fino al punto che le donne vivono la loro condizione come una disgrazia.
Così il focus del femminismo si sposta pian piano dal riconoscimento sociale della donna alla distruzione della figura maschile, fino ad arrivare ad affermare che tutto il malessere sociale e femminile è causato dalla predominanza maschile, la quale non permette nonostante tutti i riconoscimenti sociali di dare alla donna quella libertà che le serve per sentirsi davvero libera di esprimere la sua essenza. Quindi la donna non ha altra via d'uscita se non vivere arrabbiata, delusa e rassegnata ad un ruolo sociale che non è il suo. Donna vittima, che lotta quotidianamente contro ingiustizie e soprusi, sola che non può fidarsi di nessuno se non di alcune sue simili. Obbligata ad avere atteggiamenti aggressivi e negativi per far fronte a questa realtà che le è ostile e che la etichetta come sesso debole e quindi inferiore.
Si è giunti ad un vittimismo così marcato che la maggior parte degli scritti sul femminile arriva a giustificare comportamenti aggressivi e modi di fare esasperati delle donne perché vittime di una società che non le riconosce, di una figura maschile che non è in grado di amarle e starle al fianco.
In alcuni scritti gli autori arrivano a distorcere addirittura i significati di miti e leggende per giustificare e approvare questi modi di agire del femminile. Carotenuto in "L'anima delle donne" [2013] arriva a sostenere che il mito di Medea e Giasone è la dimostrazione che la più grande forza femminile si nasconde proprio nelle sue reazioni di drammaticità estremizzate. Medea viene descritta come la vittima di un amore tradito, donna che di fronte ad un tale tradimento non ha altra via d'uscita se non la vendetta e lasciar trionfare la sua parte negativa e malvagia: "Tutto ciò che Medea fece, le orribili azioni che commise, furono il frutto del suo amore morboso e travolgente per Giasone e della dolorosa ferita infertale da lui" [Carotenuto, 2013, 42].
Il vero problema è che Medea non ha mai amato Giasone, ma ha sempre confuso il possesso e il controllo dell'anima di quest'ultimo con l'amore. Non è infatti l'amore a produrre la malvagia follia di Medea, ma proprio l'assenza di questo.
Medea vince la sua natura di madre e uccide i propri figli per ferire Giasone e per assicurarsi che egli non abbia una discendenza, per eliminare qualsiasi elemento in comune con l'uomo che l'ha tradita. Questo atteggiamento per quanto possa apparire tremendo è il motivo di fondo di molti delitti odierni o, quando non si arriva ad azioni così estreme, è a volte il motivo delle solitudini di tanti bambini schiacciati dai conflitti tra i genitori .
In questo modo il femminismo ha caricato e giustificato le donne ad atteggiamenti sempre più duri e distruttivi, a negare tutta quella parte del femminile che è affetto, accoglienza, quiete, contemplazione. Lottare, lottare e lottare ancora per ottenere rispetto e riconoscimento, ma senza sapere più di cosa si parla e per cosa si lotta, siamo arrivate ad un'esasperazione del femminile che non sa più neppure cosa vuole e a cosa tende.
"…A che cosa serve cercare disperatamente di prendere parola, con le quote, senza quote, in politica, nei consigli di amministrazione, in piazza, in TV e via dicendo, se poi ci tocca sempre parlare una lingua che non è la nostra, dire cose che non ci somigliano, e permanere nell'esilio?... Le cose sono andate così, e la differenza femminile è sul punto di estinguersi... non c'è quasi più nessuna che voglia prendersi la briga di essere donna.... [M. Terragni, 2007, 14].
L'assurdo è proprio questo e ha portato la donna ad acquisire uno stile di vita che non è suo, a divenire uoma, a rinnegare le differenze di genere che esistono e che le rendono diverse, affermando così di essere persone uguali con gli stessi bisogni e con le stesse aspirazioni. Una folle gara a voler apparire a tutti i costi un maschio per affermare se stesse, che sta portando la donna a perdere la propria identità femminile, fino ad arrivare a non riconoscere più quali siano i propri bisogni primari.
L'aggressività femminile
Al di là delle follie del mito di Medea, di tanti altri racconti mitologici e figure fiabesche, la donna odierna ha un livello di aggressività molto alto: si batte per i propri diritti e per la propria affermazione e pensa che l'aggressività sia il vettore necessario a portare nel mondo un modo diverso di essere e di pensare [M. Valcarenghi, L'aggressività femminile, 2003].
Le femministe sono così piene di aggressività che spesso si ritrovano a combattere tra di loro. Molti sono gli esempi di gruppi di femministe che al loro interno confliggono e si massacrano. E' un movimento che porta le donne ad inasprire i rapporti con chiunque si mostri diverso e avverso al proprio pensiero. Tolleranza zero, o sei con me o sei contro di me! Atteggiamenti estremi che portano la donna oggi a pretendere di affermare i propri pensieri senza concedersi il confronto con l'altro.
Da qui atteggiamenti esplosivi: è molto frequente sentire una donna che si vanta di aver avuto il coraggio di urlare in faccia al collega, al superiore, al marito, ad un'amica ecc..., di aver sbattuto la porta, di aver lanciato qualcosa.
E' ormai abbastanza solito assistere a scene di mamme che strattonano e sculacciano i propri figli con una carica eccessiva, oppure sentire ragazze per strada che utilizzano un vocabolario molto scurrile, a volte così volgare da non poterlo definire nemmeno maschile. O al contrario donne che esprimono la propria aggressività attraverso atteggiamenti aggressivi, producendo di fatto la violenza nei "carnefici".
Sempre la M. Valcarenghi distingue due tipi di donna: quella ipoaggressiva e quella iperaggressiva. La prima è quel tipo di donna che non ha il coraggio di fare, si vergogna, si nasconde dietro la sua incapacità di mettersi in gioco e rischiare, assertiva e quieta, il cui territorio viene continuamente invaso e distrutto per assenza o debolezza di strutture difensive. E' importante però ricordarsi che in questo profilo di vittima albergano anche tutte le caratteristiche di violenza della vittima.
L'iperaggressiva è invece quella figura femminile che protesta, urla, è una piantagrane, invadente, resiliente, che invade lo spazio altrui ma ha livelli di autodifesa enormi.
Entrambe queste figure femminili mancano di aggressività nella sua accezione positiva.
L'autrice inoltre, sottolinea la differenza tra aggressività e aggressione.
Con la parola aggressività” scrive “...intendo quella disposizione istintiva che orienta a conquistare e a difendere un proprio territorio fisico, psichico e sociale nelle forme più diverse... istinto che guida a riconoscere, ad affermare e a proteggere la propria identità.” 
L'aggressività sana è dunque quel processo motivazionale, dinamico, che idealmente possiamo collegare al ruminante (o all'emozione della rabbia) che definisce quel moto interiore che ci porta ad affrontare un compito, un problema, è tutto quello che ha a che vedere con l'ambizione, l'aspirazione. E' il moto di attivazione primaria che diventa base dinamica del processo affettivo. L'istinto aggressivo che spinge l'umano a difendere e a conquistare non può essere costruttivo se non accompagnato da un profondo livello di affettività. La chiave di lettura per un'evoluzione che spinge al miglioramento, infatti,  non può prescindere dall'affettività.
L'istinto, come sappiamo, non ha un codice etico, parte dal cervello rettile, è un comando primitivo che non viene codificato dalla coscienza morale, attacco/difesa.
L'aggressività con il proprio sesso
Il suo bisogno di controllo, di supremazia/dominio e di affermazione di sè, sempre maggiore e quasi mai appagante fa della donna un essere diffidente, invidioso e orgoglioso, in un conflitto con il maschio ma anche con il proprio sesso.
La paura che un'altra donna ci possa rubare il nostro uomo, il nostro lavoro, i nostri benefit all'interno di un gruppo, ci assilla e ci rende scettiche e distanti. Da qui la tendenza ad escludere le altre o ad ignorarle, a sparlare di loro per renderle sgradite agli occhi degli altri. L'istinto ad emergere mandando a fondo chi ci è vicino, con atteggiamenti aggressivi e meschini.
E così ecco schiere di arrampicatrici sociali ed emotive, che a colpi bassi, tranelli, doppi giochi, strategie psicologiche e pettegolezzi si tengono strette le loro posizioni. E' una rivalità nascosta e negata, ma la sua carica è a volte maggiore di quella maschile. Comportamenti obliqui, screditanti, di negazione, inganno, rimozione sono infiniti, subdoli, e sottili. In questo modo la donna pensa di prevenire gli eventuali futuri tradimenti e proteggere il suo mondo che a fatica è riuscita a costruirsi.
Ci insegnano fin da bambine a non fidarci delle altre donne, dei loro consigli, perché difficilmente sinceri e dati per farci del bene. Dobbiamo evitare il conflitto e gestire al meglio queste relazioni pericolose. Ed è per questo che è molto raro vedere due donne in uno scontro duro, in cui una vince e l'altra perde, come avviene nel mondo maschile. Spesso quando siamo in un ambiente composto prevalentemente da donne, la sensazione più frequente è di aver messo piede in un recinto di vipere, è un ambiente apparentemente tranquillo, dove il livello di analisi e controllo è molto alto e sono tutte sul chi va là, pronte ad avvelenarsi al primo sguardo.
Per sopravvivere in mezzo alle proprie simili bisogna parlare con circospezione, con cautela, in modo neutrale e indiretto e prestare molta attenzione alle donne che hanno più potere, imparare ad adularle, a manipolarle e a placarle e se si viene ferite mai attaccare direttamente ma issare le altre contro di lei [Phyllis Chesler, Donna contro donna, 2003]. Questi implicitamente sono i codici di relazione oggi tra donne. Siamo esseri con una buona capacità di confortare e proteggere solo chi non rappresenta una minaccia!
E coloro che si ribellano a queste regole femminili, che decidono di dire quello che pensano, che non si sottomettono ai codici ipocriti femminili, si ritrovano spesso tagliate fuori dal mondo femminile. Sono infatti quelle donne che non hanno grandi amicizie con le proprie coetanee ma anzi con persone di età differenti perché viste come modelli da imitare e perché percepite come persone sincere il cui consiglio merita ascolto.
La sensazione è che il conflitto di base tra donne sia il prodotto delle proiezioni che ogni donna si crea quando incontra altre donne: coltivano l'inconscia aspettativa di ricevere attenzioni materne da parte delle altre e non riconoscono la propria invidia o la propria competitività, lasciando inasprire le ostilità senza risolverle [Phyllis Chesler, 2003]. Le donne vivono l'illusione che appena stabilito un rapporto personale con un'appartenente al proprio sesso ci possa essere un'intimità istantanea che faccia di quella donna una vera amica o un'alleata. Pretendono di condividere con le loro simili un'enorme quantità di vissuti e quando queste aspettative vengono tradite allora la delusione è tale che le trasforma in nemiche, in pericoli per la loro stabilità e quindi persone da allontanare e, se non è possibile, da soggiogare e manipolare a proprio favore.
Ad un secondo livello di analisi inoltre la sensazione è che spesso le donne cerchino forme di auto-manipolazione mirate a celare/negare l'istinto competitivo (per il territorio, per i cuccioli, per i compagni) tipico di tutte le femmine del regno animale che finisce poi per esplodere in potentissime gelosie e possessività.
Nel nostro linguaggio relazionale dunque tendo ad individuarlo nelle seguenti opposizioni: da un lato la diffidenza prodotta dall'equivoco, da un altro il coatto dialogo frutto delle incomprensioni, ed in ultima analisi la delusione conseguente alla caduta delle aspettative reciproche.
Il rapporto con il maschile: somiglianze e differenze nel conflitto
Se il conflitto tra donne nasce dalla paura di perdere, quello con il maschile ha come centro il bisogno di conquistare e di sottomettere. Conquistare riconoscimento, autonomia, libertà, potere, controllo per sottomettere quella figura che per anni ha abusato del suo potere e ha umiliato la donna rilegandola nei soli ruoli sociali di moglie e mamma, un essere dipendente che per esistere aveva bisogno dell'uomo.
Questa gara con e contro il maschile ha invaso tutti gli ambiti relazionali tra i due sessi portando ad un duro inasprimento del loro rapporto. In "L'identità maschile", Elisabeth Badinter [1993] arriva ad affermare che "uomini e donne possono incontrarsi soltanto per il tempo dell'inseminazione".
Sono invece pienamente d'accordo con Luce Irigaray quando, nel suo libro “In tutto il mondo siamo sempre in due” [2006], scrive che la donna nel voler rivendicare l'uguaglianza con l'uomo, rischia di autoescludersi dalla società e della cultura.
Non stiamo rivendicando la nostra identità femminile, stiamo rivendicando la nostra supremazia sull'uomo.
Questo nostro negarci continuamente ci porta ad una sofferenza profonda che ci rende nevrotiche ed isteriche, vogliamo essere libere e autonome come un uomo, ma la libertà e l'autonomia intese come capacità di reggere la vita da soli è, che ci piaccia o no, una caratteristica del genere maschile che anche se ci ostiniamo ad imitare e ad acquisire non si confà al nostro genere e produce dentro di noi una sofferenza profonda (che variabilmente può assumere i toni delle differenti patologie cliniche): tremendamente visibile ma profondamente negata.
Come afferma Marina Terragni [La scomparsa delle Donne, 2007] “la libertà non è sinonimo di emancipazione, libertà non è farsi fuori, libertà è qualcosa che viene prima dell'emancipazione. La libertà appartiene all'uomo e alla donna di qualunque parte del mondo fin dal principio..."
Nella mia esperienza di donna e "aspirante" counselor ho notato come ad esempio il senso e la connessa capacità di gestire la solitudine sia una differenza importante tra maschile e femminile. Il vivere in modo naturale e semplice la solitudine, come sanno mediamente fare i maschi, ci infastidisce. Non è facile per noi accettare che il nostro essere nate in un corpo di donna ci neghi questo aspetto.
Non voglio dire che non si possa acquisire questa abilità, del resto nasciamo con il libero arbitrio e proprio perché non siamo un essere inferiore abbiamo facoltà di apprendere e crescere, ma non possiamo sostenere che la libertà, nella forma che assume nel maschile (l'autonomia dinamica e la difficoltà di condivisione che assumono come esito finale la solitudine), ci faccia star bene e ci migliori la vita o addirittura sia la stessa cosa nel maschile e nel femminile.
E' mia impressione che la nostra identità femminile, che ha altre declinazioni, sfumature diverse, sottili, venga progressivamente sottomessa da un desiderio di imitazione spasmodica del maschile. L'erba del vicino è sempre stata più bella ma oggi siamo arrivate al paradosso che solo l'erba del vicino è quella bella...
Questa dimensione della conflittualità sociale mi sembra inoltre produrre alcuni altri aspetti che ritengo utile presentare sul piano dei differenti mondi di vita:

  • Il rapporto conflittuale con il maschio ha portato la donna a vivere con maggior entusiasmo i rapporti di coppia “clandestini” piuttosto che i rapporti “classici” che invece vengono vissuti spesso con grande apatia e passività, quasi tollerati e sopportati, senza amore. Nei rapporti extraconiugali il potere che la donna acquisisce è enorme, tiene sotto scacco l'uomo e sapere che la sicurezza di lui è nelle sue mani la fa sentire innamorata e importante. Questi rapporti assumono anche il tono di una sorta di rivendicazione del diritto della donna ad essere libera come un uomo. L'uomo con cui si tradisce il proprio uomo e l'uomo di cui si è oscura amante, simboleggiano contemporaneamente il rifiuto di un impegno con il maschile e la vendetta nei confronti di quel maschile che ha impedito la libertà. Altre volte, al contrario, l'amante di cui le donne si innamorano perdutamente, è l'unico uomo capace di sottometterle.
  • L'amica perfetta è il maschio omosessuale, perché con lui si può parlare di moda, emozioni ma non si teme la concorrenza. È una figura maschile, dove però la sensibilità è declinata comunque al femminile e dove l'amicizia con l'omosessuale si riduce ad un fenomeno trendy che non va a toccare la profondità e la sensibilità dell'altro.
  • Anche sul piano dei desiderata della donna si nota un progressivo cambiamento: da un'immagine umile e casalinga si è sempre più vicini ad una immagine di donna alienata, la bambola di lusso, che cerca di piacere e solo di piacere (la donna dell'apparire che ho descritto nel cap. 1).  A ben guardarla però è una creatura che parla, ragiona e si muove nel mondo come un uomo, che guarda se stessa come la guarderebbe un uomo, che si allestisce un corpo femminile come lo pensa un uomo, al punto che all'uomo a volte finisce per non piacere. L'uomo nel suo codice ancestrale, nel suo cervello rettile, non trova traccia di questa roba. La decodificazione è “altro maschio”, con classica reazione “lotta o fuggi”[Terragni, 2007].

Una particolare espressione del conflitto: lo stalking e le denuncie per stalking
Mi pare necessario, in questa discussione sull'aggressività del femminile, aprire una piccola digressione su un tema scottante come lo stalking. È noto a tutti che il fenomeno dello stalking vede come protagonisti attivi gli uomini, mentre le donne ne ricoprono principalmente il ruolo della vittima.
Per una corretta analisi del fenomeno però dobbiamo ricordarci come la violenza sia sempre frutto di una dimensione conflittuale (dalla relazione vittima-carnefice in poi) da comprendere meglio.
Le ricerche effettuate dimostrano come queste teorie che circoscrivono ruoli stereotipati donna/vittima e uomo/carnefice siano solo parzialmente veritiere. Anche le donne perseguitano le donne. Anche le donne perseguitano gli uomini.
Qualche dato dello “Sportello Donna” del San Camillo di Roma è utile in questo senso: lo stalking femminile rappresenta un 5% del totale delle denunce ma è un dato in crescita. Sono in aumento anche gli episodi di bullismo tra le adolescenti. Come scrivono Rizzardi e Masini [2007] il bullismo tipico delle femmine è quello indiretto: "La vittima viene isolata, ignorata, gli si negano bisogni e desideri. viene messo in atto da soggetti socialmente più integrati e capaci di esercitare un maggior livello manipolatorio e strategico".

Le donne più colpite da fenomeni di violenza psicologica (e non) sono la fascia d’età compresa tra i 29 e i 38 anni. Un fenomeno che probabilmente prima non veniva denunciato ma che ora si fa sempre più presente nella nostra società e che ci offre un parametro di osservazione della realtà importante.

Ovviamente i conflitti in una coppia non nascono solo dai problemi del femminile, è evidente come anche Giasone non sia un buon compagno e anche in lui l'amore non sia presente.

Nel primo studio in Italia sullo stalking femminile, svolto nel 2009 da Giordano e Nestola, psicologi e psicoterapeuti, i casi presi in esame riguardano il periodo da marzo ad agosto di quell'anno. Sono 41 quelli denunciati in quel periodo dove lo stalker è una donna, età prevalente tra 31-40 anni, episodi verificati maggiormente al nord e al centro Italia .
Il movente: Separazioni e divorzi incidono per il 15%; le relazioni interrotte, sia etero che omosessuali, sono la maggioranza 46%; le relazioni mai nate a causa di un rifiuto scatenano reazioni persecutorie nella misura del 23%; molestie varie, con scarsi elementi valutativi forniti dalle fonti, sono il 13%; 2 casi catalogati come “motivi economici” di cui 1 deriva da un divorzio, ma senza accenni a gelosia morbosa o tentativi di imporre una riconciliazione: la persecuzione della stalker era finalizzata ad ottenere dalla vittima somme di denaro più ingenti rispetto a quanto stabilito in tribunale.
Le vittime: in 15 casi la vittima è una donna (37%), in 23 un uomo adulto (58%), in 1 caso la vittima è un minore di sesso maschile, in 2 casi vi sono vittime plurime non sempre quantificabili, in quanto la denuncia per stalking è stata presentata da una famiglia e da un intero condominio nei confronti di un’inquilina molestatrice. E' inoltre necessario sottolineare un elemento, legato alle motivazioni che spingono la stalker ad agire: nella maggioranza dei casi anche la persecuzione donna contro donna ha come reale obiettivo un uomo.

Capitolo III
L'IDENTITA' FEMMINILE
Per poter parlare dell'identità femminile è indispensabile dedicare una breve introduzione al tema dell'identità in generale.
Il primo ad usare il termine "identità dell'Io" è E. Erikson [1968, Infanzia e Società, Armando Editore] che con questa espressione definisce la formazione di un senso di sè che è la sommatoria delle seguenti componenti: dotazione biologica, organizzazione ed esperienza personale, ambiente culturale. La formazione dell'identità, sostiene l'autore, è un processo esaltante ma anche doloroso perché il soggetto che vi è impegnato deve scegliere una prospettiva di sviluppo, rinunciando ad altre che sente altrettanto gratificanti. Dunque Erikson riconosce nella fedeltà e nell'impegno le due competenze chiave che caratterizzano l'acquisizione dell'identità.
Infatti l'autore considera essenziale al fine di una acquisizione sana della propria identità il superamento di cinque degli otto conflitti vitali sotto elencati:
1° stadio -            Fiducia vs. Sfiducia                       ->            Speranza
2° stadio -            Autonomia vs. Vergogna              ->            Dubbio-Volontà
3° stadio -            Iniziativa vs. Senso di colpa          ->            Intenzionalità
4° stadio -            Industriosità vs. Inferiorità            ->            Competenza
5° stadio -            Identità vs. Confusione di ruoli     ->             Acquisizione dell’identità
6° stadio -            Intimità vs. Isolamento                  ->             Rapporti profondi
7° stadio -            Generalità vs. Stagnazione            ->             Prendersi cura
8° stadio -            Integrità vs. Disperazione             ->             Saggezza
Anche se Erikson è il primo ad utilizzare la parola "identità" il primo che si occupa di questo tema è in realtà Mead [1936], il quale sostiene che la formazione dell'identità (che chiamerà semplicemente "Sè") sia il prodotto del dialogo tra il soggetto e l'altro, una costruzione che si forma attraverso l'esperienza sociale. Quando il soggetto, attraverso relazioni sempre più complesse, riesce ad interiorizzare contemporaneamente gli atteggiamenti di tutti gli altri, allora diviene in grado di dialogare non soltanto con altri "particolari" ma con l'Altro generalizzato. Con questo termine Mead si riferisce alla comunità, al gruppo sociale di cui il soggetto è parte, che percependoli come un tutt'uno gli permette di costruire l'unità del proprio Sè.
Rogers, invece, individua il Sè come un elemento strutturale della personalità rappresentato da tutto ciò che l'individuo può chiamare suo, quindi un insieme organizzato di percezioni comprendenti le caratteristiche dell'io e le relazioni che l'io ha con gli altri [1951].
Nel rapporto del 1997 sull'infanzia e l'adolescenza edito dall'Istituto degli Innocenti di Firenze si individuano alcuni concetti importanti:

  • l'esistenza di identità personale e identità sociale;
  • la distinzione tra sentimento di identità e identità oggettiva; il primo rappresenta l'insieme delle idee, opinioni, ruoli, decisioni che il soggetto sperimenta e vive e quindi collegabile concettualmente all'identità sociale; con il secondo si intende, invece, la più profonda e primaria percezione del sè ed è collegabile all'identità personale.
  • il processo di costruzione di identità si compone di questi elementi in un dialogo pertanto costante tra interiorità ed esteriorità che ha però inizio nella primaria percezione di sè.

Senza entrare nelle specificità che tutti gli approcci teorici nel corso dell'ultimo secolo hanno prodotto sul tema dell'identità, possiamo suddividere lo sviluppo del processo di costruzione dell'identità/Sé nelle seguenti fasi:

  • in età prescolare il Sé è rappresentato come un insieme di dati diversi percepiti in modo separato. I dati sono evocati uno ad uno e non organizzati tra loro.
  • all'inizio dell'età scolare (5-6 anni) la comprensione e il valore delle caratteristiche del sé sono il frutto del confronto con gli altri, dal paragone delle azioni e competenze.
  • nella fase successiva (all'inizio della prima fase dell'adolescenza) il concetto di sé riguarda il riconoscimento dell'importanza dell'uno o dell'altro aspetto particolare di sé per interagire con gli altri.
  • dall'adolescenza (13-14 anni) il soggetto incomincia ad organizzare in modo sistematico i vari aspetti del sé sulla base di una propria scelta personale e di un sistemadi credenze. Quindi da qui in poi la rappresentazione del sé non si baserà più sulla stabilità di certi aspetti ma sul riconoscimento di un'evoluzione del sé rispetto al passato. Ovviamente quest'evoluzione è fortemente legata a fattori connessi alla classe sociale o la specificità culturale dell'ambiente a cui il soggetto appartiene.

In generale potremmo sintetizzare che il processo di costruzione di identità inizia con l'acquisizione della motorietà nel bambino per terminare (o almeno dovrebbe) nell'adolescenza.
Si condivide essere caratterizzato dai seguenti passaggi: a) individuazione di sè come soggetto dell'esperienza (distacco motorio dalla madre); b) riconoscimento di sè come individuo con delle caratteristiche differenti dagli altri; c) acquisizione della consapevolezza delle somiglianze agli altri e delle rimanenti differenziazioni.
In questo processo giocheranno un ruolo importante la dimensione della relazione di attaccamento con la madre [Bowlby, 1951] ma anche l'ambiente relazionale esterno (dalla famiglia alla scuola, agli amici) e trasversalmente la costruzione dell'identità personale e sociale.


Nella tabella seguente una sintesi dei vari concetti esposti:


Identità personale (dalla motorietà in poi)

Identità sociale (dalla socializzazione primaria all'adolescenza)

Identità oggettiva

Sentimento di identità
Rappresentazione del sè (Jacobson; 1964)

Si costituisce sulla base di dati temperamentali (natura) e di relazione primaria con la madre (Bowlby) e identificazione (Mead), superamento dell'Edipo e simili

Si costituisce all'interno delle relazioni vissute; senza introiezione di relazioni non può esistere identità e quindi non possono esistere coscienza e consapevolezza

Identità sessuale

Identità di genere (processo di tipizzazione, Berger e Luckman, 1966)

Per finire mi piace citare la definizione di identità che troviamo nel dizionario essenziale di counseling di PREPOS: conclusione del processo di autoriflessione, introspezione, autocontrollo che porta alla chiara consapevolezza di sè. Struttura che comporta la sensazione di poter influenzare gli eventi sia interni che esterni e che fa nascere sentimenti di potenza e di autodeterminazione. Capacità di separare ciò che fa parte di sè con ciò che è esterno a sè.
Identità sessuale ed identità di genere
La ricerca sull'identità del femminile mi ha portato a capire come i modelli sociali odierni e di conseguenza il malessere delle donne stiano portando (ed in parallelo siano anche frutto) ad una differenziazione sempre meno sessuale. Una società liquida [Baumann, 2010] dove le forme non sono stabili e definite e dove il maschile ed il femminile tendono in molti aspetti ad assomigliarsi. Assomigliarsi per non apparire diversi. La mia sensazione, documentandomi sull'argomento, è che diverso, per il femminile, in automatico significhi inferiore.
Stiamo assistendo ad un realtà sociale dove l'identità sessuale/di genere sta assumendo un ruolo talmente schiacciante da essere superiore all'identità della persona. Zatti [La psicologia maschile spiegata alle donne, 2012] afferma che le emozioni di base dell'identità maschile siano la rabbia e la paura e che dunque nella società liquida, l'identità ecologica del maschio debba arricchirsi di ulteriori emozioni di base. Pare possibile ipotizzare un discorso parallelo per il femminile.
Archetipicamente le emozioni di base, usate nel modello Prepos, che possono essere connesse ai modelli culturali dell'identità femminile sono l'attaccamento, la vergogna, il piacere. Al contrario paura, rabbia, quiete, distacco sembrano essere i bisogni emozionali per lo sviluppo di un sano equilibrio del femminile, il vero problema resta infatti lo sviluppo della persona molto più che della categoria di appartenenza.
Conseguentemente possiamo ipotizzare che i problemi di strutturazione di una sana identità nelle donne siano connessi a due possibili ipotesi:

  • incapacità di sperimentare e di conoscere i copioni del maschile (e per gli uomini la contemporanea difficoltà di conoscere il femminile) e dunque una eccessiva conflittualità tra i sessi;
  • una sostituzione dei copioni originali femminili con quelli apparentemente del maschile.

Un secondo elemento importante per una riflessione sull'identità sessuale e di genere, sono i dati sul processo di differenziazione cromosomica. L'informazione in questo senso essenziale è che si viene concepiti femmine (XX) per poi iniziare un percorso di differenziazione all'incirca al quarto mese di gravidanza che porterà alcuni individui a diventare maschi (XY). L'identità di genere e l'orientamento sessuale matureranno invece a cominciare dal diciottesimo mese di vita del bambino a seconda delle relazioni (affinità od opposizioni, in prevalenza) che instaurerà con la coppia genitoriale [Persico-Segati, 2000].
Il tema dell'identità sessuale è ad oggi scottante e scomodo. In effetti intorno ad esso si stanno svolgendo battaglie per i diritti, legittimi e non, delle minoranze omosessuali e transgender e degli eterosessuali che coinvolgono ideologie, politiche, scelte d'appartenenza.
In ogni caso in questa tesina, pur non essendo il tema essenziale, è necessario raccogliere alcune informazioni. Fissiamo innanzitutto un minimale glossario.
Per "sesso" si intende l'appartenenza genetica e genomica ad una categoria: maschio o femmina. Ovviamente l'appartenenza sessuale non determina necessariamente quella di "genere".
La netta distinzione tra i concetti di sesso e genere è dunque il primo punto da risolvere: il primo caratterizza le differenziazioni fisiche e biologiche tra maschio e femmina, il secondo termine invece definisce le differenze che l'appartenere ad uno dei due sessi (o ad entrambi/nessuno, come nel caso dei mondi dell'omosessualità e del transgender) assume a livello di significato sociale, relazionale, funzionale, di ruolo, intrapsichico, interpersonale. Un'area questa ancora confusa e confusiva in cui si sovrappongono questioni differenti per riuscire a dimostrare le proprie ideologie. L'appartenenza sessuale da un lato, netta ed indiscutibile poiché oggettivata da dati di realtà (anche quando transgender); l'appartenenza di genere invece che, legata com'è a questioni culturali, diventa molto meno definibile.
"Essere donna" o "essere uomo", che sono espressioni tipicamente descrittive di una appartenenza culturale, dunque possono appartenere sia al maschile che al femminile, che invece denotano il tema dell'appartenenza sessuale.
In questa tesina non entro nel merito del genere, ma mi limito a quello che il sesso determina e da cui può conseguire cultura.
In questo senso infatti è importante sottolineare come la costruzione di una cultura sia il risultato di due processi: l'acquisizione delle caratteristiche imposte dalla genetica (sono homo sapiens sapiens, sono maschio o femmina?) e di quelle scelte e condivise socialmente (sono di destra, di sinistra, cristiano, musulmano, o quant'altro).
Luce Irigaray nel suo testo "Essere due" del 1994, affronta in maniera interessante il tema dell'appartenenza sessuale e di genere con un taglio fuori dal coro. L'autrice infatti, esplicita chiaramente l'esistenza di differenze sessuali molto più significative di quelle di genere: "Ma è la prima volta che sento con tanta intensità l'ostacolo a rivolgermi a voi, donne e uomini con le stesse parole." e poi aggiunge "... poiché non è possibile comunicare nello stesso modo con uomini e donne" [pag. 116]. Addirittura l'autrice pare usare le due espressioni sesso e genere quasi come se fossero sinonimi, proseguendo infatti: "il dispositivo per pensare e trasmettere la verità deve essere rifondato a partire dalla differenza sessuale..." e "perché tutto è da reinventare" [pag. 119].
Il concetto di genere contiene al suo interno due differenti dimensioni di analisi della differenza sessuale: natura e cultura.
Credo che la realtà delle differenze di ruolo e di funzione tra i generi nella società odierna (ma a anche del passato) sia conseguenza di reali differenze di genere, ma anche sessuali: di natura e delle conseguenze di cultura che da essa provengono.
Anche Zammuner [1982] propone una conciliazione tra natura e cultura asserendo che l'interpretazione del dato biologico, svolta dalla cultura e dall'epoca,  produca i comportamenti. Questo spiegherebbe come mai ad esempio, pur nelle differenze culturali, siano ricorrenti alcuni giochi nel maschile e nel femminile come mostrano tante ricerche sul tema.
Il vero problema, è che ciò su cui si può davvero lavorare e costruire senso è secondo me non tanto l'appartenenza ad un genere (poiché in essa si perde la capacità di comprendere e definire ciò che nasce prima tra natura e cultura, per quanto si voglia tentarne una visione) ma l'incarnazione in un sesso.
Il problema è infatti che la persona è incarnata in un corpo che è sessualmente differenziato, e dunque almeno in parte ne condiziona lo sviluppo personale e personologico.
Differenze tra maschile e femminile
Esistono delle differenze tra maschile e femminile che vale la pena presentare. Partiamo dalle differenze biologiche.
Confrontando le caratteristiche scheletriche generali di soggetti adulti di sesso diverso, le principali differenze riguardano soprattutto la robustezza, la lunghezza e il grado di mineralizzazione delle ossa lunghe, che risultano maggiori nei maschi, nei quali anche le articolazioni e le superfici articolari sono più grandi. Normalmente infatti la donna è più piccola dell'uomo, ha un peso inferiore, il bacino più basso e più largo, le sue forme sono più rotonde, il sistema pilifero è assolutamente differente. Anche nella conformazione delle spalle e del torace la differenza è evidente. Nel maschio, le spalle sono più larghe e sono sormontate da un collo relativamente più corto e massiccio; le braccia sono adatte a produrre una grande forza muscolare, il torace è ampio e ben sviluppato.
La forza muscolare nel femminile è infatti di gran lunga minore, in media un 20% in meno rispetto al maschile, così come la capacità respiratoria. Le dimensioni dei polmoni, della trachea e della laringe sono più piccoli nel corpo femminile, in quanto la loro grandezza è direttamente proporzionale alla taglia corporea. Così come differiscono le dimensioni dei diametri cardiaci. La diversa costituzione della laringe inoltre, fa sì che la voce maschile sia differente da quella femminile.
Il peso specifico del sangue nelle donne è inferiore, c'è minor fissazione di emoglobina, sono più soggette ad anemie. Maggior sviluppo della tiroide, secrezioni endocrine spesso irregolari che comportano insieme al ciclo mestruale grande instabilità del sistema nervoso, infatti le donne sono più soggette a manifestazioni di ipereccitabilità: lacrime, riso irreprimibile, crisi di nervi...
A livello dei gameti, delle funzioni biologiche del coito e della gestazione, il principio maschile crea per conservare, il principio femminile conserva per creare.
Anche a livello linguistico ci sono delle differenze: il linguaggio bollettino dell'uomo ed il linguaggio relazionale della donna sono una perenne fonte di equivoci, difficoltà e frustrazioni. Ha ragioni biologiche anche l'abitudine degli uomini di troncare le discussioni e di chiudersi dietro un muro di mutismo o di andarsene sbattendo la porta: si è scoperto che durante i litigi, la pressione sanguigna nei maschi sale molto più in fretta e la fuga istintiva è un'ottima soluzione per tenere l'apparato cardiocircolatorio in salute.
Oltre a queste differenze puramente biologiche, esistono inoltre differenze di pensiero, di reazione, di modo di relazionarsi.
Secondo Maccoby e Jacklin [1974] le differenze tra maschile e femminile si condenserebbero in tre caratteristiche più presenti nei maschi e meno nelle femmine: a) capacità visuo-spaziali; b) capacità matematiche; c) aggressività e, al contrario una caratteristica prevalente nelle femmine: la capacità di linguaggio.
Riguardo agli stili cognitivi, i maschi hanno più capacità a prendere le distanze e quindi ad essere più abili nell'astrazione; le donne maggiore tendenza a legarsi agli aspetti costituivi e a dipendere da essi per l’interpretazione della realtà (Witkin e Goodenough, 1981; Fogliani e al., 1984).
Anche gli studi di Erikson [1963] del resto mettevano in luce differenti tendenze e prassi nel gioco tra bambini e bambine: i primi che erigono costruzioni, innalzano, lanciano e le seconde che prevalentemente circondano, organizzano, accolgono; riguardo infine agli stili cognitivi i maschi in media sono soliti mostrare maggiori abilità nei processi dissociativi e viceversa le femmine in quelli di tipo associativo [Witkin e Goodenough, 1981; Di Nuovo, 2007].
Il pensiero femminile, raccoglie informazioni ed esperienze e le mette in relazione fra loro. Non separa, unisce, non cataloga ma crea analogie. Non è veloce né preciso perché attento alle variabili del percorso mentale, quindi può apparire lento ma può arrivare a grandi profondità perché paziente e non cerca scorciatoie verso l'obiettivo. È un processo mentale che tiene insieme, non separa.
Spesso viene confuso con l'intuizione. Ma non lo è in quanto l'intuizione è un'opinione o un'ipotesi estemporanea, che si genera senza alcun collegamento con altro. Arriva direttamente dall'inconscio. Mentre il pensiero femminile (ricettivo) è il risultato di tante informazioni raccolte e poi collegate tra di loro, tutte consce.
Una maggior specializzazione del cervello dei maschi, inoltre, di contro una minore specializzazione nelle femmine: questa caratteristica causerebbe [Moir e Jessel, 1989] la scomparsa nei maschi delle connessioni tra centri del linguaggio e delle emozioni e dunque la minore capacità di esprimere le proprie emozioni e, in connessione con questo, le neuroscienze hanno inoltre mostrato come all'età di 5 anni nei maschi, al fine dell'orientamento, venga prevalentemente utilizzato l'ippocampo e nelle femmine la corteccia cerebrale [Sax, 2006]. Lo sviluppo delle aree del linguaggio del cervello inoltre segue tempistiche differenti, prima nelle femmine che nei maschi [Kraemer, 2000; Giedd, 2004].
Alla nascita, probabilmente per ragioni endocrinologiche, i maschi presenterebbero un'ipersensibilità emotiva che richiamerebbe comportamenti difensivi (come guardare meno ad esempio) e reazioni acquietanti da parte materna. Nati dunque particolarmente sensibili e recettivi agli stimoli esterni, i bambini finirebbero presto per essere molto meno espressivi delle bambine [Contarello 1994; Haviland e Malatesta 1981].
Ad un secondo livello sembrano essere rilevanti anche alcune differenze sul piano sociale e relazionale.
Carol Gilligan [1974], definisce fondamentalmente due prevalenti ruoli del maschile e del femminile nella quotidianità della nostra società, ma a ben guardare di quasi tutte le società della storia dell'uomo: cura primaria dei figli e della famiglia alle donne e la conseguente fatica di costruzione di mediazione relazionale tra i membri della famiglia; lavoro e relazioni strategiche con l'esterno per i maschi che dunque vivono i rapporti non a livello affettivo/emotivo (diremmo, nel linguaggio del modello di Prepos Narrativo) ma a livello pratico e gerarchizzato, con la conseguente solitudine e chiusura personale a cui si abituano. L'autrice sostiene che tale differenziazione di personalità nei due sessi sia causata dallo sperimentare quotidiano di queste realtà sociali.
Dal punto di vista sociobiologico inoltre i maschi presentano in quasi tutti gli esseri viventi ruoli, funzioni (come la caccia ad esempio) o caratteristiche individuali maggiormente legate all'aggressività ed alla forza fisica, che conseguentemente apparirebbero caratteristiche tipiche del maschile; parimenti al femminile resterebbero l'accudimento della prole, una minore promiscuità sessuale, la raccolta del cibo e simili [Wilson, 1975];
Sul piano delle abitudini relazionali risulterebbero alcune evidenze [Dogana 2002; Di Nuovo, 2007]: le donne risultano avere un numero maggiore di amicizie e condurre relazioni in cui la condivisione, il racconto e l'intensità degli scambi affettivi sono ben maggiori che nei maschi che, al contrario, polarizzano le amicizie sul piano della concretezza o della goliardia. Ancora le donne sembrerebbero avere una maggiore tendenza a porre attenzione ai livelli sociali ed ai processi empatici mentre i maschi agli aspetti pragmatici della sistematizzazione [Aube et alii, 1995; Baron-Cohen 2002];
Il sentimento femminile è ricettivo, accoglie, è contemplativo, è un sentimento che si fa permeare, mira al rapporto. Il sentimento maschile agisce, si fa carico, progetta, modifica, ha un fine, si dirige verso, limita a delimitare.
Entrambi hanno a che fare con il senso di responsabilità, il coraggio, il rischio, così come hanno a che fare con l'egoismo, la vigliaccheria e la crudeltà.
Abilità dunque estremamente differenti per alcuni aspetti, molto simili per altri. Forse è proprio questo dualismo che porta a credere che siano culturalmente percepiti differenti ma che la loro natura biologica sia la medesima in quanto i fini e i moventi sono gli stessi.
In sintesi tornando al linguaggio di Prepos, sembra prospettarsi uno scenario in cui il processo di costruzione dell'identità nel maschile prende i toni di un processo di differenziazione/dissociazione mentre nel femminile di conferma/associazione, che conseguentemente ci riportano concettualmente alla dimensione Dinamica (per il maschile) e dell'Eccitabilità (nel femminile).
Ho elencato tutti questi dati con il solo scopo di renderli reali/visibili. Sono semplici differenze poste nei nostri corpi ancor prima dell'inizio di qualsiasi piano di complotto contro il femminile o contro il maschile.
Sono differenze poste dalla natura, suppongo per permettere all'essere umano di essere parte attiva dell'intero sistema ecologico così da dare ad ognuno di noi la possibilità di svolgere determinate attività piuttosto che altre e attuare una divisione di ruoli e compiti.
Sono nette differenze fisiche, psicologiche, di gusti e preferenze, di approcci alla vita, osservabili anche senza essere un genetista, un antropologo, un biologo, uno psicologo, un sociologo o un pedagogista! "L'occultamento delle differenze di genere ha condizionato nella tradizione culturale in senso lato, l'elaborazione del pensiero e del sapere." [Iori, 2005]


 

CAPITOLO IV
UNA RICERCA SULLE DONNE
Alla fine di questo mio lavoro, ho ritenuto necessario sviluppare una ricerca-azione mirata alla valutazione delle relazioni nel femminile. Questa idea è nata da una riflessione con il Prof. Masini intorno ai seguenti temi: pregi e limiti delle relazioni al femminile, lamentele e pretese sia del maschile che del femminile, proiezioni sull'altro e modulazioni relazionali, crisi relazionali delle coppie. In sostanza l'idea condivisa con il Professore è stata quella di andare a scoprire se le forme relazionali delle donne fossero differenti da quelle del maschile ed eventualmente in quali maniere.
La prima fase della ricerca è stata individuare e creare delle "torte" relazionali, individuando l'incidenza delle affinità all'interno delle seguenti specifiche relazioni ideali : madre/figlia, padre/figlia, tra amiche, con il compagno/marito, tra colleghe, tra sorelle, sorella/fratello, con gli zii, con i cugini, vicini di casa/conoscenti, con i suoceri. Ogni relazione per essere sana ha bisogno di coincidere con un ideale di riferimento di quell'ambito relazionale che è determinato dalla prevalenza di un'affinità e scalarmente delle successive (come si vedrà nelle tabelle seguenti).
Ovvero mi sono posta il problema di capire quali relazioni di affinità potessero connotare i rapporti sopra citati.
Nelle pagine a seguire, le rappresentazioni grafiche delle varie relazioni.
Le "torte" sono supportate di una tabella descrittiva dell'ordine delle relazioni di affinità e di una sintetica spiegazione della forma e del tono che l'affinità assume dentro quella specifica relazione ideale.

RELAZIONE FIGLIA/MADRE

Disponibilità

dono gradito perché nei modi e tempi giusti, consapevolezza di dare il meglio di sè

Integrazione

giusto equilibrio tra controllo ed emozionalità, rispetto delle parti

Mediazione

rispetto nei personali modi di essere, libertà dal controllo reciproco

Complementarità

serena accettazione dell'altra, delle sue caratteristiche

Dialogicità

discutere senza litigare, distinguere le parole dai fatti, affetto di base

Riconoscimento

incontro dei valori

Incontro

dimensione di sostegno e coraggio

 

RELAZIONE FIGLIA/PADRE

Disponibilità

dono gradito perché nei modi e tempi giusti, consapevolezza di dare il meglio di sè

Mediazione

rispetto nei personali modi di essere, libertà dal controllo reciproco

Integrazione

giusto equilibrio tra controllo ed emozionalità, rispetto delle parti

Complementarità

serena accettazione dell'altra, delle sue caratteristiche

Incontro

dimensione di sostegno e coraggio

Riconoscimento

incontro dei valori

Dialogicità

discutere senza litigare, distinguere le parole dai fatti, affetto di base

 

RELAZIONE TRA AMICHE

Dialogicità

riuscire a discutere di tutto con rispetto ed affetto

Riconoscimento

incontro dei valori, scoperta di vissuti simili

Disponibilità

dare il meglio di sè

Integrazione

saper stare insieme

Mediazione

trovare e dare un senso a ciò che si fa

Incontro

condivisione di vissuti

Complementarità

non ci sono aspettative fantastiche sull'altra

 


RELAZIONE CON MARITO/COMPAGNO

Incontro

trovare nell'altro il pezzo di puzzle che manca al proprio completamento

Disponibilità

dare il meglio di sè, saziare i bisogni dell'altro

Riconoscimento

comprensione profonda dei vissuti interni, delle aspirazioni, dei sogni dell'altro, incontro dei valori

Mediazione

rispetto dei modi di essere, importanza di accordi espliciti

Dialogicità

saper discutere senza mettere in discussione i sentimenti della coppia

Integrazione

orientare le energie ad uno scopo comune, perfetta organizzazione della coppia

Complementarità

serena accettazione dell'altro, tranquillità e realismo

 

RELAZIONE TRA COLLEGHE

Integrazione

perfetta organizzazione dei compiti

Complementarità

l'agire complementare

Incontro

coordinare insieme

Disponibilità

reciprocità dei favori

Mediazione

modera gli eccessi e stimola le carenze

Riconoscimento

avere chiari gli stati d'animo del collega

Dialogicità

un confronto costruttivo

 

RELAZIONE TRA SORELLE

Dialogicità

poter parlare di tutto

Riconoscimento

comprensione profonda dell'altra

Integrazione

conoscere le risorse dell'altra

Disponibilità

dare il meglio di sè

Mediazione

rispetto del modo di essere dell'altra

Incontro

condivisione di un'esperienza

Complementarità

l'agire complementare

 

RELAZIONE SORELLA/FRATELLO

Dialogicità

poter parlare di tutto

Riconoscimento

comprensione profonda dell'altro

Disponibilità

dare il meglio di sè

Integrazione

conoscere le risorse dell'altro

Mediazione

rispetto del modo di essere dell'altro

Incontro

condivisione di un'esperienza

Complementarità

l'agire complementare

 

RELAZIONE CON CONOSCENTI/VICINI DI CASA

Mediazione

cercare un punto in comune

Complementarità

accettarsi per come si è

Dialogicità

saper discutere

Disponibilità

fare quel qualcosa che fa bene all'uno e all'altro

Riconoscimento

comprendere le motivazioni dell'altro

Incontro

condividere le scelte

Integrazione

organizzarsi per fare

 

RELAZIONE CON GLI ZII

Dialogicità

parlare di tutto con un adulto-guida

Disponibilità

porto sicuro - zona franca

Riconoscimento

incontro dei valori

Incontro

dimensione di sostegno e protezione

Integrazione

riconoscersi pregi e difetti

Mediazione

rispetto nei personali modi di essere

Complementarità

serena accettazione dell'altro, delle sue caratteristiche

 

RELAZIONE TRA CUGINI

Riconoscimento

comprensione profonda dell'altro

Dialogicità

poter parlare di tutto

Integrazione

conoscere le risorse dell'altro

Disponibilità

dare il meglio di sè

Complementarità

l'agire complementare

Mediazione

rispetto del modo di essere dell'altro

Incontro

condivisione di un'esperienza

 

RELAZIONE SUOCERO/SUOCERA

Disponibilità

accogliere affettivamente

Complementarità

serena accettazione dell'altro, delle sue caratteristiche

Mediazione

rispetto nei personali modi di essere, libertà dal controllo reciproco

Riconoscimento

capire gli stati d'animo dell'altro

Integrazione

 rispetto delle parti

Incontro

condividere insieme

Dialogicità

discutere senza litigare, affetto di base

 

La riflessione sulle "gerarchie" delle affinità dentro le relazioni si è rivelata molto utile perché mi ha permesso di vedere con chiarezza le origini di molti problemi relazionali delle persone. Mammeamiche, amichemamme, zieamiche, maritifigli, figlicompagni e molte altre miscellanee che spesso sono frutto di sofferenza nella vita delle persone.
Purtroppo questa ricerca mi ha anche mostrato come su questo piano non fosse reperibile una forte differenziazione tra maschile e femminile.
A questa prima fase di concettualizzazione delle relazioni ne è seguita una di ricerca-azione. La ricerca azione nasce dalla presa d'atto delle componenti relazionali delle "torte" nei termini di maggior o minore presenza di Dinamica, Controllo ed Eccitabilità incrociate con i gradi relazionali.
Si è dunque deciso di mettere a punto un questionario relazionale da somministrare sia a maschi che a femmine che andasse a quantificare le relazioni attive e positive presenti in ognuno. Utilizzando la tabella dei gradi relazionali creata dal prof. Masini, dove i gradi relazionali hanno valori inversi dei rispettivi gradi di parentela (in quanto il rapporto tra grado effettivo di parentela e/o di affinità e qualità relazionale non è mai stato naturale), abbiamo elencato le diverse relazioni possibili della vita e le abbiamo divise per ambiti relazionali:

  • le relazioni discendenti, cioè quelle che non possiamo scegliere perché poste in essere alla nascita oppure perché da noi direttamente provenienti;
  • le relazioni acquisiste, rappresentano le persone con cui siamo in relazione conseguentemente alla creazione del nostro nucleo familiare stresso;
  • le relazioni scelte, sono invece l'insieme delle persone con cui abbiamo rapporti costruiti e voluti indipendentemente dai sistemi familiari o istituzionali;
  • le relazioni sociali, rappresentano invece tutte quelle persone che frequentiamo per motivi esterni alla nostra diretta volontà.

Al compilatore viene chiesto di indicare per ognuna di esse il numero di relazioni attive e positive. Di seguito il questionario.

Quali e quante di queste relazioni sono attualmente ATTIVE nella tua vita e sono relazioni POSITIVE?


Relazioni discendenti

Con i tuoi figli (naturali o adottivi)

 

Con tuo padre e/o madre

 

Con tua sorella

 

Con tuo fratello

 

Con i tuoi cugini/e

 

Con i tuoi zii/e, nipoti

 

Con i tuoi nonni, bisnonni, nipoti (figlio/a del figlio/a)

 

Relazioni acquisite

Con tua nuora, genero e figli del tuo coniuge

 

Con tuo/a suocero/a

 

Con tuo/a cognato/a

 

Con nonni, bisnonni, zii, cugini, nipote del tuo coniuge

 

Relazioni scelte

Con tuo/a marito o moglie (compagno/a, convivente)

 

Con fidanzato/a, moroso/a, innamorato/a

 

Con allievi, apprendisti, clienti, dipendenti amabili

 

Con vecchie e vere amicizie

 

Con nuove amicizie

 

Relazioni sociali

Con affiatati colleghi di lavoro e di scuola, compagni di comitiva, di associazione e buoni vicini di casa

 

Con persone simpatiche e piacevoli dell’ambiente di lavoro e/o dello stesso gruppo di interesse (scuola, associazione, parrocchia)

 

persone importanti con le quali hai occasione di incontrarti (sindaco, vescovo, onorevole, ecc...)

 

Con riferimenti istituzionali da cui ti senti personalmente riconosciuto/a (superiori gerarchici, professori, medici, avvocati,  funzionari, farmacista, ecc…)

 

Con punti di riferimento stabili nel territorio di vita (fornaio, barista, gommista, idraulico, ecc...)

 

 

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Risultati della ricerca
Il questionario è stato compilato ad oggi da 50 donne e 20 uomini e confrontando i dati si è notato come non ci siano grandi differenze relazionali di genere. L'andamento relazionale tra maschi e femmine è molto simile, tranne nel punteggio "relazioni con allievi/clienti" (vedi tabella). Questa differenza è dovuta da una netta prevalenza di insegnati "donna" nel campione.

Due i dati interessanti che emergono dall'esame del questionario:

  • Tanto più il valore delle relazioni discendenti ed acquisite è basso, tanto più è alto il valore delle relazioni scelte e sociali. Ogni persona ha bisogno di altre persone con cui condividere esperienze, valori, vissuti e gestire la quotidianità e se nell'ambiente discente ed acquisito non sono presenti il giusto numero di relazioni positive e attive, naturalmente si creano relazioni scelte e sociali che possano soddisfare i bisogni relazionali naturali per il benessere della persona.
  • In media ogni persona ha circa 70 relazioni attive, numero che rientra nella forma gruppale sociale definita "clan".

Prospettive di ricerca
Questa prima indagine svolta è tutt'ora in atto, pertanto non si può escludere la necessità di ulteriori valutazioni in corso d'opera sui risultati.
Sicuramente si pone il problema di valutare anche le dimensioni delle opposizioni e delle adiacenze o conferme di copione relazionale [Masini, 2013].
Indubbiamente la sostanziale indifferenziazione relazionale tra i sessi è un dato che necessita di studio ed interpretazione.
Il significato che sembra assumere a questo primo livello di ipotesi è che il piano delle relazioni poste in essere dalle persone non risenta di differenze di genere o sessuali e che dunque, ad esempio, la costituzione dell'identità di genere che è conseguenza di dati culturali e dunque relazionali, non rappresenti un elemento significativo a livello relazionale.
I bisogni relazionali sono a priori sia del sesso che del genere.
Ma questo ad oggi è tutto da accertare e dimostrare.


“Siamo tutte diventate veri uomini”,
come dice la femminista americana Gloria Steinem,
“che avremmo sognato di sposare”.
Tutte veri uomini,
senza nemmeno avere saputo come sarebbe stato essere vere donne”.
Marina Terragni
CONCLUSIONI
Una nuova lettura del genere oltre il genere
In una società così caotica e conflittuale, per poter ritrovarsi e riscoprire un benessere relazionale, a mio parere, l'unica via d'uscita è attivare un percorso di riconoscimento della propria identità e della propria essenza. La donna ha bisogno di riportare il focus su di sè, abbandonando quella parte di conflittualità con il maschile che non produce crescita e maturazione.
Come ho sottolineato nei precedenti capitoli, l'unico esito prodotto da questa guerra fredda contro il maschio nel voler dimostrare di essere migliori, è stato quello di non essere più in grado di sperimentare cosa significhi davvero essere donna.
Richard Rohr nel suo testo “L'uomo selvatico”, [ed. Queriniana, 1992], tratta il tema del maschio normale e della donna normale. Il concetto di "normale" per l'autore è sinonimo di equilibrio e di serenità e sottolinea come il modello per il maschio sia spesso un falso uomo, che definisce macho, cioè figura maschile solo apparentemente sicura e forte. Per quanto l'osservazione della realtà sociale odierna del maschile ci renda l'immagine del macho ormai passata di moda, soppiantata da un maschile femmineo e narcisistico (hipster), il lavoro intellettuale di Rohr merita comunque attenzione poiché a mio parere individua alcuni importanti aspetti che andiamo adesso a vedere.
Rohr sostiene che per una sana mascolinità l'uomo debba compiere due viaggi: il primo è quello nel femminile, quel viaggio che permette all'uomo di entrare in contatto profondo con i propri sentimenti ed imparare a manifestarli; il secondo viaggio, invece, è quello della profonda mascolinità, dove l'uomo entra in contatto con la sua parte selvatica, non raddolcita. E' un viaggio comprensibile solo da maschi che hanno intrapreso il primo. “L'energia maschile apre sentieri affinché possa accadere qualcosa di nuovo insieme al femminile. Senza l'elemento femminile ciò diventa puro gusto dell'avventura, senza profondità” [R. Rohr, L'uomo selvatico, pag. 65].
Per cui si può dire che la perdita del femminile farà alla lunga perdere anche il vero maschile. E infatti è quello a cui stiamo assistendo, una società liquida [Baumann, 2002] dove ruoli sociali, affetti, relazioni hanno perso differenziazione e struttura.
Da questo nuovo genere femminile che bambini stanno nascendo?
In tutto questo malessere relazionale, in questa frenesia, in questa assenza di ruoli, come possiamo avere la presunzione di pensare di essere in grado di poter allevare bene i nostri cuccioli?
Questo modello di donna femminista "che va dove la porta il cuore correndo con i lupi", tutta presa da se stessa e dalla sua vita interiore, che sostiene che poiché Ama i propri figli, vuole star loro sempre vicina; che non capisce che lo star bene di un figlio nasce nella frattura della simbiosi con la madre e che tale frattura può essere solo conflittuale; che non distingue più dove la sua cura diventa violento egoismo; che il suo bisogno di controllo toglie occasioni di crescita; che fa dei propri figli lo strumento per dominare i maschi; che come Medea uccide i propri figli; siamo sicure che sia un buon modello?
Mi capita spesso di assistere a scene in cui bambine (6-8 anni) con atteggiamenti seduttivi e manipolatori, inebetiscono il maschietto di turno; ragazzi che alla domanda: qual è per te il valore più importante? rispondono i soldi...
Sentire bambini che discutono dell'importanza di una sana alimentazione o di non voler mangiare, bere un determinato alimento perché nocivo o pericoloso per la linea. Io alla loro età volevo semplicemente mangiare e se c'era qualcosa di fritto, pizza o cioccolato allora si che era festa!
I bambini e i ragazzi di oggi vengono riempiti ma non saziati! E infatti stiamo assistendo ad un aumento, sempre maggiore, di disturbi alimentari (obesità, anoressie, bulimie, ortoressie, intolleranze alimentari, vomiting, binge eating, veganesimo, junk food, e simili eccessi). Siamo così sicure che tutti questi problemi siano solo il prodotto della paura per gli OGM? Del resto tutta la tradizione psicopedagogica degli ultimi cento anni, converge sulla connessione tra disturbi dell'alimentazione e affettività!
Come in ogni struttura dipendente, non vengono più saziati d'amore e quindi hanno bisogno di riempirsi di altro o di rifiutarlo a seconda del temperamento personale.
Mi piace sinteticamente presentare uno schema di linee di connessione generaliste, che nasce dall'osservazione dei casi e della mia esperienza, tra idealtipi di personalità e disturbi dell'alimentazione.


Idealtipo

Disturbo alimentare

Avaro

Anoressie, ortoressie e intolleranze-allergie

Ruminante

Bulimie, eccessi di carnivorismo, binge eating e junk food

Delirante

Anoressie, ortoressie, veganesimo e vegetarianesimo

Sballone

Classici flussi anoressia/bulimia (bulimia jo-jo), vomiting, obesità

Apatico

Obesità, bulimia boteriana, junk food

Invisibile

Classici flussi anoressia/bulimia (anoressia astinente), no-vomiting, veganesimo e vegetarianesimo

Adesivo

Obesità, binge eating, bulimie

Per uscire da questa cornice problematica e costruire una nuova e sana femminilità, reinterpretando il pensiero di Rohr, la donna dovrebbe  intraprendere, a sua volta, un viaggio nel maschile per poi tornare al femminile con maggiore consapevolezza.
Ad una analisi superficiale il femminismo sembra porsi tale scopo, ma a ben guardare, come analizzato in precedenza, lo troviamo incastrarsi in due dimensioni parziali: o la miope imitazione del maschile oppure l'affermazione orgogliosa della superiorità del femminile.
Il viaggio invece necessario dovrebbe connotarsi di elementi differenti volti a riconoscere per apprendere le doti positive del maschile:

  • Imparare a prendere le distanze dai propri vissuti, pulsioni, sensazioni. La maggiore emozionalità del femminile ha in particolar modo bisogno, per una buona gestione e per un adeguato utilizzo, di interpretazione oggettiva. Deve cioè imparare a guardarsi dall'esterno, analizzare prima i fatti per poi approfondire le emozioni ed elaborarne il significato. Come affermava Mounier: bisogna uscire dall'interiorità per mantenere l'interiorità.
  • Imparare a fare squadra. Avere ben chiari gli obiettivi e fare gruppo per la loro realizzazione invece che impegnarsi per l'affermazione della propria personalità. Se volessimo rappresentare una squadra dobbiamo pensare ad un cerchio, non una scala o una piramide, in essa c'è infatti obbedienza e non sottomissione, autorità e non dominio. Obbedienza che dunque significa sottostare ad uno schema di gioco, ad un bisogno comune, rispettando la/le autorità senza per questo sentirsi schiacciati o annullati.
  • Imparare a reggere il conflitto. Barbagli, nel suo testo La pedagogia relazionale, [2014] pone l'accento sull'aspetto costruttivo del conflitto, momento difficile ma necessario per produrre cambiamento, sia intrapersonale che interpersonale. Nella mia esperienza personale e nella mia ricerca ho osservato come infatti il conflitto per il femminile sia solamente una forma di affermazione della propria forza, mentre nel maschile assuma spesso anche i toni della conoscenza dell'altro, del rispetto e della lealtà pur senza prescindere dalla durezza. Ho visto maschi litigare e poi diventare amici così come ho imparato che confrontarsi, confliggere sia davvero un momento di crescita. Purché lo si faccia rinunciando all'affermare se stessi.

Questa visione del doppio viaggio consente da un lato di riconoscere le differenze reali che esistono tra i due sessi e ridurre così l'enorme quantità di equivoci che essi producono per una relazione produttiva e non più distruttiva. " La scelta non sta fra dualità e non-dualità, ma nella ricerca di due volte uno, che lascia a ciascuno(a) la sua unità, limitata dalla sua incarnazione" [L. Irigaray, op. cit. pag. 70-71].
Dall'altro permette di visualizzare le proprie differenze, gli aspetti "femminili", appartenenti unicamente al suo genere che fanno della donna quell'essere che non può essere sostituito proprio perché unico. Un essere che ha bisogno di momenti di quiete, di azioni minuziose e curate, di pensieri sognanti e creativi volti al benessere altrui.
Elemento fondante l'identità femminile è infatti la cura. Quando la capacità di "avere cura" entra a far parte del nostro quotidiano le giornate diventano molto più appaganti: cura nel lavoro, cura nel preparare un pasto, cura nel fare una telefonata, cura nel salutare il vicino, cura nel fare un gesto d'affetto. Anche se molte lo negano, le donne danno il meglio di sè quando pensano con la loro anima materna, altruista e innamorata della vita e delle relazioni. Questo aspetto femminile, invece, viene visto come una menomazione, come un handicap che in tutti i modi va nascosto e soppresso, perché se accettato implica l'accettazione dell'essere inferiori e sottomesse all'uomo.
E invece no! Come abbiamo visto è solo una differenza sessuale (poiché la cura nella donna è un elemento biologico/funzionale alla sopravvivenza dei cuccioli), quella differenza che nel piccolo crea le basi per una comunità sana e volta all'affettività, che nel globale ha permesso l'evoluzione, [Eva Africana, Lorenzo Barbagli, 2013], è quel motore che fa girare il mondo, che permette di sentire la presenza di un amore altro, oltre l'umano.
Non è l'amore in più [Badinter, 1980], ma è l'in più dell'amore.
La nostra parte femminile evoluta è proprio questo amore protettivo e benevolo che si associa all'empatia, alla generosità, alla benevolenza e culmina nel valore della compassione che è la “caritas”, l'amor cristiano, l'agape. Questo tipo di amore è piuttosto misconosciuto nei modelli femminili che vengono proposti oggi, l'amore al quale la donna viene più spinta, indirizzata è l'amore erotico, come amore che prende, che riceve l'ammirazione degli altri. Non è possibile pensare di trovare la felicità senza passare per la capacità di amare in termini profondi e consapevoli. Amore, che dall'Eva africana ad oggi può essere Irradiazione Affettiva [Masini 2013] e non solamente eccitazione sessuale o infatuazione dipendente.
Riappropriarsi delle proprie differenze e utilizzarle quindi a proprio favore per creare basi solide per ricoprire qualsiasi ruolo sociale. Essere mamma, imprenditrice, politica, amica, figlia, moglie, amante, e a seguire tutti gli altri "incarichi" sociali, con declinazione femminile, dove il maschile è a completamento, a sostegno, a distanza, è altro.
E quindi accettarlo ed amarlo proprio perché diverso e coessenziale.
"È arrivato il momento di crescere e di riconoscere le enormi differenze che ci separano dall'universo uomo, dobbiamo accettare che l'uomo non sia soltanto la nostra immagine deformata ma sia qualcosa di diverso e di estraneo a noi che non capiremo mai del tutto. È arrivata l'ora di ammirarci senza possederci e di desiderarci nella nostra differenza" [M. Terragni, op. cit. pag. 18].
La mia visione dell'evoluzione dei rapporti tra uomo e donna ricorda un po' la logica hegeliana della triade tesi-antitesi-sintesi, dove la sintesi raggiunge sempre un livello più alto perché ha in sé il superamento delle contraddizioni. "La vera natura delle cose, c’è solo quando si considerano assieme (syntesi) sia le proprietà sia le relazioni di differenza e alterità. In altri termini: è sbagliato considerare le cose separatamente da ciò da cui sono diverse (negazione, contraddizione); è invece corretto considerarle assieme a ciò da cui sono diverse". [D. Schioppietto, Vocabolario Hegeliano, 2005]. Il maschile, il femminile (oppure al contrario a seconda dei gusti!) e la coppia. Una sintesi in cui non si perde l'identità di nessuno.
In chiusura mi piace citare le parole di Papa Francesco:
"La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione... L’esperienza ce lo insegna: per conoscersi bene e crescere armonicamente l’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. Quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze. Siamo fatti per ascoltarci e aiutarci a vicenda. Possiamo dire che senza l’arricchimento reciproco in questa relazione – nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede – i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna " [Papa Francesco, udienza generale del 15 aprile 2015].


APPENDICE
Dedicato alle mie 'sorelle'!
Un giorno molto caldo una giovane donna sposata andò in visita a casa di sua madre e, insieme, si sedettero su un sofà a bere tè ghiacciato.
Mentre parlavano della vita, del matrimonio, delle responsabilità e degli obblighi dell’età adulta la madre pensosa fece tintinnare i suoi cubetti di ghiaccio nel bicchiere e lanciò un’occhiata serena e intensa alla figlia.
“Non dimenticare le tue Sorelle!” raccomandò, facendo turbinare le sue foglie di tè sul fondo di vetro.
“Esse saranno sempre più importanti man mano che invecchierai. Non importa quanto amerai tuo marito, né quanto amerai i bambini che potrai avere: avrai sempre bisogno di Sorelle. Ricordati di viaggiare con loro ogni tanto.
Ricordati di fare delle cose con loro. Ricordati che “Sorelle” significa TUTTE le donne. Le tue amiche, le tue figlie, e tutte le altre donne che ti saranno vicine. Tu avrai bisogno di altre donne, le donne ne hanno sempre bisogno”.
“Ma che strano consiglio!” pensò la giovane donna “non mi sono appena sposata? Non sono appena entrata nel mondo del matrimonio? Adesso sono una donna sposata, per fortuna! Sono adulta!
Sicuramente mio marito e la famiglia cui stiamo dando inizio saranno tutto ciò di cui ho bisogno per realizzarmi”!
Ma la giovane donna ascoltò sua madre e mantenne contatti con altre donne ed il numero delle “sorelle” crebbe ogni anno di più.
Il tempo passa. La vita avviene. Le distanze separano. I bambini crescono. I lavori vanno e vengono. L’amore scolorisce o svanisce. Gli uomini non fanno ciò che speriamo. I cuori si spezzano. I colleghi dimenticano i favori. Le carriere finiscono.
Non importa quanto tempo e quante miglia ci sono fra voi. Un’amica non è mai così lontana da non poter essere raggiunta. A volte, infrangeranno le regole e cammineranno al tuo fianco.
Questo messaggio mi è arrivato con la “clausola” di passarlo a tutte le donne che almeno una volta o più mi hanno aiutata a sorridere. FALLO ANCHE TU.
Alle amiche di ieri e di oggi ... Quando ero bambina pensavo che l'amica era una sola: l'amica del cuore!
Crescendo ho capito che si da il meglio di sè in tante amiche.... Di una hai bisogno quando hai problemi sentimentali.. Un'altra quando hai problemi con tua mamma. Ad un'altra parlerai dei tuoi figli e delle tue attività.
Un'altra ancora per fare shopping, scherzare, ridere insieme... Un'amica ti dirà "piangeremo insieme" Un'altra "litigheremo insieme" Un'altra "andiamo tutte insieme".... Un'amica saprà dei tuoi bisogni spirituali, un'altra del tuo debole per le scarpe, un'altra della tua passione per il cinema, un'altra sarà con te quando ti sentirai confusa, un'altra ancora ti aiuterà a chiarirti le idee. Forse per qualcuna tutte queste personalità sono concentrate in un'unica donna, per altre sono diverse: Una della quinta elementare, Una delle superiori, Un'altra ancora dell'università, Un'altra di un lavoro precedente, altre volte è la tua mamma, la tua vicina, o tua sorella, o forse tua figlia... Ma non importa se è stata la tua amica per 20 minuti o per 20 anni...
Invia questo messaggio a tutte le donne che hanno un posto nel tuo cuore e/o hanno lasciato un segno nella tua vita


OBIETTIVO PEDAGOGICO: corso di formazione che permette agli uomini di sviluppare quella parte del cervello della quale ignorano l'esistenza.
PROGRAMMA: 2 moduli di cui uno obbligatorio.
MODULO 1: CORSO DI BASE OBBLIGATORIO
1. imparare a vivere senza la mamma (2000 ore).
2. la mia donna NON è MIA MAMMA (350 ore)
3. capire che il calcio non è altro che uno sport (500 ore)
MODULO 2 : VITA A DUE
1. avere bambini senza diventare geloso (50 ore)
2 .vincere la sindrome del telecomando (550 ore)
3 .non fare la pipì fuori dal water (100 ore, esercizi pratici con video)
4 .come arrivare fino al cesto dei panni sporchi senza perdersi (500 ore)
5 .come sopravvivere ad un raffreddore senza agonizzare (300 ore)
Sono inoltre previsti dei temi speciali di approfondimento:
TEMA 1: il ferro da stiro; dalla lavatrice all'armadio: un processo misterioso
TEMA 2: tu e l'elettricità: vantaggi economici del contattare un tecnico competente per le riparazione (anche le più basilari)
TEMA 3:ultima scoperta scientifica : cucinare e buttare la spazzatura non provocano ne' impotenza ne' tetraplegia (pratica in laboratorio)
TEMA 4: perché non è reato regalarle fiori anche se sei già sposato con lei
TEMA 5: il rullo di carta igienica: 'la carta igienica nasce da sola nel portarullo?' (esposizioni sul tema della generazione spontanea)
TEMA 6: come abbassare la tavoletta del bagno passo a passo (teleconferenza con l'Università di Harward)
TEMA 7: gli uomini che guidano possono chiedere informazioni ai passanti quando si perdono senza il rischio di sembrare impotenti (testimonianze)
TEMA 8: la lavatrice: questa grande sconosciuta
TEMA 9: differenze fondamentali tra il cesto della roba sporca e il suolo (esercizi in laboratori di musicoterapica)
TEMA 10: l'uomo nel posto del passeggero: è geneticamente possibile non parlare o agitarsi convulsamente mentre lei parcheggia?
TEMA 11: la tazza della colazione: levita da se' fino al lavandino? (esercizi diretti da Silvan)
TEMA 12: comunicazione extrasensoriale: esercizi mentali in modo che quando  gli si dice che qualcosa è nel cassetto dell'armadio non domandi 'in quale?'
Mandala a tutte le donne per fare 4 risate!

... Marito e moglie stanno guardando la tv  quando lei dice: "Sono stanca, è tardi, penso che andrò a letto!". Va in cucina a preparare i panini  per l'indomani. Sistema le tazza  per la colazione, estrae la carne dal freezer per la cena del giorno dopo, controlla la scatola dei biscotti , riempie la zuccheriera, mette cucchiai e piattini sulla tavola per la mattina successiva. Poi mette i vestiti bagnati  nell'asciugatrice, i panni nella lavatrice, stira una maglia e sistema un bottone, prende i giochi  lasciati sul tavolo, mette in carica il telefono , ripone l'elenco telefonico e da l'acqua alle  piantine. Sbadiglia, si stira  e mentre va verso la camera da letto, si ferma allo scrittoio per una nota alla maestra, conta i soldi per la gita, tira fuori un libro  da sotto la sedia e aggiunge tre cose alle lista delle cose urgenti da fare. Firma un biglietto d'auguri per un'amica ci scrive l'indirizzo ✉ e scrive una nota per il salumiere e mette tutto vicino alla propria roba . Va in bagno,  lava la faccia, i denti, mette la crema antirughe, lava le mani, controlla le unghie  e mette a posto l'asciugamano. "Pensavo stessi andando a letto".... commenta il marito!!!  "Ci sto andando", dice lei. Mette un po'd'acqua nella ciotola del cane , mette fuori il gatto, chiude a chiave  le porte e accende la luce fuori . Dà un'occhiata  ai bimbi, raccoglie una maglia  butta i calzini nella cesta e parla con uno di loro che sta ancora facendo i compiti . Finalmente nella sua stanza. Tira fuori i vestiti   e scarpe  per l'indomani, mette la vestaglia, programma la sveglia  finalmente è seduta sul letto. In quel momento, il marito spegne la tv e annuncia: "Vado a letto!". Va in bagno, fa la pipì , si gratta il sedere mentre da un'occhiata allo specchio e pensa: "che NOIA..domani devo fare la barba...." e senza altri pensieri va a dormire.
Niente di strano non vi pare????
Ora chiedetevi perché le donne vivono più a lungo!!!
Perché sono fatte per i percorsi lunghi (e non possono morire perché prima hanno molte cose da fare).

Perché gli uomini fischiettano meglio delle donne... perché hanno il cervello di un uccello !
In cosa si somigliano un uomo e un computer ? ...sembra che pensino e che facciano tutto, ma se non li programmi, non fanno niente.
Perché tutte le donne guidano male ? ...perché tutti gli istruttori di guida sono uomini !
Perché ci sono più donne che uomini ?...perché la natura è saggia !
Perché gli uomini preferiscono le vergini ? ... perché non sopportano le critiche
Perché occorrono migliaia di spermatozoi per fecondare un ovulo?...perché gli spermatozoi sono maschi e si rifiutano di chiedere la strada!
Perché solo un 10% degli uomini arriva in paradiso? ...perché altrimenti sarebbe un inferno!
Perché l'uomo scuote la testa per pensare? ...perché i due neuroni che ha facciano contatto.
Qual è la differenza tra gli uomini e le donne? ...una donna vuole che un solo uomo soddisfi tutte le sue esigenze.
...un uomo vuole che tutte le donne soddisfino l'unica esigenza che ha..

 SOLO X DONNE
Lui disse: Usi il reggiseno? Ma se non hai niente da metterci dentro... Lei disse: beh?Anche tu usi gli slip..
Lui disse: Proviamo a cambiare posizione stasera? Lei disse: Che bella idea! Tu stiri e io mi stendo sul divano e dormo!
Perché le donne sposate pesano di più di quelle single? Le donne single arrivano a casa, guardano cosa c'e' in frigo e vanno a letto!
Le donne sposate arrivano a casa, guardano cosa c'e' a letto e vanno al frigo!
SPEDISCILA A DONNE CHE HANNO BISOGNO DI FARSI UNA BELLA RISATA

LA FATA Da diffondere. Fatti due risate
Una coppia sta festeggiando le nozze d'argento e contemporaneamente anche i 60 anni di vita. Durante la festa appare una fata che dice alla coppia: "come premio per i 25 anni di fedeltà vi concedo un desiderio a testa".
La moglie entusiasta esclama "voglio fare un viaggio attorno al mondo con mio marito"
... subito dopo la fata, dato un tocco con la bacchetta magica, fa apparire i biglietti aerei e i voucher per gli alberghi. Il marito ci pensa un attimo poi rivolto alla moglie: "questa situazione è molto romantica, ma questa chance c'è solo una volta nella vita, quindi scusami cara, ma il mio desiderio è questo: avere una moglie di 30 anni più giovane". La moglie rimane scioccata, ma un desiderio e' un desiderio, e quindi La fata lo accontenta: dà un colpo di bacchetta e zac! L'uomo diventa un novantenne! MORALE: gli uomini sono bastardi, ma le fate sono femmine

IO "DONNA"
Non leggo le istruzioni. Schiaccio tutti i pulsanti finché funziona.
Non ho bisogno di alcool per essere imbarazzante. Mi riesce anche senza!
Se fossi un uccello saprei già a chi cagare addosso!
Non sono bisbetica, sono emozionalmente flessibile!
Le parole più belle del mondo? "Vado a fare shopping"
Non ho difetti! Sono "effetti speciali"!
Le donne devono avere l'aspetto di DONNE, non di ossa rivestite!
Non è ciccia! È superficie eroticamente utilizzabile.
Perdonato e dimenticato? Non sono Gesù e non ho l'Alzheimer!
Noi donne siamo angeli e se ci rompono le ali continuiamo a volare... su una scopa! Perché siamo flessibili.
Quando Dio ha creato gli uomini ci ha promesso che uomini ideali li avremmo trovati ad ogni angolo e poi ... ha fatto la terra rotonda.
Sulla mia lapide deve essere inciso: "Non fare quella faccia, anch'io avrei preferito essere stesa in spiaggia!"
E già, NOI DONNE siamo uniche!!!
Manda questo messaggio a donne fighe e allegre (come te) e succederà come al solito - niente! Ma almeno le fai ridere ...felice di essere vostra amica

GLI UOMINI
Gli uomini SONO
Come il caffè: dolci, forti e caldi.
Come le colombe: appena possono ti cagano la vita e se ne vanno.
Come i libri per bambini: tutte storie.
Come i musicisti: vengono, ti toccano gli strumenti e se ne vanno.
Ma non ti preoccupare che sono anche come gli autobus: se perdi uno ne arriva un'altro....hahaha!!! Se sei donna, passalo a tutte le tue amiche belle come te.

UNA FIABA DIMENTICATA...
Ecco la fiaba più breve e più bella che tu abbia mai letto C'era una volta una ragazza che domandò ad un ragazzo se voleva sposarsi con lei. Il ragazzo rispose NO! Da quel giorno,la ragazza visse felice per sempre, senza lavare, ne cucinare  ne stirare per nessuno, uscendo con le sue amiche e facendo l'amore con chi voleva, lavorando e spendendo i suoi soldi come voleva. ......FINE.......
Il problema é che fin da piccoline ,nessuno ci ha mai raccontato questa fiaba. Invece ci hanno fottuto bene bene con questo cazzo di principe azzurro!!!!


ONORE ALLE TETTE
La famiglia è seduta a cena. Il figlio chiede improvvisamente al padre: "Papà, quanti tipi di tette ci sono?"
Il padre, sorpreso dalla domanda, risponde: "Beh, figliolo, ci sono tre tipi di tette: a vent’anni, le tette di una donna sono come meloni, tonde e sode. A trenta o quaranta, sono come pere, ancora belle, ma un po’ cadenti. Dopo i cinquanta, sono come cipolle." "Come cipolle, chiede il figlio?" Sì, se le vedi ti metti a piangere.
Questa battuta fa incavolare la mamma e la figlia, la quale chiede: "Mamma, quanti tipi di pisello ci sono?" La madre sorride, a sua volta sorpresa, e risponde: "Beh, cara, un uomo attraversa tre fasi: a vent’anni il suo pisello è come una quercia, possente e duro. A trenta o quaranta è come legno di faggio, flessibile ma affidabile. Dopo i cinquanta, è come un albero di Natale." "Come un albero di Natale?" Chiede stupita la figlia. "Sì cara: morto dalla radice in su, le palle sono solo ornamentali e si accende una sola volta all’anno."

Il prossimo reality: L'ISOLA DELLE MAMME
6 uomini sposati saranno bloccati su un'isola con una macchina e 3 bambini ciascuno per 6 settimane.
Ogni bambino farà due sport e frequenterà lezioni di musica o danza.
Non è disponibile il fast food.
Ogni uomo deve occuparsi dei suoi tre figli, avere la casa pulita, aiutare i bambini con i compiti ed i lavoretti della scuola.
Cucinare, lavare e pagare un elenco delle fatture (false) con una quantità di soldi insufficiente. Deve inoltre assicurarsi di avere il denaro per i pasti di ogni settimana.
Ogni uomo deve ricordare i compleanni di tutti gli amici e famiglia e chiamare anche il giorno giusto per fare gli auguri.
Inoltre, deve portare ogni bambino a una visita dal medico, dal dentista e dal parrucchiere per un taglio di capelli.
Deve anche preparare tramezzini, panini e torte per la festa di compleanno.
Deve cucire un costume di fiore o di frutta per ogni bambino.
Ogni uomo è responsabile della decorazione della casa, di mettere un vaso con i fiori e tenere in ordine tutto in ogni momento.
I partecipanti hanno accesso solo alla televisione quando i bambini dormono e tutti i lavori sono fatti; anche allora, è possibile che il telecomando sia controllato da qualcun un altro.
Gli uomini devono radersi le gambe, truccarsi ogni giorno, ornarsi con i gioielli, indossare scarpe scomode, ma eleganti, tenere le unghie dipinte e le sopracciglia perfettamente depilate.
Durante una delle sei settimane, gli uomini soffriranno di crampi addominali e mal di schiena, e inspiegabili cambi di umore, ma non potranno lamentarsi o rallentare la loro attività.
Essi devono partecipare alle riunioni della scuola e trovare il tempo almeno una volta alla settimana per andare un pomeriggio al parco.
Devono leggere un libro ai bambini ogni sera e la mattina preparare la colazione, vestirli, ricordargli di lavare i denti e pettinarli tutto prima delle 8:00.
Si farà un test alla fine e ogni genitore deve ricordare tutte queste informazioni: compleanno, altezza, peso, taglia, numero di scarpe, nome del pediatra, lunghezza e peso alla nascita, tempo che è durato il parto, colore preferito di ogni bambino, cibo preferito, canzone preferita, bevanda preferita, giocattolo preferito, la più grande paura e quello che vogliono essere da grandi.
Tutto questo deve essere fatto mentre si lavora a tempo pieno (preferibilmente) o part-time per contribuire al reddito familiare.
I bambini voteranno chi deve lasciare l'isola in base al suo comportamento.
L'ultimo uomo vince solo se ha ancora abbastanza energia per fare sesso con sua moglie, durante una pausa pubblicitaria.
Se un uomo vince, può continuare il gioco finché vince; dopo circa 18-25 anni finalmente conquista il diritto a essere chiamato "MAMMA".
Quando avete smesso di ridere, inviatelo ad altre donne così rideranno anche loro...

BARZELLETTA
Un bambino va dalla mamma e domanda: Mamma a scuola ci hanno parlato dell'evoluzione, ma noi da chi discendiamo?
E la mamma risponde: Da Adamo ed Eva figliolo!
E il bimbo: Perché papà mi ha detto che discendiamo dalle scimmie?
Allora la mamma accarezzandolo con dolcezza, lo guarda teneramente e dice: Amore mio, la famiglia di mamma è una cosa, quella di papà un'altra!


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Si tratta di un dato in controtendenza rispetto alla casistica dello stalking maschile, nella quale le percentuali nel meridione e al nord si equivalgono (rispettivamente 41% e 40%) mentre si registra una forte flessione nel centro Italia (19%)

Cioè le condizioni relazionali minime necessarie affinché una relazione, ad esempio, tra madre e figlia non diventi di fatto una relazione tra amiche.

Ho utilizzato la terminologia di Nardone, Verbitz, Milanese, Le prigioni del cibo, TEA 1999.

 

Fonte: http://www.prepos.it/tesi%202015/Antonella%20Artiaco%20Diventare%20donna.doc

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Autore del testo: Antonella Artiaco

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