Guerra di trincea nella Grande Guerra riassunto

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Guerra di trincea nella Grande Guerra riassunto

La guerra di trincea nella Grande Guerra
guerra di trincea
L'immagine classica di un attacco di fanteria durante la prima guerra mondiale consiste in grandi masse di soldati che si gettano sulle trincee nemiche, contrastati dal fuoco delle mitragliatrici e dell'artiglieria.

 

Dopo il fallimento del piano dello stato maggiore tedesco (piano Schlieffen) che prevedeva una rapida guerra di movimento contro la Francia (prima battaglia della Marna), il fronte occidentale si trasformò in un'unica immensa cicatrice sul terreno, dal Mare del Nord alle Alpi, brulicante di camminamenti e rifugi, in cui milioni di uomini si affrontarono con continui assalti, con alternate conquiste e perdite di piccoli lembi di territorio, con bombardamenti d'artiglieria tanto devastanti quanto insufficienti a sfondare le difese nemiche. Anche lo scontro tra italiani e austriaci si trasformò ben presto in guerra di trincea, protrattasi per tre anni sul Carso e sugli altipiani. Fu la fine della guerra di movimento e l'inizio della guerra di logoramento, di cui la trincea fu la grande protagonista.
"Le trincee ... erano delle buche profondamente scavate nel terreno per una lunghezza di cinque metri all'incirca e per la larghezza di un metro. Vi si penetrava per una scala a pioli collocata in posizione assolutamente verticale nell'apertura che affiorava al livello del terreno, e quando s'era dentro ci si trovava nell'oscurità più completa, le feritoie erano inservibili sia perché mancavano di campo di tiro, sia perché erano troppo alte per tiratori in ginocchio, e troppo basse per tiratori in piedi. Gravava sul capo il tetto fatto di travicelli assai sottili, sostenenti uno strato di terra che non avrebbe fermato, non dico il più piccolo proiettile d'artiglieria, ma neppure una pallottola di fucile. Una tana, una orribile tomba!" (A.Monti, Combattenti e silurati, Ferrara 1922)guerra di trincea
Struttura del sistema delle trincee Le trincee si svilupparono per migliaia di chilometri, divennero sempre più profonde e fortificate. A una prima linea, si aggiunsero con il passare del tempo una seconda e una terza linea, che venivano utilizzate per gli spostamenti delle truppe e per il rifornimento di munizioni e vettovaglie. La distanza tra le trincee nemiche variava da poche centinaia di metri a qualche chilometro. Quando una prima linea veniva conquistata, il fronte si spostava e tutte le trincee cambiavano di funzione.
Le trincee venivano quasi sempre scavate seguendo una linea a zig zag, che divideva la trincea in settori, al loro volta uniti da trincee trasversali di collegamento. Non esistevano tratti rettilinei di lunghezza maggiore di 10 metri. In questo modo, qualora una parte della trincea fosse stata conquistata dal nemico, questi non avrebbe avuto modo di colpire direttamente il resto della trincea. Inoltre questo schema costruttivo riduceva gli effetti di quei proiettili d'artiglieria che colpivano direttamente la trincea. Il lato della trincea rivolto al nemico era chiamato parapetto. Generalmente era munito di un gradino che consentiva di sporgersi oltre il bordo della trincea. I fianchi della trincea erano rinforzati con sacchi di sabbia, tavole, filo di ferro; il fondo era ricoperto di tavole in legno.
Le due linee contrapposte erano separate dalla cosiddetta "terra di nessuno", un vero e proprio ammasso di cadaveri, feriti e crateri, cui non potevano accedere nemmeno le squadre di soccorso. Lì i feriti, che non potevano più rialzarsi, urlavano il loro dolore inumano fino al dissanguamento o fino a che la cancrena li infettava completamente e ne strozzava i rantoli.  Le trincee nemiche spesso erano davvero molto vicine tra loro, tanto che non mancarono episodi di tregua in cui i due eserciti fermarono le ostilità. La vicenda più conosciuta è quella della tregua di Natale, 1914, quando nei pressi di Ypres, ma anche in molti altri punti del fronte occidentale, sorse spontanea una breve tregua durante la quale i due eserciti si incontrarono per fraternizzare, scambiarsi sigari, cioccolata, bevande alcoliche e c'è chi organizzò addirittura una partita di pallone. In questa atmosfera incredibile ed irreale fu possibile raccogliere i caduti rimasti nella terra di nessuno e dare loro sepoltura.
L’attacco  Quando il fischietto di un ufficiale lanciava un attacco alla linea del nemico, i soldati andavano all'assalto all'arma bianca con le baionette inastate sui fucili: moltissimi venivano falcidiati dal fuoco delle mitragliatrici nemiche, altri rimanevano feriti o mutilati nella terra di nessuno senza poter essere soccorsi. Spesso tutti gli sforzi profusi per conquistare qualche linea delle trincee nemiche si rivelavano inutili a causa della controffensiva del nemico. Andare avanti voleva dire andare incontro alla morte, ma anche chi tornava indietro veniva giustiziato in modo sommario per vigliaccheria o per ammutinamento. Fu un vero massacro: migliaia di uomini furono uccisi per conquistare pochi metri, spesso poi regolarmente persi. Infatti la strategia tipica delle guerre di posizione è quella del logoramento, imponendo al nemico un consumo di risorse tale da non consentirgli il proseguimento della guerra.


Vita in trincea  


Di regola, in trincea, la notte era movimentata e il giorno tranquillo. Di notte, infatti, bisognava restare all’erta: perché i soldati uscivano di pattuglia, perché il nemico poteva tentare una sorpresa, perché le tenebre favorivano un eventuale passaggio di disertori.
Di giorno, invece, si faceva poco o nulla. Non c’era la sveglia, e chi voleva poteva continuare a dormire. Le prime linee erano piene di uomini, ma su di esse regnava un assoluto silenzio. La distribuzione dei viveri costituiva l’unico avvenimento della giornata.
I soldati in trincea erano sempre esposti al pericolo di morte durante le lunghe ore di inerzia tra un combattimento e l'altro: il fuoco dei cecchini, le granate, le mitragliatrici e gli assalti nemici erano sempre all'ordine del giorno, logorando i nervi delle truppe già provate dalle pessime condizioni di vita dovute alla sporcizia e, nei mesi invernali, al freddo, alla pioggia e al fango. Per sopportare il logorio mentale e la stanchezza sovrumana cui erano sottoposti, i soldati avevano come unici conforti l'alcol, la corrispondenza da casa e le saltuarie licenze.
«Siamo a pochi passi dal nemico, e la guerra sembra lontanissima. S’inganna di molto chi crede che in prima linea di fuoco, almeno lì, la guerra si veda. Chi si figura grida, fucileria, si è fatto della guerra un’idea fantastica e convenzionale, diversissima dal vero. Un’azione decisiva è molto più di questo, è un macello infernale, uno sterminio, un orrendo uragano di ferro e di fuoco, da cui si esce sbalorditi ed esterrefatti come da un cataclisma; ma un’azione decisiva è rara, avviene soltanto nelle grandi avanzate, ed è il risultato ultimo di una lunga e completa preparazione, che alle volte dura dei mesi.


La spersonalizzazione del soldato Neppure le azioni difensive ed offensive scuotevano il soldato dall’apatia e dal fatalismo nei quali era immerso. Nella stessa epoca un sottotenente di Carrara scrisse al «Corriere della Sera »: «Io non so più che diavolo subentri nei cuori, ma è certo che si è di una durezza speciale. Vedi cadere colpiti per non rialzarsi soldati e colleghi, e vedi altri balzare in piedi per scendere giù, agitando le braccia ferite, o premersi un fianco o l’addome in mille posture di persone straziate, e te ne rimani li, tranquillo, con solo un senso di noia per tutto quel frastuono, per tutto quel turbinio. E ti scappa come detto verso gli avversari: E smettetela un po’, noiosi! Se ripenso alla mia sensibilità di quando ero borghese, non so come capacitarmi del mutamento»
L’uso dei gas chimici   Il 2 Aprile 1915, a Ypres, in Belgio, i francesi vedono avanzare verso le loro trincee una nuvola di colore giallo-verde alta circa due metri, che continua a crescere fino a diventare una muraglia gassosa: è iniziata la guerra chimica. Sulle prime, i soldati pensano ad una cortina fumogena e si preparano ad accogliere i tedeschi: invece è la morte che arriva nel modo più crudele. In breve, le trincee e i campi circostanti si riempiono di soldati che, come impazziti, corrono in tutte le direzioni, gettando via i fucili, strappandosi i colletti delle camicie e dei pastrani, urlando e implorando acqua, sputando sangue, rotolandosi per terra nella vana ricerca di un po’ d’aria da respirare. I francesi lo chiamano YPRITE, i tedeschi GELBKREUZKAMPFSTOFF(materiale da combattimento con croce gialla), gli inglesi MUSTARD OIL (gas alla senape). C’era stato un precedente: i francesi, nell’ottobre del 1914, avevano sparato proiettili carichi di gas lacrimogeni e i tedeschi avevano risposto con gas asfissianti, in violazione della convenzione dell’Aja. La Germania deteneva praticamente il monopolio dell’yprite, prodotta negli stabilimenti BASF di Ludwigshaven. L’attacco di Ypres uccise 5000 soldati, e 10.000 rimasero orrendamente piagati o completamente ciechi.[….] "

 

Fonte: http://parolevoci.altervista.org/materiali/V/storia/Guerra%20di%20trincea.doc

Sito web da visitare: http://parolevoci.altervista.org/

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